Perchè studiare la Scuola Austriaca è importante

L’economia, scriveva Joseph Schumpeter, è “una grande carrozza che trasporta passeggeri di incommensurabile interesse e abilità”. Vale a dire, gli economisti sono incoerenti e inefficaci, la loro reputazione lo conferma. Eppure non dovrebbe essere così per ciò che concerne i tentativi economici di dare risposta alle questioni più importanti del mondo materiale.

Supponete di non conoscere nulla riguardo al mercato, e chiedetevi: come può l’intera summa di conoscenza intellettuale e risorse scarse della società essere assemblata al fine di ridurre al minimo i costi; utilizzare il talento di ciascuno; rispondere ai bisogni e gusti di ogni consumatore; incoraggiare innovazione, creatività e sviluppo sociale; come può darsi tutto questo in maniera sostenibile?

La domanda è molto importante, coloro i quali cercato di rispondervi meritano sicuramente rispetto. Il problema è questo: il metodo usato da molti economisti mainstream ha poco a che vedere con l’azione umana, quindi porta a conclusioni errate.

Le questioni centrali dell’economia hanno impegnato i più grandi pensatori sin dall’antica Grecia. E oggi, il pensiero economico, si articola in diverse scuole teoriche: i Keynesiani, i Post Keynesiani, i Neokeynesiani, i Classici, i Neoclassici (o Scuola delle Aspettative Razionali), i Monetaristi, la Scuola di Chicago, la Public Choice della Virginia, gli Sperimentalisti, i Game Theorists, le varie correnti della Supply Side e via dicendo.

La Scuola Austriaca

Tra queste, ma in maniera diversa, troviamo la Scuola Austriaca. Non è una scuola all’interno dell’economia “ortodossa”, ma un modo alternativo di guardare a essa. Dove le altre scuole si focalizzano su modelli matematici ideali in economia, suggerendo i modi in cui il governo potrebbe influenzarli in caso di necessità, la teoria Austriaca è più realistica e quindi più scientifica.

Gli Austriaci considerano, invece, l’economia uno strumento utile a comprendere come le persone interagiscono e competono nel processo di soddisfacimento dei relativi bisogni e nell’allocazione delle risorse, in modo da costruire un florido ordine sociale. Essi considerano l’imprenditorialità una forza critica nello sviluppo … Leggi tutto

Rothbard e il denaro

I contributi culturali cosa ha fatto il governodi Murray N. Rothbard spaziano su numerose discipline e sono disseminati su dozzine di libri e migliaia di articoli. Anche limitatamente al solo tema del denaro, che è l’oggetto di questo volume, i suoi contributi rimangono copiosi e significativi.

Come storico della politica monetaria americana, Rothbard tracciò il quadro delle politiche di partito, dei gruppi di pressione e del supporto accademico dietro ai vari schemi bancari nazionali, lungo tutto il corso della storia americana. Come divulgatore di teoria e storia monetaria, egli mostrò al pubblico qual era il reale obiettivo del governo nell’assumere sempre maggior controllo sul denaro. Come esperto sul ciclo economico, scrisse libri di grande spessore sul Panico del 1819 e sulla Grande Depressione, mostrando come alle radici di entrambi ci fu l’espansione artificiale del credito. Se il testo di riferimento per la teoria monetaria nella tradizione della Scuola Austriaca è The Theory of Money and Credit di Ludwig von Mises (1912), il più esaustivo compendio breve della teoria monetaria austriaca è certamente il capitolo 10 del trattato di Rothbard, Man, Economy and State.

Rothbard diede grande rilievo all’intuizione centrale dell’economia classica in ambito monetario: la quantità di denaro è ininfluente per il progresso economico. Non c’è alcun bisogno di espandere artificialmente la quantità di denaro per tenere il passo con la crescita della popolazione, la crescita dell’economia o altri fattori. Fintanto che i prezzi sono liberi di fluttuare, il potere d’acquisto del denaro è in grado di adattarsi agli aumenti di produzione, agli aumenti della domanda di denaro, alle variazioni di popolazione o a qualsiasi altra variazione. Se la produzione aumenta, per esempio, i prezzi semplicemente calano, quindi la stessa quantità di denaro può ora servire ad un numero maggiore di transazioni, commisurato alla maggiore abbondanza di beni. Ogni tentativo da parte della “gestione monetaria” di impedire ai prezzi di calare, o di adattarsi ad un aumento della domanda di denaro, o di … Leggi tutto

Perché la gente non ci arriva?

Una volta che si comprende l’economia, la realtà che ciascuno vede prende un nuovo significato e il socialismo smette di essere una soluzione plausibile ai mali del nostro tempo.

E se la scuola pubblica venisse abolita?

In breve, il mercato per l'istruzione opererebbe come qualsiasi altro mercato. Come i negozi di generi alimentari per esempio. Dove c'è domanda, e ovviamente la gente domanda istruzione per i loro figli, vi sarà l’offerta. Ci sono negozi di alimentari grandi, piccoli, i discount, quelli premium e negozi di generi alimentari on the run. Ciò che vale per tutti gli altri beni ,varrebbe pure per l'istruzione. Anche in questo caso, il cliente è sovrano. Alla fine, ciò che potrà emergere non è del tutto prevedibile - il mercato non è mai prevedibile- ma qualsiasi cosa succeda sarà in accordo con i desideri del pubblico.

Il caso Google Pharm

Il sistema farmaceutico americano è un apparato altamente controllato che limita l'accesso ai farmaci di prima necessità, violando i diritti di coloro che vogliono acquistarli. Ciò è stato vero per molto tempo. Grandi quantità di quei farmaci, che le persone dovrebbero essere autorizzate ad acquistare di propria iniziativa, sono tenute al di fuori del mercato.

Libertà di associazione

Viviamo in tempi anti-liberali, dove la scelta individuale è vista con enorme sospetto. L'etica legislativa imperante è orientata verso azioni necessarie o vietate, con meno e meno spazi per la volontà umana. Mettendola semplicemente, noi non ci fidiamo più dell'idea stessa di libertà. Non potremmo nemmeno immaginare come possa funzionare.

Ciò che si vede, ciò che non si vede ed i costi dello statalismo

Frédéric Bastiat osservò, ed è notoriamente risaputo, che lo Stato ci arreca dei costi in svariate maniere: alcune le possiamo vedere ed avvertire, altre decisamente no.. Gli economisti tendono a concentrarsi sulla seconda categoria di fenomeni, in quanto essi tendono ad eludere quella che può essere considerata la percezione comune in materia

Lo Stato è l’un percento!

Il movimento di protesta Occupy Wall Street rivendica il fatto che il 99 per cento della popolazione viene sfruttato dall’1 per cento, e c’è del vero in ciò che dicono. Ma sbagliano a identificare i gruppi. Immaginano che sia quell’un per cento di ricchissimi ad essere il problema. In realtà, quell’un per cento comprende alcuni dei più intelligenti e innovativi personaggi nel paese – le persone che inventano, mettono sul mercato e distribuiscono beni materiali a tutta la popolazione. Sono gli stessi che possiedono il capitale che sostiene la produttività e la crescita.

Ma c’è un altro un per cento là fuori, formato da quelli che vivono come parassiti della popolazione e sfruttano il 99 per cento. C’è una lunga tradizione intellettuale, che risale al tardo Medioevo, che porta l’attenzione verso la strana realtà per cui una piccola minoranza viva sul lavoro produttivo della stragrande maggioranza.

Sto parlando dello stato, che ancora oggi è costituito da un piccolo frammento della popolazione, ma è la causa diretta di tutte le guerre, dell’inflazione, delle tasse, dell’irreggimentazione e dei conflitti sociali. Questo un per cento è la causa diretta della violenza, della censura, della disoccupazione e anche di tanta povertà. Guardati i numeri, tratti dagli ultimi dati. La popolazione degli Stati Uniti ammonta a 307 milioni di persone. Ci sono circa 20 milioni di dipendenti pubblici a tutti i livelli, il che ammonta al 6,5 per cento. Ma 6,2 milioni sono gli insegnanti delle scuole pubbliche, che penso possiamo dire non appartengano all’élite dominante. Questo ci fa scendere di un 4,4 per cento.

Possiamo eliminare un altro mezzo milione di persone che lavorano agli uffici postali e probabilmente lo stesso vale per chi lavora per varie agenzie di servizi di assistenza. Probabilmente un altro milione non lavora in nessun braccio esecutivo dello stato, e c’è anche la sorprendente armata di ausiliari che accompagna ogni lavoro pubblico. I governi locali non causano problemi a … Leggi tutto

Perchè studiare la Scuola Austriaca è importante (parte seconda)

Gli economisti mainstream insegnano che, in caso di benefici o costi sopportati da persona diversa rispetto all’agente economico, esiste un’esternalità, che deve essere corretta dal governo attraverso la redistribuzione. Ma, definite ampiamente, le esternalità sono presenti in ogni transazione economica poiché i costi e i benefici sono, in ultima analisi, soggettivi. Potrei compiacermi nel vedere fabbriche gettare fumo perché amo l’industria. Ma questo non significa che dovrei essere tassato per questo privilegio. Analogamente, potrei essere infastidito dall’assenza di barba nella maggior parte degli uomini, ma questo non implica che gli sbarbati debbano essere tassati per compensare il mio dispiacere.

La Scuola Austriaca ridefinisce le esternalità, ritenendole presenti solo in caso d’invasioni fisiche della proprietà (es.: il vicino che getta spazzatura nel mio giardino); quindi il fatto costituisce illecito. Non vi possono essere costi o benefici soggettivi determinati dalla sommatoria di attività non economiche e gratuite. Invece, il criterio rilevante dovrebbe essere quello della modalità dell’azione; in altri termini, se essa è stata pacifica o meno.

Un’altra area nella quale gli Austriaci differiscono dagli economisti mainstream è quella riguardo gli interventi del governo in caso di fallimenti del mercato. Ammesso che il governo, in qualche modo, possa individuare un fallimento di mercato, l’onere della prova è ancora a suo carico: deve dimostrare di saper raggiungere il compito in maniera più efficiente rispetto al mercato. Gli Austriaci vorrebbero utilizzare le energie impiegate nella ricerca dei fallimenti del mercato nell’analisi e comprensione dei fallimenti dell’intervento pubblico.

Ma il fallimento dello stato nel compiere ciò che l’economia convenzionale moderna gli affida non è oggetto di dibattito. Al di fuori della Public Choice, è solitamente ritenuto valido l’argomento che il governo sia capace di fare qualsiasi cosa voglia, e di farlo bene. La natura dello stato come istituzione con propri perniciosi disegni sulla società, viene del tutto dimenticata. Uno dei contributi di Rothbard fu proprio quello di analizzare questo punto, concentrandosi sull’elaborazione e sulle conseguenze … Leggi tutto

Perchè studiare la Scuola Austriaca è importante (parte prima)

L’economia, scriveva Joseph Schumpeter, è “una grande carrozza che trasporta passeggeri di incommensurabile interesse e abilità”. Vale a dire, gli economisti sono incoerenti e inefficaci, la loro reputazione lo conferma. Eppure non dovrebbe essere così per ciò che concerne i tentativi economici di dare risposta alle questioni più importanti del mondo materiale. Supponete di non conoscere nulla riguardo al mercato, e chiedetevi: come può l’intera summa di conoscenza intellettuale e risorse scarse della società essere assemblata al fine di ridurre al minimo i costi; utilizzare il talento di ciascuno; rispondere ai bisogni e gusti di ogni consumatore; incoraggiare innovazione, creatività e sviluppo sociale; come può darsi tutto questo in maniera sostenibile?

La domanda è molto importante, coloro i quali cercato di rispondervi meritano sicuramente rispetto. Il problema è questo: il metodo usato da molti economisti mainstream ha poco a che vedere con l’azione umana, quindi porta a conclusioni errate.

Le questioni centrali dell’economia hanno impegnato i più grandi pensatori sin dall’antica Grecia. E oggi, il pensiero economico, si articola in diverse scuole teoriche: i Keynesiani, i Post Keynesiani, i Neokeynesiani, i Classici, i Neoclassici (o Scuola delle Aspettative Razionali), i Monetaristi, la Scuola di Chicago, la Public Choice della Virginia, gli Sperimentalisti, i Game Theorists, le varie correnti della Supply Side e via dicendo.

La Scuola Austriaca

Tra queste, ma in maniera diversa, troviamo la Scuola Austriaca. Non è una scuola all’interno dell’economia “ortodossa”, ma un modo alternativo di guardare a essa. Dove le altre scuole si focalizzano su modelli matematici ideali in economia, suggerendo i modi in cui il governo potrebbe influenzarli in caso di necessità, la teoria Austriaca è più realistica e quindi più scientifica.

Gli Austriaci considerano, invece, l’economia uno strumento utile a comprendere come le persone interagiscono e competono nel processo di soddisfacimento dei relativi bisogni e nell’allocazione delle risorse, in modo da costruire un florido ordine sociale. Essi considerano l’imprenditorialità una forza critica nello sviluppo … Leggi tutto