Albert Jay Nock: una voce della “Old Right” contro il New Deal. Conclusioni

(Il testo integrale dell’elaborato di Patrick Rota sarà successivamente disponibile nella sezione “Materiali”).

nockenemyCome si è potuto osservare, l’opposizione di Albert J. Nock al New Deal non è certo confinata al biasimo verso l’introduzione della singola riforma o dell’ennesima agenzia federale. Egli si interessa della teoria generale sottostante l’opera di Roosevelt e ne analizza i fondamenti teorici. Ogni critica esternata pertanto, anche se proveniente dai più diversi punti di vista, non è altro che una diversa sfaccettatura riconducibile all’unico impianto teorico generale di cui si serve per studiare l’individuo e la società.

E’ rarissimo vederlo attaccare direttamente l’AAA, il WPA oppure la NRA; Nock guarda al piano generale di cui il New Deal è strumento e ne intuisce le pericolose conseguenze: il potere dello Stato, organizzazione essenzialmente anti – sociale, eroderà il potere della società. E’ qui che entra in campo l’importanza della libertà.

Dopo aver studiato e compreso le dinamiche del comportamento umano grazie alle tre leggi fondamentali (descritte nel primo capitolo), Nock si preoccupa di difendere la libertà individuale dalle insidie dello statalismo.

Appellarsi ai diritti inviolascbili di ogni uomo è il primo passo per un libertario del suo calibro: il nostro denuncia la deriva verso la tirannia e la schiavitù, inevitabile qualora questi diritti vengano sopraffatti dall’espansione del potere statale. Ma non è tutto.

La parte probabilmente più interessante riguarda il ruolo della libertà intesa come incentivo e stimolo per i membri della società. Sembra, e la seguenteè una considerazione assolutamente personale, che Nock ponga un risultato desiderabile, una società sana ed onesta, e poi vada a ritroso per capire come arrivare a tale obiettivo. I passi sono pochi e fondamentalmente semplici: la buona civilizzazione è il prodotto di una solida e corretta moralità; questo tipo di moralità può svilupparsi unicamente in un contesto libertario.

Sono queste le motivazioni principali per le quali egli disapprova ed osteggia il New Deal. Nock, assieme a molti compagni

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Albert Jay Nock: una voce della “Old Right” contro il New Deal

2.2. Opere principali e pensiero

Albert Jay Nock LibertarianOldRightè stato scrittore fecondo; lo si può notare non soltanto dai volumi scritti e pubblicati, ma soprattutto dalla vasta produzione di articoli, editoriali e saggi che sono  stati sovente raccolti e pubblicati anch’essi in volume.

Per una corretta interpretazione del suo pensiero, occorre necessariamente considerare l’ambiente sociale in cui Nock ha vissuto i primi anni della sua vita. Indubbiamente la  famiglia, madre protestante e padre reverendo, ha contribuito  a forgiare  in  lui  quelle  convinzioni  intellettuali  e  morali  che caratterizzeranno  i suoi  punti  di  vista  futuri.  I   due  istituti  scolastici frequentati, anch’essi sotto l’influenza della stessa Chiesa Episcopale in cui il padre era inserito, non hanno fatto altro che rafforzarle. Questi principi si sono inizialmente riflessi soprattutto nella pratica quotidiana; ne è chiara testimonianza il suo ingresso nelle istituzioni religiose ed il percorso che lo ha portato fino al ruolo di rettore della Chiesa Episcopale di Titusville.

Durante il 1909 la situazione muta radicalmente: Nock vive una crisi di coscienza e  medita sulla propria fede, allontanandosi definitivamente dal clero per lavorare al The American Magazine. Scrive parecchi articoli, ma il suo sguardo sul mondo è diverso dal precedente: ora cerca un approccio più scientifico che religioso, che gli permetta di analizzare i comportamenti umani lasciando in disparte il criterio spirituale; vuole capire le cause e le conseguenze delle azioni umane nella società [5].

Nonostante il cambio di visuale, rimarrà molto legato soprattutto ad uno dei suddetti  principi:  l’importanza  fondamentale  della  fibra  morale  («moral fibre»); non più dal  punto di vista religioso o spirituale, ma intesa come movente  e  risultato  di  un  certo  tipo  di  comportamento,  come  soggetto causante mutamenti nella società e della società stessa.

Nello stesso periodo entra in contatto con gli scritti dell’economista Henry George  (1839  – 1897) e la sua filosofia sociale ne viene palesemente influenzata: la libertà come motore necessario al miglioramento dell’essere umano e l’impossibilità di  

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Fa’ la cosa giusta – I parte

Lo scritto costituisce traduzione integrale del saggio “On doing the right thing” dell’omonima raccolta di scritti (1928) di Albert Jay Nock, pensatore statunitense radicale (definito da Rothbard “Tory Anarchist”, così come Henry Louis Mencken) dei primi decenni del Novecento. Il testo integrale è scaricabile qui. Ne consigliamo caldamente la lettura.

Mises Italia

Di recente honock dovuto sfortunatamente trascorrere un bel po’ di tempo a Londra, proprio mentre soffiava vento da est; ed in queste deprimenti circostanze mi è venuta l’idea di mostrare perché la tanto decantata comprensione tra gli inglesi e noi (americani, NdT) non potrà mai realmente esistere.

A dispetto della Sulgrave Foundation (1) e di tutte le grossolane fesserie sulla cousinship (2) partorite durante le cene della Pilgrims’ Society (3); nonostante la famosa marcia di Sousa “Hands across the Sea”, le tradizioni comuni, gli ideali comuni, e quello che Mr. Dooley (4) ha chiamato “th’ common impulse f’r th’ same money” (5) – solo quest’ultimo, credo, non sia mai menzionato – questi due popoli non riusciranno in nessun modo a capirsi. Ci sono parecchie ragioni influenti, ignorate o trascurate, in contrasto con questa tesi; una di queste, ad esempio, è rappresentata dal linguaggio. Un americano può emettere suoni a cui un inglese attribuirà approssimativamente lo stesso significato; di conseguenza si presume che essi possiedano un linguaggio comune, mentre, a dire il vero, non hanno nulla del genere. Sostanzialmente la lingua non permette una vera comprensione reciproca; piuttosto, il contrario: credo, infatti, si avvicinerebbero maggiormente ad una tale comprensione se entrambi ne dovessero imparare una nuova per comunicare. Molte altre ragioni nascono invece da recondite ed apparentemente insignificanti differenze nell’educazione, nelle abitudini, nelle relazioni sociali, nelle procedure istituzionali e nel consueto modo di vivere, e contano di più, suppongo, rispetto a quelle derivanti da questioni più gravi. Come ho detto, ho avuto la vaga idea di estrapolarne ed esporne alcune, ma l’indolenza ha così persistentemente interferito che mai … Leggi tutto

Siamo in pieno regime (alimentare)

Due proposte di legge panesalutiste appena licenziate rispettivamente da due consigliere regionali piemontesi PD e da tre senatrici, sempre PD, sono sciocche come il pane senza sale che ci vorrebbero costringere tutti a mangiare.

Intendiamoci: mangiare sano è una scelta verosimilmente saggia, anche se uno può tranquillamente mangiare senza sale per decenni e poi beccarsi comunque un accidenti in giovane età, così come ci sono diversi casi di persone che, anche senza arrivare ai livelli di Mick Jagger, si sono goduti parecchio la tavola e la vita, e sono arrivati belli arzilli a tarda età.

Ma di massima evitare di maltrattare il proprio stomaco è un modo di volersi bene. Ma il punto è che è una scelta, e tale deve restare. Altrimenti, diventa una violenza, e non lo è di meno per il fatto di essere fatta a fin di bene. Del resto, nessuno penserebbe che uno stupratore va assolto solo perché è convinto di essere un grande amatore e violenta le donne perché non vuole che le sue abilità vadano sprecate. Non si capisce perché debba valere un principio diverso se la violenza riguarda altre parti del corpo. Perché di questo si tratta.

Certo, nel caso delle scuole, oggetto della proposta piemontese, la questione è più delicata. Non tutti i ragazzi hanno la fortuna di avere genitori responsabili, ed è importante che tutti vengano messi in condizione di scegliere davvero, consapevoli di cosa comporta mangiare cibo spazzatura invece che golose insalatine scondite. Ma allora gli sforzi vanno compiuti sul piano dell’informazione, e del resto ormai le campagne salutiste non mancano nelle nostre scuole.

Ma le piddine piemontesi non si accontentano, e vogliono sostituire le merendine con frutta e verdura, supponiamo a kilometro zero ed equa e solidale, nelle scuole e – par di capire – in tutti i luoghi con funzione pubblica accessibili ai minori. Cioè in pratica vai a fare due ore di coda all’anagrafe … Leggi tutto

Come lo Stato annienta la coscienza morale degli individui

“Non rubare” è una regola di condotta antica almeno quanto il mondo. E non avrebbe potuto essere altrimenti, pena l’impossibilità dello sviluppo di qualsivoglia società complessa.

Ci hanno insegnato sin da piccoli a rispettare ciò che appartiene agli altri: “Non prendere i giocattoli di tua sorella, senza il suo permesso”, ci ammoniva nostra madre, punendoci se ci fossimo ostinati a persistere nella nostra condotta scorretta di “furfantelli” ai primi passi. Con il trascorrere del tempo, a tre anni, eravamo in grado di capire benissimo la differenza tra il “mio” e il “tuo”. E se non avessimo preso la lezione a cuore e ci fossimo protratti, ben oltre l’infanzia, a trattare la proprietà altrui come qualcosa da cui attingere liberamente, giungendo sino ad impossessarcene, allora saremmo stati considerati alla stregua di sociopatici, di nemici della decenza, se non addirittura della civiltà stessa.

Tuttavia lo Stato, per come lo conosciamo, si fonda interamente su questo tipo di sociopatia. I governanti, semplicemente, si impossessano di ciò che non gli appartiene e ne dispongono per soddisfare i loro porci comodi.

Nel momento in cui lo Stato, in tempi recenti,  ha assunto una posizione di assoluto predominio su un determinato gruppo di persone, quest’ultime si sono certamente rese conto del fatto che le sue acquisizioni non sono poi tanto differenti da un saccheggio. Tali persone sono costrette a pagare semplicemente perché, poste di fronte all’inappellabile scelta “tra la borsa e la vita”, preferiscono continuare a vivere.

Ma nel momento in cui lo Stato, da tempo, si è insediato ed imposto nell’ambito di un dato contesto sociale, ecco allora che le sue pretese diventano, né più né meno, che un “atto dovuto”,  configurandosi come una mera presa d’atto dei fatti; e le stesse persone tendono a perdere la loro consapevolezza circa l’incontestabile truismo che quanto ricevuto dallo Stato corrisponde, sempre e comunque, a dei beni in precedenza rubati, posto che lo Stato, non possedendo legittimamente nulla … Leggi tutto

La Guerra alla Droga è Guerra alla Libertà

Gli sforzi profusi dal sindaco Bloomberg al fine di vietare bibite in lattina, ritenute troppo dolci, sono apparsi spesso nei notiziari ultimamente; un aspetto particolare dell'autodifesa del sindaco ha grande rilevanza nell'eccellente libro di Laurence Vance: la cosa che mi ha colpito è la strategia stessa del personaggio: si è limitato a segnalare i pericoli per la salute causati dai drink che voleva bandire, insieme ai costi che le malattie causate dal consumo di queste bevande avrebbeero potuto imporre.

(Im)moralità progressista

Recentemente mi sono trovato, tutto sommato mio malgrado (non amo molto le discussioni da stadio, nelle quali diventa impossibile argomentare con chiarezza e logica), in una di quelle dispute cui, penso, molti di noi siano abituati: stato/non stato, legalità formale/legalità sostanziale, legalità/legittimità