Cosa non è l’individualismo

Adesso sull’etichetta della bottiglia c’è scritto “libertarismo”. Il contenuto, però, è qualcosa che conosciamo molto bene: risponde a ciò che nel XIX secolo, e fino all’epoca di Franklin Roosevelt, era chiamato liberalismo — la difesa di limiti rigorosi al governo e della libera economia. (Se ci pensate, notereteindividualism ridondanza in questa formula, in quanto un governo con poteri limitati avrebbe poche possibilità d’interferire nell’economia.) I liberali furono derubati del loro nome tradizionale da socialisti e quasi socialisti, la cui avidità per i termini prestigiosi non conosce limiti. Quindi, forzati a cercare una diversa etichetta distintiva per la loro filosofia, adottarono il termine libertarismo — non male, sebbene in qualche modo ostico alla lingua.

Avrebbero forse potuto far meglio adottando il più antico ed eloquente nome d’individualismo, ma lo scartarono perché anch’esso era stato più che infangato dagli oppositori…

Il getto di fango era cominciato molto tempo fa, ma l’orgia più recente e conosciuta avvenne nella prima parte del secolo, quando i fanatici dello stato messianico affibbiarono all’individualismo un aggettivo impregnato di giudizio — estremo. Il termine in sé non ha contenuto morale; riferito ad una montagna è puramente descrittivo, riferito ad un atleta ha una connotazione positiva. Nello stile letterario di quei fanatici, però, denotava quello che in linguaggio comune rappresenterebbe un comportamento losco. Questa connotazione non ha nulla a che fare con la filosofia più di quanto abbia ogni forma di comportamento indecente. Quindi, “l’individualista estremo” era il tipo che minacciava il pignoramento della vecchia proprietà di famiglia se la fanciulla graziosa rifiutava la sua mano; oppure era lo speculatore che usava il mercato borsistico per derubare “vedove e orfani”; o, ancora, era il pirata grasso e florido che copriva di diamanti la sua amante. Era, in breve, un tipo la cui coscienza non metteva ostacoli alla sua inclinazione ad afferrare ogni dollaro, che non riconosceva alcun codice etico che potesse tenere a freno i suoi appetiti. … Leggi tutto

La storia d’amore tra Paul Krugman e la Francia

francepig2Negli anni recenti, Paul Krugman ha difeso a spada tratta la Francia ed il suo welfare state, arrivando financo a fingere che l’economia francese fosse in condizioni migliori rispetto a quella britannica. Secondo le sue stesse parole: “In gran parte, ciò che affligge la Francia nel 2014 è l’ipocondria, la convinzione di avere delle malattie che non si possiedono”. In ogni caso, a parte qualche propagandista keynesiano, nessuno può realmente pensare che la Francia non sia in una profonda crisi, e che sia sempre più evidente come Krugman si sbagli.

Il Regno Unito, invece, quest’anno è il paese che sta crescendo più velocemente fra le maggiori economie europee. La crescita è aumentata dal primo trimestre del 2013 fino a toccare il 2.6% nel 2014 – un tasso 7 volte più alto di quello della Francia – e il tasso di occupazione britannico, sia in termini assoluti che come quota della popolazione adulta, non è mai stato così alto. Perfino i salari, costantemente in depressione dopo la crisi del 2008, hanno ricominciato a salire.

Come sono soliti fare, i politici britannici hanno approfittato delle buone performance dell’economia britannica proprio per prendersi gioco della Francia. Il Cancelliere Osborne (il ministro della finanze britannico, ndr.) ha dichiarato: “Quale contea ha creato più posti di lavoro di tutta la Francia? Il grande Yorkshire!”, dopo che gli ultimi dati mostravano un’occupazione a livello record nel Regno Unito. David Cameron ha recentemente affermato che: “I laburisti ci faranno fare la fine della Francia!”. È vero, distruggere verbalmente la Francia è come se fosse parte della cultura britannica, ma attualmente il Regno Unito è senza dubbio in condizioni reali migliori della Francia.

Austerità fiscale vs austerità di spesa

Dal 2009, la Francia ed il Regno Unito hanno adottato politiche economiche opposte. La Francia ha aumentato le tasse senza apportare tagli alla spesa pubblica. Il Regno Unito, al contrario, ha diminuito la spesa senza alzare l’imposizione … Leggi tutto

Prima che IE scompaia completamente, ricordiamoci delle guerre tra i browser

chrome-ie9-firefox-logos-togetherSenza tante fanfare, questo mese (Marzo 2015, NdR) Microsoft ha annunciato il ritiro dal mercato del suo famoso browser, Internet Explorer. In tutte le notizie riguardanti questo avvenimento, l’attenzione si è focalizzata su come è stato sbaragliato da Chrome, Safari e Firefox, tra i tanti altri browser sul mercato. In aggiunta, le applicazioni per cellulare stanno ottenendo un considerevole successo rispetto ai web browser in generale.

Infatti questo è vero.

Sulle piattaforme che ho gestito, ho visto IE andare dal 95% di utilizzo al 20%, un incredibile e colossale crollo e sconfitta avvenuta in 20 lunghi anni. Microsoft non è mai stato in grado di risolvere i suoi eterni problemi di sicurezza. Ogni nuova versione, dalla 1 alla 10, sembrava aver messo a posto alcuni problemi della versione precedente, mentre ne introduceva di nuovi.

Non fu interamente colpa di Microsoft: essendo il browser dominante, la pirateria informatica, attraverso le azioni di ogni creatore di malware al mondo, non gli ha mai dato tregua. Persino il team di Microsoft con un migliaio di sviluppatori non ha potuto far fronte a questo ostacolo. Non hanno aiutato le sua notevoli dimensioni e la sua burocratica struttura organizzativa.

Ciò che è accaduto è un normale esempio di come i mercati funzionano. IE una volta era buono, molto meglio del catorcio che ha rimpiazzato (Netscape Navigator), ma non è stato in grado di competere con altri più agili innovatori che ha, a sua volta, ispirato. È rimasto in funzione per 20 anni, il che non è male. Ma il mondo va avanti e nel selvaggio internet, nessuno può supporre che il dominio del mercato significhi potere di mercato permanente.

 Andatelo a dire al dipartimento di giustizia!

 Il DoJ fu l’attore principale di una situazione che sembra essere stata, stranamente, dimenticata. Il DoJ ha perseguitato Microsoft per 10 anni pieni dal 1994 al 2004 riguardo il suo presunto comportamento da monopolista. Persino nei primi … Leggi tutto

La chimera della concorrenza spietata

dogs2Quando le persone vogliono aggiungere ancor più “vigore” al ritratto negativo con cui dipingono la sovranità individuale, per la quale si agisce senza coercizione – ovvero, nelle condizioni di competizione di mercato in un sistema capitalista – iniziano ad usare nomignoli. Una delle forme più efficaci consiste nel descrivere tale concorrenza come “cane-mangia-cane”. Quando si accetta questa rappresentazione, l’enorme quantità di evidenze in favore della coordinazione sociale volontaria può essere messa da parte sulla base del fatto che essa implica un processo vizioso e sgradevole, così dannoso per le persone da soverchiarne qualsiasi beneficio.

Sfortunatamente, l’immagine del “cane-mangia-cane” per caratterizzare la competizione di mercato è completamente fuorviante: non solo la rappresenta scorrettamente, attribuendole peculiarità che non si addicono ad accordi veramente liberi, ma queste ultime rappresentano caratteristiche essenziali dello stato, ovvero di quella che comunemente viene proposta come “soluzione” ai mali della competizione che rende gli uomini lupi gli uni verso gli altri. Inoltre, tale immagine inquadra il problema in un modo che preclude ai più la possibilità di riconoscere la fallacia dell’analogia.

Tanto per cominciare, “cane-mangia-cane” è uno strano modo di descrivere qualsiasi cosa. Non ho mai visto alcun cane mangiarne un altro, né conosco nessuno che abbia visto qualcosa di simile. Infatti, alcuni fanno derivare l’origine della locuzione da quella latina, canis canem not est,  o “cane non mangia cane” che dice l’opposto (ed ha più senso, dato che un animale può provare a proteggere il suo terreno di caccia contro altri predatori in competizione, ma non mangia tali competitori). È insensato usare come premessa centrale per la condanna del sistema di mercato, tacciato di essere spietato e crudele, un’analogia che si basa su qualcosa che in realtà non accade nel comportamento animale.

Lo scambio di mercato è puramente volontario

La caratterizzazione del sistema capitalistico secondo il detto cane-mangia-cane è diametralmente opposta alla realtà. La proprietà privata su cui si basa il capitalismo impone esclusivamente accordi volontari: … Leggi tutto

L’esperimento keynesiano della Corea del sud si avvia a diventare globale

The Birth of Korean Cool, di Euny Hong, Picador Press, 2014

korea4Quelli tra noi che hanno raggiunto una certa età si ricorderanno gli ultimi anni ’80 e primi ’90 quando ci sentivamo dire che il Giappone avrebbe conquistato il mondo. Compravamo le loro auto, giocavamo coi loro videogiochi, usavamo la loro tecnologia per ogni piccola cosa. Ci dicevano che i Giapponesi avrebbero dominato il mondo. Erano i migliori nel gioco di squadra, mettevano più enfasi sul gruppo che sull’individuo. Lavoravano più duramente degli altri. Nel 1992, un politico giapponese di alto livello, Yoshio Sakurauchi, dichiarò che gli Americani sono “troppo pigri” per poter competere con i lavoratori Giapponesi e che un terzo dei lavoratori Americani “non può nemmeno leggere”. Il romanzo del 1992 di Michael Crichton “Rising Sun/Sol Levante” (e il suo adattamento per la versione cinematografica del 1993) hanno alimentato ulteriormente questi pensieri nella testa di molti Americani.

Nessuno oggi pensa più che i Giapponesi conquisteranno il mondo. È emerso che la, rinomata, corazzata economica giapponese era basata sul gioco di squadra e sul duro lavoro meno di quanto invece fosse basata sulla pianificazione centrale, il denaro facile, il welfare aziendale e le barriere alle importazioni. Dunque, il crollo che seguì il boom non dovrebbe sorprendere nessuno. Oggi, la Corea del sud (che in questo articolo chiamerò “Corea”) sembra aver ricominciato, per molti aspetti, da dove il Giappone aveva smesso. La Sony, dal Giappone, ha intrapreso una strada di profondo declino, ma i marchi coreani Samsung ed LG sono invece marchi rispettati a livello internazionale. La Hyundai, pur se ancora guardata come un marchio di bassa qualità per molti, ha però esteso la propria penetrazione in modo massiccio nell’ultimo decennio, con la costruzione di uno stabilimento da un miliardo di dollari in Alabama  nel 2005 e un altro in Georgia nel 2009.

L’ascesa della Corea sulla scena globale 

Il tentativo di dominazione globale della Corea è differente da … Leggi tutto

Austriaci e analisi economica del diritto

stemma misesL’Analisi Economica del Diritto (Economic Analysis of Law o Law and Economics) ha la sua origine nell’Università di Chicago negli anni Sessanta del Novecento, e influenza profondamente il pensiero giuridico contemporaneo.

Un’importante branca di tale disciplina è la teoria economica dei diritti di proprietà, che studia il rapporto intercorrente fra economie esterne e diritti di proprietà nell’ambito delle transazioni di mercato. Essa ha avuto un notevole sviluppo nell’ultimo trentennio negli Stati Uniti per opera di giuristi come Richard Posner e di economisti come Harold Demsetz e Ronald H. Coase.

L’analisi economica del diritto cerca di offrire una soluzione all’indeterminatezza in cui la teoria del diritto si era venuta a trovare a seguito delle stringenti critiche che il realismo giuridico americano aveva mosso ai suoi fondamenti teorici. Il tentativo di conferire nuovamente al diritto un soddisfacente grado di scientificità viene effettuato applicando a esso l’economia (rectius: la microeconomia), e in particolare utilizzando il criterio di efficienza economica quale principio fondamentale da cui ricavare le norme giuridiche ottimali.

Le premesse metodologiche dell’AED sono quelle della tradizione neoclassica: gli individui sono esseri razionali che tendono a massimizzare la propria utilità.

La massimizzazione del benessere può essere conseguita introducendo regole giuridiche che, modificando i costi di transazione, contribuiscono al raggiungimento delle soluzioni più efficienti. In particolare, i giudici e il sistema giuridico devono assegnare i diritti di proprietà come avrebbe fatto il mercato se non fossero esistiti costi di transazione. Gli strumenti giuridici dunque devono mimare il mercato, interferendo con i diritti di proprietà con l’obiettivo della massimizzazione della ricchezza. Il diritto, modificando i prezzi relativi, influenzerà i comportamenti dei soggetti. Il diritto dunque diventa un insieme di incentivi rivolti ai consociati. Le norme giuridiche devono essere valutate in base ai comportamenti (modificati) che i soggetti tengono (in conseguenza degli incentivi che hanno ricevuto dalle norme).

Il punto d’appoggio è rappresentato dal teorema di Coase[1]. Esso è un problema … Leggi tutto

Austriaci e neoclassici

stemma misesIn questo lavoro vengono esaminate le principali differenze fra la Scuola Austriaca e la tradizione Neoclassica. Sebbene nelle classificazioni dottrinali più sommarie gli Austriaci vengano incorporati nella scuola Neoclassica, ciò può essere considerato corretto solo relativamente alle origini delle due tradizioni di ricerca, in particolare con Menger. Successivamente le differenze metodologiche si sono accentuate in una misura tale da configurare due orientamenti teorici distinti, e a tratti contrapposti[1].

1) Le scuole classica e neoclassica considerano come soggetto idealtipico l’homo oeconomicus, l’uomo d’affari, il cui obiettivo è la massimizzazione del profitto monetario, o in generale dell’interesse personale inteso in senso strettamente egoistico. Ma questo modello è parziale, e non dà conto ad esempio di una figura centrale come è quella del consumatore, e di un atto fondamentale qual è il consumo; oppure di preferenze diverse dal guadagno monetario, come ad esempio il valore affettivo che un individuo attribuisce ad un determinato bene. L’homo oeconomicus afferra solo una parte dell’uomo, mentre l’uomo agente e la teoria dell’azione umana colgono l’intera dinamica economica.

2) Equilibrio – I neoclassici ritengono che l’economia di mercato sia sempre in uno stato di equilibrio di lungo periodo, senza profitti, perdite e incertezza. La Scuola di Losanna (Walras, Pareto, Schumpeter) si limita a determinare le appropriate grandezze degli elementi del sistema, appunto le condizioni dell’equilibrio.

In fisica “equilibrio” è uno stato in cui un’entità rimane; ma in economia c’è una tendenza verso l’equilibrio, mai uno stato di equilibrio. Gli Austriaci infatti si sono concentrati non sull’equilibrio ma sul processo attraverso il quale il mercato muove verso l’equilibrio; e in questo contesto il tempo diventa un concetto centrale[2]. Gli attori economici, poiché agiscono per uno scopo, per raggiungere un dato stato finale, puntano all’equilibrio; il concetto di azione, di processo, implica lo stato di equilibrio. Ma nel mondo reale questo equilibrio non è mai completamente raggiunto, è sempre modificato, perché cambiano continuamente le determinanti dell’attività economica: … Leggi tutto

Perché i servizi del settore privato sembrano costare di più

Immaginate di essere unjp-caracas-articleLarge promettente meccanico che vuole aprire una nuova officina di riparazione auto. La vostra idea è quella di fornire dei servizi di manutenzione di base per i cittadini meno abbienti, a prezzi convenienti, chiedendo per il vostro lavoro il minimo necessario, comprando pezzi di ricambio usati (ma adeguati). Un tale servizio sarebbe perfetto per quelle persone che cercano di far guadagnare alla propria auto un paio d’anni in più – senza niente di eccezionale, mirando soltanto alla pura funzionalità.

Adesso, supponiamo che il vostro vicino voglia aprire anch’egli un’officina, ma usando un diverso modello di business. È riuscito a persuadere l’amministrazione locale che un servizio di manutenzione di base è un diritto umano e che dovrebbe essere fornito a tutti, gratis. Dato che nessuno può offrire a lungo un servizio gratuito, ci sarà bisogno di finanziare in qualche modo questo servizio “gratis”. L’amministrazione ed il vostro vicino escogitano il seguente piano: la prima raccoglierà la “tassa manutenzione auto” da tutto il vicinato, indipendentemente dalle reali necessità delle persone, per poi consegnare il denaro al vostro vicino. Infine, quest’ultimo annuncerà di offrir gratis il servizio a chiunque ne abbia bisogno.

Ciò diventa un problema per voi. Anche se chiedeste solo, diciamo, 15 $ all’ora per il vostro lavoro, comprando i pezzi di ricambio meno costosi in modo che ai vostri clienti costi solo 50$ sostituire il proprio ammortizzatore anteriore, rimarrebbe comunque ben più costoso rispetto agli zero dollari chiesti dal vostro vicino, per un servizio simile.

Potete provare a rendere la vostra attività sempre più conveniente chiedendo meno, ma anche se il servizio fosse fornito gratuitamente, avreste ancora bisogno di comprare i pezzi di ricambio. E, nel lungo periodo, avrete bisogno di una qualche fonte di reddito. Di conseguenza, non potrete fornire il vostro lavoro gratis in eterno.

Quindi, abbassare il prezzo del servizio non vi renderà più competitivi rispetto al vicino. Avrete bisogno di fornire qualcosa di … Leggi tutto

La Scuola Austriaca: differenze interne – IV parte

3. Ludwig Lachmann

stemma misesLachmann estremizza gli elementi soggettivisti della Scuola Austriaca[1] e sostiene che tutto è soggettivo e incerto; dunque nega l’esistenza oggettiva del mondo reale, delle leggi oggettive di causa ed effetto e della validità oggettiva della logica deduttiva. Una posizione nichilista, accusano i razionalisti. Nella teoria del valore, nega o sottovaluta il fatto oggettivo che gli oggetti fisici sono prodotti, scambiati, valutati, sebbene valutati soggettivamente.

Questo soggettivismo estremo ha conseguenze anche sulla conoscenza. Per Lachmann l’uomo è soggetto a una radicale incertezza che sfocia nel nichilismo. Lachmann estremizza la tesi Austriaca che il futuro è incerto, affermando che il futuro è assolutamente inconoscibile.

Il mantra preferito di Lachmann è: “il passato è, in linea di principio, assolutamente conoscibile; il futuro è assolutamente inconoscibile”. Poiché il futuro è per Lachmann assolutamente inconoscibile, l’uomo non conosce leggi economiche, né leggi di causa ed effetto, qualitative o quantitative. Di fatto egli non può avere alcuna Verstehen di modelli di comportamento che possono verificarsi in futuro con una certa probabilità. In ogni istante di tempo l’agente lachmanniano avanza in un vuoto senza sentieri[2].

Dal momento che non esistono leggi di causa ed effetto nell’azione umana, il soggetto non può compiere il primo passo per indovinare che cosa sta accadendo, o è probabile che accada, ai prezzi. I prezzi che si determinano sul mercato sono privi di significato ai fini del calcolo economico perché la conoscenza è continuamente cangiante. Dunque la scienza economica non può dire alcunché di preciso sulla razionalità o ottimalità dell’allocazione delle risorse nel libero mercato. In questo modo l’economia come scienza si dissolve. La moneta e i prezzi, poi, non possono avere alcuna relazione nel futuro, qualitativa o quantitativa, il che significa che non sono affatto correlati sul piano causale.

In un tale contesto, l’imprenditore lachmanniano può esistere, ma perde totalmente di significato. A differenza dell’uomo hayek-kirzneriano, non può apprendere dai segnali del mercato perché egli non può conoscere … Leggi tutto

La Scuola Austriaca: differenze interne – III parte

2.3 Il ruolo dell’imprenditore

stemma misesIl terzo punto di dissenso riguarda gli effetti che la teoria hayekiana della conoscenza ha sul ruolo dell’imprenditore. L’imprenditore di Kirzner[1] è un soggetto complessivamente passivo, che dipende dai “segnali” forniti dal sistema dei prezzi di mercato (tra cui profitti e perdite), e non assume rischi. Per Kirzner l’unica qualità dell’imprenditore è la “prontezza” (alertness), afferrare i segnali del mercato prima dei concorrenti, scoprire le opportunità ancora non percepite da altri[2]. L’azione umana come “finalizzata a uno scopo” (purposefulness), concetto che Kirzner considera ancora centrale, è ridefinita solo in termini di “prontezza” (mentre per Mises rappresenta la capacità di scegliere ed economizzare). L’uomo kirzneriano affronta solo il presente, non il futuro, dunque nel suo mondo non vi sono rischi o incertezza. Ma la prontezza è diversa dall’incertezza, e non elimina l’incertezza; una persona può essere pronta e cogliere un’opportunità, ma questo non garantisce che alla fine la sua azione produca un profitto. Esempio: un individuo si accorge che un medesimo bene è venduto a un prezzo in un luogo e ad un prezzo più alto in un altro luogo; allora acquista i beni nel primo luogo per venderli nel secondo (arbitraggio). Nel notare tale discrepanza di prezzo è stato pronto; ma nel periodo di tempo che passa dall’acquisto alla vendita potrebbero accadere degli eventi che non gli consentono di realizzare il profitto sperato, o addirittura che gli infliggono una perdita. Ad esempio, apre un nuovo negozio che vende il bene a un prezzo addirittura più basso del prezzo del primo luogo, oppure molte persone che abitano nel secondo luogo si trasferiscono in altre zone e così via. La prontezza non elimina l’incertezza. Con il criterio della prontezza si possono spiegare i profitti, ma non esiste un criterio per spiegare le perdite.

Nel mondo misesiano, invece, l’imprenditore è estremamente attivo. Per Mises, come si è visto nel paragrafo precedente, l’elemento … Leggi tutto