Lo scarica-barile della Fed: incolpare la Cina e il petrolio

La recente azione del mercato ha fatto emergere alcune ipotesi che sono o del tutto sbagliate o altamente fuorvianti. Ad esempio, per quanto riguarda la recente catastrofe nei mercati dei capitali, s’è fatta strada una dicotomia particolarmente insistente che vuole spiegarne la causa.

Ci sono alcuni che, facendo eco ai titoli dei giornali, sono pronti a puntare il dito contro il petrolio e la Cina. Ciononostante ci sono altri che puntano il dito contro la Fed per aver “rialzato i tassi troppo presto.” Secondo questi ultimi essendo “l’inflazione totalmente sotto controllo”, era ridicolo che la Fed sentisse il bisogno di “rialzare i tassi d’interesse . Entrambe queste posizioni tendono ad esprimere angoscia per il “dollaro forte”.

Entrambe queste posizioni non comprendono la causa del problema. Tanto per cominciare, è ridicolo accusare il petrolio per il calo dei mercati quando c’è bisogno in prima istanza di spiegare perché il petrolio stesso stia calando. E’ del tutto insoddisfacente spiegare qualcosa descrivendolo. Funziona bene per i titoli dei giornali e per scaricare le colpe reali, ma bisogna imparare a guardare più in profondità. Non ci si può aspettare d’impressionare nessuno spiegando che l’aereo sta precipitando perché non sta più volando. Qual è la causa del calo del prezzo del petrolio? Questa è la vera domanda.

Inoltre, nemmeno la “tesi Cina” non spiega nulla. Ci si limita ad osservare una correlazione nei mercati e quindi è molto conveniente dare la colpa “agli altri”. L’economia della Cina e degli Stati Uniti s’influenzano a vicenda, soprattutto nella nostra epoca di valute fiat fluttuanti. Ma alla fine sia la Cina sia gli Stati Uniti — anzi il mondo intero — vengono trascinati giù da azioni passate compiute dalle rispettive banche centrali, più nello specifico dall’illusione di prosperità attraverso l’espansione monetaria e del credito.

Questo ci porta al secondo tema: biasimare la Fed per aver operato un “rialzo dei tassi” troppo presto. Cioè, ci sono un … Leggi tutto

Non solo debito: spesa pubblica e denaro facile alimentano la crisi greca

greekgraph2_0Il governo greco continua a negoziare con i creditori internazionali dopo il suo recente default per il mancato rimborso del prestito da €1.6 miliardi concesso dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Di conseguenza la Grecia rischia di perdere l’accesso ad una quota di prestito da €1.8 miliardi e €10.0 miliardi per la ricapitalizzazione delle banche.

I commentatori sono del parere che il fattore chiave dietro i guai in Grecia sia l’elevato debito pubblico, che come percentuale del PIL, si è attestato a oltre il 177% nel 2014, contro il 79.6% nel 1990.

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Ma non è il debito in quanto tale il problema attuale della crisi in Grecia. La maggior parte delle analisi economiche hanno ignorato le grandi spese governative ed i forti aumenti dell’offerta di moneta.

Dall’inizio del 2000 la tendenza di fondo della dinamica di crescita della spesa statale, è salita ad un tasso annuo che è arrivato al 45.5% nel marzo 2009. Da allora l’andamento della dinamica di crescita è calato.

Nel luglio 2004 il tasso di crescita annuale della misura monetaria AMS della Grecia era pari al 20%. Nell’agosto 2009 è arrivato al 18%, prima di scivolare a -13.8% nell’aprile di quest’anno.

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Le politiche fiscali e monetarie allentate sono state protagoniste della creazione di varie attività non produttive, capaci solo di sperperare ricchezza.

L’espansione monetaria indebolisce il processo di creazione di ricchezza

Un calo nella dinamica di crescita nelle spese del governo e nell’offerta di moneta è un bene per il processo di creazione di ricchezza.

In altre parole, un calo della dinamica di crescita delle spese del governo e dell’offerta di moneta (vedi grafici) ha arrestato la deviazione di ricchezza da attività generatrici di ricchezza ad attività che la sprecavano.

La crisi attuale è incentrata su attività non produttive che non possono più acquisire risorse da quelle generatrici di ricchezza a causa di un calo della spesa pubblica e del tasso di crescita dell’offerta di moneta.

Da … Leggi tutto

L’alleggerimento quantitativo può favorire la crescita economica?

houseAlcuni commentatori, come Mohamed El-Erian, amministratore delegato della Pacific Investment Management (PIMCO),  sono del parere che la politica di massicci acquisti di asset messa in atto dalla Federal Reserve abbia contribuito ben poco alla crescita economica. Uno studio pubblicato dalla Federal Reserve di Kansas City esamina i vari canali tramite i quali l’espansione monetaria potrebbe favorire l’economia statunitense. Con riferimento a tali misure, lo studio individua nell’acquisto da parte della FED di  crediti garantiti da ipoteche (MBS) un potenziale e consistente effetto benefico. Tuttavia, mostra altresì come, relativamente agli acquisti di bond del Tesoro, l’effetto sull’economia sia stato minimo.

Ora, come risultato dell’alleggerimento quantitativo (QE) da parte della FED, il tasso d’interesse a lungo termine sulle ipoteche è sceso dal 6,32% del giugno 2008 al 3,35% del novembre 2012. Di conseguenza, l’impulso alla crescita del mercato immobiliare ha registrato una forte reazione a questa discesa dei tassi, con un tasso annuale di crescita che è salito da un -55% nel gennaio 2009 ad un +42% nel marzo 2013. Il tasso annuale di crescita  delle vendite di nuove case è passato da un -46,4% nel gennaio 2009 ad un +35,5% nel gennaio 2013.

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Attualmente, il rendimento sui decennali del Tesoro è sceso dal 4,07% del maggio 2008 all’1,615% del novembre 2012. Dopo esser balzato al 3,3% nel primo quadrimestre del 2012, da un -4,1% nel secondo quadrimestre del 2009, il tasso annuale di crescita del reddito nazionale reale ha subìto un rallentamento, chiudendo all’1,6% nel secondo quadrimestre di quest’anno. Da ciò è stato concluso che sarebbe stato molto più rilevante per la crescita economica se la FED si fosse concentrata sull’acquisto di MBS, data la forte risposta dei dati del settore immobiliare al calo dei tassi di interesse.

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Ma tutto questo è ragionevole? Contrariamente all’orientamento prevalente e allo studio della FED del Kansas, riteniamo decisamente inopportuno, nonché fallace, l’atteggiamento di chi sostenga l’esistenza di … Leggi tutto

H. Hazlitt – La Crisi Inflazionistica e Come Risolverla: introduzione & cap. I

INTRODUZIONE

Questo libro fu inizialmente inteso come edizione rivisitata del mio “Cosa dovresti sapere a proposito dell’inflazione”, pubblicato per la prima volta nel 1960. L’inflazione tuttavia, non solo negli Stati Uniti ma nel mondo intero, da allora non solo ha continuato la propria avanzata, ma si è moltiplicata ed ha accelerato. I problemi che presenta, sotto diversi punti di vista, stanno diventando sempre più gravi ed urgenti e richiedono, dunque, un’analisi più profonda ed ampia.

Per tali motivi questo è – in effetti – un libro completamente nuovo. Solamente un settimo del materiale è stato ripreso dal volume del 1960, e comunque anch’esso rivisitato. Il resto è invece inedito. Ho voluto dividere il presente volume in due, proprio per rendere la distinzione chiara a coloro che avessero già letto il precedente libro. Tutto il materiale proveniente da quest’ultimo è contenuto nella prima sezione, “Uno Sguardo d’Insieme”, ma non tutte le sue parti erano presenti anche nel vecchio volume. Il Capitolo 2, ad esempio, presenta una serie di dati quarantennali sull’inflazione, al posto dei ventennali precedenti. Tutto, nella seconda sezione – “Approfondimenti” – è nuovo. Alcuni dei capitoli di questo libro sono apparsi, anche se in una forma leggermente diversa, come articoli sulla rivista “Freeman”, ma erano stati pensati e scritti originariamente per questo volume.

Cosa dovresti sapere a proposito dell’inflazione fu essenzialmente una bozza; questo nuovo scritto ha degli obiettivi più ambiziosi. Qui, ho cercato di analizzare scrupolosamente e a fondo praticamente tutte le situazioni ed i problemi sollevati dall’inflazione e le fallacie croniche in larga parte responsabili del suo perdurare. Dunque, le due sezioni si supportano a vicenda: come suggerito dai rispettivi titoli, la prima fornisce uno sguardo d’insieme mentre la seconda i dettagli.

Poiché ho affrontato le suddette problematiche e fallacie in capitoli separati, cercando di rendere ciascuna discussione completa ed autonoma, si noteranno certamente alcune ripetizioni. Quando si cerca di dare una visione completa su svariati … Leggi tutto

Milton Friedman: un keynesiano d’acqua dolce | II parte

Come precedentemente spiegatofriedman, questa estesa liquidazione del debito fu un’inevitabile e salutare correzione della precedente bolla di credito. I prestiti bancari, in realtà, erano cresciuti ad un ritmo frenetico durante i precedenti 15 anni, triplicandosi dai circa 14 miliardi a 42 miliardi. Come nella maggior parte dei boom creditizi artificiali, la rilevante espansione dei prestiti durante la Grande Guerra e i Ruggenti Anni Venti  lasciò le banche imbottite di prestiti che non poterono essere rimborsati quando, nell’ottobre del 1929, la musica si fermò.

Di conseguenza, durante i postumi del crash, più di 20 miliardi di prestiti bancari furono liquidati, inclusi i miliardi cancellati a causa di fallimenti e chiusure di aziende. Come precedentemente spiegato, circa la metà della contrazione dei prestiti fu da attribuire ai 9 miliardi di prestiti a garanzia del mercato azionario che erano stati ritirati, quando la bolla del mercato finanziario collassò nel 1929.

Similmente, anche i prestiti per il finanziamento del capitale operativo diminuirono significativamente a causa del crollo della produzione. Di nuovo, ciò fu la mera conseguenza dello scoppio della bolla industriale e del settore dell’export, non qualcosa causato dal fallimento della FED nel fornire adeguate riserve bancarie. In breve, la liquidazione di prestiti bancari fu quasi esclusivamente il risultato di bolle scoppiate nell’economia reale, non di mancanza di stimoli da parte della banca centrale.

In realtà, non c’è mai stata nessuna evidenza di larga scala del fatto che i prestiti bancari siano diminuiti durante il ’30-’33 a causa di banche richiedenti il pagamento dei crediti esigibili o neganti il credito a potenziali debitori solventi. Tuttavia, a meno che questi fatti siano accaduti, non c’è semplicemente nessuna prova che la restrizione monetaria abbia causato la Grande Depressione.

Friedman e i suoi seguaci, compreso Bernanke, vennero fuori con una bufala accademica per giustificare queste ovvietà: poiché il livello generale dei prezzi era sceso significativamente durante i 45 mesi successivi al crash, sostennero che il tasso … Leggi tutto

Incredibili equivoci: ‘Positive Money’ e la fallacia della necessità di uno stato produttore di moneta

Pur non condividendo le posizioni di Schlichter sulla sostenibilità e giustificabilità economica, legale e morale della riserva frazionaria, riteniamo utile pubblicare diversi stralci della serrata critica dell’autore alle posizioni stataliste del movimento “Positive Money”.

Mises Italia

Sono di solito incline positivead incoraggiare l’indagine sugli aspetti fondamentali della moneta e del sistema bancario. Questo perché tendo a credere che solo ritornando ai principi primi è possibile disboscare la selva di teorie largamente accettate ma profondamente sbagliate che dominano l’attuale dibattito nei media, nella politica e nell’industria finanziaria. Dalla mia personale esperienza nel mercato finanziario apprezzo quanto conveniente e invitante sia nel mondo degli affari, dove la comunicazione veloce e semplice è la regola, adottare un certo, largamente accettato, insieme di paradigmi, senza alcune riguardo a quanto siano fragili le loro fondamenta teoriche. Manager di fondi, traders e giornalisti finanziari vivono nell’immediato presente, preoccupati da cosa riporteranno i titoli dei giornali oggi, e lavorano in imprese ad alta intensità di collaborazione. Non hanno né il tempo né l’inclinazione a mettere in dubbio il corpo di teorie – spesso nemmeno percepite come ‘teorie’ ma considerate alla stregua di saggezza comune –  che danno forma al modo in cui guardano e discutono del mondo esterno. Così, concezioni erronee e perfino assolute fallacie spesso rimangono indiscusse e, attraverso il metodo della continua ripetizione, vivono tranquillamente nel mezzo dei dibattiti politici, delle analisi economiche e dei reportage dei mercati finanziari.

Questo contribuisce molto nello spiegare l’immeritata sopravvivenza di un numero di persistenti miti moderni: la deflazione è il pericolo più grave che si possa affrontare; il Giappone è stato paralizzato dalla deflazione per anni e ritornerà a crescere solo se sarà portato a creare un po’ di inflazione; la mancanza di ‘domanda aggregata’ spiega le recessioni e va contrastata con una politica di credito facile; stampare denaro, finché non ci porta ad avere una inflazione più alta, è un pasto gratis, vale a dire che possiamo … Leggi tutto

Tutto il potere allo stato! Follìa monetaria al FMI

Non si può sfuggire all'onnipresente senso di crisi di questi giorni. L'apocalisse imminente non solo si auto-annuncia negli eventi reali; la proliferazione di schemi ancora più folli, deputati a "risolvere i nostri problemi" ne è un altro segnale lampante. Forse non dovrebbe sorprenderci se, in un momento storico in cui le più potenti banche centrali del mondo hanno mantenuto i tassi d'interesse a zero per anni e continuano a stampare quantità di moneta che vanno semplicemente oltre l'immaginazione umana (trilioni? quadrilioni?), sperando coraggiosamente che questa volta finirà diversamente, le persone hanno la sensazione che la scienza economica non si basi su certezze assolute, che sia semplicemente un esercizio senza limiti di creatività.

Shadow banking

Se comunque avete capito come funziona il tradizionale sistema di creazione di denaro dal nulla tramite riserva frazionaria, la creazione di credito dal nulla dello shadow banking funziona in modo simile, quindi con un "bene" alla base e un moltiplicatore che lo riproduce "fiduciariamente". Laddove la creazione di denaro fiduciario ha origine dal denaro contante depositato a vista, qua la creazione dal nulla di credito fiduciario parte da un "collaterale", generalmente titoli cartolarizzati e ipotecari.

Undici miti sulla deflazione

Il timore della deflazione ossessiona l'establishment politico ed economico delle democrazie occidentali. Ma sono giustificate tali paure dal punto di vista economico?

Il “precipizio fiscale” è una minaccia all’economia?

Secondo il Congressional Budget Office degli Stati Uniti (CBO) gli aumenti fiscali ed i tagli alla spesa previsti nel 2013 (il cosiddetto "precipizio fiscale") potrebbero invertire l'attuale ripresa economica. Suggeriamo che un taglio delle spese governative sarà, in realtà, una buona notizia per i generatori di ricchezza ed una cattiva nuova per le varie attività non produttive emerse grazie agli aumenti di spesa. Nel frattempo, una grave minaccia per l'attività economica in termini di PIL è rappresentata da un calo visibile nella dinamica di crescita dell'offerta di moneta. Suggeriamo che il presente calo nell'andamento della crescita monetaria rischia di compromettere il tasso di crescita del PIL dalla seconda metà del prossimo anno.