La Scuola Austriaca: differenze interne – I parte

1. Introduzione

stemma misesIn questo saggio verranno esaminati i punti di dissenso, metodologici e sostantivi, all’interno della Scuola Austriaca. Ci si soffermerà prevalentemente sulle differenze maggiormente significative, che intercorrono tra misesiani e hayekiani. Verrà quindi illustrata quella che può essere considerata una terza corrente, rappresentata da Ludwig Lachmann, che ha estremizzato il soggettivismo della teoria, con esiti di indeterminatezza circa il conseguimento di alcune verità prasseologiche che gli altri paradigmi danno per acquisite.

Successivamente verrà esaminato il diverso approccio di Ludwig von Mises e Murray Rothbard alla teoria della conoscenza e all’etica, estendendo il confronto alle scuole economiche che fondano il loro sostegno al libero mercato su basi utilitariste. Infine si accennerà a due differenze, di minor rilievo, relative al concetto di “sovranità del consumatore” e all’introduzione mengeriana della distinzione fra bisogni “reali” e “immaginari”.

2. Mises vs Hayek

Per quanto riguarda le differenze fra il paradigma misesiano, o realista causale, e quello hayekiano[1], ne vengono analizzate quattro. Le due più importanti vertono sulle possibilità della razionalità umana, e riguardano l’intenzionalità delle azioni umane e il problema della conoscenza all’interno del sistema economico-sociale. Questi due aspetti, fra loro interconnessi, hanno riflessi sul terzo punto di dissenso, il ruolo dell’imprenditore. La quarta divergenza infine ha per oggetto il concetto di “coordinamento” (dei piani individuali o dei prezzi).

2.1 Intenzionalità e inintenzionalità

La prima e principale differenza riguarda la lettura della dinamica sociale, inintenzionale e spontanea per gli hayekiani, consapevole per i misesiani.

  1. von Hayek è un antirazionalista: egli propone tre concetti per chiarire la sua tesi sulla non razionalità dell’azione umana: “ordine spontaneo”, “conseguenze inintenzionali delle azioni umane” e “prodotto dell’azione umana ma non del progetto umano”[2]. Tali espressioni sono in realtà varianti dello stesso concetto, e indicano che regole e istituzioni umane (moneta, lingua, diritto ecc.) sono esito di una evoluzione non consapevole, puramente riflessiva e tropistica. L’interazione delle azioni intenzionali degli individui conduce a esiti nuovi, imprevisti, non voluti
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Brevetti e diritti d’autore

man economy stateVenendo ora a parlare di brevetti e diritti d’autore, ci chiediamo: quale dei due, se ce ne è uno, è in accordo con il puro libero mercato, e qual è un privilegiato monopolio concesso dallo Stato? In questo capitolo abbiamo analizzato gli aspetti economici del puro libero mercato, dove un individuo e la sua proprietà non sono soggetti a molestie. È dunque importante decidere se i brevetti o i diritti d’autore persisterebbero in una società puramente libera e non invasiva, o se piuttosto essi siano una funzione dell’ingerenza governativa.

Circa tutti gli scrittori hanno trattato come appartenenti allo stesso gruppo i brevetti e i diritti d’autore. I più hanno considerato entrambi come concessioni di un privilegio monopolistico esclusivo conferito dallo Stato; alcuni hanno considerato entrambi come parte o pacchetto annesso ai diritti di proprietà in un libero mercato. Ma all’incirca tutti hanno considerato i brevetti e i diritti d’autore come equivalenti: i primi conferirebbero un diritto di proprietà esclusivo nel campo delle invenzioni meccaniche, gli altri in quello delle creazioni letterarie. [93] Tuttavia, questo raggruppamento dei brevetti e dei diritti d’autore è completamente fallace: i due sono completamente diversi in relazione al libero mercato.

È vero che un brevetto e un diritto d’autore sono entrambi diritti di proprietà esclusiva, ed è anche vero che entrambi sono diritti di proprietà nel campo delle innovazioni. Ma c’è una differenza cruciale nella loro applicazione legale. Se un autore o un compositore crede che il suo diritto d’autore sia stato violato e se prende un provvedimento legale, egli deve “provare che l’accusato abbia avuto ‘accesso’ al lavoro che si dice essere stato plagiato. Se l’accusato produce qualcosa di identico al lavoro del querelante per pura coincidenza, allora non c’è plagio.” [94] In altre parole, i diritti d’autore sono fondati sulla persecuzione del furto implicito. Il querelante deve provare che l’accusato abbia rubato la creazione del primo riproducendola e vendendola egli stesso, violando il suo … Leggi tutto

Interferenze coercitive – VI parte

Interferenze con i prezzi

stemma misesLe interferenze con i prezzi – fra cui sono compresi i saggi salariali, i tassi d’interesse e i tassi di cambio fra monete – possono assumere diverse forme: pavimenti al prezzo, tetti al prezzo, obiettivi di prezzo (un intervallo entro cui il prezzo deve essere mantenuto, es. i tassi di cambio delle monete o i tassi di interesse), prezzi fissati d’autorità[1]. Il controllo dei prezzi dunque fa sì che essi si trovino ad una altezza differente da quella che si sarebbe determinata nel libero mercato.

Nel caso dei prezzi massimi in genere il governo vuole favorire il compratore, nel caso dei prezzi minimi il venditore.

Pavimenti al prezzo (prezzo minimo) – Per conseguire effetti devono essere posti al di sopra del prezzo di mercato.

In generale il prezzo minimo produce i seguenti effetti: il prezzo mantenuto artificialmente alto attrae risorse in quel settore; le quantità prodotte però non vengono tutte acquistate

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perché l’aumento di prezzo ha contemporaneamente scoraggiato alcuni acquirenti; prevale il “lato corto” del mercato, in questo caso la domanda, che si stabilizza al livello q0. Dunque si determina una sovrapproduzione, che genera perdite per molte imprese. L’interferenza con i segnali del mercato ha prodotto una misallocazione delle risorse, perché esse si indirizzano verso la produzione del bene a prezzo (artificialmente) alto a scapito di altri beni che soddisfano bisogni considerati dai consumatori più urgenti.

Esempi: il salario minimo e il salario fissato attraverso la contrattazione collettiva.

La tariffa minima per le libere professioni (avvocati).

Le leggi antidumping, contro la vendita sottocosto. Rappresentano una grave limitazione della libertà di iniziativa, oltre che un danno per i consumatori, che sono costretti ad acquistare a prezzi più alti.

In agricoltura, quando si verifica un calo dei prezzi, gli agricoltori in genere chiedono allo Stato di interrompere la caduta dei prezzi. La giustificazione è la seguente: non solo siamo più poveri noi agricoltori, ma tutta l’economia … Leggi tutto

Il libero mercato non necessita della regolamentazione statale

I burocrati regolamentano abusando della minaccia dell’esercizio della violenza fisica, mentre il mercato opera pacificamente in virtù delle interazioni poste in atto dagli agenti che cooperano fra di loro.

 

laissez-faireLa maggior parte delle persone crede che lo Stato debba necessariamente regolamentare il mercato. L’unica alternativa a un mercato regolamentato – così almeno viene percepito dall’immaginario collettivo – è un mercato non regolamentato. Di primo acchito, questo ragionamento non fa una grinza. È la legge del “tertium non datur”. Di fatto, un mercato o è regolamentato o non lo è.

Abusando del luogo comune che tutto ciò che non sia regolamentato (in quanto ciò postulerebbe disordine) costituisca un male, i campioni della regolamentazione pubblica dispensano a piene mani lezioni sul fatto che un mercato lasciato a sé stesso sia assolutamente da aborrire. Questa concezione è ben rappresentata dalla duplice scultura che è collocata all’esterno dell’edificio della Federal Trade Commission in Washington DC (una si trova sul lato della Constitution Avenue, l’altra su quello della Pennsylvania Avenue). Dette sculture, le quali sono peraltro risultate vincitrici di un concorso artistico promosso dal governo federale durante il New Deal, raffigurano un uomo che cerca di domare, con tutte le sue forze, un cavallo selvaggio, affinché lo stesso non si imbizzarrisca.

Il titolo dell’opera? “L’uomo che controlla i commerci”.

Dal momento che il commercio non è certo paragonabile ad un cavallo imbizzarrito, quanto piuttosto ad un’attività pacifica e mutualmente vantaggiosa che si sviluppa tra i soggetti interagenti, la mossa propagandistica dell’amministrazione di Roosevelt è fin troppo chiara. Un titolo più onesto dovrebbe essere :”Lo Stato che controlla gli individui”. Ma poiché ciò sarebbe suonato un po’ troppo autoritario anche nell’America del New Deal, si è preferito optare per la metafora del cavallo selvaggio.

 

Un cerchio quadrato

Ciò di cui – più o meno intenzionalmente –  non si tiene mai conto abbastanza, è che l’alternativa ad un’economia regolamentata dallo Stato non è un’economia caratterizzata … Leggi tutto

Sviluppo, crescita

stemma misesNon è la generosità della natura a rendere ricchi i paesi ma le capacità e le conoscenze degli individui che li compongono. “Le idee, sia quelle delle arti e delle scienze sia quelle incorporate in prodotti concreti sono il più ‘reale’ dei doni che ogni generazione riceve dalle precedenti” (A. Marshall). Il fattore di produzione di gran lunga prevalente non è né il capitale fisico né il lavoro in senso stretto, bensì quello che Becker nel 1964 ha definito “capitale umano”. Si tratta del bagaglio di conoscenze, di quell’insieme di nozioni, di capacità (spirito imprenditoriale, impegno nel lavoro) e di know how che gli individui possiedono e/o apprendono, nonché il sistema giuridico (la cui protezione o meno dei diritti di proprietà è decisiva). Un elemento materiale da solo non costituisce risorsa, non ha cioè valore economico; diventa importante e acquista valore solo grazie al fatto che l’ingegno umano riesce ad immaginarne un impiego utile alla soddisfazione di bisogni. Paesi dotati di risorse naturali come la Russia o il Brasile versano in gravi difficoltà economiche, mentre realtà prive di risorse come la Svizzera e il Giappone hanno raggiunto livelli di reddito fra i più alti al mondo. La Svizzera non ha mai avuto colonie, il Portogallo sì.

Tutti i fattori summenzionati contribuiscono a determinare il livello e la composizione del capitale, che è l’elemento decisivo ai fini della crescita. La crescita è data in ultima istanza solo dall’incremento nel tempo del risparmio e dell’investimento, a sua volta funzionale alla produzione di una più ampia quantità di beni di consumo. Dunque è data dalla preferenza temporale degli individui, che, se non è troppo alta, consente l’accumulazione di capitale. Le risorse naturali hanno bisogno del capitale che le sviluppi; i miglioramenti tecnologici possono essere applicati alla produzione solo attraverso gli investimenti in capitale. Le abilità imprenditoriali agiscono solo attraverso gli investimenti. Un aumento demografico che genera un aumento della disponibilità di lavoro … Leggi tutto

La Moneta: I Parte

Proseguendo con la raccolta di saggi a cura di Piero Vernaglione, vi proponiamo, da adesso per otto settimane, un approfondimento sul bene che – tra tutti – risulta essere il più discusso e diffuso: la moneta. [NdR]

money 2La funzione fondamentale della moneta è di essere mezzo di scambio, o intermediario degli scambi. Infatti i limiti del baratto (costi di transazione) sono: 1) la difficoltà della cosiddetta “doppia coincidenza di desideri” (l’improbabile circostanza che due individui abbiano ciascuno il bene che l’altro desidera, nello stesso momento e nello stesso luogo[1]), 2) l’indivisibilità di molti beni coinvolti in scambi con beni di valore minore (ad esempio, il possessore di un cavallo dovrebbe dividerlo in vari pezzi) e 3) l’impossibilità del calcolo economico a causa dell’incommensurabilità di beni diversi.

La merce che ha più mercato, cioè quella più facile da scambiare a causa di alcune caratteristiche (infra), diventa il mezzo di scambio: nasce la moneta. La moneta consente di spezzare lo scambio in due momenti: scambio di bene contro moneta, e scambio di moneta contro bene in un momento successivo. Sembra una complicazione, ma è invece la meravigliosa semplificazione che ha consentito la civilizzazione. Lo scambio indiretto infatti evita le suddette difficoltà di commerciabilità. Colui che al momento non può acquistare ciò che desidera, può scambiare il bene di cui è in possesso – di cui vuole disfarsi – con il bene divenuto moneta, che verrà in futuro scambiato con i beni desiderati[2]. Il mezzo di scambio è accettato contro beni e servizi perché il ricevente sa che può utilizzarlo per ottenere altri beni e servizi; dunque caratteristica essenziale è l’accettabilità. La definizione quindi è: la moneta è il mezzo di scambio generalmente accettato.[3]

Mezzo di scambio è il bene che non si acquisisce per il consumo o per l’impiego in attività produttive, ma con l’intenzione di scambiarlo successivamente contro i beni che si desiderano sia per il … Leggi tutto

Il caro prezzo di ritardare il default

barattoloIl credito è un meraviglioso strumento che può aiutare a migliorare la ripartizione del lavoro, così da incrementare produttività e prosperità. L’accesso al credito permette ai risparmiatori di modulare il proprio reddito nel tempo, come preferiscono. Richiedendo un prestito, l’investitore può implementare piani di spesa produttivi che non sarebbe in grado di sviluppare usando soltanto le proprie risorse.

Comunque, gli effetti economicamente positivi del credito possono verificarsi soltanto nel caso in cui il credito sottostante ed il sistema monetario siano solidamente basati su principi di libero mercato. Ecco dunque un grande problema per le economie odierne: il credito prevalente ed il regime monetario sono incompatibili con il sistema del libero mercato.

Al momento, tutte le maggiori monete mondiali – siano esse il dollaro americano, l’euro, lo yen giapponese o lo yuan cinese – rappresentano semplicemente carta sponsorizzata dal governo, senza la copertura di una qualche riserva (si parla dunque di “moneta fiat”). Queste valute hanno tre peculiarità. Innanzitutto, le banche centrali detengono il monopolio sulla produzione del denaro. Secondariamente, la moneta viene creata da prestiti bancari – o “dal nulla” – senza che essi siano garantiti da veri risparmi. Infine, la quantità di una valuta smaterializzata può essere aumentata politicamente a piacimento.

Un regime di valuta fiat soffre di molteplici difetti economici ed etici di vasta portata. È un facile strumento di inflazione, causa inevitabilmente onde speculatorie, provoca cattivi investimenti e cicli di “boom-and-bust” (incremento e successiva contrazione di un’economia), oltre ad incoraggiare un eccessivo aumento del debito. Inoltre, una moneta fiat favorisce in maniera ingiustificata pochi individui facendone pagare le spese a tutti gli altri: i primi ad usufruire della creazione di nuova moneta lo fanno alle spese di quelli che ne beneficeranno in seguito (“Cantillon Effect”).

C’è una questione che merita particolare attenzione: il peso del debito accumulato in un sistema di moneta fiat diventa insostenibile nel corso del tempo. La ragione principale di ciò è che l’atto … Leggi tutto

Valore del tempo: il concetto di interesse

timePer capire meglio come si determinano il consumo, il risparmio, l’investimento e il tasso di interesse bisogna partire dalla nozione di preferenza temporale, che è il grado di preferenza per una soddisfazione presente rispetto ad una stessa soddisfazione nel futuro. Come si è visto, le azioni umane sono indirizzate al soddisfacimento di bisogni, dunque aspettare per poter soddisfare un bisogno determina una disutilità; la legge della preferenza temporale quindi dice che si preferisce un consumo oggi allo stesso consumo in futuro (si preferisce un bene presente a un medesimo bene futuro), e dover posporre un consumo rappresenta un sacrificio. In termini più generali: gli individui preferiscono una soddisfazione presente ad una soddisfazione futura, se questa è pari o inferiore[1]. Cioè, più presto si consegue la (medesima o superiore) soddisfazione, meglio è; dunque, dato il fine, si sceglie sempre il periodo di produzione, cioè la durata temporale dell’azione svolta per quel determinato fine, più breve. La spiegazione di tale legge consiste nel fatto che ogni persona deve consumare oggi, altrimenti vi sarebbe un mondo in cui ognuno preferisce sempre il futuro al presente, e dunque ogni scopo verrebbe sempre posposto, e mai nessuno realizzato[2]. Dunque il consumo presente dev’essere valutato maggiormente rispetto al consumo futuro. Il principio della preferenza temporale quindi non è psicologico – potrei sacrificarmi e non consumare ora, ma desidero fortemente consumare ora – ma prasseologico, cioè logicamente necessario: è impossibile immaginare un mondo in cui non si applichi il principio della preferenza temporale.

L’intensità della preferenza temporale può variare da persona a persona. Una persona con un’alta preferenza temporale è una persona che consuma molto oggi, dunque risparmia poco, perché considera un grosso sacrificio posporre il consumo; viceversa, una persona con una bassa preferenza temporale risparmia molto e consuma meno oggi, perché le pesa meno posporre il consumo.

La preferenza temporale dunque determina la ripartizione fra consumi e risparmi (investimenti). Risparmi e investimenti sono sempre equivalenti, … Leggi tutto

Perché sono un anarco-capitalista

leviatanoMolte persone – forse oggi più che mai – si definiscono sostenitrici del libero mercato, nonostante l’accanita propaganda che viene fatta contro di esso. E ciò è grandioso. Tali dichiarazioni di supporto, comunque, sono seguite dall’inevitabile ma: ma abbiamo bisogno che il governo provveda alla sicurezza fisica e alla risoluzione delle dispute, i servizi più critici di tutti.

Perlopiù senza averci ragionato, persone che altrimenti sarebbero a favore del mercato, vogliono conferire al governo la produzione dei beni e dei servizi più importanti. Parlando di produzione di moneta, molti di loro preferiscono un monopolio governativo (o delegato dal governo); invece, per quanto riguarda la produzione della legge e dei servizi di protezione tutti sono a favore di un monopolio del governo.

Questo non per dire che questa gente sia stupida o imbecille. Più o meno tutti noi abbiamo attraversato un periodo in cui credevamo in un governo limitato – o periodo miniarchico – e semplicemente non abbiamo mai esaminato da vicino le nostre premesse.

Per cominciare, uno sguardo ad alcuni principi basilari di economia dovrebbe farci fermare a riflettere, prima di assumere che l’attività del governo sia consigliabile:

  • I monopoli (di cui il governo stesso è un esempio primario), a lungo andare, conducono a prezzi più alti e servizi più scarsi.
  • Il sistema di prezzi del mercato libero indirizza costantemente le risorse in modo tale che i desideri dei consumatori siano soddisfatti nel modo più efficiente in termini di costi-opportunità.
  • Il governo, d’altro canto, non può essere “gestito come un’azienda”, come Ludwig von Mises spiegò in Bureaucracy. Senza il test profitto-perdite, un’agenzia governativa non ha idea di cosa produrre, in quali quantità, in quali posti, usando quali metodi. Ogni loro decisione è arbitraria.

In altre parole, quando si giunge ad avere la fornitura di qualsiasi bene da parte del governo, abbiamo buoni motivi per aspettarci bassa qualità, prezzi alti e allocazioni di risorse fatte in modo arbitrario e … Leggi tutto

Il mercato del lavoro

 Si ipotizzi inizialmente un mercato puro, in cui il lavoro, fattore di produzione scarso, è venduto e acquistato sul mercato sulla base di libere contrattazioni individuali. Il salario è il prezzo di tale merce.

L’offerta di lavoro –  È costituita dalle  prestazioni lavorative offerte dai lavoratori.mercatodellavoro

Il lavoratore confronta il tasso di salario[1] offertogli con le altre opportunità alternative e con la disutilità del lavoro. Il lavoro genera disutilità, ma al tempo stesso produce i guadagni che consentono di aumentare l’utilità. Dunque ciascuno lavorerà fino a che la soddisfazione mediata attesa è superiore o uguale alla disutilità che deriva dal lavoro. All’aumentare del salario aumenta l’offerta di lavoro (curva dell’offerta).

Domanda di lavoro – È la domanda di prestazioni lavorative effettuata dai datori di lavoro. Il datore di lavoro assumerà lavoratori finché il guadagno che ogni lavoratore in più gli assicura (produttività marginale) supera il salario che egli deve pagare. Al ridursi del salario aumenta la domanda di lavoro (curva della domanda): la riduzione dei costi consente di aumentare le quantità impiegate del fattore lavoro.first curve Vernaglione

Curve di offerta e di domanda di lavoro,

determinazione del salario reale e del

numero di lavoratori occupati.

In un mercato libero, il livello del salario deriva dall’incontro fra le preferenze del datore di lavoro e quelle del lavoratore. Grazie alla concorrenza fra datori di lavoro, in un mercato libero il salario di ciascuno tende a fissarsi al livello della sua produttività marginale in valore (scontata)[2].

Non esiste il “lavoro in generale”, ma lavori diversi che offrono servizi diversi. E dunque si può individuare la produttività di una singola unità di un fattore produttivo, non la produttività di un fattore produttivo considerato nella sua globalità. Cioè si può determinare la produttività di un singolo lavoratore (attraverso la produttività marginale), non la produttività del lavoro in generale. Questo perché i fattori produttivi operano insieme per realizzare la produzione. Dunque dire che nell’ultimo secolo la produttività del … Leggi tutto