Rothbard e il denaro

I contributi culturali cosa ha fatto il governodi Murray N. Rothbard spaziano su numerose discipline e sono disseminati su dozzine di libri e migliaia di articoli. Anche limitatamente al solo tema del denaro, che è l’oggetto di questo volume, i suoi contributi rimangono copiosi e significativi.

Come storico della politica monetaria americana, Rothbard tracciò il quadro delle politiche di partito, dei gruppi di pressione e del supporto accademico dietro ai vari schemi bancari nazionali, lungo tutto il corso della storia americana. Come divulgatore di teoria e storia monetaria, egli mostrò al pubblico qual era il reale obiettivo del governo nell’assumere sempre maggior controllo sul denaro. Come esperto sul ciclo economico, scrisse libri di grande spessore sul Panico del 1819 e sulla Grande Depressione, mostrando come alle radici di entrambi ci fu l’espansione artificiale del credito. Se il testo di riferimento per la teoria monetaria nella tradizione della Scuola Austriaca è The Theory of Money and Credit di Ludwig von Mises (1912), il più esaustivo compendio breve della teoria monetaria austriaca è certamente il capitolo 10 del trattato di Rothbard, Man, Economy and State.

Rothbard diede grande rilievo all’intuizione centrale dell’economia classica in ambito monetario: la quantità di denaro è ininfluente per il progresso economico. Non c’è alcun bisogno di espandere artificialmente la quantità di denaro per tenere il passo con la crescita della popolazione, la crescita dell’economia o altri fattori. Fintanto che i prezzi sono liberi di fluttuare, il potere d’acquisto del denaro è in grado di adattarsi agli aumenti di produzione, agli aumenti della domanda di denaro, alle variazioni di popolazione o a qualsiasi altra variazione. Se la produzione aumenta, per esempio, i prezzi semplicemente calano, quindi la stessa quantità di denaro può ora servire ad un numero maggiore di transazioni, commisurato alla maggiore abbondanza di beni. Ogni tentativo da parte della “gestione monetaria” di impedire ai prezzi di calare, o di adattarsi ad un aumento della domanda di denaro, o di … Leggi tutto

Introduzione al FMI: politiche e gergo

evaluator_jargon_evalblogNel 1984, all’interno dell’introduzione di From Bretton Woods to World Inflation. A Study of Causes and Consequences, Henry Hazlitt ha offerto al pubblico alcune pagine molto illuminanti – oggi come allora – sul Fondo Monetario Internazionale; in base alla mia esperienza, le considero particolarmente utili per chiunque voglia accostarsi ad un qualsiasi documento del FMI, dagli Articles of Agreement in giù, e cominciare a capirci qualcosa.

Alla conferenza [di Bretton Woods], principalmente sotto la guida di John Maynard Keynes, rappresentante dell’Inghilterra, sono state prese tutte le decisioni sbagliate. L’inflazione è stata istituzionalizzata. E, a dispetto del caos monetario che da allora è andato crescendo, i politici del mondo non hanno mai ripreso seriamente in esame le premesse inflazioniate che hanno guidato gli autori degli accordi di Bretton Woods. La principale istituzione fondata a Bretton Woods, il Fondo Monetario Internazionale, non solo è stata conservata, ma i suoi poteri inflazionasti e le relative pratiche sono stati enormemente ampliati.

[…]

Il sistema di Bretton Woods continua a provocare gravi danni, perché il dollaro, sebbene non più basato sull’oro e soggetto esso stesso a deprezzamento, continua ad essere impiegato (nel momento in cui scrivo) come principale valuta di riserva del mondo, mentre le istituzioni da lui fondate, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca [Mondiale], continuano a concedere nuovi, enormi prestiti a governi irresponsabili e imprevidenti.

[…]

Lo scopo apparente del fondo era “promuovere la cooperazione monetaria internazionale”. Il modo principale in cui si proponeva di attuarlo era far sì che tutti gli Stati membri rendessero una quota delle rispettive valute disponibile per il prestito ai Paesi membri “in temporanea difficoltà con la bilancia dei pagamenti”. Le singole nazioni le cui valute dovevano essere rese disponibili non avrebbero dovuto decidere da sé l’ammontare dei loro prestiti alle nazioni riceventi, né la loro durata.

Questa decisione era ed è tuttora presa dai burocrati internazionali che mandano avanti il … Leggi tutto

Milton Friedman: un keynesiano d’acqua dolce | I parte

Tratto da:” La grande deformazione: la corruzione del capitalismo in America” di David Stockman.

Quando il professor Friedman aprì il vaso di Pandora: le operazioni sul mercato aperto

In fin dei contfriedmani, Friedman abbandonò il gold standard per una rilevante ragione statalista. Proprio come Keynes, era afflitto dall’ambizione dell’economista di prescrivere la via verso un maggior reddito nazionale e una maggiore prosperità, con l’indicazione degli strumenti interventisti e, quindi, le ricette con cui ottenere tutto ciò. L’unica differenza con Keynes fu l’origine: quella dell’inglese, essenzialmente fiscalista mentre Friedman si concentrò sulle operazioni sul mercato aperto condotte dalla banca centrale quale mezzo per raggiungere la domanda aggregata e il reddito nazionale ottimali.

C’erano imponenti e molteplici ironie in quella presa di posizione. Egli pose a carico della banca centrale il compito attivo e moralmente giustificato  di comprare il debito del governo tramite la conduzione delle sue operazioni sul mercato aperto. Certo, Friedman disse che la FOMC avrebbe dovuto comprare bond e azioni ad un tasso non superiore al 3% annuale, ma quel limite era una debole barriera.

In realtà, non può essere negato che fu il professor Friedman, il fustigatore del Grande Governo, ad indicare ai banchieri centrali repubblicani la via per favorire lo stesso in vari modi. Sotto i loro auspici, la FED si rimpinzò presto delle emissioni di debito del Tesoro e tramite ciò alleviò dall’inconveniente di finanziare più spesa con più imposte.

Secondo Friedman la democrazia avrebbe prosperato in un sistema di libero mercato: aveva perfettamente ragione. Tuttavia il suo strumento preferito di promozione della prosperità, la gestione da parte della FED dell’offerta di moneta, fu molto più anti-democratica dei metodi di Keynes. L’attivismo fiscale politico era, almeno, soggetto alle deliberazioni del parlamento e, in un qualche generico senso, al giudizio elettorale da parte della cittadinanza.

Al contrario, i dodici membri della FOMC  sono quanto di più vicino ad un non eletto politburo sia possibile ottenere nel … Leggi tutto

La corruzione Friedmaniana del capitalismo

B1033Nel suo nuovo libro, The Great Deformation: The Corruption of Capitalism in America [La Grande Deformazione: La Corruzione del Capitalismo in America, NdT], David A. Stockman si pone criticamente nei riguardi della scuola di Chicago, in particolare verso il suo padre intellettuale, Milton Friedman. L’autore riesce a cogliere l’ironia insita nel pensiero della Scuola già dalla prima pagina dell’introduzione, dove scrive del

“sequestro dello Stato, specialmente della Banca Centrale, la Federal Reserve, da parte di forze capitaliste di tipo clientelare profondamente avverse alla democrazia ed al libero mercato”.

Tale sesquipedale paradosso viene evidenziato dall’autore argutamente: furono gli economisti di Chicago – come George Stigler, autore della “teoria del sequestro regolamentato” – che criticarono tale modus operandi, quando collegato all’industria degli autotrasporti, degli aeromobili et cetera. Infatti, essi produssero dozzine di articoli accademici che dimostravano come le agenzie governative di regolamentazione create per regolare il mercato “nell’interesse comune” venivano spesso “sequestrate” dal settore in questione e, quindi, non usate per proteggere i consumatori ma per rafforzare i cartelli sui prezzi.

Tutto ciò non era altro che una solida ed ottima teoria economica di libero mercato applicata a casi concreti; allo stesso tempo, tuttavia, gli studiosi di Chicago ignoravano il più grande sequestro regolamentato di tutti: la creazione della Fed. La Scuola, semplicemente, trascurò l’ovvio: la Fed era stata creata secondo un meccanismo di cartellizzazione governativa a rafforzamento dell’industria bancaria – in un’epoca storica che vide la creazione di tante altre istituzioni regolamentatrici allo stesso proposito (ovvero la regolamentazione dei cosiddetti “monopoli naturali”).

Non solo la Scuola di Chicago soprassedette a questa lampante mancanza della suddetta teoria del sequestro ma ignorò anche la realistica analisi economica dell’aspetto decisionale della politica, che costituiva una parte sostanziale della ricerca portata avanti dai due premi Nobel più famosi (dopo Friedman) della Scuola di Chicago – George Stigler e Gary Becker. Stigler e Becker pubblicarono molti importanti articoli in quel settore (che viene spesso denominato … Leggi tutto

Il libero mercato della moneta

Quando, poco più hayek1di due anni fa, alla seconda Conferenza di Losanna di questo gruppo, dissi, in maniera scherzosamente acida, che non vi era possibilità di avere una moneta degna di questo nome, a meno che non fossimo riusciti ad eliminare il monopolio statale della produzione di moneta, ero serio a metà; ma l’impressione fruttò: seguendola, scoprii di avere aperto una porta che conduceva ad un luogo inesplorato dalla teoria economica recente, da duecento anni a questa parte almeno. Vi furono diverse persone che presero a cuore la causa, dedicandosi ad essa appassionatamente.

Di conseguenza, sono più convinto che mai: se avremo una moneta decente, questa non arriverà dal governo; sarà, invece, opera di imprese private, poiché la fornitura di mezzi di scambio affidabili non è solo un business altamente profittevole ma impone, altresì, sull’emittente una disciplina cui il governo non può essere soggetto. Solo le imprese capaci di ciò sopravviveranno nel settore.

Ora, ciò detto, dobbiamo liberarci da pregiudizi diffusi: nella vigenza del Gold Standard, o altri standard metallici, il valore della moneta non deriva dall’oro. Il fatto è: la necessità di convertire in oro la moneta emessa, impone agli emittenti una disciplina idonea a controllare la quantità di moneta in circolazione; credo sia legittimo affermare che, nel gold standard, è la domanda di oro per scopi monetari a determinare il valore stesso del metallo; allo stesso modo, hanno ragione coloro i quali ritengono che il valore della moneta aurea sia collegato al valore del metallo in altri usi. Il gold standard è l’unico metodo a disposizione per disciplinare il governo; e il governo agirà ragionevolmente solo se costretto a farlo.

Ho paura che la speranza di disciplinare il governo sia sparita per sempre. Il grande pubblico ha iniziato a comprendere, e purtroppo un’intera generazione di economisti ha insegnato, le facoltà taumaturgiche del governo: nel breve periodo, può aumentare la quantità di moneta per alleviare le sofferenze economiche generali, … Leggi tutto