L’identikit di un candidato liberale

Nelle democrazie moderne, i cicli politici non finiscono mai. Non appena finisce una elezione, coloro che cercano cariche pubbliche si preparano per le elezioni successive. Recentemente ho partecipato a un incontro pubblico con i candidati alle elezioni statali del 2018 e mi sono chiesto cosa dovrebbe dire un vero paladino della libertà se si volesse candidare.  

La retorica della libertà accompagnata da politiche interventiste

In occasione di un pranzo elettorale alcuni candidati che corrono per le primarie repubblicane nella Carolina del Sud hanno tenuto un discorso per illustrare i motivi per cui dovrebbero essere scelti come candidati del loro partito alle prossime elezioni generali. Hanno risposto alle domande presentate dai partecipanti al pranzo e hanno reso dichiarazioni di apertura e chiusura su chi erano e su quello che avrebbero fatto.

Come prevedibile, tutti, con differenti modi, hanno dichiarato di essere “pro-business”, hanno sostenuto la necessità di tasse inferiori, un mercato più libero per l’impresa, maggiore trasparenza e maggiore responsabilità per coloro che sono al potere a livello statale.

Perché tutti dicevano di correre per una carica elettiva? Tutti erano stati in impegnati negli affari, ma ora volevano “restituire” e “servire” le loro comunità.

Quali sono stati i temi principali nelle domande rivolte loro? La Carolina del Sud è uno stato in crescita in cui le aziende internazionali stanno aprendo stabilimenti produttivi e, mentre più persone si spostano nello Stato di Palmetto, si ha una corrispondente crescita della popolazione. Chi ha fatto domande ha voluto sapere cosa i candidati avrebbero fatto, se eletti, per migliorare e ampliare le infrastrutture per la viabilità e ridurre il traffico in aumento e come avrebbero “gestito” la crescita nello Stato; e cosa potevano fare in termini di tasse. Sono emersi anche altri temi e problemi, ma quelli riportati erano particolarmente evidenti.

Con lievi variazioni, tutti hanno chiesto di verificare che le tasse della benzina venissero utilizzate per migliorare e riparare le strade e non venissero Leggi tutto

Liberalismo classico & anarcocapitalismo

In questo primo decennio del XXI secolo, il pensiero liberale, sia nei suoi aspetti teorici sia in quelli politici, si è trovato a un bivio storico. Sebbene la caduta del muro di Berlino e del socialismo reale, iniziata nel 1989, apparve annunciare “la fine della storia” (per usare la sfortunata e pretestuosa frase di Francis Fukuyama) oggi, e in molti aspetti più che mai, lo statalismo prevale in tutto il mondo accompagnato dalla demoralizzazione degli amanti della libertà.

Un “aggiornamento” del liberalismo è pertanto d’obbligo. È giunto il momento di rivedere completamente la dottrina liberale e aggiornarla alla luce degli ultimi progressi della scienza economica e dell’esperienza offerta dagli ultimi eventi storici.

Questa revisione deve cominciare col riconoscimento che i liberali classici hanno fallito nel tentativo di limitare il potere dello Stato e che oggi la scienza economica è in grado di spiegare l’inevitabilità di questo fallimento. Il successivo passo è quello di concentrarsi sulla teoria dinamica dei processi di cooperazione sociale promossi dall’imprenditorialità che danno origine all’ordine spontaneo del mercato. Questa teoria può essere ampliata e trasformata in un’analisi completa del sistema anarcocapitalistico della cooperazione sociale che si rivela come l’unico sistema veramente vitale e compatibile con la natura umana.

In questo articolo analizzeremo in dettaglio questi argomenti, insieme a una serie di ulteriori considerazioni pratiche sulla strategia scientifica e quella politica. Inoltre, utilizzeremo questa analisi per correggere alcuni comuni fraintendimenti ed errori di interpretazione.

L’errore fatale del liberalismo classico

L’errore fatale dei liberali classici consiste nel non aver capito che il loro ideale è teoricamente impossibile, in quanto contiene il seme della propria distruzione, precisamente nella misura in cui include la necessaria esistenza di uno stato (anche minimo) come unico agente di coercizione istituzionale.

Pertanto, i liberali classici commettono un grande errore nell’approccio: vedono il liberalismo come un piano d’azione politica e un insieme di principi economici, il cui scopo è limitare il potere dello stato accettandone l’esistenza … Leggi tutto

L’ABC dell’economia di mercato

Hazlitt Market2Esistono due modi attraverso i quali la vita economica può essere organizzata. Il primo è attraverso la scelta volontaria degli individui e delle famiglie, attraverso la volontaria cooperazione. Questo sistema è conosciuto come “libero mercato”. L’altro metodo è attraverso gli ordini di un dittatore. Questa è un economia comandata. Nella sua forma più estrema, quando uno stato organizzato espropria i mezzi di produzione, viene chiamato socialismo o comunismo. La vita economica deve essere organizzata prevalentemente con un sistema o con l altro.

Può, naturalmente, essere un mix dei 2 sistemi, come sfortunatamente avviene nella maggior parte degli stati odierni, ma il mix tende ad essere instabile. Se è un mix di libero mercato ed economica di coercizione, quest’ultima tende ad aumentare costantemente.

Una caratteristica necessita di essere enfatizzata. Un “libero” mercato non significa e non ha mai significato che chiunque possa fare ciò che vuole. Da tempo immemore l’umanità opera sotto leggi scritte e non. Sotto un sistema di mercato, come qualunque altro, è vietato uccidere, molestare, derubare, o in qualunque modo danneggiare deliberatamente qualcun altro. La libera scelta e tutte le altre libertà individuali sarebbero altrimenti impossibili. Un sistema economico tuttavia deve essere prevalentemente un sistema libero o comandato.

Sin dall’emergere e dal diffondersi del Marxismo, la gran parte delle persone che discutono pubblicamente di questioni economiche è stata confusa. Recentemente una persona eternamente eminente è stata citata denunciando i sistemi economici che risponde “unicamente alle forze del mercato”, e che sono governati dal “motivo del profitto individuale più che dai bisogni della moltitudine”. Egli ha avvisato che un tale sistema potrebbe mettere “l’offerta mondiale di cibo ancora più a rischio”

La sincerità di queste affermazioni è al di la di ogni dubbio. Ma ciò mostra come le frasi possano tradirci. Siamo giunti a credere che il “motivo del profitto” come di un egoista linea guida per pochi già ricchi i cui profitti deriverebbero spese di chiunque altro. Tuttavia … Leggi tutto

L’interferenza diretta dello stato col consumo

Nell’indagare i problemi economici dell’interventismo non dobbiamo occuparci delle iniziative del governo il cui scopo è quello di influenzare immediatamente la scelta dei consumatori sui beni di consumo. Ogni atto di interferenza del governo con le imprese deve indirettamente incidere sul consumo. Visto che l’interferenza del governo altera i dati del mercato, deve anche modificare le valutazioni ed il comportamento dei consumatori. Ma se l’obiettivo del governo è solo quello di costringere i consumatori a consumare direttamente merci diverse da quelle che avrebbero consumato in assenza del decreto del governo, non emergono problemi particolari da sottoporre al controllo da parte dell’economia. E’ fuor di dubbio che un apparato di polizia forte e spietato ha il potere di far rispettare tali decreti.

Nel trattare con le scelte dei consumatori non chiediamo quali siano i motivi che hanno indotto un uomo a comprare a e non b. Ci limitiamo a studiare quali effetti si generano dal comportamento concreto dei consumatori sulla determinazione dei prezzi del mercato e di conseguenza sulla produzione. Questi effetti non dipendono dalle considerazioni che hanno portato le persone a comprare a e non b; ma dipendono solamente dalle azioni dell’acquisto e dell’astensione dall’acquisto. E’ irrilevante per la determinazione dei prezzi delle maschere antigas se la gente le compra di sua spontanea volontà o perché il governo forza tutti ad avere una maschera antigas. Ciò che conta solamente è la dimensione della domanda.

I governi, che sono desiderosi di mantenere una parvenza di libertà anche quando la limitano, mascherano la loro interferenza con il consumo diretto sotto il manto dell’interferenza nelle imprese. Lo scopo del proibizionismo Americano era quello di evitare che i singoli residenti del paese bevessero le bevande alcoliche. Ma la legge ipocritamente non rese illegale il bere, e non lo penalizzò. Proibì semplicemente la fabbricazione, la vendita e il trasporto di bevande alcoliche, le transazioni commerciali che precedono l’atto del bere. L’idea era che la gente … Leggi tutto

Gold standard e Nixon standard

Domenica 15 Agosto 1971, Richard Nixon mise termine unilateralmente all’ultima traccia di un esperimento negli affari monetari internazionali che si è protratto per oltre un secolo. Annunciò che il governo degli Stati Uniti non avrebbe più rispettato gli accordi di Bretton Woods del 1944 per consegnare l’oro a $35 l’oncia a qualsiasi governo o banca centrale.

Quello che abolì non fu il gold standard. Era uno standard basato sulle promesse del governo. Non c’è mai stato un gold standard nel diciannovesimo secolo o all’inizio del ventesimo secolo. Era sempre stato uno standard di promesse del governo. Era affidabile come una promessa del governo.

I governi annunciano sempre e difendono con il monopolio della violenza la loro sovranità sul denaro. Dicono che controlleranno i termini dello scambio. Tutti gli standard monetari sono basati sulle promesse del governo e gli IOU chiamati bond del governo. Questi contratti vengono sempre rotti dai governi. La sola grande eccezione nella storia fu Bisanzio per 800 anni, all’inizio del quarto secolo sotto l’imperatore Costantino.

Quello che Nixon distrusse era chiamato gold-exchange standard. Fu adottato per la prima volta dai governi alla Conferenza di Genova nel 1922. Era un’organizzazione per evitare di ritornare al gold standard antecedente la Prima Guerra Mondiale, che è stato indipendente ma quasi simultaneamente revocato dai governi Europei quando scoppiò la guerra in Agosto. Ricorsero tutti all’inflazione monetaria. Questo era un modo per nascondere alla popolazione i veri costi della guerra. Imposero una tassa, l’inflazione, e poterono dare la colpa per qualsiasi impennata nei prezzi a speculatori non patriottici. Ciò era possibile grazie ad una diffusa ignoranza riguardo le cause e gli effetti economici sull’inflazione monetaria e sull’inflazione nei prezzi. Non avrebbero potuto farlo se i cittadini avessero posseduto il diritto antecedente alla guerra di richiedere pagamenti in monete d’oro ad un tasso fisso. Avrebbero assaltato gli sportelli delle banche. I governi non avrebbero potuto inflazionare senza tirarsi indietro dalle loro promesse di … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – VII parte

Economia del benessere: una ricostruzione

 

Preferenza dimostrata e libero mercato

stemma misesLa tesi di questo saggio è che la veglia funebre di tutta l’economia del benessere è prematura, e che questa può essere ricostruita con l’aiuto del concetto di preferenza dimostrata. Questa ricostruzione non avrà comunque alcuna somiglianza con gli edifici “vecchio” e “nuovo” che l’hanno preceduta. In realtà, se la tesi di Reder è corretta, il tipo di resurrezione del paziente da noi proposta potrebbe essere considerata da molti più infausta del suo decesso.56

Si rammenta che la preferenza dimostrata elimina le fantasie ipotetiche sulle scale di valori individuali. L’economia del benessere finora ha sempre considerato i valori come valutazioni ipotetiche di “stati sociali” ipotetici. Invece la preferenza dimostrata considera i valori solo in quanto rivelati dall’azione scelta.

Consideriamo ora eventuali cambiamenti che si verifichino nel libero mercato. In tale contesto un cambiamento è intrapreso volontariamente da entrambe le parti. Quindi, il fatto stesso che uno scambio ha luogo, dimostra che entrambe le parti beneficiano (o, più correttamente, si aspettano di beneficiare) dallo scambio. Il fatto che entrambe le parti abbiano scelto lo scambio dimostra che entrambe ottengono un beneficio. Libero mercato è l’espressione che indica l’insieme di tutti gli scambi volontari che si svolgono nel mondo. Poiché ogni scambio dimostra un beneficio unanime per entrambe le parti coinvolte, dobbiamo concludere che il libero mercato beneficia tutti i partecipanti. In altri termini, l’economia del benessere può affermare che il libero mercato aumenta l’utilità sociale, attenendosi ancora all’impostazione della Regola dell’Unanimità. 57

Ma che dire dello spauracchio di Reder: l’invidioso che odia il maggior benessere degli altri? Nella misura in cui egli ha partecipato al mercato, rivela che gli piace e beneficia dal mercato. Per il resto a noi non interessano le sue opinioni sugli scambi effettuati dagli altri, dal momento che le sue preferenze non sono dimostrate attraverso l’azione e sono quindi irrilevanti. Come sappiamo che … Leggi tutto

Il trionfo del socialismo

socialismPensate che le idee non contino, che ciò che le persone credono riguardo a loro stesse ed al loro mondo non abbia conseguenze reali? Se è così, quanto segue non vi infastidirà minimamente.

Da un sondaggio della BBC (eseguito nel 2009, NdR) è emerso che solo l’11 percento delle persone chiamate ad esprimersi in giro per il mondo – basandosi su un campione di 29000 persone – pensa che il capitalismo di libero mercato sia una buona cosa. I restanti ripongono speranze in maggiori regolamentazioni governative. Solo una piccola percentuale della popolazione mondiale ritiene che il capitalismo funzioni bene e che regolamentazioni più incisive ne ridurrebbe l’efficienza.

Un quarto delle persone interpellate ha affermato che il capitalismo è “intrinsecamente sbagliato”. In Francia, il 43% lo crede; in Messico il 38%. La maggioranza delle persone ritiene che il governo dovrebbe rubare ai ricchi per dare soldi ai paesi poveri. Solo in un paese, la Turchia, la maggioranza auspica un minore coinvolgimento dello Stato negli affari economici.

E il quadro diventa addirittura peggiore. Mentre gran parte degli europei e degli statunitensi pensa che sia stata una buona cosa che l’Unione Sovietica sia scomparsa, le persone in India, Indonesia, Ucraina, Pakistan, Russia ed Egitto perlopiù pensano che sia stata un’occorrenza nefasta. Sì, avete letto bene: milioni liberati dalla schiavitù socialista… occorrenza nefasta.

Questa notizia dovrebbe sollevare l’animo di qualsiasi aspirante despota in giro per il mondo, giungendo come un fulmine a ciel sereno venti anni dopo che il collasso del socialismo in Russia ed in Europa dell’est ha rivelato ciò che questo sistema incarnava: società arretrate con cittadini che vivevano vite brevi e miserabili. Poi c’è il caso della Cina: un paese salvato dalla sanguinosa barbarie sotto il comunismo e trasformato in un paese moderno e prospero dal capitalismo.

Quale lezione possiamo trarne? Lungi dall’aver appreso alcunché, le persone hanno in gran parte perso la memoria e coltivato un amore per l’antica … Leggi tutto

Due facce della stessa moneta svilita

crony keynesianismAll’inizio della Teoria Generale, Keynes dice che le sue idee verranno senz’altro respinte, perché sono così nuove e rivoluzionarie. Verso la fine dello stesso libro, sembra che se ne sia dimenticato, perché ora dice che sta rivitalizzando le stesse idee vecchie di secoli che, un tempo, aveva scartato, considerandole come gli errori più assurdi. Perlomeno, egli riconosce di star cambiando la propria posizione, benché non spieghi come le sue idee possano essere nuove, rivoluzionarie, e anche vecchie di secoli. Questo viaggia di conserva con la sua descrizione di sé stesso come un membro del “coraggioso esercito di ribelli ed eretici attraverso i secoli”, proprio mentre raccomanda politiche che fanno appello agli istinti più vili – e più rivolti al vantaggio proprio – degli uomini politici; e proprio mentre si gode tutti gli enormi privilegi che derivano dal trovarsi in vetta all’establishment finanziario e politico del tempo. Anche se potrebbe essere vero che, come ha detto lo stoico dell’arte Kenneth Clark, Keynes “non ha mai abbassato la luce dei suoi fari”, non si può certo dire che sapesse guidare su un solo lato della strada. Keynes sarebbe diventato il principale difensore del “capitalismo clientelare”, che è probabilmente l’espressione migliore per descrivere il nostro sistema attuale. Come probabilmente sapete, molti degli scritti di Keynes sono intenzionalmente oscuri, anche se la trama sottostante può essere svelata e disfatta, come ha dimostrato, in maniera così brillante, Henry Hazlitt in The Failure of ‘The New Economics’.

Qual è la vera e propria essenza del keynesismo? Possiamo descriverla nei termini più concisi e semplici, in modo che ognuno possa capire cosa vi sia di sbagliato, e così dissipare la nebbia intellettuale che circonda e protegge il capitalismo clientelare?

A prima vista, potrebbe sembrare che l’essenza del keynesismo sia semplicemente l’infinito contraddire sé stessi cui ho già fatto riferimento. Keynes non è mai stato in un posto solo, né in senso intellettuale né in … Leggi tutto

La Scuola Austriaca: differenze interne – VI e ultima parte

5. Etica e utilitarismo

stemma misesMises è un assolutista epistemologico ma un relativista etico. È kantiano in epistemologia e utilitarista in etica. Un’etica assoluta, oggettiva, non esiste; l’uomo, attraverso l’uso della ragione, non può scoprire un’etica vera, scientifica. I fini ultimi, i valori, sono soggettivi, personali e arbitrari. La ragione può solo stabilire i mezzi migliori per raggiungere i fini (soggettivi e arbitrari). La politica migliore è quella che rende massima l’utilità sociale. La libertà economica va introdotta perché è benefica, non perché è giusta sulla base di un astratto principio di diritto naturale; l’operare della natura non ci consente di ricavare conclusioni sul bene o sul male (L’azione umana e Teoria e storia)[1].

Tuttavia Mises non rinuncia alla difesa del liberalismo. Poiché ciò comporta l’affermazione di alcuni valori e fini ultimi, egli deve riconciliare le sue due posizioni, e cioè 1) la possibilità di pervenire a verità in campo economico ma non in campo etico con 2) la difesa del liberalismo.

Mises cerca la soluzione cercando di dedurre il liberalismo di laissez faire dalla “neutrale” analisi prasseologica. Egli offre due tentativi di soluzione.

1) Il primo è una variante del principio di unanimità: se una data politica conduce a conseguenze (evidenziate dalla prasseologia) che tutti i sostenitori concordano essere cattive, allora anche l’economista value-free è autorizzato a definire quella politica “cattiva”. Ad esempio, i sostenitori di una politica di controllo dei prezzi la sostengono perché ritengono che migliori la situazione economica; la prasseologia dimostra che il controllo di un prezzo produce scarsità, dunque produce un obiettivo diverso da quello voluto dai sostenitori; allora questa politica si può definire “cattiva” proprio dal punto di vista di coloro che l’avevano inizialmente sostenuta. Tutti i sostenitori dei controlli di prezzo, dopo la dimostrazione dell’economista, per Mises devono ammettere che la misura è “cattiva”[2].

Rothbard ha criticato tale ragionamento nei termini seguenti. Come fa il prasseologo (Mises) a sapere che cosa è … Leggi tutto

Corea del Nord: da Regno Isolato a Regno Mercantile?

Verso la fine del suo eccezionale discorso allo One Young World Summit di Dublino di quest’anno, la transfuga nordcoreana nonché attivista per i diritti umani Yeon-mi Park ha elencato tre metodi attraverso i quali le persone comuni possono aiutare coloro alla ricerca della libertà in Corea del Nord:

“Primo, educa te stesso, in modo da poter accrescere la consapevolezza della crisi umana in Corea del Nord. Secondo, aiuta e supporta i rifugiati nordcoreani che stanno cercando di scappare verso la libertà. Terzo, partecipa alla petizione per chiedere alla Cina di fermare i rimpatri”.

A questa lista, l’uomo d’affari svizzero Felix Abt potrebbe aggiungere un quarto punto: fai affari con loro. Questo suggerimento costituisce il cuore del suo nuovo libro: A Capitalist in North Korea: My Seven Years in the Hermit Kingdom (Tuttle Publishing, 2014).

Da regno isolato a regno mercantile

Coloro che hanno familiarità con la situazione in Corea del Nord (ufficialmente conosciuta come la Repubblica Democratica Popolare di Corea, o DPRK) non troverà il titolo del libro di Abt così scioccante come probabilmente intendeva essere. Di certo, fin dal 2009 – e indubbiamente anche prima – i media e gli organi di stampa occidentali riportavano la “segreta economia capitalista della Corea del Nord“ (ovvero, il mercato nero) che fiorì come risposta alla carestia della metà degli anni ’90. Scrivendo per il Washington Post nel Maggio del 2014, la stessa Yeon-mi Park si riferì ai giovani che attualmente vivono in Corea del Nord come ai “Jangmadang, o la ‘Generazione del Mercato Nero’”. Questi giovani, disse, sono molto più individualisti dei loro predecessori, molto meno leali al regime dominante di Kim, e con infinite possibilità in più di essere esposti ai media ed alle informazioni estere.

North Korea bookIl libro di Abt amplifica ed approfondisce tutti questi punti. Partendo dalla sua esperienza personale come direttore del comparto estero di una compagnia farmaceutica nordcoreana, nonché co-fondatore della Pyongyang Business School, descrive la … Leggi tutto