Austriaci e neoclassici

stemma misesIn questo lavoro vengono esaminate le principali differenze fra la Scuola Austriaca e la tradizione Neoclassica. Sebbene nelle classificazioni dottrinali più sommarie gli Austriaci vengano incorporati nella scuola Neoclassica, ciò può essere considerato corretto solo relativamente alle origini delle due tradizioni di ricerca, in particolare con Menger. Successivamente le differenze metodologiche si sono accentuate in una misura tale da configurare due orientamenti teorici distinti, e a tratti contrapposti[1].

1) Le scuole classica e neoclassica considerano come soggetto idealtipico l’homo oeconomicus, l’uomo d’affari, il cui obiettivo è la massimizzazione del profitto monetario, o in generale dell’interesse personale inteso in senso strettamente egoistico. Ma questo modello è parziale, e non dà conto ad esempio di una figura centrale come è quella del consumatore, e di un atto fondamentale qual è il consumo; oppure di preferenze diverse dal guadagno monetario, come ad esempio il valore affettivo che un individuo attribuisce ad un determinato bene. L’homo oeconomicus afferra solo una parte dell’uomo, mentre l’uomo agente e la teoria dell’azione umana colgono l’intera dinamica economica.

2) Equilibrio – I neoclassici ritengono che l’economia di mercato sia sempre in uno stato di equilibrio di lungo periodo, senza profitti, perdite e incertezza. La Scuola di Losanna (Walras, Pareto, Schumpeter) si limita a determinare le appropriate grandezze degli elementi del sistema, appunto le condizioni dell’equilibrio.

In fisica “equilibrio” è uno stato in cui un’entità rimane; ma in economia c’è una tendenza verso l’equilibrio, mai uno stato di equilibrio. Gli Austriaci infatti si sono concentrati non sull’equilibrio ma sul processo attraverso il quale il mercato muove verso l’equilibrio; e in questo contesto il tempo diventa un concetto centrale[2]. Gli attori economici, poiché agiscono per uno scopo, per raggiungere un dato stato finale, puntano all’equilibrio; il concetto di azione, di processo, implica lo stato di equilibrio. Ma nel mondo reale questo equilibrio non è mai completamente raggiunto, è sempre modificato, perché cambiano continuamente le determinanti dell’attività economica: … Leggi tutto

Böhm-Bawerk e la struttura intertemporale del capitale

[Pubblicato originariamente su LaRibellioneDelleMasse]

boehm-bawerk_webBöhm-Bawerk accoglie il nuovo tipo di impostazione data da Menger alla teoria economica; da un lato riprende l’idea d’una produzione che si sviluppa nel tempo, dall’altro la differenza tra beni in grado di soddisfare in modo diretto i bisogni (beni di consumo, o beni del primo ordine) e beni in grado di soddisfarli in maniera indiretta (beni di capitale, o beni di ordine superiore); su questi costruisce la sua teoria del capitale.

Noi non esporremo la teoria di Böhm-Bawerk nella sua interezza, che in sé risulta una teoria economica compiuta in tutte le sue parti; ci limiteremo ad esporre due concetti, che Hayek riprende e su cui costruisce la teoria del ciclo economico: il periodo di produzione, e la cosiddetta legge della maggior produttività dei metodi di produzione indiretti (more roundabout method of production).

Böhm-Bawerk parte da una domanda: in quali modi l’uomo può utilizzare le forze produttive di base (lavoro e terra) al fine di realizzare dei beni? Fondamentalmente può combinarli in due modi. Il primo è di combinarle tra loro in modo che il bene sia il risultato immediato di questa combinazione.

Il secondo è usare una via indiretta (roundabout way) e, con quanto inizialmente a sua disposizione, realizzare un primo bene, e dopo, con l’ausilio di questo, ottenere il bene finale desiderato.

Tra i tanti esempi che ci fornisce Böhm-Bawerk c’è quello del pescatore: egli può procurarsi dei pesci in maniera diretta semplicemente pescando i pesci con le mani; può procedere in maniera indiretta, dotandosi prima d’una canna per pescare, e solo dopo cimentarsi nell’attività di pesca; oppure può procedere in maniera ancora più indiretta, costruendo una barca e una rete da pesca; in questo ultimo modo avrà la possibilità di aumentare ancora la resa del suo lavoro (la produttività), soprattutto a confronto del modo diretto.

A mano a mano che aumenta la distanza tra l’iniziale applicazione del … Leggi tutto

La qualità della moneta (parte quarta)

IV. La qualità della moneta e la funzione di mezzo di scambio

Per prima cosa, esamineremomoney i fattori o le proprietà che influenzano la qualità della moneta nella sua funzione di mezzo di scambio. Allorché queste proprietà cambiano, la qualità della moneta migliora o peggiora, e altera il potere dacquisto della moneta [stessa].

Le proprietà di un buon mezzo di scambio sono diverse. La maggior parte di esse è stata discussa, nella letteratura scientifica, in un altro contesto, cioè per spiegare lorigine della moneta. In realtà, la teoria qualitativa può spiegare la nascita e la scomparsa della moneta, mentre la teoria quantitativa non è in grado di spiegare questi fenomeni.1 Una delle proprietà più importanti per la qualità della moneta è lesistenza, nella società, di una domanda non monetaria per la moneta. Questa domanda può esprimersi in forma di beni di consumo o di fattori di produzione. Eimportante, per la qualità della moneta, che la sua domanda non monetaria giochi un ruolo essenziale nella società: tutti la vogliono, tutti ne hanno bisogno. La moneta non è richiesta solo come mezzo di scambio, ma anche per altri scopi. Così, per la moneta come bene esistono molte domande insoddisfatte e lintensità delle domande individuali è relativamente alta e permanente (Menger 1892, pag. 5). La domanda non monetaria è importante perché dà un’”assicurazioneal detentore di moneta. Perfino se la moneta finisse demonetizzata, cioè perdesse la propria domanda monetaria, conserverebbe comunque un valore considerevole. La domanda non monetaria sostiene il suo valore.2 Insomma, più alta la domanda non monetaria, più alta la qualità della moneta. Se, ad esempio, loro è moneta e la domanda di oreficeria aumenta, Leggi tutto

Omaggio ai lettori: il poster della Scuola Austriaca.

mises ubiratanRiceviamo, e molto volentieri pubblichiamo, un omaggio proveniente direttamente dal Mises Institute in Auburn: il poster in italiano dei principali economisti di Scuola Austriaca, ricavato dall’originale in vendita presso il Mises Store. Ciascuno dei sei soggetti ha riportata in calce la sintesi del proprio contributo alla teoria austriaca ed alla battaglia d’idee per la libertà dell’individuo.

Il poster è liberamente scaricabile tramite link a fondo articolo. Coloro che desiderassero la versione ad alta definizione (formato .psd, 19.3 Mb, 4500×3000 px), ad esempio a fini di stampa su supporto fisico, potranno senz’altro inoltrare richiesta tramite il nostro indirizzo e-mail.

Un grazie di cuore a Dante Bayona, summer fellow al Mises Institute in Alabama, che assieme ad altri amici ha curato la traduzione in diverse lingue.

 

Sacrica il poster (formato .jpeg, 4.9 Mb, 4500×3000 px)

 

 

 

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Credito e creazione di moneta

B998Estratto da Theory of Money and Fiduciary Media curato da Jörg Guido Hülsmann, con la quale ha voluto celebrare il centenario della grande opera di Ludwig Von Mises, conosciuta in Italiano come Teoria della Moneta e dei Mezzi di Circolazione.

La dissertazione di Mises sulla politica monetaria conclude la seconda parte del suo libro, che affronta le cause e le conseguenze del valore di scambio insito nella moneta in generale. Nella successiva terza parte egli particolarizza la precedente disamina focalizzandosi sulle caratteristiche peculiari della domanda e dell’offerta relative ai cosiddetti “mezzi di circolazione”.

La terza parte, nella sua interezza, può essere letta come un lungo, sistematico ed esaustivo commento sull’enorme dibattito avuto luogo nel diciannovesimo secolo tra la Currency School [Scuola di pensiero britannica  che considerava l’aumento dell’inflazione come conseguenza delle troppe banconote immesse sul mercato] e la Banking School [Scuola di pensiero britannica nata per controbattere la precedente, riteneva che una sana competitività tra banche potesse essere sufficiente per mantenere bassa l’inflazione]. Tuttavia, non ha la forma di un commentario, ma di un trattato. Mises accompagna i suoi lettori attraverso le sei grandi questioni  oggetto della disputa:

  1. La natura del credito fiduciario, con particolare attenzione alla differenza tra credito genuino (beni) e (falso) credito di mezzi di circolazione;
  2. La comprensione dei limiti, se esistenti, alla creazione di nuovi mezzi di circolazione;
  3. La cruciale questione riguardante l’elasticità della produzione di mezzi fiduciari, nel senso di comprendere se quest’ultima tenda a conciliare i cambiamenti nella domanda di moneta oppure no;
  4. Il ruolo delle riserve bancarie, atte al mantenimento dei rimborsi di mezzi fiduciari nella norma;
  5. La natura disequilibrata dei mezzi di circolazione;
  6. L’appropriata politica per gestirli.

Mises aveva annunciato questa discussione già nella prefazione alla prima edizione (soltanto in lingua originale). Scrisse infatti che la teoria portata avanti dalla Banking School si trovava ad essere meno soddisfacente della teoria della Moneta (che poteva contare sull’appoggio alle teorie di Menger e Wieser), … Leggi tutto

Perchè studiare la Scuola Austriaca è importante (parte prima)

L’economia, scriveva Joseph Schumpeter, è “una grande carrozza che trasporta passeggeri di incommensurabile interesse e abilità”. Vale a dire, gli economisti sono incoerenti e inefficaci, la loro reputazione lo conferma. Eppure non dovrebbe essere così per ciò che concerne i tentativi economici di dare risposta alle questioni più importanti del mondo materiale. Supponete di non conoscere nulla riguardo al mercato, e chiedetevi: come può l’intera summa di conoscenza intellettuale e risorse scarse della società essere assemblata al fine di ridurre al minimo i costi; utilizzare il talento di ciascuno; rispondere ai bisogni e gusti di ogni consumatore; incoraggiare innovazione, creatività e sviluppo sociale; come può darsi tutto questo in maniera sostenibile?

La domanda è molto importante, coloro i quali cercato di rispondervi meritano sicuramente rispetto. Il problema è questo: il metodo usato da molti economisti mainstream ha poco a che vedere con l’azione umana, quindi porta a conclusioni errate.

Le questioni centrali dell’economia hanno impegnato i più grandi pensatori sin dall’antica Grecia. E oggi, il pensiero economico, si articola in diverse scuole teoriche: i Keynesiani, i Post Keynesiani, i Neokeynesiani, i Classici, i Neoclassici (o Scuola delle Aspettative Razionali), i Monetaristi, la Scuola di Chicago, la Public Choice della Virginia, gli Sperimentalisti, i Game Theorists, le varie correnti della Supply Side e via dicendo.

La Scuola Austriaca

Tra queste, ma in maniera diversa, troviamo la Scuola Austriaca. Non è una scuola all’interno dell’economia “ortodossa”, ma un modo alternativo di guardare a essa. Dove le altre scuole si focalizzano su modelli matematici ideali in economia, suggerendo i modi in cui il governo potrebbe influenzarli in caso di necessità, la teoria Austriaca è più realistica e quindi più scientifica.

Gli Austriaci considerano, invece, l’economia uno strumento utile a comprendere come le persone interagiscono e competono nel processo di soddisfacimento dei relativi bisogni e nell’allocazione delle risorse, in modo da costruire un florido ordine sociale. Essi considerano l’imprenditorialità una forza critica nello sviluppo … Leggi tutto