L’occidente è un’idea tascabile

Non tutti coloro che vanno in giro celebrando le grandi gesta dell’Occidente e condannando le sue distruzioni sono veri amici della libertà. Noi ne siamo a conoscenza almeno dal secolo scorso, quando l’acclamato storico tedesco Oswald Spengler scrisse la sua magistrale opera “Il declino dell’Occidente” (1919).

Questo immenso tomo elogia per 800 pagine la magnificenza dell’arte Occidentale, delle scienze, della letteratura, del benessere, ma questa non è la sua tesi. Lo scopo di questo trattato fu di lanciare un oscuro avvertimento: l’Occidente dovrà essere riunito sotto un nuovo Cesarismo, e velocemente, prima che altre potenti tribù del mondo possano vincere la battaglia per il controllo.

Le ideologie del Liberalismo e del Socialismo sono morte, scrisse Spengler, cosi come lo è l’economia basata sul denaro, che è troppo fragile e debole per partecipare alla sfida del controllo della storia. Una nuova forma di dittatura, supportata da una visione cosciente e da una volontà di leader politici capaci di guidare il popolo, sono elementi necessari per impadronirsi del potere.


L’imponente libro di Spengler fu accolto dalle lodi del pubblico, ma che cosa presagi? Basta guardare alle guerre interne all’Europa per capirlo.

Quel discorso in Polonia

Il libro ritorna alla mente a causa del discorso tenuto a Varsavia, in Polonia, dal presidente Donald Trump, che in certi passaggi è stato fantastico e fonte di ispirazione, ed in certi altri stranamente nefasto. Ci son voluti pochi giorni, ma gradualmente nella persone si è instaurata la consapevolezza che quel discorso, scritto dal consigliere politico Stephen Miller, è stato molto più che una recita della solita banalità politica. È stata una proposta per ricalibrare la filosofia di governo degli Stati Uniti ad un livello profondo, ed ha instaurato una consapevolezza della unica identità e della missione che lui ha ripetutamente chiamato “L’Occidente”, un termine che non ha avuto una risonanza politica da parecchie decadi.

L’Occidente, nella maniera descritta dal discorso di Trump, non è una mera Leggi tutto

La disoccupazione: un disastro ancora peggiore per il terzo mondo

UnemploymentIl recente crollo di una fabbrica tessile in Bangladesh, che ha provocato la morte, secondo dati aggiornati, di più di 1100 persone che vi lavoravano, ha generato un’ondata di rabbia a livello internazionale non solo contro il proprietario dell’edificio, ma anche contro i vari rivenditori negli Stati Uniti e in Europa, molti dei quali celebri, che hanno immesso sul mercato capi di abbigliamento prodotti in quell’edificio. Si chiede loro di assumersi la responsabilità delle condizioni di lavoro nelle fabbriche che li riforniscono e di non avere rapporti commerciali con aziende che non offrono condizioni di lavoro sicure e umane e non pagano “salari equi”.

Tali richieste si fondano sulla convinzione che, se si lasciano gli uomini d’affari o gli imprenditori liberi da interferenze statali, la loro ricerca del profitto li conduce a pagare salari da fame a lavoratori costretti a sgobbare per una quantità intollerabile di ore (in condizioni disumane). E, in più, che i profitti estorti in questo modo ai lavoratori siano nelle mani dei capitalisti come una sorta di fondo nero a disposizione, almeno una parte più o meno consistente del quale può essere restituita ai lavoratori da cui è stata presa o utilizzata a loro vantaggio, senza ricadute negative (a parte la privazione dei capitalisti di parte dei loro guadagni illecitamente ottenuti). Si dà generalmente per scontato che la ragione per cui il tipo di condizioni di lavoro che prevalgono in Bangladesh e nel resto nel Terzo Mondo non esistano negli Stati Uniti e nell’Europa Occidentale sia l’approvazione di una legislazione sul lavoro e sociale; occorre estendere tale legislazione ai Paesi che ancora ne sono privi.

Ogni aspetto di questo insieme di credenze è sbagliato e le sue conseguenze sono altamente distruttive, soprattutto per le masse di lavoratori nel Terzo Mondo che vivono già alle soglie della fame e che sono in pericolo di esservi precipitate dall’inutile aumento del costo di dare loro lavoro, o aumentando arbitrariamente … Leggi tutto

La religione statalista di Javert

A coloro che javert-crowedanno per scontati la prosperità e il benessere – e tutti noi, che lo si ammetta o meno, lo facciamo – farebbe bene guardare il film  Les Misérables, che vede Russell Crowe recitare la parte dell’inflessibile ispettore Javert (per non menzionare la straordinaria interpretazione di “I Dreamed A Dream”  da parte di Anne Hathaway). Il film dipinge in modo brillante un livello di povertà che nessuno di noi ha mai conosciuto. Dovremmo ben riflettere su questo e sulle ragioni per cui noi, oggi, non viviamo una tale condizione di povertà (suggerimento: non è grazie al Congresso).

Quelle immagini sono un efficace rimprovero per tutti i nuovi primitivisti di destra e di sinistra che vanno esaltando il ritorno a vite più semplici, la decrescita, e che pretendono di mettere un freno al nostro utilizzo di ogni bene, dal gas all’acqua e al cibo. Questo film è un monumento a ciò che significa veramente la povertà. I risultati non sono romantici, nè tantomeno salutari. Sono volgari, dolorosi, crudeli.

Non sorprende il fatto che quella povertà fosse accompagnata da una inesorabile soppressione della libertà individuale da parte del governo, a dimostrazione di quanto, in questo mondo, povertà e statalismo siano direttamente correlati.

La povertà, a quei livelli, è qualcosa che facciamo veramente molta fatica a comprendere. Ma l’autore del romanzo, Victor Hugo, la vide intorno a sè nella Parigi in cui viveva. Scrisse il romanzo nel 1832, durante un periodo economicamente molto difficile per la Francia. La moneta veniva svalutata. I raccolti non erano soddisfacenti. La carestia dilagava. Un’epidemia di colera si era abbattuta su Parigi dopo che la città era stata invasa da immigranti di altre nazioni dell’Europa, da cui erano stati banditi.

La situazione era particolarmente difficile nelle città come Parigi. Le soluzioni politiche del tempo favorirono da una parte le istanze reazionarie per il ripudio dei principi repubblicani e la restaurazione della monarchia e … Leggi tutto