Il Re è il proprietario dei beni che i sudditi possiedono?

Il presente articolo offre ai lettori la traduzione italiana – credo la prima in assoluto – del De Monetae mutatione, cap. I, secondo il testo latino riportato di seguito, che è quello riprodotto in appendice a J. Laures, The Political Economy of Juan de Mariana, New York 1928, pagg. 241 sgg.

Molti estendono i poteriprivate property del Re più di quanto consentano la ragione e la giustizia (aequitas), alcuni per entrare nelle grazie del Principe e costruirsi così una ricchezza personale; inoltre, la noncuranza totale per lonestà è fatale al genere umano, ma frequente nelle corti dei Principi. Altri sono convinti che, in questo modo, si accresca la sovranità (maiestas) del Re, in cui è indubbiamente compresa la tutela della pubblica incolumità. In questo sbagliano e singannano: al pari delle altre virtù, anche il potere ha alcuni limiti ben precisi, oltrepassati i quali esso non solo non diventa più forte, ma semmai viene gravemente indebolito e precipita. Infatti, come mostrano autori di pregio, il potere non è simile al denaro – quanto più alti i mucchi doro che taluno accumula, tanto più egli sarà ricco e felice – ma al rapporto tra lalimento e lo stomaco, che, sia che ne manchi, sia che venga appesantito oltre la sufficienza, in entrambi i casi è oppresso e si lamenta allo stesso modo. Ora, è riconosciuto da tutti che il potere del Re, esteso oltre i [propri] limiti, degenera in tirannide, forma di governo non soltanto malvagia, ma debole, nonché incapace di reggere a lungo, essendo stati offesi sudditi e nemici, al cui furore non si opporrà nessuna forza e nessunarma. Senza dubbio, che il Re non sia il proprietario dei beni che i sudditi possiedono come privati, e che non abbia la facoltà di irrompere nelle case e nei terreni Leggi tutto

Deridi il voto

mock_the_voteJesse Ventura, quando non parla dell’11 Settembre, si dimostra molto ragionevole. Descrivendo il sistema bipartitico a Larry King, disse:

La situazione odierna è simile all’andare in un negozio di alimentari, dirigersi verso il reparto delle bevande e trovarci soltanto Pepsi e Coca Cola. Puoi scegliere solo quelle due. Non c’è la Mountain Dew, la Root Beer o l’aranciata. Entrambe sono tipi di cola; una è leggermente più dolce dell’altra, dipende da che parte stai”.

In un’intervista con Newsmax, descrisse i politici all’interno di tale sistema come  wrestler professionisti.

Nel wrestling professionistico, in prima fila davanti alle persone, fingiamo di odiarci tutti e di volerci davvero picchiare a sangue: è per questo che ti pagano, invogliandoti a seguirlo e a comprare i biglietti. È la stessa cosa. Davanti al pubblico e alle telecamere si odiano l’un l’altro, vorrebbero quasi picchiarsi, ma dietro le quinte vanno tutti a cena a fare accordi. E fanno semplicemente ciò che abbiamo fatto anche noi, ridendo durante tutto il tragitto per arrivare in banca. Questo per me è ciò che abbiamo oggi, nel mondo politico odierno, con i due partiti”.

Jesse ha ragione: il nostro sistema politico è una farsa. Quest’anno (2008, McCain vs Obama, ndr), hanno corso per la presidenza un guerrafondaio un po’ socialista contro un socialista un po’ guerrafondaio. Abbiamo due partiti che si dichiarano diversi, ma quando l’Establishment, il Complesso, i nostri padroni nascosti nell’ombra – chiamateli come volete -, vogliono qualcosa, la ottengono. Quando l’Establishment pretese i salvataggi finanziari delle banche contro un’opposizione popolare praticamente universale, li ottenne; quando il Complesso pretese l’immunità per le compagnie di telecomunicazione che spiavano deliberatamente gli Americani, l’ottenne; quando i nostri padroni nascosti nell’ombra pretesero che le truppe d’assalto reprimessero le proteste durante le convention dei partiti, lo ottennero.

Ancorché gli elettori avessero una vera possibilità di scegliere – e anche se i politici seguissero la volontà della maggioranza sulle questioni importanti  – … Leggi tutto

Lo Stato come impresa: il caso del Liechtenstein

(L’articolo è una sintesi del saggio “Il caso del Liechtenstein: un nuovo paradigma dell’ordine?” pubblicato sul periodico “Tradizione e Cultura”, settembre 2012).

 L’odierna crisi degli Stati Sociali occidentalivaduz, impossibilitati a mantenere i costi di un generoso welfare ed alle prese con una serissima crisi fiscale e monetaria sovranazionale[1] che ne mina le fondamenta, impone una riflessione approfondita sul ruolo che, nel futuro, lo Stato dovrà occupare nell’economia e, più in generale, nella sfera privata dell’individuo.

A questo proposito, vi è una parte crescente della dottrina giuridica[2] ed economica, nonché dell’opinione pubblica[3], che propone il superamento della stessa concezione moderna della “sovranità”[4] e quindi un ripensamento dell’intero diritto pubblico, attraverso una trasformazione in senso “privatistico” ed autenticamente federale e concorrenziale dell’odierno Stato nazione.

HANS ADAM II: Cenni biografici

Hans Adam II, nato a Zurigo il 14 febbraio 1945, è il primogenito del Principe Franz Josef II del Liechtenstein e della Principessa Giorgina di Wilczek.

Fin da piccolo mostra grande interesse per le materie umanistiche e la fisica, ma viene spinto, a seguito della necessità del Casato di riorganizzare e ricostruire il proprio patrimonio (riorganizzazione che avrà luogo nel 1970), a studiare economia: si forma, quindi, prima a Vienna e poi nella Scuola di Scienze Economiche e Sociali di San Gallo.

L’interesse per le vicende politiche rimane vivissimo. Le trasformazioni politico-statuali europee del XX secolo lo portano ad elaborare una Teoria dello Stato affatto particolare, che segnerà il suo Regno e l’attività politico-imprenditoriale dello stesso Casato;  un ruolo importante ebbe l’autodeterminazione democratica e pacifica del cantone del Giura (1979)[5], a seguito della quale Hans abbraccia il diritto di autodeterminazione locale, pilastro del suo pensiero politico.

La dottrina localistica del  giovane Principe è ulteriormente corroborata dagli sconquassi verificatisi nei grandi sistemi socialisti dell’Est Europa, contrapposti ai successi economici di piccoli e ben organizzati stati, quale quello del Liechtenstein: egli si convince, dopo un’accurata analisi … Leggi tutto

Forme di Governo e Scienza Economica – II parte

B283Il mio obiettivo è quello di dimostrare, come primo punto, l’errore commesso nel credere che la democrazia implichi l’uguaglianza di fronte alla legge.  Quando sostituiamo la democrazia alla monarchia, l’unico risultato che otteniamo è quello si sostituire i privilegi personali con quelli funzionali.  In tale sistema, i governanti democratici è concesso di godere privilegi che ai normali cittadini sono categoricamente preclusi.

Un pubblico ufficiale può compiere quelle azioni – secondo il diritto pubblico – che non sarebbe mai possibile mettere in pratica nell’ambito privatistico. Se rubo danaro dal vostro portafogli, verrò punito secondo le leggi del diritto privato. Se, invece, compio lo stesso atto in qualità di funzionario dell’Agenzia dell’Entrate, questo non viene considerato un crimine, benché dal punto di vista del derubato non vi sia alcuna differenza: le leggi del diritto pubblico consentono il furto.

Sempre con riferimento al diritto privato, se prendo qualcuno, costringendolo a lavorare nel mio giardino per sedici ore, commetto i reati di rapimento e sfruttamento: entrambi punibili a norma di legge. Se, invece, un agente dello Stato, nelle vesti di pubblico ufficiale, ti impone l’arruolamento nell’esercito – con il rischio di morire in missione, o per combattere per difendere la democrazia in qualche angolo del mondo – l’atto del rapimento e dello sfruttamento viene definito “servizio pubblico per il proprio Paese”.

Se prendo i tuoi soldi per darli a qualcun altro, in qualità di privato cittadino, commetto i reati di furto e ricettazione. Se lo faccio come pubblico ufficiale, compio un servizio di politica sociale.

Prendere da qualcuno per poi far finta di agire nell’interesse di qualcun altro, apparendo come un generoso benefattore. Se solo guardassimo la realtà per quella che è,  ci accorgeremmo che i nostri politici non fanno altro se non girare in lungo e in largo il Paese per spendere milioni, “donandoli” alla popolazione; gesti che fruttano loro medaglie e onorificenze. Ma non stanno “donando”, indubitabilmente, soldi propri. Quindi, ciò che … Leggi tutto

Ossessionati dalla Megalomania

La seguente intervistahoppe con Hans-Hermann Hoppe è stata pubblicata sul settimanale tedesco Junge Freiheit del 2 Novembre 2012 ad opera di Moritz Schwarz.

Le tasse sono nient’altro che “pizzo”? Lo stato è una sorta di mafia? La democrazia è un imbroglio? Il filosofo Hans-Hermann Hoppe non è solo considerato uno dei pionieri intellettuali di punta del movimento libertario, ma anche uno dei critici più taglienti del sistema politico occidentale.

Professor Hoppe, nella sua raccolta di saggi “Der Wettbewerb der Gauner” (“The Competition of Crooks”, La Competizione dei Truffatori) lei scrive che “il 99% dei cittadini, alla richiesta se lo stato sia necessario, risponderebbe <sì>”. Anche io! Perchè sbaglio?

Hoppe: Tutti noi, fin dall’infanzia, siamo stati modellati da istituzioni statali o comunque regolate dallo stato: asili, scuole, università. Quindi il risultato che lei ha menzionato non sorprende. Tuttavia, se le avessi chiesto di accettare ad una istituzione che ha l’ultima parola in ogni conflitto, persino quelli in cui è lei stessa parte in causa, mi avrebbe certamente risposto: “No!” – a meno che lei non speri di comandare l’istituzione stessa.

Ehm….giusto.

Hoppe: Naturalmente, poiché comprende che una tale istituzione potrebbe non solo mediare nei conflitti, ma anche causarli,  risolvendoli a suo vantaggio. Con questa consapevolezza io, tanto per cominciare, vivrei nella paura per la mia vita e per la mia proprietà. Eppure, è precisamente questa, cioé il potere finale di risoluzione delle controversi, che è la caratteristica specifica dell’istituzione chiamata “Stato”.

Corretto, d’altra parte lo stato è basato su un contratto sociale, che fornisce all’individuo protezione e spazio per l’appagamento dei propri desideri, che senza lo stato non avrebbe- in una lotta di tutti contro tutti.

Hoppe: No, lo stato è tutto eccetto che il risultato di un contratto! Nessuna persona con un grammo di buonsenso sottoscriverebbe un contratto simile. Ho molti contratti nelle mie cartelle, ma da nessuna parte ne troverà uno così. Lo stato è il risultato … Leggi tutto