Far West: l’epoca libertaria della storia americana

1. AI CONFINI DELL’ANARCHIA

Il Far West americano del secolo scorso ha rappresentato uno degli esempi di maggior successo di società senza Stato. Nella storia ci sono stati numerosi casi di società prive di un’autorità centrale – si pensi alle tante tribù primitive, all’Islanda medioevale, o all’Irlanda celtica: tutte però erano caratterizzate da un arretrato livello tecnologico e da un limitato sviluppo commerciale. La singolarità del Far West consiste nell’essere una società “moderna” che ha prosperato per decenni in condizioni molto vicine a quelle del modello anarco-capitalista, cioè senza bisogno di uno Stato, e in un’atmosfera di quasi assoluto laissez-faire capitalistico.

Il processo di centralizzazione e di rafforzamento del governo federale che seguì alla guerra civile del 1861-65 non riuscì ad ingabbiare l’impetuoso movimento demografico verso l’Ovest, perché le vaste terre vergini che si aprivano alla colonizzazione rimanevano materialmente al di fuori d’ogni possibilità di controllo da parte del potere centrale. Di conseguenza, l’espansione della Frontiera fu un grandioso ordine spontaneo che si sviluppò, senza alcuna pianificazione governativa, per opera di una miriade di pionieri isolati, famiglie autosufficienti e comunità autogovernate.

Ma non fu solo l’esistenza della Frontiera e delle terre libere a generare questo potente individualismo; al contrario, furono lo spirito d’indipendenza della gente comune e le idee politiche diffusesi con la guerra d’Indipendenza (quelle di Jefferson, di Paine e dei rivoluzionari radicali) che caratterizzarono in senso radicalmente libertario l’epopea del West. I pionieri, ha scritto Frederick Jackson Turner nel suo famoso saggio sulla Frontiera americana, erano “idealisti sociali” che fondavano le loro aspirazioni sulla fiducia nell’uomo comune e sulla prontezza a venire ad accordi, senza l’intervento di un despota paternalistico o di una classe che esercitasse il suo controllo. Se gli uomini del West non fossero stati animati da questi principi la colonizzazione della Frontiera avrebbe assunto quasi sicuramente un carattere del tutto diverso. La terra libera e fertile non sarebbe mai stata sufficiente: bastava osservare il contrasto … Leggi tutto

Il cibo e l’arte del commercio

arte_commercioUna delle mie attività preferite per occupare il tempo libero è quella di navigare sulla pagina internet della galleria d’arte, che fornisce splendide copie di “antichi maestri” d’arte dall’XI al XIX secolo. Non sono un critico d’arte, ma mi piace ciò che queste opere dicono riguardo alle epoche e alla società in cui esse apparvero. I dipinti presentati in questo sito sono di santi, peccatori, nobili e contadini – e la maggior parte delle scene sono prese dalla mitologia antica e dalla Bibbia.

I dipinti in passato erano beni di lusso, quindi non sorprende che la maggior parte di essi rappresenti scene che non hanno nulla a che fare con la vita dell’80-90 percento della popolazione. Solo in rari casi vediamo scene che caratterizzarono la vita di chiunque. Tra queste, ci sono quelle molte dozzine che raffigurano ambientazioni commerciali, come quella usata nell’intestazione dei Libertarian Papers.

Ci sono diversi tipi generali di scene di commercio: navi che trasportano pesci nel porto, le nature morte di beni che vengono commerciati, le scene di grandi mercati e le dispense. Essi offrono una speciale emozione a qualsiasi amante del commercio. Questa è la vita in condizioni normali. Questi sono i mezzi di sostentamento. Questo – e non il lusso dei re e degli aristocratici privilegiati – è il modo in cui le persone comuni si sono create il loro spazio nel corso della loro vita.

Il principale soggetto è, ovviamente, il cibo. È il primo livello che riguarda ogni società di ogni periodo storico in qualsiasi luogo. Poi vengono i vestiti e le dimore. Infine, giunge nuovamente il cibo.

Mises, in Liberty and Property, descrisse correttamente lo stato della persona comune dell’era precapitalistica:

Il numero di persone per cui c’erano lavori regolari nell’agricoltura, nelle arti e nell’artigianato era limitato. A queste condizioni, più di un uomo, per usare le parole di Malthus, doveva scoprire che “al poderoso banchetto della natura

Leggi tutto

Diritto e potere politico: appunti

Come è noto, la modernità ha visto il trionfo, progressivo ma inesorabile, della loy (volizione autoritaria del sovrano) a scapito della lex (emanazione della società civile nella sua globalità): la volontà particolare del Principe, ipostatizzata e sacralizzata nell’esercizio della “sovranità”, si abbatte come un fulmine a ciel sereno sulla testa della generalità dei consociati.

Già ai tempi degli Antichi Romani, Cicerone, nel De Republica (libro II, 1-2) citava Catone, secondo cui:

«il motivo per il quale il sistema politico [romano] fu superiore rispetto a quello degli altri paesi era il seguente: i sistemi politici degli altri paesi erano stati creati introducendo leggi e istituzioni in base al parere personale di singoli individui come Minosse a Creta e Licurgo a Sparta […] Al contrario la nostra repubblica romana non si deve alla creazione personale di un unico uomo, bensì di molti. Non è stata fondata durante la vita di un individuo particolare, ma attraverso una serie di secoli e generazioni. Perché non c’è mai stato nel mondo un uomo così intelligente da prevedere qualsiasi evento e, anche se potessimo concentrare tutti i cervelli nella testa di uno stesso uomo, sarebbe per lui impossibile tenere a mente ogni cosa nello stesso tempo, senza avere accumulato l’esperienza pratica che si acquisisce con il trascorrere di un lungo periodo storico».

Ancor di più, probabilmente, ritroviamo, nell’universo medievale, un equilibrio giuridico sapientemente elaborato e pluralistico:

“esprime nel suo seno quello che io, altra volta, ho chiamato un potere politico incompiuto; intendo, per incompiutezza, non già la mancanza di effettività (che spesso c’è e che talora può acuirsi perfino in manifestazioni tiranniche), bensì l’assenza di un progetto totalizzante, onnicomprensivo. In altre parole, il potere politico non ha la pretesa di controllare l’interezza del sociale, anzi si contraddistingue per una sostanziale indifferenza verso quelle zone – anche ampie, amplissime – del sociale che non interferiscono direttamente con il governo della cosa pubblica” (Paolo Leggi tutto

Commercio e libertà artistica

La figura dell'artista è strettamente legata a quella dell'uomo d'affari e ne condivide origine e destino. Entrambi, nella loro versione moderna, sono nati ed hanno avuto fortuna nel tardo Medioevo, quando la rinascita dei commerci ha favorito la crescita del reddito e quindi anche le fortune degli artisti.

Analisi economica del diritto consuetudinario (quinta parte)

Sebbene il diritto consuetudinario Anglo Sasssone dovette cedere il passo al diritto imposto, lo sviluppo della legge commerciale medievale, la lex mercatoria, effettivamente frantuma il mito per il quale il governo deve definire ed applicare le “regole del gioco”. Poiché la Lex mercatoria si sviluppò al di fuori dei confini politici ed evitò l’influenza di regole politiche più di molti altri sistemi legali occidentali, mostra i risultati cui un sistema di diritto consuetudinario può giungere.

Diritto consuetudinario per la Rivoluzione Commerciale

Con la caduta dell’Impero Romano, le attività commerciali in Europa diminuiscono drasticamente[1]. Dal sesto al decimo secolo, non ci fu quasi più commercio. Ma l’undicesimo e il dodicesimo secolo videro una rapida crescita della produttività agricola, il che permetteva di dedicare meno lavoro ad attività destinate al sostentamento della popolazione. Merci agricole furono prodotte in quantità così grandi da stimolare un vasto commercio e la popolazione iniziò a spostarsi verso le città.

Una conseguenza (nonché un impulso) all’accresciuta produttività agricola e all’urbanizzazione fu il riemergere di una classe professionale di mercanti. Il diritto consuetudinario rappresentava, tradizionalmente, la fonte delle regole commerciali, ma nel decimo secolo esso era altamente localistico [2]. Quindi, vi erano barriere sostanziali da superare affinché un commercio intracittadino, interregionale e internazionale potesse svilupparsi. I commercianti parlavano diverse lingue, con retroterra culturali differenti.

Oltre a ciò, le distanze geografiche spesso impedivano la comunicazione diretta, figuriamoci la costruzione di obbligazioni che avrebbero facilitato gli scambi. Molte persone avevano necessità di realizzare scambi (tra questi troviamo, ad esempio, agenti commerciali e trasportatori). Tutto questo “aumentò l’ostilità verso gli usi stranieri, conducendo a scontri tra mercanti” [3].

Durante questo periodo, “il concetto fondamentale e le istituzioni del moderno diritto commerciale – lex mercatoria – furono formati e, molto più importante, fu allora che il diritto commerciale in Occidente arrivò ad essere visto come un integrato e sviluppato sistema, un corpo legale” [4]. Alla fine dell’undicesimo secolo, la Lex Mercatoria … Leggi tutto