La legge ricardiana dei vantaggi comparati

Perfino i critici piu ostili al sistema Ricardiano sono d’accordo che David Ricardo diede, perlomeno, un vitale contributo al pensiero economico e alla tesi del libero scambio: la legge del  vantaggio comparato. Nell’enfatizzare la grande importanza della interazione volontaria nella divisione internazionale del lavoro , i liberisti del 18esimo secolo, tra cui Adam Smith, basarono le proprie dottrine sulla legge del “vantaggio assoluto”. In breve, i paesi dovrebbero specializzarsi dove sono i migliori e i più efficienti, e solo successivamente dovrebbero scambiarsi questi prodotti, poiché in questo caso, le persone dei due paesi migliorerebbero le proprie condizioni. Questa è un’ipotesi relativamente facile da sostenere.

Serve poca persuasione per comprendere che gli Statu Uniti non dovrebbero preoccuparsi di coltivare banane (o, piuttosto, per metterla in “micro” termini, che gli individui e le aziende negli Stati Uniti non dovrebbero preoccuparsi di farlo) ma piuttosto di produrre qualcos’altro (come grano e manufatti) e scambiarlo con le banane coltivate in Honduras. Ci sono, dopotutto, solo pochi preziosi coltivatori di banane negli USA che chiedono tariffe protettive. Ma se il ragionamento non fosse cosi lampante, e persino produttori americani di semi-conduttori e acciaio chiedessero una protezione tale?

La legge del vantaggio comparato affronta questi ardui casi, ed è per questo indispensabile per la questione del libero scambio. Mostra che anche se, per esempio, un Paese A è più efficiente di un Paese B a produrre ambedue i beni X e Y, verrà a vantaggio dei  cittadini del Paese A  specializzarsi a produrre X, dove sono i migliori in senso assoluto, e comprare tutti i beni Y dal  Paese B, bene che producono meglio ma non con così tanto vantaggio comparato alla produzione del bene X. In altre parole , ogni paese dovrebbe produrre non solo i prodotti in cui ha un vantaggio assoluto, ma anche dove è il migliore, o anche solo il meno peggio, i.e. dove ha un vantaggio comparativo.

Se allora il governo … Leggi tutto

Edgar lo sfruttatore

Edgar lo Sfruttatore è un bellissimo corto animato di Tomasz Kaye che difende i rapporti di lavoro volontari e dimostra i danni che le leggi come il salario minimo infliggono alle stesse persone che dovrebbero aiutare. Edgar è un capitalista che assume Simon come lavoratore senza esperienza, fino a quando una legge sul salario minimo spinge Edgar a licenziare Simon.

Guardatelo. É ben realizzato. (Il video è sottotitolato in italiano da Fabristol di LibertariaNation.org NdT)

Il modo in cui il libero mercato beneficia i lavoratori e quello in cui l’intervento governativo li danneggia è un’importante lezione da imparare. Ma per avere un quadro completo delle virtù del libero mercato e dei danni dell’interventismo è essenziale portare in scena il consumatore. Edgar può essere il “capo” di Simon se consideriamo il suo ruolo di lavoratore. Ma Simon, in quanto consumatore, è, insieme agli altri utenti del mercato, il capo di Edgar nel suo ruolo di imprenditore. Come ha scritto Ludwig von Mises:

Gli ordini dati dagli imprenditori nella conduzione dei propri affari possono essere visti e uditi. Nessuno può fare a meno di prenderne coscienza. Anche i fattorini sanno che il capo gestisce tutti gli aspetti del suo negozio. Ma è necessario più cervello per notare la dipendenza dell’imprenditore dal mercato. Gli ordini dati dai consumatori non sono tangibili, non possono essere percepiti dai sensi [1]

Per percepire gli ordini impartiti dai “consumatori sovrani” nell’attività di mercato si deve impiegare la teoria economica.

Come funziona la sovranità dei consumatori

Diciamo che Edgar possiede un’attività che produce e vende tablet chiamati “ePads”. Come imprenditore, cercherà di ottenere profitto vendendo il suo prodotto a un prezzo più alto rispetto a quanto è stato richiesto per produrli [2]. Quindi, per Edgar, prevedere la domanda dei consumatori di ePad è di primaria importanza, perché questa indica quale guadagno potrà ottenere. Al fine di garantirsi dei profitti, Edgar vorrà spendere su ogni fattore produttivo meno di … Leggi tutto

L’influenza del Traité di Say

Jean-Baptiste Say venne nominato membro del tribunato al governo durante il regime consolare di Napoleone, nel 1799. Quattro anni dopo, venne pubblicato il suo Traité: fu il rapido successo di quest’opera a garantirgli lo status di maggiore interprete del pensiero di Adam Smith sul continente europeo. Durante la sua vita vennero pubblicate sei edizioni del Traité, l’ultima delle quali nel 1829, in numero doppio di copie rispetto alla prima edizione. In aggiunta, il suo Cours complet d’économie politique (1828–30) fu ristampato varie volte, e l’estratto dal Traité pubblicato con il titolo di Catéchisme d’Économie politique (1817) venne ristampato per la quarta volta poco dopo la morte di Say. Tutte le più grandi nazioni europee tradussero il Traité nella loro lingua.

Nel 1802, Napoleone liquidò definitivamente gli ideologi, pensatori a cui si era a suo tempo avvicinato ma che aveva sempre detestato per le loro posizioni liberali in campo politico ed economico. Il generale còrso vedeva negli ideologi i più tenaci oppositori, in teoria come nei fatti, della sua crescente e brutale leadership. Costrinse quindi il senato e il tribunato a fare pulizia degli ideologi, sollevando così Say dal suo incarico. Gli ideologi erano filosofi, e i sostenitori di Napoleone vedevano la filosofia stessa come una minaccia al regime dittatoriale. [1] Come disse Joseph Fievée, editore del foglio bonapartista Journal de l’Empire, “la filosofia è un modo di lamentarsi del governo e di contestarlo quando si allontana dai principi e dalle personalità della Rivoluzione”. Due anni più tardi, poco dopo essere diventato imperatore, Napoleone ostacolò nuovamente Say, rifiutando di consentire che venisse pubblicata una seconda edizione del Traité a meno che l’autore non avesse modificato un capitolo particolarmente scomodo. Quando Say rispose che non ne aveva intenzione, la nuova edizione venne soppressa. [2]

Estromesso dal governo francese, Say divenne per un decennio un fortunato produttore di cotone. Divenne uno dei migliori tra i nuovi produttori francesi. Come … Leggi tutto

Il fallimento del comunismo nel Massachusetts

Alcuni pellegrini costituirono una partnership in una società insieme ad un gruppo di mercanti di Londra, tra cui Thomas Weston, un fabbro, e John Peirce, un sarto. L’azienda, John Peirce e Associati, ricevette nel 1620 un finanziamento, da parte della Virginia Company, per una particolare piantagione sita in tale territorio. In questa alleanza, ad ogni colono adulto era concessa un’azione della società così come a ogni investimento di dieci sterline. Dopo sette anni, i guadagni ottenuti dovevano essere ripartiti tra gli azionisti. Fino al momento della divisione, da farsi secondo gli usi vigenti nell’insediamento originario della Virginia, la società ha impose per decreto un sistema di produzione di stampo comunista; ogni colono doveva contribuire con tutto ciò che aveva ad un fondo comune e soddisfare le sue le sue esigenze ricorrendo a tale fondo – ancora una volta, un sistema basato sullo schema “ da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni.”

A metà dicembre del 1620 la Mayflower sbarcò a Plymouth. Come accadde ai primi coloni della Virginia, costoro dovettero affrontare molte difficoltà, , infatti la metà dei coloni erano già morti alla fine del primo inverno. Nella metà del 1621 John Peirce e soci ottennero una licenza, da parte del Council for New England, che concedeva alla società 100 ettari di terreno per ogni colono e 1.500 ettari obbligatoriamente destinati ad uso pubblico. In cambio, il Council riceveva un affitto annuale di due scellini ogni 100 ettari.

Una delle principali cause delle persistenti difficoltà, durante il “tempo della carestia”, sia a Plymouth, come prima a Jamestown, fu  il comunismo imposto dalla società. Infine, per sopravvivere, la colonia nel 1623 diede a ogni famiglia il permesso di coltivare un piccolo appezzamento di terreno privato, volto esclusivamente a uso individuale. William Bradford, diventato governatore di Plymouth nel 1621, il cui compito era quello di aiutare governare la colonia per 30 anni, descrisse eloquentemente il risultato … Leggi tutto

Tanti auguri, Murray Rothbard!

Oggi, 86 anni fa, nasceva a New York Murray Newton Rothbard, uno studioso straordinario e sicuramente fuori dai canoni, capace di coniugare il pensiero individualista ottocentesco americano di  Lysander Spooner e Benjamin Tucker e la teoria economica austriaca,dando vita a una nuova filosofia politica profondamente legata al concetto di libertà individuale. Economista, storico, filosofo politico, giurista e campione del libertarismo, Murray Rothbard ha combattuto la sua battaglia culturale armato solo di una macchina da scrivere e una sconfinata passione per la libertà.

Presentiamo, qui di seguito, una sua biografia, scritta da Piero Vernaglione sul sito Rothbardiana dove potete trovare molte delle sue innumerevoli opere tradotte in italiano.

Biografia di Murray N. Rothbard

Nasce a New York il 2 marzo 1926, da due genitori ebrei dell’Europa orientale, David Rothbard, polacco, e Raya Babushkin, russa.
Frequenta la scuola elementare e media a Staten Island, prima in una scuola pubblica, poi in una privata, la Riverside School, e il liceo alla Birch-Wathen School, a Manhattan. Quando, adolescente, inizia a confrontarsi con le idee politiche e sociali, è attratto dall’ispirazione individualistica e liberale del padre, in un ambiente familiare invece orientato su posizioni collettiviste e comuniste.
Nel 1942 entra alla Columbia University, dove nel 1945 si laurea in Statistica matematica e nel 1946 consegue il Master in Economia. Durante gli anni universitari si avvicina alla Old Right americana, ostile al New Deal e all’interventismo in politica estera.
Nel 1949 la lettura de L’azione umana di Ludwig von Mises spinge Rothbard ad aderire con entusiasmo alla Scuola Austriaca di Economia; partecipa quindi al seminario tenuto a New York da Mises, fino alla conclusione nel 1969.
Nel 1952 comincia a lavorare per il “Volker Fund”, recensendo e commentando libri e saggi di teoria politica, economia e storia scritti da autori coevi. La collaborazione si estenderà fino al 1962.
Il 16 gennaio 1953 si sposa con JoAnn Schumacher. Nel 1956 consegue il Ph. D. (dottorato) in Economia … Leggi tutto

Rothbard contro Mankiw sulla riforma fiscale

In un recente pezzo sul New York Times, Greg Mankiw, autore di manuali universitari di successo, professore di Harvard e consigliere di Mitt Romney, ha presentato quattro principi per una riforma fiscale che sono universalmente appoggiati da molti economisti di professione, alcuni anche strenui difensori del libero mercato.

In questo articolo, criticherò le visione di Mankiw da una prospettiva rothbardiana. L’apparente consenso tra tanti economisti su come mettere a posto il fisco mostra infatti i pericoli del cosiddetto “pensiero di gruppo”.… Leggi tutto