Sapete cos’è una nazione?

Il 4 luglio celebriamo qualcosa chiamato nazione, ma cos’è una nazione? Qual è la fonte delle nostre affezioni e lealtà?

Supponiamo tutti di sapere la risposta alla domanda. Ma quando si scava a fondo, scopri che non esiste un comprensione chiara. Infatti, il disaccordo su questa questione vitale è una grande fonte di divisione e di conflitti politici nel mondo di oggi.

Le divergenze di opinioni su ciò che costituisce la nazione è un aspetto del perché le affermazioni di Trump hanno un senso nei suoi seguaci, ma non nelle pagine editoriali, perché le filippiche di Elizabeth Warren (classe 1949 economista, accademica e politica statunitense) colpiscono un po’ i sensibili e gli altri stupidi, perché alcuni considerano l’aumento della destra alternativa (o l’antifa – azione antifascista) come grazia salvifica e altri lo vedono come un segno dei tempi finali.

Chiedi a te stesso: cosa credi di essere una nazione? Avete una chiara comprensione della propria fede? Indipendentemente dalla vostra politica, ma soprattutto se ti consideri un libertario, è necessario ottenere quanto stabilito.

Nel 1882, il grande storico francese Ernst Renan (1823 -1832 filosofo, filologo e scrittore francese) scrive un saggio appassionato e brillante sulla questione. Ludwig von Mises stesso ha riconosciuto questo saggio come la migliore espressione della dottrina classica liberale. Non so se qualche altro saggio ha fatto un ottimo lavoro nel trattare la questione. Lo scrisse mentre l’era della monarchia si stava avvicinando, in quanto l’ascesa della democrazia si attestava ovunque. Le ideologie come il socialismo, l’imperialismo ed il razzismo “scientifico” si sforzavano di sostituire le comprensioni del mondo politico.

Anche se rifiuti la tua tesi finale – che la percezione della nazione sia una relazione del cuore e nient’altro – si può ancora essere contestati dalla sua analisi.

Renan elabora cinque teorie tradizionali della nazione: dalla storia e dalla pratica.

Dinastia. Questa concezione ritiene che la linea di dominio della classe Leggi tutto

Il Regno Unito è una “Nazione per consenso?” – I Parte

Premessa:
Lo scorso 18 Settembre in Scozia si è tenuto il referendum riguardo all’indipendenza dal Regno Unito.

Da un punto di vista libertario, le politiche che circondano entrambi gli schieramenti sono sospette. La classe mondialista dei banchieri, sempre preoccupata dal decentramento del potere, avverte di come la Scozia necessiti da Westminster di assistenza economica (leggi: welfare), forza militare e valuta. Al contempo, gli scozzesi – in larga misura socialisti – chiedono di vivere in una società più “egualitaria” amministrata da Holyrood (il quartiere di Edimburgo ove è sito il Parlamento Scozzese, ndr.) ed una nuova alleanza con i loro più illuminati “compagni di viaggio” di Bruxelles – lasciando un padrone per un altro.

Come sempre, un libertario dovrebbe concentrarsi sui primi princìpi. Il saggio del 1993 “Nazioni per Consenso: Decomporre lo Stato nazionale” di Murray Rothbard, fa esattamente questo.

Rothbard fa le domande giuste: cos’è una nazione? Cosa la rende davvero legittima? Gli Stati nazionali hanno bisogno di politiche di sicurezza comuni? Quando è permessa la secessione? Si dovrebbe permettere l’apertura dei confini e quella all’immigrazione? Come dovrebbero essere conferiti i diritti di voto e la cittadinanza? Come opererebbe, infine, un paese completamente privatizzato in maniera anarco-capitalista?

Queste sono le domande che dovremmo porci e a cui dovremmo rispondere quando dibattiamo contro lo Stato, le banche centrali e una classe politica mondiale sempre più corrotta.

Nazioni per Consenso: Decomporre lo Stato nazionale

Union JackI libertari tendono a focalizzarsi su due importanti unità d’analisi: l’individuo e lo Stato. Eppure, uno degli eventi più drammatici e significativi del nostro tempo è stato il riemergere – con forza – negli ultimi cinque anni di un terzo aspetto molto trascurato del mondo reale, la “nazione”. Quando si pensa alla “nazione” in toto, solitamente essa viene associata mentalmente allo Stato, come nel caso dell’espressione comune “Stato-nazione”, sebbene tale concetto prenda soltanto un particolare sviluppo dei secoli recenti, elaborandolo in una massima universale. Negli ultimi cinque anni, … Leggi tutto

I confini dello Stato

liberalism_misesPer il liberale non v’è contrasto fra politica interna e politica estera, e il dubbio tanto spesso sollevato e discusso approfonditamente in relazione al fatto che le questioni estere abbiano precedenza su quelle interne – o viceversa – è, ai suoi occhi, ingannevole. Poiché il liberalismo, sin dal principio, è un concetto politico che abbraccia tutto il mondo, e le stesse idee che cerca di realizzare all’interno di un’area limitata sono valide anche per le più larghe sfere della politica mondiale. Se il liberale fa una distinzione fra la politica interna e quella estera è unicamente per fini di comodità e classificazione, per suddividere in macro-gruppi la vasta sfera dei problemi politici e non perché sia dell’opinione che per ognuno di essi valgano principi diversi.

L’obiettivo della politica interna del liberalismo è lo stesso di quello della sua politica estera: la pace. Mira alla stessa pacifica cooperazione fra le nazioni come all’interno di ciascuna di esse. Il punto di partenza del pensiero liberale è il riconoscimento del valore e dell’importanza della cooperazione umana, e le intere politiche e programmi del liberalismo sono progettati per servire lo scopo del mantenimento dell’attuale stato di mutua cooperazione fra i membri della razza umana, estendendolo ulteriormente. L’ideale ultimo immaginato dal liberalismo è la perfetta cooperazione dell’intero genere umano, in maniera pacifica e senza attriti. Il pensiero liberale volge lo sguardo sempre all’intera umanità, non soltanto a parti di essa. Non si ferma a gruppi circoscritti, non finisce ai confini del villaggio, della provincia, della nazione o del continente. Il suo pensiero è cosmopolita ed universale: racchiude tutti gli uomini e l’intero mondo. Il liberalismo è, in questo senso, umanesimo; ed il liberale, un cittadino del mondo, un cosmopolita.

 Oggi, in cui il mondo è dominato da idee illiberali, il cosmopolitismo è sospetto agli occhi delle masse. In Germania ci sono patrioti fanatici che non possono perdonare quei grandi poeti tedeschi, specialmente Goethe, i cui … Leggi tutto

Separazione tra Stato e Sport

sport“Detesto qualsiasi sport allo stesso modo in cui coloro che amano lo sport detestano il buonsenso” – H.L. Mencken

 

Non abbiamo bisogno di odiare lo sport come Mencken per comprendere il suo punto di vista.

È pur vero, però, che nelle competizioni sportive internazionali il buonsenso viene normalmente ignorato.

Consideriamo la Coppa del Mondo.

La scarsità di risorse impiegate per realizzare questo evento richiede talvolta l’intervento dello Stato.

Nel 2006, per esempio, il governo ghanese offrì a ciascun componente della sua nazionale di calcio 20.000 dollari per ogni vittoria. Questo premio venne finanziato da tasse estorte coercitivamente. In Germania, vari enti governativi (statali, comunali e federali) stanziarono oltre 600 milioni di dollari per finanziare la costruzione e la manutenzione dello stadio per l’evento. [1]

Considerando il livello di entusiasmo, e talvolta di isteria, che contraddistingue i Campionati del Mondo, non è forse realistico auspicare che lo svolgimento di queste competizioni sia concretizzabile anche su basi puramente volontarie? [2]

Altri mirabili esempi di sciovinismo sono offerti dal “superuomo” nazista delle Olimpiadi di Berlino 1936, o dal sequestro degli atleti israeliani ai Giochi olimpici di Monaco 1972. Oltretutto, la realizzazione di impianti sportivi, costituisce un’”iniezione di fiducia” importante per instillare ideali nazionalisti, che hanno l’effetto di favorire l’intervento statale (attraverso tasse, sussidi, zonizzazioni e dominio sul territorio) [3].

Ma senza arrivare agli stadi, basta guardare ai centri ricreativi presenti nelle nostre città, finanziati ed amministrati dal governo. Essi sponsorizzano baseball, softball, calcio e numerose altre discipline sportive per bambini. I loro parchi sono di proprietà del Comune e vengono gestiti e pagati con i soldi delle nostre tasse – il modo migliore, probabilmente, per inculcare fin da subito nei bambini l’idea che lo Stato sia il loro “benefattore” [4].

Ogni scusa è buona per continuare a gestire queste strutture a spese dei contribuenti: la “tradizione”, il “senso civico”, la “redditività economica”, etc. Ognuna di queste motivazioni vacilla in sé stessa, mentre … Leggi tutto

L’idolo di Hitler

hitler_heroC’era una volta, prima che Hitler, Stalin, Franklin D. Roosevelt, Juan Peron, e anche  Mussolini e Lenin facessero il loro ingresso nella storia, un uomo chiamato dottor Karl Lueger (1844-1910); beniamino dell’uomo della strada, araldo della giustizia sociale, ricoprì la carica di borgomastro di Vienna dal 1897 al 1910. Ma fu molto di più: una figura-simbolo, il prototipo del politico populista del Ventesimo secolo che combatteva per il “popolino” e sapeva proporre un’efficace propaganda, ingraziarsi i nazionalisti e promuovere il “pubblico benessere”. Prima che giungessi a Vienna, nel settembre del 2011 -per una conferenza sull’identità europea- non sapevo nulla di questo personaggio ricco di sfaccettature.

Difatti, il mio incontro con il famoso borgomastro avvenne per puro caso. Nonostante il programma della conferenza fosse impegnativo, decisi di approfittare del mio soggiorno viennese per andare alla ricerca del famoso Caffè Kunstler, il locale in cui Ludwig von Mises (1881-1973), uno dei pochi difensori della libertà economica nei primi anni del Novecento, era solito incontrare gli amici e i colleghi per discutere di economia e politica, dando vita, un caffè dopo l’altro, a quella che si sarebbe chiamata Scuola Austriaca di economia.

Come i viaggiatori che si rispettino e gli amanti della bevanda ben sanno, Vienna è famosa per i suoi caffè. Infatti, pare che proprio tramite Vienna la tradizione ottomana di bere caffè in locali appositi abbia raggiunto l’Europa nel XVII secolo, per poi diffondersi in tutto il continente. In particolare, quello che colpisce piacevolmente di questi locali viennesi -le arterie della vita culturale e politica della città in età moderna- è l’abbondanza di giornali disponibili gratuitamente in svariate lingue europee. Mi chiedo se anche questa longeva tradizione derivi dagli ottomani.

Mi venne riferito che avrei potuto trovare il caffè che cercavo da qualche parte nei pressi della piazza Dr. Karl Lueger. Sceso dalla metropolitana, girovagai per un’ora da una parte all’altra della piazza in cerca del locale, senza prestare attenzione … Leggi tutto

Sullo Stato Onnipotente

“Lo Stato Onnipotente”omni mises è un libro di difficile classificazione. Scritto nel 1944, quando Mises si era ormai stabilito negli Stati Uniti da qualche anno, appare come il tentativo da parte dell’autore di ricostruire il processo che ha portato la Germania, solo un secolo prima culla della cultura europea, a diventare la protagonista assoluta di un conflitto (la Seconda Guerra Mondiale) che per barbarie e violenza non ha forse precedenti nella storia. Ai capitoli più “storiografici” si alternano poi alcune pagine che potremmo definire di filosofia politica, che hanno per oggetto un tentativo di comparazione delle ideologie nazionalsocialista e marxista, e del risultato della loro applicazione rispettivamente in Germania e nell’Unione Sovietica.

Il fallimento del liberalismo tedesco e l’ascesa del nazionalsocialismo

Nella prima metà del XIX secolo, in tutti gli stati tedeschi non v’era pensatore, filosofo o scrittore che non fosse stato contagiato dal pensiero liberale di derivazione francese ed illuminista o da quello “scozzese” di Hume, Smith e Ferguson. Unici a resistere a questa moda filosofica erano illetterati ed analfabeti. Per Mises, il declino dell’egemonia liberale a cavallo tra la prima la seconda metà dell’Ottocento nell’area di lingua tedesca, si dovette  in parte ad alcuni errori politici commessi dagli stessi liberali, ed alla concomitante ascesa della Prussia quale cuore politico ed amministrativo della Germania.

Unificati gli stati tedeschi, Bismarck inaugurò poi la stagione della sozialpolitik allo scopo di “superare i social-democratici nelle misure favorevoli agli interessi dei lavoratori”, sì che una legislazione sostanzialmente socialista si accompagnò alla persecuzione dei maggiori esponenti del partito Social-Democratico tedesco, persecuzione che fu però abbandonata dai successori del Duca di Lauenburg, permettendo al PSD di diventare, nei decenni successivi, il partito politico più influente del Paese. L’intero settimo capitolo de “Lo Stato Onnipotente” è proprio dedicato al PSD, ed in particolare al tentativo di smontare “la leggenda” che lo vede quale unico oppositore al processo di militarizzazione della Germania portato avanti dalla … Leggi tutto