Forme di mercato – I parte

stemma mises La teoria economica prevalente ha distinto le forme di mercato in base principalmente alla numerosità dei soggetti dal lato dell’offerta. Mentre Mises era disposto ad accogliere una peculiarità relativamente al monopolio (v. infra), Rothbard ritiene che le varie distinzioni siano ultronee, perché esistono solo prezzi di mercato tout court e i principi prasseologici applicati sono i medesimi. In questa scheda verranno esaminate le varie teorie sulle forme di mercato, accompagnate dai rilievi critici ad esse rivolti dalla Scuola Austriaca.

Concorrenza perfetta

Teorizzata nell’Ottocento prima da Cournot e poi dagli economisti della scuola neoclassica (in particolare Jevons ed Edgeworth), è la forma di mercato caratterizzata dai seguenti requisiti: elevato numero di venditori e compratori, omogeneità del prodotto, libertà di ingresso, perfetta informazione, simultaneità delle contrattazioni.

La prima caratteristica fa sì che ciascun operatore incida in maniera così trascurabile sulle quantità offerte o domandate da non poter influenzare il prezzo di mercato. Per ogni operatore il prezzo è un dato, su cui egli regola il proprio comportamento. Ogni impresa si trova davanti una curva di domanda perfettamente elastica, cioè graficamente orizzontale (se la curva di offerta si traspone verso destra e la curva di domanda è orizzontale non vi può essere riduzione del prezzo).

Alcuni dei requisiti ipotizzati sopra sono assolutamente irrealistici e dunque tale forma di mercato non può esistere nella pratica. La curva di domanda di un’impresa non può essere perfettamente elastica: è come dire che un aumento dell’offerta non provoca una riduzione del prezzo [1].

Inoltre la concorrenza è un processo dinamico, mentre il modello di concorrenza perfetta è statico. [2]

Nel 1933 E. H. Chamberlin e J. Robinson contestano il modello di concorrenza perfetta affermando che nella realtà esistono vari livelli di concorrenza, da quella pura ad un estremo fino al monopolio puro all’altro estremo; essi sottolineano gli elementi monopolistici per denunciare difetti del mercato e giustificare in alcuni settori interventi antitrust e di statalizzazione.

Monopolio

Il … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: introduzione, parte I

Con piacere avviamo oggi la pubblicazione a puntate settimanali dei capitoli I e III de La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri a cui siamo grati per averli licenziati. Ad essi si accompagna la preziosa introduzione del Prof. Carlo Lottieri, docente di Filosofia Politica presso l’Università di Siena, che qui in calce inaugura la serie.

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INTRODUZIONE:

LA FEDE IN CRISTO E LE RAGIONI DELLA LIBERTA’ DI MERCATO

di Carlo Lottieri

 

La pubblicazione in lingua italiana de La Chiesa e il mercato rappresenta un’utile occasione per approfondire il dibattito sul rapporto tra fede cristiana e società liberale, troppo spesso viziato da semplificazioni e superficialità.

Specialmente in culture come quella italiana o francese (ma per la verità anche in altre parti del mondo), a lungo si è assistito ad una polarizzazione tra i fautori di un liberalismo agnostico (quando non apertamente avverso alla religione) e un mondo cattolico desideroso di trovare nel potere statale il braccio secolare di una propria riaffermazione. Quello che ne è derivato è un aut aut assai poco difendibile, come Woods evidenzia, sia sul piano storico che su quello teorico.

Studioso cattolico e libertario, vicino a posizioni tradizionaliste in àmbito religioso 1 e fautore di un ordine politico ispirato a un’intransigente difesa della società di mercato (secondo la lezione di Ludwig von Mises e Murray N. Rothbard), Thomas Woods interpreta una prospettiva assai originale, che è bene oggi possa essere accostata anche dai lettori italiani, poiché è in condizione di sovvertire tanti luoghi comuni e aprire ad una diversa comprensione della realtà.

 

1. Quale libertà?

Il tema della libertà occupa certamente una posizione fondamentale all’interno della cultura cristiana e più specificamente cattolica.

Da sant’Agostino d’Ippona a san Tommaso d’Aquino, per limitarsi a citare i due maggiori protagonisti della riflessione teologica e filosofica della cultura cristiana, la libertà appare strettamente … Leggi tutto

Determinazione del prezzo e quantità scambiate – Scambio indiretto. III Parte

stemma misesPregi del mercato 

Dopo aver esaminato il funzionamento del sistema di mercato, è opportuno soffermarsi sulle ragioni che rendono tale sistema più efficiente rispetto ad economie controllate (con differenti gradi di ampiezza).

Un mercato puro è in grado di conseguire performance superiori nei seguenti campi: maggiore capacità di adattamento (meglio e con maggior velocità) alle preferenze degli individui, qualità, varietà, economicità, innovazione, conservazione del valore. Ciò avviene in seguito a due fattori: 1) l’operare dei prezzi di mercato, che consentono il calcolo economico e 2) gli incentivi al guadagno (massimizzazione dei profitti).

Prezzi di mercato e calcolo economico

La proprietà privata è fondamentale perché è lo scambio di proprietà private che consente il formarsi dei prezzi di mercato. Il motivo principale per cui l’esistenza dei prezzi di mercato consente un impiego efficiente delle risorse risiede nella possibilità del calcolo economico. Grazie ai prezzi, i soggetti, in particolare gli imprenditori, possono calcolare i ricavi stimati e i costi (in particolare i prezzi dei beni capitali), sottrarli e verificare se conseguono profitti o soffrono perdite. I profitti, in quanto redditi degli imprenditori, sono anch’essi prezzi. Senza la possibilità del calcolo economico garantita dai prezzi, l’attività economica sarebbe completamente irrazionale e caotica. Il meccanismo dei profitti e delle perdite consente di allocare le risorse nella maniera che soddisfa meglio i consumatori. Infatti, coloro che assecondano le preferenze dei consumatori vengono premiati realizzando i profitti, gli altri puniti soffrendo perdite. È il comportamento dei consumatori a determinare i profitti e le perdite e quindi a trasferire la proprietà dei mezzi di produzione dai soggetti meno efficienti ai più efficienti. In assenza di profitti e perdite gli imprenditori non saprebbero quali sono i bisogni più urgenti dei consumatori, e quali le tecniche produttive più adeguate per assecondarli.

Ovviamente non si può sapere prima quali attività siano efficienti e quali no, ma il meccanismo ex post è un test inconfutabile, che consente continuamente di riallocare … Leggi tutto

Determinazione del prezzo e quantità scambiate – Scambio indiretto. II Parte

stemma misesSignificato del prezzo

Dunque il prezzo è determinato dall’utilità (dalle scale di preferenza degli scambianti, v. sopra), ma dall’utilità al margine, cioè dall’utilità dell’ultima unità, non dall’utilità totale; il che significa che conta anche la quantità disponibile del bene (scarsità relativa). Maggiore è la quantità, minore sarà l’utilità marginale, e dunque minore il prezzo del bene.

Il concetto è illustrato dal “paradosso del valore” dell’acqua e dei diamanti, posto da Adam Smith: perché l’acqua, che per l’uomo ha un’utilità (valore d’uso) sicuramente maggiore dei diamanti, beni non essenziali, ha un prezzo generalmente molto più basso? [1] La questione venne risolta dalla scuola Austriaca: nel mondo reale non ci si trova di fronte all’alternativa di scegliere fra “acqua” e “diamanti” in assoluto, cioè come categorie assolute, come classi di oggetti. Non bisogna confondere i concetti di “prodotto totale” e “prodotto marginale”. Nessuno sceglie fra “tutta l’acqua del mondo” e “tutti i diamanti del mondo”. Se fossimo costretti ad una simile scelta, il prezzo dell’acqua sarebbe molto più alto del prezzo dei diamanti, perché l’acqua, da cui dipende la sopravvivenza degli esseri umani, è più utile. Ma nel mondo reale, individui concreti scelgono fra quantità definite di beni, specifiche unità, o “margini”; ad esempio, fra un barile d’acqua e un diamante a 10 carati in un luogo particolare, in un tempo specifico e in una particolare concreta circostanza, che potrebbe essere di carenza d’acqua o di abbondanza d’acqua. L’acqua è, di regola, molto più abbondante dei diamanti e dunque è più probabile (è più frequente la circostanza in cui) un bicchiere pieno d’acqua valga molto di meno (quindi abbia un prezzo minore) di un bicchiere pieno di diamanti; opera infatti la legge dell’utilità marginale decrescente, e quindi le ultime unità di un bene abbondante apporteranno un’utilità molto bassa. Ma non è un dato assoluto. In una zona della terra in cui gli abitanti soffrano di una grave carenza d’acqua, … Leggi tutto

Soggetti del sistema economico

stemma misesLe categorie economiche, relativamente alle loro funzioni, possono essere suddivise in: imprenditori, capitalisti/proprietari dei fattori produttivi, lavoratori. Esse sono categorie dell’azione umana. La classificazione è funzionale, non personale, nel senso che una stessa persona può svolgere, in fasi temporali successive o contemporaneamente, ognuna di queste funzioni. Ad esempio, una persona può essere lavoratore alle dipendenze e proprietario terriero.

Imprenditore è qualunque individuo che agisce in relazione ai cambiamenti che si verificano nei dati di mercato (le discrepanze fra i prezzi in periodi successivi), scommettendo sulle incerte condizioni future per migliorare il proprio benessere (profitto). In sostanza, l’imprenditore utilizza i risparmi (personali o presi in prestito) per acquisire input – assumere lavoratori, acquistare o affittare terra, macchinari, materie prime, energia elettrica, semilavorati – con cui vengono prodotti beni e servizi in funzione della vendita; di fatto l’attività dell’imprenditore consiste nell’organizzazione e gestione dell’impresa. L’impresa è l’unità, costituita da una combinazione di fattori produttivi, che produce beni o servizi per il mercato (compresi commercianti e artigiani).

L’attività dell’imprenditore è caratterizzata dal rischio. Il suo obiettivo è il profitto. Il profitto è la differenza positiva fra i ricavi e i costi[1]; la perdita la differenza negativa. Es.: un imprenditore acquista fattori produttivi per un valore di 100 once d’oro; egli spera di vendere dopo un anno il prodotto ottenuto con questi fattori a un prezzo di 110; se ci riesce ha ottenuto un tasso di rendimento annuo pari al 10% (10 once in termini assoluti); se il tasso di interesse è pari al 5%, il profitto è pari al 10 – 5 = 5% annuo, cioè 5 once. L’imprenditore più intuitivo ed abile a utilizzare la conoscenza[2] esistente e a indovinare le preferenze (la domanda) dei consumatori farà profitti, cioè conseguirà un prezzo del bene che è più alto del prezzo dei fattori produttivi impiegati; l’imprenditore non capace subirà perdite. Il profitto dipende dalla correttezza delle previsioni fatte dall’imprenditore su eventi futuri, … Leggi tutto

La Scuola di Salamanca l’aveva già previsto

scuola di salamancaLa più affascinante giustificazione del libero mercato che io conosca è di natura teologica. Nel suo Disputationes de justitia et jure, pubblicato nel 1642 a Lione, il cardinale spagnolo Juan de Lugo (1583-1660) ebbe a sostenere che il “giusto prezzo” dipende da talmente tanti fattori che può essere conosciuto solo da Dio [1] (Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore dell’Ordine dei Redentoristi e santo patrono dei confessori e teologi morali, considera de Lugo il teologo più importante, secondo solo a San Tommaso d’Aquino).

Alcuni anni prima, un altro gesuita spagnolo (membro della cosiddetta “Scuola di Salamanca”), Juan de Salas, concluse, nel suo Comentarii in secundum secundae D. Thomae et contractibus (Lione, 1617), che i fattori coinvolti nella formazione di un dato prezzo sono così complessi al punto che “solo Dio, non l’uomo, può comprenderli esattamente” [2].

Nella teologia degli scolastici di Salamanca, il “giusto prezzo” equivaleva, quindi, al prezzo di mercato, quale risultante naturale delle interazioni tra acquirenti e venditori. I tentativi di configurare un “giusto prezzo” per sostituire quello naturale del mercato, sia dalle autorità civili che ecclesiastiche, erano visti con profondo scetticismo: non si trattava di manovre volte ad usurpare la conoscenza di Dio?

Perché parlare, al giorno d’oggi, della Scuola di Salamanca? Qual è l’importanza delle analisi svolte da un piccolo gruppo di gesuiti e domenicani spagnoli del quindicesimo e sedicesimo secolo, nel tentar di comprendere la nostra attuale situazione economica (E volendo citare un vecchio adagio polacco: “quale nesso logico può esistere tra il pan di zenzero e i mulini a vento?”)?

La risposta a questa domanda è più semplice di quanto non possa sembrare di primo acchito.

Il grande dibattito

Poco più di vent’anni fa, il mondo ha assistito alla fine di un ordine politico-economico basato sull’idea della pianificazione centrale, dell’avanguardia del proletariato o del bureau politico – qualunque sia il nome che si voglia attribuire al regista di tale sistema – per rimpiazzare il … Leggi tutto

Il Mistero dell’Attività Bancaria

mistero rothbardIl settimo libro Usemlab, il Mistero dell’Attività Bancaria di Rothbard, edito per la prima volta in inglese nel 1983, aggiunge un tassello molto importante alla questione monetaria analizzando in maniera scientifica e rigorosa l’attuale sistema bancario a banca centrale e valuta irredibimile. Arricchito di un excursus storico sulla nascita delle banche centrali americana e inglese, espone anche gli interessi delle classi politica e bancaria convergenti nella concessione del privilegio di emissione monetaria di cui esse sono le principali beneficiarie.

Purtroppo il libro sarebbe dovuto uscire almeno 2 mesi fa, ma la solita attenzione nel curare la traduzione (realizzata come per altri libri insieme al prezioso contributo di Giorgio Venzo, presidente dell’Associazione Mises Italia) più alcuni problemi in fase di stampa hanno rimandato l’uscita a questi primi di agosto. E’ un volume, questo di Rothbard, che merita di essere sugli scaffali di chiunque sia appassionato di economia e in particolare di economia monetaria. Questa edizione italiana contiene due prefazioni, una del prof. Salerno già inserita nella seconda edizione pubblicata dal Mises Institute, e una tutta italiana di Giovanni Birindelli che sottolinea importanti aspetti giuridici legati al principio universale di legge, totalmente calpestato nel settore monetario e bancario.

Mentre questa grande crisi riesce a essere tamponata solo tramite crescente e istituzionalizzata falsificazione di denaro, ovvero con gli stessi strumenti che l’hanno causata, il conto alla rovescia che porterà alla fine del sistema monetario attuale continua a correre inesorabile accumulandosi di distorsioni, tanto nella struttura produttiva quanto nel sistema di prezzi, ed aumentando quindi il conto finale da pagare. Rothbard lo spiegava bene già 30 anni fa, e la sua analisi resta più attuale che mai.

Senza dubbio il giorno che il sistema monetario verrà reimpostato su basi sane e solide, e in questo libro troviamo una traccia importante in tale direzione poi sviluppata meglio da Huerta de Soto, la società non potrà che tornare a godere gli enormi benefici prodotti dal … Leggi tutto

Post hoc, ergo propter hoc

Questa è la più grande, nonché più comune, fallacia del ragionamento. In Inghilterra, per esempio, si sono manifestate perdite reali. Queste perdite derivano dalla successione di due fenomeni: primo, la riforma delle tariffe; secondo, il susseguirsi di due cattivi raccolti. A quale di queste due ultime circostanze dobbiamo attribuire la prima?

LearnLiberty – Critica a “La storia di un fallimento”.

Nell’incertezza della congiuntura attuale si fa sempre più alta la voce di chi invoca un impiego più etico, onesto e mirato dei fondi pubblici destinati a privati ed imprese. Dietro questa convinzione sta l’errore di credere che sia in atto una sorta di perversione della democrazia, in cui il giusto processo di redistribuzione sia preda di una casta di privilegiati che da esso attinge fondi e sussidi a spese degli altri.