Scienza economica e metodo austriaco – Prefazione

Con grande piacere, riceviamo e pubblichiamo dalla libreria San Giorgio la prefazione, curata da Piero Vernaglione, alla traduzione italiana di Economic Science and Austrian Method di Hans Hermann Hoppe.

PREFAZIONE

Hans-Hermann Hoppe hoppe e pirriè uno dei massimi esponenti della teoria libertaria contemporanea. La sua versione anarco-individualista del libertarismo non rappresenta solo un’impostazione radicale nell’ambito del pensiero politico, ma anche una sfida al dominante modello positivista-empirista degli specialismi disciplinari. Evocando, più o meno consapevolmente, l’archetipo rinascimentale dell’unitarietà dei saperi, Hoppe propone l’ardito progetto di un’epistemologia che non rimanga circoscritta al proprio ambito disciplinare, ma che rappresenti anche il fondamento dei contenuti filosofico-politici.

Dei tre saggi qui tradotti per la prima volta in Italia, i primi due derivano da interventi svolti alla “Advanced Instructional Conference on Austrian Economics” organizzata dal Ludwig von Mises Institute e tenutasi nel giugno del 1987 all’università di Stanford; il terzo fu scritto nel 1993. Essi racchiudono complessivamente tutti gli elementi che costituiscono l’elaborata epistemologia di Hoppe. Relativamente alla quale, l’approfondimento del metodo aprioristico della prasseologia di Ludwig von Mises costituisce un tassello di un più ampio schema dottrinale.

Il primo scritto riassume i fondamenti della prasseologia: l’assioma dell’azione, con le relative categorie, e la successiva deduzione delle leggi economiche, equiparate alle kantiane ‘proposizioni sintetiche a priori’. Il secondo saggio si concentra sulle critiche al metodo empirico nelle scienze sociali e sulle indebite commistioni fra teoria e storia.

Il terzo saggio, oltre a ricapitolare la controversia fra metodo Austriaco e metodo sperimentale, contiene l’importante novità proposta da Hoppe: la prasseologia come fondamento dell’epistemologia. Accanto all’assioma dell’azione viene posto un secondo assioma, mutuato da Karl O. Apel: l’“a priori dell’argomentazione”. Tale assioma afferma che qualsiasi questione relativa a ciò che è giusto o ingiusto, vero o falso, valido o non valido, sorge ed è decidibile solo se gli individui possono scambiarsi asserzioni. Le idee stesse di giustizia, verità o validità, i loro fondamenti, la loro applicazione a tutti i campi … Leggi tutto

Lo Stato come impresa: il caso del Liechtenstein

(L’articolo è una sintesi del saggio “Il caso del Liechtenstein: un nuovo paradigma dell’ordine?” pubblicato sul periodico “Tradizione e Cultura”, settembre 2012).

 L’odierna crisi degli Stati Sociali occidentalivaduz, impossibilitati a mantenere i costi di un generoso welfare ed alle prese con una serissima crisi fiscale e monetaria sovranazionale[1] che ne mina le fondamenta, impone una riflessione approfondita sul ruolo che, nel futuro, lo Stato dovrà occupare nell’economia e, più in generale, nella sfera privata dell’individuo.

A questo proposito, vi è una parte crescente della dottrina giuridica[2] ed economica, nonché dell’opinione pubblica[3], che propone il superamento della stessa concezione moderna della “sovranità”[4] e quindi un ripensamento dell’intero diritto pubblico, attraverso una trasformazione in senso “privatistico” ed autenticamente federale e concorrenziale dell’odierno Stato nazione.

HANS ADAM II: Cenni biografici

Hans Adam II, nato a Zurigo il 14 febbraio 1945, è il primogenito del Principe Franz Josef II del Liechtenstein e della Principessa Giorgina di Wilczek.

Fin da piccolo mostra grande interesse per le materie umanistiche e la fisica, ma viene spinto, a seguito della necessità del Casato di riorganizzare e ricostruire il proprio patrimonio (riorganizzazione che avrà luogo nel 1970), a studiare economia: si forma, quindi, prima a Vienna e poi nella Scuola di Scienze Economiche e Sociali di San Gallo.

L’interesse per le vicende politiche rimane vivissimo. Le trasformazioni politico-statuali europee del XX secolo lo portano ad elaborare una Teoria dello Stato affatto particolare, che segnerà il suo Regno e l’attività politico-imprenditoriale dello stesso Casato;  un ruolo importante ebbe l’autodeterminazione democratica e pacifica del cantone del Giura (1979)[5], a seguito della quale Hans abbraccia il diritto di autodeterminazione locale, pilastro del suo pensiero politico.

La dottrina localistica del  giovane Principe è ulteriormente corroborata dagli sconquassi verificatisi nei grandi sistemi socialisti dell’Est Europa, contrapposti ai successi economici di piccoli e ben organizzati stati, quale quello del Liechtenstein: egli si convince, dopo un’accurata analisi … Leggi tutto