Mercantilismo: il lato economico dell’assolutismo

All’inizio del XVII secolo l’assolutismo monarchico è risultato vittorioso in tutta Europa. Ma un re (o, nel caso delle città-stato italiane, un principe o un governante minore) non può governare tutto da solo. Deve governare attraverso una burocrazia gerarchizzata. E così la regola dell’assolutismo fu creata attraverso una serie di alleanze tra il re, i suoi nobili (che erano principalmente grandi proprietari terrieri o ex feudatari) e vari settori del commercio. “Mercantilismo” è il nome dato dagli storici della fine del XIX secolo al sistema politico-economico dello stato assoluto del periodo compreso tra il XVI e il XVIII secolo.

Il mercantilismo è stato definito da vari storici o osservatori un “sistema di potere o di costruzione dello stato” (Eli Heckscher), un sistema di sistematici privilegi statali, in particolare nel limitare le importazioni o nel sovvenzionare le esportazioni (Adam Smith), o un insieme di teorie economiche errate, incluso il protezionismo e la presunta necessità di accumulare oro in un paese. In effetti, il mercantilismo era tutto di queste cose; era un sistema completo di costruzione dello stato, privilegio statale, e quello che si potrebbe chiamare “capitalismo monopolistico di stato”.

In quanto aspetto economico dell’assolutismo statale, il mercantilismo era necessariamente un sistema di costruzione dello stato, di un grande governo, di pesanti spese reali, di alte tasse, di (soprattutto dopo la fine del XVII secolo) inflazione e deficit finanziario, di guerra, imperialismo e di esaltazione dello stato-nazione. In breve, un sistema politico-economico molto simile a quello dei nostri giorni, con l’eccezione insignificante che ora l’industria su larga scala, invece del commercio mercantile, è l’obiettivo principale dell’economia. Ma l’assolutismo di Stato significa che lo stato deve acquistare e mantenere alleati tra i potenti gruppi dell’economia, e fornire anche un punto di riferimento per l’esercizio di attività lobbistica per ottenere privilegi speciali tra questi gruppi.

Jacob Viner ha bene illustrato:

Le leggi e i provvedimenti non erano tutti, come alcuni moderni fautori delle virtù

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Sulla scia di una perdita di fiducia

Come ripetuto spesso su queste pagine, la merce più commerciata al giorno d’oggi è la fiducia. Nel corso del tempo la consistenza del denaro s’è fatta sempre più effimera, andando a ricoprire una forma sempre più virtuale piuttosto che fisica. Si pensi solamente che la maggior parte delle transazioni giornaliere sono effettuate attraverso circuiti digitali. Per non parlare della lotta dello stato contro il denaro contante. Questo ovviamente serve a rendere gli attori di mercato quanto più prevedibili possibile, affinché abbiano di fronte a loro una scelta calata dall’alto. Si tratta chiaramente di una falsa scelta, poiché imposta indirettamente, ma in sostanza questo percorso verso cui siamo diretti è stato in qualche modo “predetto” in due diverse opere: The Road To Serfdom (1944) di F. A. Hayek e Planned Chaos (1950) di Ludwig von Mises.

Nella prima si sottolinea come una pianificazione centrale della società, al fine di preservare il proprio potere, finisce per invadere inevitabilmente la maggior parte dei settori dell’economia. L’invasione di suddetti settori avviene perché le informazioni all’interno dell’ambiente economico vengono distorte a tal punto da rendere impossibile un calcolo economico in accordo con la volontà degli attori di mercato. La distorsione derivante porta ad una correzione degli errori, la quale viene impedita poiché significherebbe un restringimento degli ostacoli imposti all’economia da parte della pianificazione centrale. Di conseguenza viene tenuto artificialmente in vita un sistema che continua a marcire all’interno, sebbene all’esterno possa sembrare alquanto stabile. Questo finché la pianificazione centrale non invade tutti i settori dell’economia, a quel punto non esistono più prezzi di mercato o informazioni genuine, bensì un’accozzaglia di meccanismi di feedback che si contraddicono.

Era un po’ il caso della borsa russa durante gli anni della Guerra Fredda, la quale si limitava a copiare i prezzi di quella occidentale. Non esisteva affatto un meccanismo genuino di determinazione dei prezzi. Erano praticamente decisi a tavolino. Sappiamo tutti che fine ha fatto l’URSS nel 1991. … Leggi tutto

Economia internazionale

stemma misesGli economisti hanno dedicato alla “teoria del commercio internazionale” un’attenzione superiore alla sua effettiva importanza analitica; infatti essa non è altro che l’analisi del libero mercato applicata ad un’area geograficamente più vasta. Si commercia perché esiste, ed è conveniente, la divisione del lavoro, e di conseguenza lo scambio.

 Cause del commercio internazionale: 1) diverse condizioni di produzione: i paesi hanno dotazioni di risorse naturali diverse; 2) economie di scala: è conveniente estendere il volume della produzione, e dunque conquistare mercati esteri, per ridurre i costi; 3) differenze di gusti: anche se le condizioni di produzione fossero uguali ovunque, i gusti delle popolazioni sono diversi.

Dal ‘500 al ‘700 il mercantilismo è la dottrina economica dominante: sostiene politiche protezionistiche per conseguire avanzi nella bilancia dei pagamenti, che si traducono in aumenti degli stock di oro e argento. A partire dalla seconda metà del ‘700 inizia la reazione teorica a tale dottrina, per merito di David Hume ed Adam Smith.

  1. Smith: ogni paese deve specializzarsi nelle produzioni in cui ha costi assoluti minori rispetto agli altri paesi.
  2. Ricardo-Torrens, “teorema dei costi comparati”: anche se un paese è svantaggiato in tutte le produzioni, è conveniente che si specializzi nella produzione in cui ha un vantaggio comparativamente maggiore o anche uno svantaggio comparativamente minore, e scambiare. [1]
  3. Marshall, introducendo le curve di comportamento, determina anche la ragione di scambio.
  4. Teoria di Hecksher-Ohlin: importanza delle differenze nella dotazione dei fattori produttivi.
  5. Teoria del ciclo del prodotto (Vernon, Hirsch).

Bilancia dei pagamenti: registrazione di tutte le transazioni effettuate in un dato periodo di tempo fra i residenti del paese che compie la rilevazione e i residenti degli altri paesi. È divisa in 4 sezioni: 1) partite correnti, che comprende: esportazioni e importazioni di beni (bilancia commerciale); partite invisibili (perché non passano materialmente la frontiera) comprendenti esportazioni e importazioni di servizi (es. proventi del turismo, noli marittimi per merci e passeggeri, premi di … Leggi tutto

Il Libero Commercio: La cartina tornasole dell’economia

Ci sono un sacco di presunti capitalisti di libero mercato che gridano le lodi di una concorrenza aperta, ma quando le carte sono sul tavolo, chiedono l'intervento del monopolio, dello Stato coercitivo per impedire agli Americani di commerciare con altri paesi del Mondo Libero. Concorrenza tra Americani, ma non tra aziende Americane e aziende straniere: ecco il grido dei sostenitori dei dazi.

Mercantilismo, mercanti e “lotta di classe”

I mercanti, o capitalisti, essendo i gruppi più eclettici e dinamici della società, tanto che possono prosperare nel libero mercato o cercare di ottenere agevolazioni dallo Stato, sono particolarmente inadatti ad un'omogenea analisi classista