La pianificazione centrale e la degenerazione dell’istruzione

ingegneria_socialeIn Italia, come in altri paesi europei, il settore dell’istruzione ha sempre subito una notevole influenza da parte dello Stato. Sin dalla riforma Gentile del governo Mussolini, non si è smesso di assistere ad ondate di coercizione e politicizzazione del sistema educativo. L’Italia non è la sola, ma è in condizioni peggiori di tanti altri paesi in questo ambito; in ogni caso, la degradazione del concetto di“educazione” all’interno delle tradizionali istituzioni (scuola e università) continua a livello mondiale, con pochissime eccezioni. Quello che chiamiamo oggi Ministero dell’Istruzione, è un’esaltazione, una “deificazione” di un semplice e crudo organo politico, dove vi lavorano delle persone in carne e ossa. Per politicizzazione intendo la crescente influenza dello Stato in materia d’istruzione. La politicizzazione ha luogo tramite la centralizzazione di funzioni tradizionalmente tipiche della famiglia e delle istituzioni direttamente controllate da essa e tramite l’estensione delle regole, degli standard e dei controlli decisi dal Ministero. Chiaramente quest’azione ha delle conseguenze, sia a livello di istituzioni locali, sia nell’ambito della responsabilità individuale. La domanda che dovrebbe sorgere in modo spontaneo è la seguente: tali interventi regolatori, che diminuiscono la libertà e la responsabilità delle istituzioni locali, delle famiglie e degli stessi bambini/ studenti, sono giusti e apportano benefici? Per rispondere, analizzeremo le implicazioni della centralizzazione delle decisioni e delle regole di funzionamento e di organizzazione delle scuole nelle mani di un unico Organo Superiore – Il Ministero dell’Istruzione [1] – e gli effetti generali sul bambino.

Coercizione o libertà?

Le materie di studio a scuola, dove sono raggruppati 20-30 bambini per classe, sono decise in modo arbitrario, non tenendo conto, ovviamente, delle capacità e delle aspirazioni di ciascuno, e nemmeno delle esigenze famigliari. E’ ovviamente impossibile farlo a livello centrale, nel cosiddetto Ministero dell’Istruzione. Dirò di più, è impossibile prendere una decisione giusta per tutti anche se si rimane ad un livello ben più basso, a livello di scuola o di classe.  Anche le materie … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte II

Seconda parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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I cattolici e l’economia austriaca

Inutile dire che in tutto ciò si ravvisano molti elementi che i cattolici dovrebbero trovare congeniali. L’approccio austriaco all’economia rifiuta lo scientismo che si è insinuato in tante discipline e, a dire il vero, praticamente in tutta l’economia; invece, gli esponenti di questa Scuola insistono su una metodologia che rispetti l’unicità dell’uomo come creatura dotata di libero arbitrio. Inoltre essi postulano l’esistenza di un universo ordinato che la ragione, correttamente esercitata, è in grado di comprendere. E rifiutano l’argomentazione secondo cui l’unico tipo di conoscenza significativa è quella derivata dall’induzione e dalla ricerca empirica proprie del metodo scientifico.

Purtroppo capita spesso che quanti proclamano a gran voce la loro opposizione all’Economia austriaca e sostengono con più insistenza la sua incompatibilità con il Cattolicesimo sono proprio coloro che ne sanno di meno. Non molto tempo fa, ad esempio, John Sharpe, direttore di una casa editrice specializzata in libri sulla dottrina sociale cattolica, ha descritto «questa infatuazione per l’Economia austriaca» come «uno strano fenomeno fra i cattolici». È quasi certo che quando fece tale affermazione non aveva letto praticamente niente di Mises o di Rothbard. Tuttavia, si è sentito qualificato a concludere:

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriMolti critici del distributismo citano ripetutamente le parole di Murray Rothbard, di Ludwig von Mises e di altri esponenti della Scuola austriaca a difesa della loro posizione […] Gli economisti austriaci non erano altro che dei liberali che seguivano da vicino i Fisiocrati francesi e gli Economisti politici liberali inglesi. Si opponevano al socialismo non perché esso viola la legge naturale come viene insegnata dalla vera filosofia e confermata dalla Rivelazione, ma perché è meno efficace nel produrre la ricchezza materiale di quanto non sia il libero mercato.22

Nessuno che avesse … Leggi tutto

La scienza non è solo matematica

scienza matematicaAll’inizio di quest’anno, Edward O. Wilson, l’illustre biologo di Harvard, ha scritto dei limiti della matematica nell’ambito delle scienze sul Wall Street Journal. Questo figlio nativo di Mobile, Alabama – meglio noto altrove come il Padre della Sociobiologia – sostiene che la capacità di formulare contributi concettuali alla scienza non richiede competenza matematica, né tantomeno una componente matematica. Chiosando: “[f]ortunatamente, l’eccezionale fluidità matematica è richiesta solo per poche discipline, quali la fisica delle particelle, l’astrofisica e la teoria informatica. Molto più importante per tutto il resto della scienza è la capacità di delineare concetti, che permette al ricercatore di evocare immagini e processi mediante l’intuizione.” Wilson stesso ha candidamente ammesso di non aver mai appreso l’analisi matematica prima dei suoi trent’anni – vale a dire, dopo aver guadagnato la cattedra ad Harward –, lamentando la perdita di conoscenza scientifica che si verifica allorquando i suoi aspiranti collaboratori scelgono altre carriere a causa di carente formazione matematica.

Ancorché questo non rappresenti un problema per gli economisti austriaci, i quali utilizzano una logica aprioristica e deduttiva nello sviluppo della teoria e dei concetti economici, l’approccio economico tradizionale resta affezionato all’idea di utilizzare i dati come fini a sé stessi, cosicché la disponibilità dei soli dati determina la misura dell’indagine economica. Di conseguenza, concetti quali il capitale, che non si prestano ad analisi matematica, sono spesso ignorati dal mainstream o assunti come costanti (in modo da semplificarne l’utilizzo nelle tecniche di modellazione). Questa lacuna costituisce uno dei motivi per l’infausta diagnosi errata compiuta circa la bolla immobiliare, innescata una decina d’anni fa, nonché una delle principali ragioni alla base della generale ignoranza dell’approccio tradizionale sui cattivi investimenti derivanti dalla creazione di moneta da parte dello Stato.

I commenti di Wilson sono interessanti poiché pongono l’accento sulla modellizzazione statistica operata dall’economia mainstream e da altre scienze sociali, basandosi sul desiderio di raggiungere il medesimo rigore scientifico delle scienze dure. Siffatto desiderio esprime … Leggi tutto

In difesa dell’apriorismo estremo

Murray Rothbard scrisse questo articolo nel 1956. Pubblicato originariamente sul Southern Economic Journal, January 1957, pp. 314-320 e ristampato in M. Rothbard, The Logic of Action One (Edward Elgar, 1997, p. 100-108. Edizione on line pubblicata col permesso de “the Rothbard Estate”, Copyright © 2002).

La stimolante diatriba metodologicaepistemologia tra il Professor Machlup e il Professor Hutchinson dimostra che, talora, vi sono più di due schieramenti in risposta ad una determinata questione. In diversi modi, i due dibattono finalità incrociate: Hutchinson si scaglia contro la visione metodologica (e politica) di Ludwig von Mises; l’accusa più seria mossa consiste nel ritenere l’intera posizione di Machlup un tentativo di ammantare l’eresia Misesiana di dignità epistemologica. La risposta di Machlup, correttamente, menziona a malapena Mises; infatti, le visioni dei due sono agli antipodi (il primo è vicino alla tradizione “positivista” della metodologia economica). Ma, nel frattempo, troviamo l’“apriorismo estremo” indifeso nel dibattito. Forse, un apporto “apriorista estremo” al discorso potrebbe rivelarsi utile.

Primo: dovrebbe essere chiaro che né il Professor Machlup né il Professor Hutchinson rappresentano ciò che Mises chiama “prasseologo”, cioè, nessuno dei due ritiene che (a) gli assiomi fondamentali e le premesse dell’economia siano assolutamente vere; (b) che i teoremi e le conclusioni dedotte dalle leggi della logica derivino da questi postulati e siano, quindi, assolutamente veri; (c) che non vi sia, di conseguenza, bisogno di “test” empirici e (d) che i teoremi dedotti non possano essere testati neanche se lo volessimo. Entrambi, invece, sono desiderosi di testare empiricamente le leggi economiche.

La differenza cruciale consiste nell’adesione del Professor Machlup alla posizione positivista ortodossa, per cui le assunzioni non hanno bisogno di essere verificate finché le conseguenze dedotte siano provate come vere – la posizione del Professor Milton Friedman – mentre il Professor Hutchinson sposa l’approccio più empirico – istituzionalista – della necessità di verifica, altresì, delle premesse.

Per quanto strano possa sembrare per un ultra-apriorista, la posizione di Hutchinson mi … Leggi tutto

Ripensare la Secessione | II parte

A sostegno della secessione

Uno degli argomenti più forti a favore della secessione è rinvenibile nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni inalienabili diritti, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o abolirlo e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.

secessionIn altri termini, i governi che non godono del sostegno del popolo possono essere modificati o aboliti, venendo sostituiti da nuovi governi, maggiormente rispondenti ai loro desideri. I Padri Fondatori si sono fermati un passo prima dell’approvazione dell’anarchia, prevedendo la sostituzione di un nuovo governo a quello abolito. La Dichiarazione prosegue affermando:

“Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, invariabilmente diretti allo stesso oggetto, svela il disegno di ridurre gli uomini a sottomettersi a un dispotismo assoluto, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere a nuove garanzie per l’avvenire.”

Apparentemente, i Padri Fondatori non erano favorevoli alla secessione, se non in conseguenza di una lunga serie di abusi che avrebbe comportato un dispotismo assoluto. Questa visione risulta supportata in un’altra sezione del documento:

“La prudenza, tuttavia, consiglierà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili  e peregrine; e, conformemente a ciò, l’esperienza ha dimostrato che gli uomini sono maggiormente disposti a soffrire, finché i mali siano sopportabili, che a farsi giustizia essi Leggi tutto

Economisti e Dati

triangleL’esperienza di cui si occupano le scienze dell’azione umana è sempre esperienza di fenomeni complessi. Riguardo all’azione umana non sono possibili esperimenti di laboratorio. Noi non siamo mai in grado di osservare il cambiamento in un elemento soltanto, tutte le altre condizioni dell’evento essendo uguali a un caso in cui l’elemento considerato non cambia. L’esperienza storica come esperienza di fenomeni complessi non ci provvede di fatti nel senso in cui le scienze naturali adoperano questo termine per significare eventi isolati provati sperimentalmente. L’informazione dell’esperienza storica non può essere usata come materiale di costruzione delle teorie e di predizione degli eventi futuri; ogni esperienza storica è suscettibile di varie interpretazioni ed è anche effettivamente interpretata in modi differenti. – Ludwig von Mises, Human Action, II.1

Le basi deduttive dell’economia

L’utilità dei dati empirici in economia mira a dirimere la questione su come questa scienza possa offrire il meglio di sé per essere studiata e compresa.

Il sorprendente successo di fisica e chimica negli ultimi tre secoli, sul dominio della materia e dell’energia, ha spesso accecato la gente relativamente al problema dell’approccio ad un soggetto, il quale può avere più di una risposta possibile.

Tuttavia, uno sguardo d’insieme su altre discipline più o meno note ci dimostra che questa è la tendenza.

Malgrado ciò, non conosco nessuno che suggerirebbe quale metodo giusto per ottenere una profonda comprensione di Shakespeare quello di analizzare la composizione chimica della carta e l’inchiostro che questi ha utilizzato per comporre le sue opere.

Nondimeno, eviteremmo di studiare la geometria o la logica nello stesso modo in cui si studiano le scienze fisiche.

Per determinare che la somma dei tre angoli di un triangolo è pari a 180 gradi non misuriamo migliaia di triangoli reali. Del resto, il triangolo geometrico rappresenta una figura idealizzata che non potremmo trovare nella realtà.

Ancora, considerate il seguente sillogismo: “Tutti gli uomini sono mortali. John è un uomo. Pertanto, John è mortale”. … Leggi tutto

L’equilibrio in assenza di Stato

6339La società di mercato in assenza di Stato — un’organizzazione pacifica basata su rapporti volontari tra gli individui, in cui lo Stato è assente — non è un’idea molto popolare. La stragrande maggioranza delle persone crede che questo tipo di formazione sociale non riuscirebbe a definire ed a far rispettare i diritti di proprietà, piombando nel caos, nella tirannia dei ricchi o in un ritorno allo Stato. Questa convinzione ha portato ad un rifiuto diffuso del paradigma di una società funzionante senza Stato.

Murray Rothbard è considerato da molti il campione della dottrina di una società in assenza di Stato. Tuttavia, anch’egli ammise che “non esiste alcuna garanzia assoluta che una società di mercato non possa cadere preda della criminalità organizzata.”[1]

Per quanto immaginare “garanzie assolute” per una qualsiasi organizzazione sociale sia, generalmente, inappropriato, sostengo altresì che vi siano buone ragioni per credere che esiti negativi come il caos, la tirannia dei ricchi, o financo la “criminalità organizzata” siano alquanto improbabili in assenza di uno Stato.

Per dimostrarlo, valuterò le forze economiche che governano lo sviluppo di ogni organizzazione umana e che la tengono unita. Vi mostrerò come le caratteristiche economiche di una società senza Stato promuovano la non-violenza e la cooperazione, disincentivando la coercizione, il furto e l’estorsione. Questo viaggio analitico ci porterà anche a capire come il collante che salda società e Stato, nella loro forma attuale, non è altro che la paura di un nemico immaginario. Coloro che si riveleranno essere capaci di superare tale timore possono gettare le basi di una società senza Stato.

Né caos, né tirannia

La tipica storia che si sente, allorquando viene messa in discussione la necessità dello Stato, ripropone il classico antagonismo di ogni individuo verso l’altro e la razzia delle rispettive risorse; inoltre, dal momento che non ci sarebbe lo Stato a “regolare” questa situazione, ne deriverebbe il caos. Tutti trarrebbero, presumibilmente, vantaggio dal derubarsi a vicenda. … Leggi tutto

La teoria della scuola austriaca | Contributi dei singoli autori

austrian schoolCarl Menger[1], il fondatore della scuola, pone su basi soggettiviste il valore, sfidando la dominante tradizione britannica del costo oggettivo e del lavoro. Inoltre presenta la teoria dell’utilità marginale.

Offre un contributo decisivo allo sviluppo dell’individualismo metodologico e dell’analisi a priori di tipo logico-deduttivo[2].

Analizza la nascita della moneta in un contesto di libero mercato[3].

Friedrich von Wieser concentra la sua attenzione sulla definizione di capitale e sulla teoria dell’interesse che ne deriva[4].

Sviluppa il concetto di costo-opportunità.

Eugen von Bohm-Bawerk[5] sviluppa e riformula il lavoro di Menger e lo applica ai temi del valore, dei prezzi, del capitale e dell’interesse. L’interesse non è una costruzione artificiale ma riflette la preferenza temporale degli individui. Tuttavia Bohm-Bawerk non riesce poi a costruire la sua teoria su tali premesse e si orienta sulla produttività quale determinante dell’interesse (la teoria verrà successivamente ampliata e migliorata da Frank Fetter).

Il tasso normale di profitto è il tasso di interesse così determinato, cioè come risultante dei vari saggi di preferenza temporale.

Il capitale non è una quantità data e non è omogeneo, ma è una diversificata struttura che possiede una dimensione temporale. La crescita economica e della produttività derivano non solo dall’aumento della quantità di capitale, ma anche dall’allungamento della struttura temporale, dalla costruzione di “processi di produzione sempre più lunghi” (che dipendono dai saggi di preferenza temporale: più sono bassi maggiore è la disponibilità a risparmiare e investire in processi più lunghi, che renderanno in futuro risultati maggiori in termini di beni di consumo).

Bohm-Bawerk inoltre dimostra l’erroneità della teoria del valore e dei prezzi di Marx[6].

Herbert J. Davenport e Frank A. Fetter all’inizio del Novecento sono i principali “Austriaci” negli Stati Uniti. Fetter migliora la teoria dell’interesse di Bohm-Bawerk: la domanda dei consumatori stabilisce il prezzo dei beni, i singoli fattori di produzione ricevono la loro produttività marginale e tutti i profitti sono attualizzati al tasso di interesse o di preferenza … Leggi tutto

La teoria della scuola austriaca | I parte

La Scuola prende stemma misesil nome dalla circostanza che il fondatore, Carl Menger (1840-1921), e i primi due discepoli, Friedrich von Wieser (1851-1926) e Eugen von Bohm-Bawerk (1851-1914), erano austriaci [1], così come, nel Novecento, due grandi esponenti come Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek[2].

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo l’economia classica giunge a un punto morto. L’analisi in termini di “classi” anziché di azioni individuali e la sottovalutazione del fondamentale ruolo dei consumatori impediscono una coerente e convincente spiegazione dei valori e dei prezzi relativi dei beni. La soluzione dei paradossi generati dall’analisi classica è offerta nel 1871 da Carl Menger[3], sulla base di un’epistemologia completamente diversa, incentrata sull’individuo, che compie scelte in base alle proprie preferenze e interagisce col mondo reale. In tale contesto diventa centrale la figura del consumatore, elemento di orientamento di tutta l’attività produttiva.

Nelle semplificazioni che spesso accompagnano le classificazioni dottrinali, la Scuola Austriaca viene spesso incorporata nel pensiero neoclassico, e confusa con esso[4]. Quando la si riconosce come tradizione di pensiero autonoma – identificata nella sequenza di autori Menger–Wieser–Bohm-Bawerk–Mises–Hayek–Popper–Kirzner – le si attribuisce in genere anche un elevato grado di compattezza teorica[5]. Tuttavia all’interno della scuola si sono sviluppati paradigmi interpretativi diversi: in particolare, le differenze maggiormente rilevanti riguardano il filone che fa capo a Mises e quello che origina in Hayek. La descrizione della teoria che qui ci si appresta a svolgere segue l’impostazione Mises-Rothbard[6].

La prasseologia

La prasseologia[7] è la scienza[8] dell’azione umana, e studia le implicazioni formali dell’Assioma Fondamentale dell’azione. L’esistenza dell’uomo implica l’azione; l’uomo non può non agire.

L’economia è la branca della prasseologia che si occupa dell’individuo isolato e dello scambio (catallassi [9]). Vi sono settori della prasseologia non appartenenti all’economia, come ad esempio l’analisi dell’azione violenta o l’analisi del voto, finora meno esplorati.

La prasseologia (e l’economia) non conseguono le loro verità dall’esperienza, ma attraverso il metodo assiomatico-deduttivo, dunque aprioristico, come la logica … Leggi tutto

I libertari sono «anarchici»?

È pressochè certo che il libertario, felicemente impegnato nell’enunciazione della sua filosofia politica, forte delle sue limpide convinzioni, si trovi esposto in breve a una infallibile argomentazione dello statalista. Non appena il libertario denuncia la pubblica istruzione o l’ufficio delle poste, o parla della tassazione come di un furto legalizzato, lo statalista invariabilmente lo provoca: «Dunque, tu sei un anarchico?». Il libertario è costretto a replicare confusamente: «No, no, non sono in alcun modo un anarchico». «Allora, quindi, quali misure governative favorisci? Quale tipo di tassazione vorresti fosse imposto?». Lo statalista ha ineluttabilmente avuto successo nella sua offensiva, e, non avendo trovato risposte adeguate alla prima domanda, il libertario si trova costretto ad arrendersi. Pertanto, di regola, il libertario risponderà così: «Io credo in un governo limitato, il cui ruolo venga circoscritto alla difesa della persona, o della proprietà, o dell’individuo contro la violenza o l’inganno».

Ho cercato di dimostrare, nel mio articolo Il vero aggressore nel numero dell’aprile del 1954 di Faith and Liberty, che questa tesi lascia il libertario indifeso di fronte all’argomento secondo cui lo Stato «è necessario per la difesa» quando ad esso ci si appella per giustificare mostruosi provvedimenti statalisti o spargimenti di sangue. Tale idea comporta, inoltre, ulteriori conseguenze, ugualmente o maggiormente gravi. Lo statalista può esibire il seguente ragionamento:

«Se tu ammetti che sia legittimo che le persone si associno e concedano allo Stato il diritto di costringere gli individui a pagare tasse per un certo servizio – come, ad esempio, la difesa – perchè non dovresti considerare egualmente morale e legittimo che le persone si uniscano in maniera simile e cedano allo Stato il diritto di provvedere agli altri servizi, come gli uffici delle poste, il welfare, l’industria, il governo, eccetera? Se uno Stato sostenuto da una maggioranza ha il diritto di occuparsi di qualcosa, perchè non dovrebbe poter gestire anche le altre?».

Confesso che non trovo risposte a una … Leggi tutto