Libertà e proprietà: i Livellatori e Locke

Il tumulto della guerra civile inglese negli anni ’40 e ’50 del XVII secolo generò uno sconvolgimento politico ed istituzionale, e stimolò considerazioni radicali riguardo alla politica. Siccome la guerra civile venne combattuta per motivi religiosi e politici, gran parte delle nuove riflessioni si basarono su, o si ispirarono a, visioni e principi religiosi. Così, come vedremo più avanti nel capitolo riguardo alle radici del marxismo, sette comuniste millenarie saltarono fuori nuovamente per la prima volta dalla frenesia degli anabattisti dei primi del XVI secolo in Germania ed Olanda. Particolarmente importanti durante la frenesia della guerra civile di sinistra furono i Diggers, i Ranters e la setta dei Fifth Monarchists.

Diametralmente opposti nei nuovi pensieri generati dalla guerra civile troviamo, nel mezzo delle forze della sinistra repubblicana maggiormente in voga, il primo consapevole movimento libertario di massa: i Livellatori. In una serie di considerevoli dibattiti all’interno dell’esercito repubblicano, specialmente tra i seguaci di Cromwell e i Livellatori, questi ultimi, guidati da John Lilburne, Richard Overton e William Walwyn, diedero vita ad una dottrina libertaria straordinariamente consistente, sostenendo i diritti di “proprietà di se stessi”, proprietà privata, libertà religiosa per l’individuo e minima interferenza governativa nella società. Inoltre, i diritti di ciascun individuo sulla sua persona e proprietà erano “naturali”, cioè derivati dalla natura dell’uomo e dell’universo, e dunque non dipendenvano dal governo né da esso potevano essere abrogati. Nonostante l’economia fosse tutt’altro che l’argomento primario per il Livellatori, il loro aderire ad un’economia di libero mercato era una semplice derivazione della loro enfasi messa sulla libertà ed i diritti di proprietà privata.

Per un po’ sembrò che i Livellatori potessero trionfare nella guerra civile, ma Cromwell decise di risolvere il dibattito nell’esercito usando la forza e stabilì la propria dittatura coercitiva, insieme ad una teocrazia puritana radicale, sbattendo il capo dei livellatori in prigione. La vittoria di Cromwell e dei suoi puritani sui Livellatori si dimostrò disastrosa per il corso … Leggi tutto

Rothbard e il denaro

I contributi culturali cosa ha fatto il governodi Murray N. Rothbard spaziano su numerose discipline e sono disseminati su dozzine di libri e migliaia di articoli. Anche limitatamente al solo tema del denaro, che è l’oggetto di questo volume, i suoi contributi rimangono copiosi e significativi.

Come storico della politica monetaria americana, Rothbard tracciò il quadro delle politiche di partito, dei gruppi di pressione e del supporto accademico dietro ai vari schemi bancari nazionali, lungo tutto il corso della storia americana. Come divulgatore di teoria e storia monetaria, egli mostrò al pubblico qual era il reale obiettivo del governo nell’assumere sempre maggior controllo sul denaro. Come esperto sul ciclo economico, scrisse libri di grande spessore sul Panico del 1819 e sulla Grande Depressione, mostrando come alle radici di entrambi ci fu l’espansione artificiale del credito. Se il testo di riferimento per la teoria monetaria nella tradizione della Scuola Austriaca è The Theory of Money and Credit di Ludwig von Mises (1912), il più esaustivo compendio breve della teoria monetaria austriaca è certamente il capitolo 10 del trattato di Rothbard, Man, Economy and State.

Rothbard diede grande rilievo all’intuizione centrale dell’economia classica in ambito monetario: la quantità di denaro è ininfluente per il progresso economico. Non c’è alcun bisogno di espandere artificialmente la quantità di denaro per tenere il passo con la crescita della popolazione, la crescita dell’economia o altri fattori. Fintanto che i prezzi sono liberi di fluttuare, il potere d’acquisto del denaro è in grado di adattarsi agli aumenti di produzione, agli aumenti della domanda di denaro, alle variazioni di popolazione o a qualsiasi altra variazione. Se la produzione aumenta, per esempio, i prezzi semplicemente calano, quindi la stessa quantità di denaro può ora servire ad un numero maggiore di transazioni, commisurato alla maggiore abbondanza di beni. Ogni tentativo da parte della “gestione monetaria” di impedire ai prezzi di calare, o di adattarsi ad un aumento della domanda di denaro, o di … Leggi tutto

Il trionfo del socialismo

socialismPensate che le idee non contino, che ciò che le persone credono riguardo a loro stesse ed al loro mondo non abbia conseguenze reali? Se è così, quanto segue non vi infastidirà minimamente.

Da un sondaggio della BBC (eseguito nel 2009, NdR) è emerso che solo l’11 percento delle persone chiamate ad esprimersi in giro per il mondo – basandosi su un campione di 29000 persone – pensa che il capitalismo di libero mercato sia una buona cosa. I restanti ripongono speranze in maggiori regolamentazioni governative. Solo una piccola percentuale della popolazione mondiale ritiene che il capitalismo funzioni bene e che regolamentazioni più incisive ne ridurrebbe l’efficienza.

Un quarto delle persone interpellate ha affermato che il capitalismo è “intrinsecamente sbagliato”. In Francia, il 43% lo crede; in Messico il 38%. La maggioranza delle persone ritiene che il governo dovrebbe rubare ai ricchi per dare soldi ai paesi poveri. Solo in un paese, la Turchia, la maggioranza auspica un minore coinvolgimento dello Stato negli affari economici.

E il quadro diventa addirittura peggiore. Mentre gran parte degli europei e degli statunitensi pensa che sia stata una buona cosa che l’Unione Sovietica sia scomparsa, le persone in India, Indonesia, Ucraina, Pakistan, Russia ed Egitto perlopiù pensano che sia stata un’occorrenza nefasta. Sì, avete letto bene: milioni liberati dalla schiavitù socialista… occorrenza nefasta.

Questa notizia dovrebbe sollevare l’animo di qualsiasi aspirante despota in giro per il mondo, giungendo come un fulmine a ciel sereno venti anni dopo che il collasso del socialismo in Russia ed in Europa dell’est ha rivelato ciò che questo sistema incarnava: società arretrate con cittadini che vivevano vite brevi e miserabili. Poi c’è il caso della Cina: un paese salvato dalla sanguinosa barbarie sotto il comunismo e trasformato in un paese moderno e prospero dal capitalismo.

Quale lezione possiamo trarne? Lungi dall’aver appreso alcunché, le persone hanno in gran parte perso la memoria e coltivato un amore per l’antica … Leggi tutto

Libertà e proprietà: i Livellatori e Locke

[Estratto da An Austrian Perspective on the History of Economic Thought, vol. 1, Economic Thought Before Adam Smith. Un file audio MP3 di questo articolo (in inglese), letto da Jeff Riggenbach, è disponibile per il download.]

* * *

Il tumulto della guerra civile inglese negli anni ’40 e ’50 del XVII secolo generò uno sconvolgimento politico ed istituzionale, e stimolò considerazioni radicali riguardo alla politica. Siccome la guerra civile venne combattuta per motivi religiosi e politici, gran parte delle nuove riflessioni si basarono su, o si ispirarono a, visioni e principi religiosi. Così, come vedremo più avanti nel capitolo riguardo alle radici del marxismo, sette comuniste millenarie saltarono fuori nuovamente per la prima volta dalla frenesia degli anabattisti dei primi del XVI secolo in Germania ed Olanda. Particolarmente importanti durante la frenesia della guerra civile di sinistra furono i Diggers, i Ranters e la setta dei Fifth Monarchists.[1]

Diametralmente opposti nei nuovi pensieri generati dalla guerra civile troviamo, nel mezzo delle forze della sinistra repubblicana maggiormente in voga, il primo consapevole movimento libertario di massa: i Livellatori. In una serie di considerevoli dibattiti all’interno dell’esercito repubblicano, specialmente tra i seguaci di Cromwell e i Livellatori, questi ultimi, guidati da John Lilburne, Richard Overton e William Walwyn, diedero vita ad una dottrina libertaria straordinariamente consistente, sostenendo i diritti di “proprietà di se stessi”, proprietà privata, libertà religiosa per l’individuo e minima interferenza governativa nella società. Inoltre, i diritti di ciascun individuo sulla sua persona e proprietà erano “naturali”, cioè derivati dalla natura dell’uomo e dell’universo, e dunque non dipendenvano dal governo né da esso potevano essere abrogati. Nonostante l’economia fosse tutt’altro che l’argomento primario per il Livellatori, il loro aderire ad un’economia di libero mercato era una semplice derivazione della loro enfasi messa sulla libertà ed i diritti di proprietà privata.

An Austrian Perspective on the History of Economic Thought_RothbardPer un po’ sembrò che i Livellatori potessero trionfare nella guerra civile, ma Cromwell decise … Leggi tutto

La Scuola Austriaca: differenze interne – II parte

2.2 La conoscenza

stemma misesLa tematica appena esaminata sull’intenzionalità o inintenzionalità delle azioni umane è strettamente intrecciata al problema della conoscenza.

Per gli antirazionalisti gli esiti inintenzionali rappresentano anche per gli individui – e consentono loro – l’acquisizione della conoscenza che altrimenti manca.

Per gli hayekiani gli uomini sono caratterizzati da una pervasiva e sistematica ignoranza sui dati del mercato. (È questo anche l’argomento contro l’intervento statale e il socialismo: i pianificatori non possono conoscere alcunché). Tuttavia per questa ignoranza esiste una via d’uscita: anche se di fatto non conosce alcunché, l’Uomo Hayekiano può con sofferenza apprendere attraverso i processi del libero mercato, così come relativamente al diritto può utilizzare le norme frutto dell’“evoluzione”. Esiste un mondo di conoscenza disponibile, con le forze inconsce del mercato che offrono all’uomo tale conoscenza attraverso i prezzi di mercato e i segnali derivanti dai profitti e dalle perdite. È significativa l’espressione utilizzata da Hayek e Kirzner sul mercato come un “processo di scoperta”. Gli individui “scelgono” eventualmente il mercato solo nel senso che preferiscono mantenere qualcosa che già esiste, e che ci si accorge che funziona. Tale argomento è applicabile anche al diritto: poiché la ragione non ha alcun ruolo, o un ruolo molto piccolo, negli affari umani, gli uomini che gestiscono lo Stato non sanno abbastanza per poter stabilire ‘a tavolino’ norme giuridiche o costituzionali per l’intera società. Dunque è opportuno aderire alle regole frutto dell’evoluzione, che sono superiori a quelle costruttivisticamente realizzate, perché incorporano le conoscenze disperse, diffuse nella società. Poiché non conosciamo, non dobbiamo progettare niente a tavolino. La ragione non può fornire informazioni a priori sul valore utilitaristico di qualsiasi istituzione o insieme di istituzioni economiche e sociali.

Per i misesiani invece i soggetti del sistema economico conoscono molte cose dei propri mercati – non solo i prezzi, ma tutta la conoscenza qualitativa che deve essere incorporata nella produzione e nelle iniziative rischiose: il tipo di consumatori, il tipo di … Leggi tutto

Contro la proprietà intellettuale: una breve guida

proprietà intellettualeCome molti libertari, inizialmente assunsi che la proprietà intellettuale (PI) fosse un tipo legittimo di diritto di proprietà. Ma nutrivo sospetti sin dal principio: c’era qualcosa di troppo utilitaristico e orientato al risultato nell’argomentazione mossa da Ayn Rand, presumibilmente partendo da sani principi, in favore della PI. C’era anche qualcosa di troppo artificiale riguardo alle classificazioni statutarie dello stato del diritto d’autore e del brevetto. Iniziai il praticantato in avvocatura specializzata in brevetti attorno al 1992, e più imparavo sulla PI più i miei dubbi crescevano.

Infine realizzai che la PI è incompatibile con i genuini diritti di proprietà. (Questo riflette l’abbandono del mio iniziale miniarchismo Randiano in favore di un anarchismo Rothbardiano, nel momento in cui realizzai che lo Stato è l’incarnazione dell’aggressione e non può essere giustificato. Vedi il mio articolo “What It Means To Be an Anarcho-Capitalist.”)

Così, nel 1995 iniziai a pubblicare articoli mettendo in evidenza i problemi connessi alla PI, culminando infine nel mio prolisso articolo del 2001, apparso sul Journal of Libertarian Studies, intitolato “Against Intellectual Property,” che fu ripubblicato in formato monografico l’anno scorso (NdT: 2008) dal Mises Institute. Un sommario dell’argomento contenuto in questo articolo era stato avanzato nel mio articolo “In Defense of Napster and Against the Second Homesteading Rule” (LewRockwell.com, 2000), e vari di questi pezzi sono stati tradotti in altre lingue.

Recentemente ci sono stati parecchi scritti più proficui sulla PI, e, dato che il mio precedente articolo su Napster è ormai datato, è giunto il momento di riaffermare concisamente i principali argomenti libertari contro la PI, e fornire riferimenti bibliografici ad alcune delle pubblicazioni chiave contro la PI.

La struttura libertaria

Questa sezione fornisce un breve quadro della struttura libertaria prima di applicare questi principi alla PI.[1] Come spiegò Rothbard, tutti i diritti sono diritti di proprietà. Ma un diritto di proprietà è semplicemente il diritto esclusivo di controllare una risorsa finitaLeggi tutto

Pena e proporzionalità – II parte

[Questo articolo è tratto dal capitolo 13 di  The Ethics of Liberty.[1] È possibile ascoltare  questo articolo in MP3, letto da Jeff Riggenbach (in inglese). L’intero libro è in preparazione per podcast e download.]

ethics libertyDovrebbe essere evidente che la nostra teoria della pena proporzionale – per cui le persone possono essere punite perdendo i loro diritti al punto in cui esse li hanno tolti agli altri – è una teoria della pena schiettamente punitiva, una teoria “dente (o due denti) per dente” [12]. La punizione gode di una cattiva reputazione presso i filosofi, che generalmente scartano velocemente il concetto etichettandolo come “primitivo” o “barbaro”, e poi vanno avanti portando la discussione su altre due principali teorie della pena: quella della deterrenza e quella della riabilitazione. Ma scartare un ragionamento solamente perché considerato “barbaro” difficilmente può essere sufficiente; dopo tutto, è possibile che in questo caso, i “barbari” insistano su un concetto che era superiore ai credi più moderni.

Il professor H.L.A. Hart descrive nel seguente modo la “forma più grezza” di proporzionalità, così come l’abbiamo sostenuta qui (la legge del taglione):

[Essa è] la nozione per cui ciò che il criminale ha fatto dovrebbe essere fatto a lui, e dovunque si pensi alla punizione come primitiva, come spesso è, questa idea si riafferma: l’assassino dovrebbe essere ucciso, l’assalitore violento dovrebbe essere picchiato.” [13]

Ma “primitiva” è una critica scarsamente valida e lo stesso Hart ammette che questa forma “grezza” mostra meno difficoltà che le versioni più “raffinate” delle tesi proporzionali-retributiva. La sua unica critica ragionata, che egli sembra pensare congedi il problema, è una citazione da Blackstone:

Ci sono un gran numero di crimini le cui pene, qualora seguissimo l’approccio punitivo, si manifesterebbero come assurde ed inique. Il furto non può essere punito col furto, la diffamazione con la diffamazione, la contraffazione con la contraffazione, l’adulterio con l’adulterio.”

Ma questi sono … Leggi tutto

Pena e proporzionalità – I parte

[Questo articolo è tratto dal capitolo 13 di  The Ethics of Liberty.[1] È possibile ascoltare  questo articolo in MP3, letto da Jeff Riggenbach (in inglese). L’intero libro è in preparazione per podcast e download.]

ethics libertyPochi aspetti della teoria politica libertaria vertono in uno stato meno soddisfacente rispetto alla teoria della pena. [2] Di solito, i libertari sono stati soddisfatti di asserire o sviluppare l’assioma per cui nessuno possa aggredire la persona o la proprietà altrui; quali sanzioni potrebbero essere prese contro un tale invasore sono state, in genere, scarsamente trattate. Abbiamo avanzato il punto di vista per cui il criminale perde i suoi diritti in misura uguale a quelli di cui priva un’altra persona: la teoria della “proporzionalità”. Ora dobbiamo fare ulteriori considerazioni su ciò che tale teoria della pena proporzionale potrebbe implicare.

In primo luogo, dovrebbe essere chiaro che il principio proporzionale è considerabile come una massima pena per il criminale, piuttosto che obbligatoria. Nella società libertaria ci sono, come abbiamo detto, solo due parti in una disputa o in un’azione legale: la vittima, o querelante, ed il presunto criminale, o imputato. È il querelante che fornisce capi d’accusa alla corte contro il malfattore. In un mondo libertario, non ci sarebbero crimini contro una mal definita “società” e, dunque, nemmeno una figura come il “procuratore distrettuale” che decide su di un’accusa e poi muove tali accuse contro un presunto criminale. La regola della proporzionalità ci dice quanto un querelante possa pretendere da un imputato colpevole e niente più; essa impone il limite massimo alla pena che può essere inflitta prima che colui che infligge la pena diventi egli stesso un criminale aggressore.

Così, dovrebbe essere piuttosto chiaro che, sotto la legge libertaria, la pena capitale dovrebbe essere limitata strettamente ai crimini di assassinio. Un criminale perderebbe il suo diritto alla vita solo se ha prima tolto ad una vittima lo stesso diritto. … Leggi tutto

Deridi il voto

mock_the_voteJesse Ventura, quando non parla dell’11 Settembre, si dimostra molto ragionevole. Descrivendo il sistema bipartitico a Larry King, disse:

La situazione odierna è simile all’andare in un negozio di alimentari, dirigersi verso il reparto delle bevande e trovarci soltanto Pepsi e Coca Cola. Puoi scegliere solo quelle due. Non c’è la Mountain Dew, la Root Beer o l’aranciata. Entrambe sono tipi di cola; una è leggermente più dolce dell’altra, dipende da che parte stai”.

In un’intervista con Newsmax, descrisse i politici all’interno di tale sistema come  wrestler professionisti.

Nel wrestling professionistico, in prima fila davanti alle persone, fingiamo di odiarci tutti e di volerci davvero picchiare a sangue: è per questo che ti pagano, invogliandoti a seguirlo e a comprare i biglietti. È la stessa cosa. Davanti al pubblico e alle telecamere si odiano l’un l’altro, vorrebbero quasi picchiarsi, ma dietro le quinte vanno tutti a cena a fare accordi. E fanno semplicemente ciò che abbiamo fatto anche noi, ridendo durante tutto il tragitto per arrivare in banca. Questo per me è ciò che abbiamo oggi, nel mondo politico odierno, con i due partiti”.

Jesse ha ragione: il nostro sistema politico è una farsa. Quest’anno (2008, McCain vs Obama, ndr), hanno corso per la presidenza un guerrafondaio un po’ socialista contro un socialista un po’ guerrafondaio. Abbiamo due partiti che si dichiarano diversi, ma quando l’Establishment, il Complesso, i nostri padroni nascosti nell’ombra – chiamateli come volete -, vogliono qualcosa, la ottengono. Quando l’Establishment pretese i salvataggi finanziari delle banche contro un’opposizione popolare praticamente universale, li ottenne; quando il Complesso pretese l’immunità per le compagnie di telecomunicazione che spiavano deliberatamente gli Americani, l’ottenne; quando i nostri padroni nascosti nell’ombra pretesero che le truppe d’assalto reprimessero le proteste durante le convention dei partiti, lo ottennero.

Ancorché gli elettori avessero una vera possibilità di scegliere – e anche se i politici seguissero la volontà della maggioranza sulle questioni importanti  – … Leggi tutto

Perché sono un anarco-capitalista

leviatanoMolte persone – forse oggi più che mai – si definiscono sostenitrici del libero mercato, nonostante l’accanita propaganda che viene fatta contro di esso. E ciò è grandioso. Tali dichiarazioni di supporto, comunque, sono seguite dall’inevitabile ma: ma abbiamo bisogno che il governo provveda alla sicurezza fisica e alla risoluzione delle dispute, i servizi più critici di tutti.

Perlopiù senza averci ragionato, persone che altrimenti sarebbero a favore del mercato, vogliono conferire al governo la produzione dei beni e dei servizi più importanti. Parlando di produzione di moneta, molti di loro preferiscono un monopolio governativo (o delegato dal governo); invece, per quanto riguarda la produzione della legge e dei servizi di protezione tutti sono a favore di un monopolio del governo.

Questo non per dire che questa gente sia stupida o imbecille. Più o meno tutti noi abbiamo attraversato un periodo in cui credevamo in un governo limitato – o periodo miniarchico – e semplicemente non abbiamo mai esaminato da vicino le nostre premesse.

Per cominciare, uno sguardo ad alcuni principi basilari di economia dovrebbe farci fermare a riflettere, prima di assumere che l’attività del governo sia consigliabile:

  • I monopoli (di cui il governo stesso è un esempio primario), a lungo andare, conducono a prezzi più alti e servizi più scarsi.
  • Il sistema di prezzi del mercato libero indirizza costantemente le risorse in modo tale che i desideri dei consumatori siano soddisfatti nel modo più efficiente in termini di costi-opportunità.
  • Il governo, d’altro canto, non può essere “gestito come un’azienda”, come Ludwig von Mises spiegò in Bureaucracy. Senza il test profitto-perdite, un’agenzia governativa non ha idea di cosa produrre, in quali quantità, in quali posti, usando quali metodi. Ogni loro decisione è arbitraria.

In altre parole, quando si giunge ad avere la fornitura di qualsiasi bene da parte del governo, abbiamo buoni motivi per aspettarci bassa qualità, prezzi alti e allocazioni di risorse fatte in modo arbitrario e … Leggi tutto