Liberalismo classico & anarcocapitalismo

In questo primo decennio del XXI secolo, il pensiero liberale, sia nei suoi aspetti teorici sia in quelli politici, si è trovato a un bivio storico. Sebbene la caduta del muro di Berlino e del socialismo reale, iniziata nel 1989, apparve annunciare “la fine della storia” (per usare la sfortunata e pretestuosa frase di Francis Fukuyama) oggi, e in molti aspetti più che mai, lo statalismo prevale in tutto il mondo accompagnato dalla demoralizzazione degli amanti della libertà.

Un “aggiornamento” del liberalismo è pertanto d’obbligo. È giunto il momento di rivedere completamente la dottrina liberale e aggiornarla alla luce degli ultimi progressi della scienza economica e dell’esperienza offerta dagli ultimi eventi storici.

Questa revisione deve cominciare col riconoscimento che i liberali classici hanno fallito nel tentativo di limitare il potere dello Stato e che oggi la scienza economica è in grado di spiegare l’inevitabilità di questo fallimento. Il successivo passo è quello di concentrarsi sulla teoria dinamica dei processi di cooperazione sociale promossi dall’imprenditorialità che danno origine all’ordine spontaneo del mercato. Questa teoria può essere ampliata e trasformata in un’analisi completa del sistema anarcocapitalistico della cooperazione sociale che si rivela come l’unico sistema veramente vitale e compatibile con la natura umana.

In questo articolo analizzeremo in dettaglio questi argomenti, insieme a una serie di ulteriori considerazioni pratiche sulla strategia scientifica e quella politica. Inoltre, utilizzeremo questa analisi per correggere alcuni comuni fraintendimenti ed errori di interpretazione.

L’errore fatale del liberalismo classico

L’errore fatale dei liberali classici consiste nel non aver capito che il loro ideale è teoricamente impossibile, in quanto contiene il seme della propria distruzione, precisamente nella misura in cui include la necessaria esistenza di uno stato (anche minimo) come unico agente di coercizione istituzionale.

Pertanto, i liberali classici commettono un grande errore nell’approccio: vedono il liberalismo come un piano d’azione politica e un insieme di principi economici, il cui scopo è limitare il potere dello stato accettandone l’esistenza … Leggi tutto

Gli Austriaci e le altre scuole: differenze epistemologiche – I parte

In questo articolo verranno esaminate le principali impostazioni metodologiche applicate alle scienze sociali, in un confronto critico con l’epistemologia Austriaca.

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stemma misesSul piano metodologico, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento l’economia è dominata da La natura e il significato della scienza economica (1932) di Robbins, una versione annacquata della prasseologia di Mises. Dal dopoguerra fino ai tardi anni Settanta in microeconomia domina un cieco formalismo walrasiano e in macroeconomia il keynesismo, entrambi tenuti insieme dall’epistemologia empirista del positivismo logico[1]. La metodologia positivista fu sintetizzata dal famoso articolo di Milton Friedman del 1953 e dal lavoro successivo di Mark Blaug. Secondo l’empirismo, la conoscenza della realtà deve essere verificabile o falsificabile attraverso l’osservazione, l’esperienza, altrimenti non è conoscenza della realtà ma conoscenza analitica. Oltre agli esponenti della scuola di Chicago, ai keynesiani e ai teorici della “sintesi keynesiano-neoclassica”, accolgono il confronto su base empirica anche i teorici di altre scuole, come la Scelta Pubblica, la Nuova Macroeconomia Classica, gli istituzionalisti, gli storicisti e molti marxisti. A partire dalla fine degli anni ‘70 si determina una kuhniana “situazione di crisi”, con il fiorire di disparate scuole di pensiero[2] (grazie al Nobel ad Hayek nel 1974 vi è un revival della Scuola Austriaca, consolidato successivamente dai misesiani); ma il paradigma neoclassico ortodosso è ancora prevalente.

  1. Positivismo, empirismo

L’empirismo è basato su due proposizioni: 1) La conoscenza della realtà deve essere verificabile o falsificabile attraverso l’osservazione, l’esperienza, altrimenti non è conoscenza della realtà ma conoscenza analitica (relativa a parole, segni e regole su di essi; come è qualsiasi conoscenza a priori); 2) una relazione causale è del tipo “se A, allora B”.

Sulla base dei dati empirici raccolti viene formulata un’ipotesi provvisoria, espressa con linguaggio matematico, in modo che sia suscettibile di controllo statistico. Il modello quindi viene testato attraverso le osservazioni, cioè i dati successivi, e confermato o invalidato in relazione alla capacità esplicativa e previsiva. La verifica avviene attraverso … Leggi tutto

Pianificazione, scienza e libertà – II Parte

[Nature, no. 3759 (novembre 15, 1941), p. 581–84]

planningQuesto conflitto sui metodi corretti per il raggiungimento dello studio della società è vecchio, e solleva problemi estremamente complessi e difficili. Ma siccome il prestigio di cui gli scienziati della natura godono nei confronti del pubblico è spesso usato per gettare discredito sui risultati dell’unico sforzo sistematico e sostenuto per aumentare la nostra comprensione dei fenomeni sociali, questa disputa è una questione di sufficiente importanza da dover rendere necessario, in questo contesto, spendere alcune parole al riguardo.

Se ci fossero ragioni per sospettare che gli economisti persistano lungo la loro strada solamente per abitudine ed ignoranza dei metodi e delle tecniche che si sono mostrati così formidabilmente di successo in altri campi, allora dovrebbe essere messa seriamente in discussione la validità dei loro argomenti. Tuttavia, sono stati presentati per più di un secolo tentativi di progredire nel campo delle scienze sociali tramite una riproduzione più o meno fedele dei metodi usati nel campo delle scienze naturali.

Le stesse obiezioni mosse contro gli economisti “deduttivi”, le stesse proposte di rendere tale campo in ultima istanza “scientifico” e, dobbiamo aggiungere, gli stessi tipici errori e sbagli ingenui a cui gli scienziati naturali sembrano essere propensi, quando si avvicinano a questo campo, sono stati ripetuti e discussi più e più volte da successive generazioni di economisti e sociologi e non hanno condotto da nessuna parte. Tutti i progressi che sono stati raggiunti nella comprensione dei fenomeni sono venuti dagli economisti che hanno pazientemente sviluppato una tecnica che è andata oltre ai loro problemi particolari. Ma nei loro sforzi, essi sono stati costantemente scherniti da famosi fisici o biologi che si pronunciavano nel nome della scienza in favore di schemi o progetti che non meritavano di essere presi seriamente in considerazione. Era esprimendo una comune esperienza di tutti gli studenti dei problemi sociali quando un sociologo americano recentemente si è lamentato del fatto che … Leggi tutto