Macroeconomia

stemma misesGli Austriaci non simpatizzano molto per la macroeconomia. L’analisi condotta a livello di grandi aggregati – produzione globale, investimenti totali, livello dei prezzi, esportazioni ecc. – rischia di nascondere la circostanza fondamentale che le grandezze globali non sono altro che il risultato delle azioni e interazioni dei singoli agenti (nelle loro vesti di acquirenti, venditori, risparmiatori; individualismo metodologico), il cui comportamento è meglio colto dalla microeconomia. Le proposizioni della macroeconomia non sono altro che la teoria microeconomica completamente sviluppata; il funzionamento del sistema economico è spiegato nel modo più adeguato attraverso le sue unità elementari e le loro regole di composizione.

I macroeconomisti, principalmente della tradizione keynesiana, asseriscono invece l’esistenza di un certo grado di autonomia della macroeconomia, la non completa riducibilità di questa alla microeconomia. Con la conseguente enfatizzazione di strumenti quali il modello IS-LM[1] e la misurabilità statistica e la manipolazione del Pil e delle sue componenti; e, accusano gli Austriaci, con la perdita della corretta percezione delle relazioni causali fra le variabili.

Quanto detto non significa che la scuola Austriaca non abbia proposto analisi di taglio macroeconomico, cioè descrizioni che illustrano gli effetti di determinate azioni a livello dell’intero sistema economico. In particolare vi sono due temi che possono essere qualificati ‘macro’: i mutamenti nelle preferenze temporali e gli aumenti nella quantità di moneta con le loro conseguenze nel creare i cicli economici. Dunque la teoria del ciclo e la teoria della preferenza temporale sono descrizioni macroeconomiche, in quanto le conseguenze dei cambiamenti si ripercuotono su tutti i mercati e non possono essere isolate e limitate al mercato della moneta e a quello dei tassi di interesse.

Non a caso Roger Garrison[2], uno degli Austriaci più impegnati nell’analisi macroeconomica, ha affermato che il tempo e la moneta sono gli “universali” della teoria economica. Le varie scuole – keynesismo, monetarismo, nuova macroeconomia classica, neokeynesismo – trattano il tempo e la moneta troppo superficialmente rispetto al ruolo centrale … Leggi tutto

Il cibo e l’arte del commercio

arte_commercioUna delle mie attività preferite per occupare il tempo libero è quella di navigare sulla pagina internet della galleria d’arte, che fornisce splendide copie di “antichi maestri” d’arte dall’XI al XIX secolo. Non sono un critico d’arte, ma mi piace ciò che queste opere dicono riguardo alle epoche e alla società in cui esse apparvero. I dipinti presentati in questo sito sono di santi, peccatori, nobili e contadini – e la maggior parte delle scene sono prese dalla mitologia antica e dalla Bibbia.

I dipinti in passato erano beni di lusso, quindi non sorprende che la maggior parte di essi rappresenti scene che non hanno nulla a che fare con la vita dell’80-90 percento della popolazione. Solo in rari casi vediamo scene che caratterizzarono la vita di chiunque. Tra queste, ci sono quelle molte dozzine che raffigurano ambientazioni commerciali, come quella usata nell’intestazione dei Libertarian Papers.

Ci sono diversi tipi generali di scene di commercio: navi che trasportano pesci nel porto, le nature morte di beni che vengono commerciati, le scene di grandi mercati e le dispense. Essi offrono una speciale emozione a qualsiasi amante del commercio. Questa è la vita in condizioni normali. Questi sono i mezzi di sostentamento. Questo – e non il lusso dei re e degli aristocratici privilegiati – è il modo in cui le persone comuni si sono create il loro spazio nel corso della loro vita.

Il principale soggetto è, ovviamente, il cibo. È il primo livello che riguarda ogni società di ogni periodo storico in qualsiasi luogo. Poi vengono i vestiti e le dimore. Infine, giunge nuovamente il cibo.

Mises, in Liberty and Property, descrisse correttamente lo stato della persona comune dell’era precapitalistica:

Il numero di persone per cui c’erano lavori regolari nell’agricoltura, nelle arti e nell’artigianato era limitato. A queste condizioni, più di un uomo, per usare le parole di Malthus, doveva scoprire che “al poderoso banchetto della natura

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