La scienza non è solo matematica

scienza matematicaAll’inizio di quest’anno, Edward O. Wilson, l’illustre biologo di Harvard, ha scritto dei limiti della matematica nell’ambito delle scienze sul Wall Street Journal. Questo figlio nativo di Mobile, Alabama – meglio noto altrove come il Padre della Sociobiologia – sostiene che la capacità di formulare contributi concettuali alla scienza non richiede competenza matematica, né tantomeno una componente matematica. Chiosando: “[f]ortunatamente, l’eccezionale fluidità matematica è richiesta solo per poche discipline, quali la fisica delle particelle, l’astrofisica e la teoria informatica. Molto più importante per tutto il resto della scienza è la capacità di delineare concetti, che permette al ricercatore di evocare immagini e processi mediante l’intuizione.” Wilson stesso ha candidamente ammesso di non aver mai appreso l’analisi matematica prima dei suoi trent’anni – vale a dire, dopo aver guadagnato la cattedra ad Harward –, lamentando la perdita di conoscenza scientifica che si verifica allorquando i suoi aspiranti collaboratori scelgono altre carriere a causa di carente formazione matematica.

Ancorché questo non rappresenti un problema per gli economisti austriaci, i quali utilizzano una logica aprioristica e deduttiva nello sviluppo della teoria e dei concetti economici, l’approccio economico tradizionale resta affezionato all’idea di utilizzare i dati come fini a sé stessi, cosicché la disponibilità dei soli dati determina la misura dell’indagine economica. Di conseguenza, concetti quali il capitale, che non si prestano ad analisi matematica, sono spesso ignorati dal mainstream o assunti come costanti (in modo da semplificarne l’utilizzo nelle tecniche di modellazione). Questa lacuna costituisce uno dei motivi per l’infausta diagnosi errata compiuta circa la bolla immobiliare, innescata una decina d’anni fa, nonché una delle principali ragioni alla base della generale ignoranza dell’approccio tradizionale sui cattivi investimenti derivanti dalla creazione di moneta da parte dello Stato.

I commenti di Wilson sono interessanti poiché pongono l’accento sulla modellizzazione statistica operata dall’economia mainstream e da altre scienze sociali, basandosi sul desiderio di raggiungere il medesimo rigore scientifico delle scienze dure. Siffatto desiderio esprime … Leggi tutto

Milton Friedman: un keynesiano d’acqua dolce | II parte

Come precedentemente spiegatofriedman, questa estesa liquidazione del debito fu un’inevitabile e salutare correzione della precedente bolla di credito. I prestiti bancari, in realtà, erano cresciuti ad un ritmo frenetico durante i precedenti 15 anni, triplicandosi dai circa 14 miliardi a 42 miliardi. Come nella maggior parte dei boom creditizi artificiali, la rilevante espansione dei prestiti durante la Grande Guerra e i Ruggenti Anni Venti  lasciò le banche imbottite di prestiti che non poterono essere rimborsati quando, nell’ottobre del 1929, la musica si fermò.

Di conseguenza, durante i postumi del crash, più di 20 miliardi di prestiti bancari furono liquidati, inclusi i miliardi cancellati a causa di fallimenti e chiusure di aziende. Come precedentemente spiegato, circa la metà della contrazione dei prestiti fu da attribuire ai 9 miliardi di prestiti a garanzia del mercato azionario che erano stati ritirati, quando la bolla del mercato finanziario collassò nel 1929.

Similmente, anche i prestiti per il finanziamento del capitale operativo diminuirono significativamente a causa del crollo della produzione. Di nuovo, ciò fu la mera conseguenza dello scoppio della bolla industriale e del settore dell’export, non qualcosa causato dal fallimento della FED nel fornire adeguate riserve bancarie. In breve, la liquidazione di prestiti bancari fu quasi esclusivamente il risultato di bolle scoppiate nell’economia reale, non di mancanza di stimoli da parte della banca centrale.

In realtà, non c’è mai stata nessuna evidenza di larga scala del fatto che i prestiti bancari siano diminuiti durante il ’30-’33 a causa di banche richiedenti il pagamento dei crediti esigibili o neganti il credito a potenziali debitori solventi. Tuttavia, a meno che questi fatti siano accaduti, non c’è semplicemente nessuna prova che la restrizione monetaria abbia causato la Grande Depressione.

Friedman e i suoi seguaci, compreso Bernanke, vennero fuori con una bufala accademica per giustificare queste ovvietà: poiché il livello generale dei prezzi era sceso significativamente durante i 45 mesi successivi al crash, sostennero che il tasso … Leggi tutto

Milton Friedman: un keynesiano d’acqua dolce | I parte

Tratto da:” La grande deformazione: la corruzione del capitalismo in America” di David Stockman.

Quando il professor Friedman aprì il vaso di Pandora: le operazioni sul mercato aperto

In fin dei contfriedmani, Friedman abbandonò il gold standard per una rilevante ragione statalista. Proprio come Keynes, era afflitto dall’ambizione dell’economista di prescrivere la via verso un maggior reddito nazionale e una maggiore prosperità, con l’indicazione degli strumenti interventisti e, quindi, le ricette con cui ottenere tutto ciò. L’unica differenza con Keynes fu l’origine: quella dell’inglese, essenzialmente fiscalista mentre Friedman si concentrò sulle operazioni sul mercato aperto condotte dalla banca centrale quale mezzo per raggiungere la domanda aggregata e il reddito nazionale ottimali.

C’erano imponenti e molteplici ironie in quella presa di posizione. Egli pose a carico della banca centrale il compito attivo e moralmente giustificato  di comprare il debito del governo tramite la conduzione delle sue operazioni sul mercato aperto. Certo, Friedman disse che la FOMC avrebbe dovuto comprare bond e azioni ad un tasso non superiore al 3% annuale, ma quel limite era una debole barriera.

In realtà, non può essere negato che fu il professor Friedman, il fustigatore del Grande Governo, ad indicare ai banchieri centrali repubblicani la via per favorire lo stesso in vari modi. Sotto i loro auspici, la FED si rimpinzò presto delle emissioni di debito del Tesoro e tramite ciò alleviò dall’inconveniente di finanziare più spesa con più imposte.

Secondo Friedman la democrazia avrebbe prosperato in un sistema di libero mercato: aveva perfettamente ragione. Tuttavia il suo strumento preferito di promozione della prosperità, la gestione da parte della FED dell’offerta di moneta, fu molto più anti-democratica dei metodi di Keynes. L’attivismo fiscale politico era, almeno, soggetto alle deliberazioni del parlamento e, in un qualche generico senso, al giudizio elettorale da parte della cittadinanza.

Al contrario, i dodici membri della FOMC  sono quanto di più vicino ad un non eletto politburo sia possibile ottenere nel … Leggi tutto

Dobbiamo utilizzare modelli per fare previsioni in economia?

Nelle loro analisi gli economisti utilizzano una gamma di metodi statistici che variano dai modelli molto complessi fino alla semplice proposizione di dati storici. Si ritiene generalmente che, per mezzo di correlazioni statistiche, si possano organizzare i dati storici in un corpo di informazioni utili, che a sua volta può servire come base per la valutazione dello stato dell’economia. In breve, si ritiene che attraverso l’applicazione di metodi statistici su dati storici, si possano estrarre i fatti della realtà per quanto riguarda lo stato dell’economia.

Purtroppo, le cose non sono così semplici come sembrano. Ad esempio, è stato osservato che le riduzioni del tasso di disoccupazione sono associate a un aumento generale dei prezzi di beni e servizi. Dovremmo allora concludere che il calo della disoccupazione è un importante innesco dell’inflazione nei prezzi? Per confondere ulteriormente la questione, si è anche osservato che l’inflazione nei prezzi è ben correlata con le variazioni dell’offerta di denaro. Inoltre, è stato stabilito che le variazioni dei salari mostrano una correlazione molto elevata con l’inflazione nei prezzi.

Allora, cosa dobbiamo fare con tutto questo? Ci troviamo di fronte non una ma tre “teorie” concorrenti sull’inflazione. Come possiamo decidere qual è la teoria giusta? Secondo il modo di pensare comune, il criterio per la selezione di una teoria risiederebbe nel suo potere predittivo. Su questo, Milton Friedman scrisse:

L’obiettivo finale di una scienza positiva è lo sviluppo di una teoria o ipotesi che permetta di ottenere previsioni valide e significative (cioè non veristiche) sui fenomeni non ancora osservati [1].

Finché il modello (la teoria) “funziona”, viene considerato come un quadro interpretativo valido per un’economia. Una volta che il modello (la teoria) si rompe, cerchiamo un nuovo modello (teoria). Per esempio, un economista forma un punto di vista secondo cui le spese dei consumatori in beni e servizi sono determinate dal reddito disponibile. Una volta che questa opinione viene convalidata per mezzo di metodi statistici, viene … Leggi tutto

La corruzione Friedmaniana del capitalismo

B1033Nel suo nuovo libro, The Great Deformation: The Corruption of Capitalism in America [La Grande Deformazione: La Corruzione del Capitalismo in America, NdT], David A. Stockman si pone criticamente nei riguardi della scuola di Chicago, in particolare verso il suo padre intellettuale, Milton Friedman. L’autore riesce a cogliere l’ironia insita nel pensiero della Scuola già dalla prima pagina dell’introduzione, dove scrive del

“sequestro dello Stato, specialmente della Banca Centrale, la Federal Reserve, da parte di forze capitaliste di tipo clientelare profondamente avverse alla democrazia ed al libero mercato”.

Tale sesquipedale paradosso viene evidenziato dall’autore argutamente: furono gli economisti di Chicago – come George Stigler, autore della “teoria del sequestro regolamentato” – che criticarono tale modus operandi, quando collegato all’industria degli autotrasporti, degli aeromobili et cetera. Infatti, essi produssero dozzine di articoli accademici che dimostravano come le agenzie governative di regolamentazione create per regolare il mercato “nell’interesse comune” venivano spesso “sequestrate” dal settore in questione e, quindi, non usate per proteggere i consumatori ma per rafforzare i cartelli sui prezzi.

Tutto ciò non era altro che una solida ed ottima teoria economica di libero mercato applicata a casi concreti; allo stesso tempo, tuttavia, gli studiosi di Chicago ignoravano il più grande sequestro regolamentato di tutti: la creazione della Fed. La Scuola, semplicemente, trascurò l’ovvio: la Fed era stata creata secondo un meccanismo di cartellizzazione governativa a rafforzamento dell’industria bancaria – in un’epoca storica che vide la creazione di tante altre istituzioni regolamentatrici allo stesso proposito (ovvero la regolamentazione dei cosiddetti “monopoli naturali”).

Non solo la Scuola di Chicago soprassedette a questa lampante mancanza della suddetta teoria del sequestro ma ignorò anche la realistica analisi economica dell’aspetto decisionale della politica, che costituiva una parte sostanziale della ricerca portata avanti dai due premi Nobel più famosi (dopo Friedman) della Scuola di Chicago – George Stigler e Gary Becker. Stigler e Becker pubblicarono molti importanti articoli in quel settore (che viene spesso denominato … Leggi tutto

“Ipermodernità”: la catastrofe economica Occidentale – Da Bretton Woods ai giorni nostri

Bretton Woods: dopo il tramonto (1971-oggi)theo-keynes-hay-friedman

Il 15 Agosto 1971, di fronte al drastico calo delle riserve auree[1] e alla necessità di finanziare la guerra del Vietnam, Richard Nixon sospende la convertibilità del biglietto verde. Dapprima si pensa ad un suo ripristino [2], ma «L’unico strumento di risposta flessibile [ad una crisi già incipiente] stava nella politica monetaria, nella capacità di stampare moneta a qualsiasi velocità sembrasse necessaria per garantire la stabilità dell’economia» [3]. La crisi petrolifera infligge il colpo di grazia al gold exchange standard: gli Articles of Agreement del FMI vengono modificati per vietare agli Stati membri di fissare una parità aurea [4]. Il mondo precipita nella stagflazione, perché la politica monetaria espansiva non riesce a risolvere problemi strutturali; le fuluttuazioni cambiarie mettono a repentaglio il commercio internazionale; e, mentre le grandi imprese, per sopravvivere, debbono concentrarsi sull’innovazione di processo, l’abbondanza di denaro creato ex nihilo e i tassi di interesse ribassati (ossia, la politica monetaria espansiva) incentivano il ricorso al debito e lo sviluppo del settore finanziario [5]. Non da ultimo, si proclama la morte di Keynes: Milton Friedman e la Scuola di Chicago lanciano la nuova ortodossia, il neo-monetarismo o neo-liberismo, che esalta proprio il ruolo della politica monetaria nel governo dell’economia,  propugnando, invece, lo smantellamento del regime fordista-keynesiano, i cui «rapporti di forza» sono avvertiti come “rigidità” che inibiscono la piena efficacia della politica espansiva.

Così, nel corso degli anni Settanta e Ottanta [6], sorge un nuovo assetto, detto di “accumulazione flessibile” e «caratterizzat[o] da un confronto diretto con le rigidità del fordismo. Poggia su una certa flessibilità nei confronti dei processi produttivi, dei mercati del lavoro, dei prodotti e dei modelli di consumo. E’ caratterizzat[o] dall’emergere di settori di produzione completamente nuovi, nuovi modi di fornire servizi finanziari, nuovi mercati e, soprattutto, tassi molto più elevati di innovazione commerciale, tecnologica e organizzativa. Leggi tutto

Tutto il potere allo stato! Follìa monetaria al FMI

Non si può sfuggire all'onnipresente senso di crisi di questi giorni. L'apocalisse imminente non solo si auto-annuncia negli eventi reali; la proliferazione di schemi ancora più folli, deputati a "risolvere i nostri problemi" ne è un altro segnale lampante. Forse non dovrebbe sorprenderci se, in un momento storico in cui le più potenti banche centrali del mondo hanno mantenuto i tassi d'interesse a zero per anni e continuano a stampare quantità di moneta che vanno semplicemente oltre l'immaginazione umana (trilioni? quadrilioni?), sperando coraggiosamente che questa volta finirà diversamente, le persone hanno la sensazione che la scienza economica non si basi su certezze assolute, che sia semplicemente un esercizio senza limiti di creatività.

La Scuola Austriaca e la Scuola di Chicago

Spesso mi si chiede: "In che modo sono differenti gli Austriaci dagli economisti della Scuola di Chicago? Non siete tutti fan del libero mercato che si oppongono ai Keynesiani del big-government?" In questo articolo evidenzierò alcune delle principali differenze. Sebbene sia vero che gli Austriaci concordino con gli economisti della Scuola di Chicago su molte questioni di strategia, ciò nonostante il loro approccio alla scienza economica può essere abbastanza differente. E' importante spiegare queste differenze, almeno per respingere la lamentela comune che l'economia Austriaca sia semplicemente una religione che serve a giustificare le conclusioni libertarie.

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Il dovere morale di ridurre le tasse

Come fece notare, ormai parecchi anni fa, un gigante della libertà di questo sventurato Paese, le tasse «ci riguardano, prima ancora che come contribuenti, come cittadini, uomini di coscienza, individui che esprimono scale di valori in cui la libertà è presente con spicco… Esse determinano la qualità della nostra vita anche non materiale, ben oltre quanto può sembrare fermandosi all’economia dei tributi. Non modificano solo la nostra ricchezza: modificano la condizione umana spirituale.» Con la straordinaria acutezza che l’ha sempre caratterizzato, e veicolandolo attraverso l’ineguagliabile briosità del suo nitore espositivo, Sergio Ricossa ha qui colto un punto fondamentale e di straordinaria importanza.

Costituendo il fulcro di ogni discussione che voglia porsi come seria ed argomentata, ciò dovrebbe far riflettere tutti coloro cui sta a cuore veramente la libertà e tutti coloro che intendono battersi contro il cancro devastante, che sta ormai prostrando e corrompendo il Paese: la tassazione ed il suo degenerato sottoprodotto, il fiscalismo rapace e parassitario.

Specie in un contesto storico disgraziato come quello attuale, in cui agli atavici disastri strutturali si sommano dei mali, se possibile, ancor più tremendi, il fatto di cogliere e di far proprio il nocciolo profondo di quel messaggio diventa un’esigenza ineludibile.

Questo postula, conseguentemente, che un’efficace opposizione a un dirigismo regolamentatorio ormai alla deriva, a una libido taxandi sempre più arrogante e illimitata, così come a un’ottusa e feroce imposizione di corvée, tanto più gravose quanto più umilianti e ingiustificabili, deve essere condotta, se vuole avere successo, sul piano dell’illegittimità morale ed etica di quei fenomeni.

La difesa della libertà, della proprietà, come pure della responsabilità individuale, deve essere fondata non tanto o non solo su argomenti, seppur condivisibilissimi, di carattere efficientistico e materiale: ovvero, sull’innegabile propensione e sulla maggior capacità delle pacifiche e volontarie interazioni intersoggettive, che hanno luogo nel mercato, di generare ricchezza e di garantire efficienza economica. Questi aspetti – come ha ben sottolineato Milton Friedman – … Leggi tutto

Non è solo un problema di debito

Nel suo Outside the Box e-letter, 13 Febbraio 2012, il rispettato commentatore economico John Mauldin ha presentato un’intervista con il Dott. Hunt Lacy, un economista finanziario molto apprezzato. Secondo Hunt il fattore chiave dietro l’attuale crisi economica mondiale – in Europa e negli Stati Uniti in particolare – è un livello molto elevato di debito in rapporto al prodotto interno lordo (PIL). Ad esempio negli Stati Uniti, in percentuale del PIL, il debito pubblico e privato è ad oggi circa il 400%, mentre nella zona euro è del 450%.

 Questo modo di pensare segue le orme del famoso economista Americano Irving Fisher, che sosteneva che un livello molto elevato di debito in rapporto al PIL corre il rischio di mettere in moto la deflazione ed a sua volta una grave crisi economica.[1] Secondo Fisher il livello elevato di debito mette in moto la seguente sequenza di eventi che culminano in una grave crisi economica:

  1.  Il processo di liquidazione del debito viene messo in moto a causa di qualche shock casuale, per esempio, un calo improvviso e di grandi dimensioni nel mercato azionario. L’atto di liquidazione del debito costringe gli individui ad una vendita di asset.
  2.  Come risultato del processo di liquidazione del debito lo stock di moneta inizia a contrarsi, e questo a sua volta rallenta la velocità del denaro.
  3.  Un calo del denaro porta ad un calo del livello dei prezzi.
  4.  Il valore degli attivi della popolazione cala mentre il valore delle loro passività rimane intatto. Ciò si traduce in una diminuzione del patrimonio netto, che precipita in fallimenti.
  5.  I profitti iniziano a diminuire, ed emergono perdite.
  6.  Produzione, commercio e lavoro vengono tagliati.
  7.  Tutto ciò porta ad un pessimismo crescente ed una perdita di fiducia.
  8.  Questo a sua volta conduce all’accumulo di denaro ed un ulteriore rallentamento della velocità del denaro.
  9.  I tassi di interesse nominali calano; ma a causa di una calo dei prezzi, i tassi di
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