Quello che Bill Gates ha detto di sbagliato sulle criptovalute

In un incontro con domande e risposte la scorsa settimana a Reddit (sito Internet di social news e di intrattenimento), il fondatore di Microsoft, Bill Gates ha accusato le criptovalute di aver causato “morti in modo abbastanza diretto”, riportando titoli come questo: “Bill Gates dice che le criptovalute causano morti”.

Ovviamente Gates si riferiva al fatto che le criptovalute facilitano l’acquisto di sostanze illegali sul mercato nero che a volte portano a morti per droga. Ha anche espresso preoccupazione per le conseguenze negative della caratteristica di anonimato delle criptovalute, vale a dire il riciclaggio di denaro, l’evasione fiscale e il finanziamento del terrorismo.

Come creatore del sistema operativo di maggior successo nella storia, Bill Gates dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che un pezzo di software (o, nel caso di criptovalute, un sistema di pagamento basato su una nuova tecnologia) non può essere incolpato per l’uso che qualcuno fa di esso. Caricare criptovalute con morti per droga è paragonabile all’accusa Windows di causare il terrorismo perché i terroristi utilizzano il sistema operativo di Microsoft per archiviare documenti su come fabbricare le bombe.

La guerra alla droga

Lasciando da parte questo commento, Bill Gates ha fatto una osservazione: le criptovalute facilitano le transazioni anonime (con uno pseudonimo, per essere più precisi), minando la capacità dello Stato di far rispettare la legge in relazione ad alcune attività illegali. Tuttavia, questo non è necessariamente un aspetto negativo, almeno in alcuni casi.

Prendiamo il caso delle droghe. Negli Stati Uniti, la guerra alla droga sembra essere stata avviata dal presidente Nixon negli anni ’70 con più danni che benefici. Oltre ad una chiara violazione della libertà personale, il divieto ha contribuito ad aumentare le overdose di droga, rafforzando allo stesso tempo il ruolo dei cartelli violenti nei paesi produttori di droga.

Dal punto di vista economico, la guerra alla droga costa ai contribuenti circa 51 miliardi di dollari all’anno. Dall’inizio della guerra Leggi tutto

Miti e lezioni della crisi monetaria argentina

argentinaIl crollo del peso argentino dello scorso mese porta ad un vicino quanto inevitabile nuovo esperimento nel populismo sudamericano di sinistra. La precipitosa “svalutazione” del 15% del peso contro il dollaro statunitense rappresenta il declino più rovinoso della moneta sin dalla sua svalutazione del 2001, quando l’Argentina dichiarò l’insolvenza del proprio debito estero. Dal 21 gennaio sino alla chiusura degli scambi del 23 gennaio, il valore è sceso dai 6,88 agli 8 pesos per dollaro sul mercato ufficiale. Nella sola giornata del 23, sul mercato nero, il peso ha perso il 6%, attestandosi a quota 13 contro il dollaro. In totale, lungo lo scorso anno, il peso ha perso circa il 35% del proprio valore.

Nello sciocco e futile tentativo di conservare il proprio sopravvalutato tasso di cambio fisso, la banca centrale argentina ha svenduto le proprie riserve di dollari al tasso di $1,1 miliardi al mese lungo tutto lo scorso anno per comprare in blocco i pesos eccedenti che versavano nei mercati valutari. Nel computo totale, le riserve di dollari sono scese dal record di $52,6 miliardi del 2011 fino a $29,3 miliardi, la quantità più bassa degli ultimi sette anni. Inoltre, sempre dal 2011, il governo della Kirchner ha implementato controlli estremamente restrittivi negli scambi, inclusi ritardi nell’approvazione dei rimpatri dei dividendi delle  aziende estere così come limitazioni aglii acquisti dei turisti, tasse sugli acquisti effettuati con carte di credito e – recentemente – dei limiti sulle spese online che hanno reso quasi impossibile per i comuni cittadini argentini acquistare dollari da investire all’estero o da tenere come riserva. Ovviamente, queste misure draconiane hanno fallito nel bloccare la fuga di dollari di fronte alla benefica azione del mercato nero, in cui i dollari erano liberamente scambiabili all’equo prezzo unitario di 13 pesos. Il governo gettò finalmente la spugna fra il 22 ed il 23 gennaio, smettendo di intervenire nei mercati delle valute per sostenere il peso, il quale … Leggi tutto

Lavorare nel mondo sommerso | Parte I

C’è un mondo in fibrillazione ed eclissato dove negoziazioni e prestazioni d’opera hanno luogo senza la formalizzazione della documentazione richiesta dall’istituzione tributaria e sono compensate con la moneta più liquida che c’è, difficilmente tracciabile dalla macchina burocratica dello stato. Questo mondo si chiama economia sommersa. Ed è antico quanto il governo. Fa parte della natura umana, che identifica l’essere umano come un individuo che seleziona tra alternative. Davanti alla prospettiva dell’operato ispettivo degli agenti fiscali, l’uomo potrebbe scegliere il mondo sommerso.