Il servizio civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte seconda)

Nel 1944, Ludwig von Mises pubblicò il libro Lo Stato onnipotente, nel quale descrisse il processo che portò la Germania, dall’essere la nazione del pensiero e della cultura del XIX secolo, a responsabile assoluta del secondo conflitto mondiale e di efferati crimini contro l’umanità. Come spiega Ennio Emanuele Piano nella sua recensione:

«Per Mises, il declino dell’egemonia liberale a cavallo tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento nell’area di lingua tedesca, si dovette  in parte ad alcuni errori politici commessi dagli stessi liberali, e alla concomitante ascesa della Prussia quale cuore politico ed amministrativo della Germania. Unificati gli Stati tedeschi, Bismarck inaugurò poi la stagione della sozialpolitik allo scopo di “superare i socialdemocratici nelle misure favorevoli agli interessi dei lavoratori”, sì che una legislazione sostanzialmente socialista si accompagnò alla persecuzione dei maggiori esponenti del Partito socialdemocratico tedesco, persecuzione che fu però abbandonata dai successori del Duca di Lauenburg, permettendo al Spd di diventare, nei decenni successivi, il partito politico più influente del Paese. L’intero settimo capitolo de Lo Stato Onnipotente è proprio dedicato al Spd, e in particolare al tentativo di smontare “la leggenda” che lo vede quale unico oppositore al processo di militarizzazione della Germania portato avanti dalla borghesia tedesca. Al contrario, spiega Mises, sono stati proprio gli sforzi dei socialdemocratici a gettare il destino del Paese nelle mani della leadership militare che lo ha poi portato ad una guerra assurda e dalle conseguenze nefaste. Contrariamente al mito del “pacifismo” socialdemocratico, difatti, i parlamentari del Spd votarono i crediti di guerra al Kaiser, accontentando in questo le masse socialiste che l’autore definisce «le più entusiaste» per l’inizio delle violenze nel 1914. Solo a guerra ormai perduta, la Spd rivide la propria posizione e decise di rivedere il proprio obiettivo, che non era più la guerra di conquista, ma la guerra di classe. […] Il giudizio di Mises sul quindicennio di vita della Repubblica di Weimar è

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