La posizione peculiare ed unica dell’economia

La Singolarità dell’Economia

Ciò che assegna all’economia la sua posizione peculiare ed unica tanto nell’orbita della conoscenza pura che nell’utilizzazione pratica della conoscenza è il fatto che i suoi particolari teoremi non siano suscettibili a verifica o smentita sulla base dell’esperienza. Naturalmente, una misura suggerita dal sano ragionamento economico produce gli effetti attesi, e misure suggerite da fallaci ragionamenti economici mancano i fini perseguiti. Ma tale esperienza è ancora sempre esperienza storica, cioè esperienza di fenomeni complessi. Essa non può mai, com’è stato rilevato, provare o riprovare un teorema particolare. L’applicazione di teoremi economici spuri porta a conseguenze indesiderate. Ma questi effetti non hanno mai la forza di convinzione indiscutibile che presentano i fatti sperimentali nel campo delle scienze naturali. La misura ultima della correttezza o scorrettezza di un teorema economico è soltanto la ragione senza l’ausilio dell’esperienza.

La funesta importanza di questo stato di cose è ch’esso impedisce alla mente ingenua di riconoscere la realtà delle cose trattate dall’ economia. Agli occhi dell’uomo, “reale” è tutto ciò ch’egli non può alterare e alla cui esistenza deve adeguare la sua azione se vuole raggiungere i suoi fini. La conoscenza della realtà è una triste esperienza. Essa mostra i limiti alla soddisfazione dei desideri individuali. Soltanto con riluttanza l’uomo si rassegna ad ammettere che vi sono cose, cioè l’intero complesso di tutte le relazioni causali fra gli eventi, che i pii desideri non possono alterare. Però l’esperienza sensibile parla un linguaggio facilmente percepibile. È inutile discutere gli esperimenti. La realtà dei fatti sperimentalmente accertati non può essere contestata.

Ma nel campo della conoscenza prasseologica nè il successo, nè l’insuccesso parlano un linguaggio distinto comprensibile a tutti. L’esperienza derivata esclusivamente dai fenomeni complessi non impedisce di sconfinare in interpretazioni basate su riflessioni troppo soggettive. La propensione dell’ingenuo ad attribuire onnipotenza ai suoi pensieri, quantunque confusi e contraddittori, non è mai manifestamente e in modo non ambiguo smentita dall’esperienza. L’economista non può mai … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – VII parte

Economia del benessere: una ricostruzione

 

Preferenza dimostrata e libero mercato

stemma misesLa tesi di questo saggio è che la veglia funebre di tutta l’economia del benessere è prematura, e che questa può essere ricostruita con l’aiuto del concetto di preferenza dimostrata. Questa ricostruzione non avrà comunque alcuna somiglianza con gli edifici “vecchio” e “nuovo” che l’hanno preceduta. In realtà, se la tesi di Reder è corretta, il tipo di resurrezione del paziente da noi proposta potrebbe essere considerata da molti più infausta del suo decesso.56

Si rammenta che la preferenza dimostrata elimina le fantasie ipotetiche sulle scale di valori individuali. L’economia del benessere finora ha sempre considerato i valori come valutazioni ipotetiche di “stati sociali” ipotetici. Invece la preferenza dimostrata considera i valori solo in quanto rivelati dall’azione scelta.

Consideriamo ora eventuali cambiamenti che si verifichino nel libero mercato. In tale contesto un cambiamento è intrapreso volontariamente da entrambe le parti. Quindi, il fatto stesso che uno scambio ha luogo, dimostra che entrambe le parti beneficiano (o, più correttamente, si aspettano di beneficiare) dallo scambio. Il fatto che entrambe le parti abbiano scelto lo scambio dimostra che entrambe ottengono un beneficio. Libero mercato è l’espressione che indica l’insieme di tutti gli scambi volontari che si svolgono nel mondo. Poiché ogni scambio dimostra un beneficio unanime per entrambe le parti coinvolte, dobbiamo concludere che il libero mercato beneficia tutti i partecipanti. In altri termini, l’economia del benessere può affermare che il libero mercato aumenta l’utilità sociale, attenendosi ancora all’impostazione della Regola dell’Unanimità. 57

Ma che dire dello spauracchio di Reder: l’invidioso che odia il maggior benessere degli altri? Nella misura in cui egli ha partecipato al mercato, rivela che gli piace e beneficia dal mercato. Per il resto a noi non interessano le sue opinioni sugli scambi effettuati dagli altri, dal momento che le sue preferenze non sono dimostrate attraverso l’azione e sono quindi irrilevanti. Come sappiamo che … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – IV parte

L’errore dell’indifferenza

stemma mises
I Rivoluzionari Hicksiani hanno sostituito il concetto di utilità cardinale con il concetto di classi di indifferenza, e negli ultimi vent’anni le riviste di economia si sono riempite di un garbuglio di curve di indifferenza, tangenti, “linee del bilanci o” ecc. bi- e tridimensionali. La conseguenza dell’adozione dell’approccio della preferenza dimostrata è che deve crollare l’intero concetto di classe di indifferenza, insieme alla complicata sovrastruttura eretta su di esso.

L’indifferenza non può mai essere dimostrata dall’azione. Al contrario. Ogni azione rappresenta necessariamente una scelta, e ogni scelta implica una precisa preferenza. L’azione comporta proprio il contrario dell’indifferenza. Il concetto di indifferenza è un esempio particolarmente infelice dell’errore dello psicologismo. Si assume che le classi di indifferenza esistano in qualche luogo e indipendentemente dall’azione. Questa ipotesi è particolarmente esplicita in quei trattati che cercano di definire le curve di indifferenza empiricamente, attraverso l’uso di elaborati questionari.

Se una persona è realmente indifferente fra due alternative, allora non può scegliere e non sceglierà fra esse. 29 L’indifferenza non è quindi mai rilevante per l’azione e non può essere dimostrata nell’azione. Se un individuo, ad esempio, è indifferente fra l’uso di 5,1 o 5,2 once di burro a causa della esiguità dell’unità, allora per lui non vi sarà motivo di agire in base a queste alternative. Egli utilizzerà il burro in unità di maggiori dimensioni, relativamente alle quali ammontari diversi per lui non sono indifferenti.

Il concetto di “indifferenza” può essere importante per la psicologia, ma non per l’economia. In psicologia siamo interessati a scoprire intensità d i preferenze, possibile indifferenza e così via. In economia invece siamo interessati solo ai valori rivelati attraverso le scelte. Per l’economia è irrilevante se un individuo sceglie l’alternativa A all’alternativa B perché preferisce intensamente A o perché ha scelto facendo testa o croce. Ciò che conta per l’economia è il fatto dell’ordine in graduatoria, non le ragioni che hanno spinto l’individuo a … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – II parte

Il professor Samuelson e la “Preferenza Rivelata”

stemma mises“Preferenza rivelata” – preferenza rivelata dalla scelta compiuta – sarebbe stata un’espressione appropriata per il nostro concetto. Ma è stata utilizzata per la prima volta da Samuelson per un suo concetto apparentemente simile ma in realtà profondamente diverso. La differenza fondamentale è questa: Samuelson presuppone l’esistenza di una sottostante scala di preferenze che forma la base delle azioni di un uomo e che rimane costante nel corso delle sue azioni nel tempo. Samuelson poi usa procedure matematiche complesse in un tentativo di “tracciare una mappa” della scala di preferenze dell’individuo sulla base delle sue numerose azioni.

 Il primo errore qui è l’assunzione che la scala di preferenze rimanga costante nel tempo. Non vi è ragione alcuna per presupporre una simile ipotesi. Tutto ciò che possiamo dire è che un’azione, in uno specifico punto nel tempo, rivela parte della scala di preferenze di un uomo in quel momento. Non vi è alcun motivo valido per assumere che essa rimanga costante da un punto del tempo a un altro.8

 I teorici della “preferenza rivelata” non si rendono conto di assumere l’ipotesi della costanza; credono che la loro premessa sia solo quella del comportamento coerente, che identificano con la “razionalità”. Essi ammettono che le persone non so no sempre “razionali”, ma difendono la loro teoria come una buona prima approssimazione o anche come una teoria dotata di valore normativo. In ogni caso, come ha fatto notare Mises, costanza e coerenza sono due cose completamente diverse. Coerenza significa che una persona mantiene un ordine transitivo nella graduatoria della sua scala di preferenze (se A è preferito a B e B è preferito a C, allora A è preferito a C). Ma la procedura della preferenza rivelata non si basa su tale assunzione, né su quella di costanza – secondo cui un individuo mantiene la stessa scala di valori nel tempo. Mentre la prima situazione … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – I parte

stemma misesLa valutazione individuale è la chiave di volta della teoria economica. Perché sostanzialmente l’economia non ha a che fare con le cose o gli oggetti materiali. L’economia analizza gli attributi logici e le conseguenze dell’esistenza delle valutazioni individuali. Le “cose” entrano a far parte de l quadro, ovviamente, perché non vi può essere valutazione senza che vi siano cose da valutare. Ma l’essenza e la forza trainante dell’azione umana, e quindi dell’economia di mercato umana, sono le valutazioni degli individui. L’azione è il risultato di una scelta fra alternative, e la scelta riflette le valutazioni, cioè le preferenze individuali fra tali alternative.

 Le valutazioni individuali sono l’oggetto diretto delle teorie dell’utilità e del benessere. La teoria dell’utilità analizza le leggi inerenti i valori e le scelte di un individuo; la teoria del benessere discute la relazione fra i valori di molti individui e le conseguenti possibilità di una conclusione scientifica sulla desiderabilità “sociale” delle va rie alternative.

 Negli ultimi anni entrambe le teorie hanno navigato in mari tempestosi. La teoria dell’utilità sta rapidamente prendendo molte direzioni diverse; la teoria del benessere, dopo aver raggiunto i vertici di popolarità fra gli economisti teorici, rischia d i cadere nell’oblio, sterile e abbandonata.

 La tesi di questo saggio è che entrambe tali branche della teoria economica possono essere salvate e ricostruite, usando come principio guida di entrambi i campi il concetto di “preferenza dimostrata”.

Preferenza dimostrata

Definizione del concetto

 L’azione umana è l’uso di mezzi per pervenire ai fini preferiti. Tale azione contrasta con il comportamento osservato delle pietre e dei pianeti, perché implica uno scopo da parte dell’attore. L’azione implica la scelta fra alternative. L’esser e umano possiede mezzi, o risorse, che usa per conseguire vari fini; queste risorse possono essere il tempo, la moneta, l’energia lavorativa, la terra, i beni capitali e così via. Egli usa queste risorse per conseguire i fini da lui preferiti. Dalla sua azione possiamo dedurre che … Leggi tutto

Gli Austriaci e le altre scuole: differenze epistemologiche – I parte

In questo articolo verranno esaminate le principali impostazioni metodologiche applicate alle scienze sociali, in un confronto critico con l’epistemologia Austriaca.

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stemma misesSul piano metodologico, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento l’economia è dominata da La natura e il significato della scienza economica (1932) di Robbins, una versione annacquata della prasseologia di Mises. Dal dopoguerra fino ai tardi anni Settanta in microeconomia domina un cieco formalismo walrasiano e in macroeconomia il keynesismo, entrambi tenuti insieme dall’epistemologia empirista del positivismo logico[1]. La metodologia positivista fu sintetizzata dal famoso articolo di Milton Friedman del 1953 e dal lavoro successivo di Mark Blaug. Secondo l’empirismo, la conoscenza della realtà deve essere verificabile o falsificabile attraverso l’osservazione, l’esperienza, altrimenti non è conoscenza della realtà ma conoscenza analitica. Oltre agli esponenti della scuola di Chicago, ai keynesiani e ai teorici della “sintesi keynesiano-neoclassica”, accolgono il confronto su base empirica anche i teorici di altre scuole, come la Scelta Pubblica, la Nuova Macroeconomia Classica, gli istituzionalisti, gli storicisti e molti marxisti. A partire dalla fine degli anni ‘70 si determina una kuhniana “situazione di crisi”, con il fiorire di disparate scuole di pensiero[2] (grazie al Nobel ad Hayek nel 1974 vi è un revival della Scuola Austriaca, consolidato successivamente dai misesiani); ma il paradigma neoclassico ortodosso è ancora prevalente.

  1. Positivismo, empirismo

L’empirismo è basato su due proposizioni: 1) La conoscenza della realtà deve essere verificabile o falsificabile attraverso l’osservazione, l’esperienza, altrimenti non è conoscenza della realtà ma conoscenza analitica (relativa a parole, segni e regole su di essi; come è qualsiasi conoscenza a priori); 2) una relazione causale è del tipo “se A, allora B”.

Sulla base dei dati empirici raccolti viene formulata un’ipotesi provvisoria, espressa con linguaggio matematico, in modo che sia suscettibile di controllo statistico. Il modello quindi viene testato attraverso le osservazioni, cioè i dati successivi, e confermato o invalidato in relazione alla capacità esplicativa e previsiva. La verifica avviene attraverso … Leggi tutto

Il policentrismo legale, il problema della circolarità e il teorema di regressione dello sviluppo istituzionale

Volume 17, Nr. 4 (Inverno 2014)

polycentrismIl policentrismo legale è la visione secondo la quale la legge e la difesa non sono, nei loro aspetti rilevanti, diversi dagli altri beni e servizi normalmente forniti dal mercato e che, nella prospettiva delle riconosciute superiori capacità del mercato nell’allocazione delle risorse, le agenzie di protezione e di arbitrato in libera competizione fornirebbero questi beni a un livello di qualità molto superiore rispetto a quel che fanno i monopoli territoriali della forza.

(Tannehill and Tannehill, 1970; Rothbard, 1973; Molinari, [1849] 1977; Fielding, 1978; Friedman, 1989; Hoppe, 1999; Murphy, 2002; Stringham, 2007; Hasnas, 2008; Long, 2008).

Il monocentrismo legale dall’altra parte è il termine che uso per indicare l’opinione comunemente accettata secondo cui la legge e la difesa sono i tipici beni pubblici, che possono essere, solo, forniti, se proprio devono essere forniti da qualcuno, da un monopolio territoriale della forza (altrimenti detto ‘stato’).

La prima visione si è sviluppata in dialettica con quella successiva, e essendo uno dei più recenti sviluppi nel campo della economia politica, è comparativamente raro trovare delle critiche validamente formulate su di essa. Quella che ritengo di maggior interesse e che vorrei trattare in questo scritto è centrata sul cosiddetto ‘problema della circolarità’ (Morris, 1998; Lee, 2008; Buchanan, 2011), che evidenzia le presunte intrinseche lacune nel policentrismo legale. Tale problema si può riassumere brevemente così: per poter constatare che la competizione tra agenzie di protezione avrebbe effetti positivi, i policentristi spesso citano i risultati della teoria dei prezzi nella competizione di mercato. Questo comporterebbe dunque un problema di circolarità: il mercato infatti presuppone un quadro legale; perciò, prima che i policentristi possano usare, a proposito, gli argomenti teorici dei prezzi in regime concorrenziale di mercato, devono dimostrare che i requisiti legali necessari al funzionamento del mercato siano soddisfatti, il che è come dire che i diritti di proprietà e i contratti, siano fatti rispettare. Se questi requisiti non risultano … Leggi tutto

Austriaci e neoclassici

stemma misesIn questo lavoro vengono esaminate le principali differenze fra la Scuola Austriaca e la tradizione Neoclassica. Sebbene nelle classificazioni dottrinali più sommarie gli Austriaci vengano incorporati nella scuola Neoclassica, ciò può essere considerato corretto solo relativamente alle origini delle due tradizioni di ricerca, in particolare con Menger. Successivamente le differenze metodologiche si sono accentuate in una misura tale da configurare due orientamenti teorici distinti, e a tratti contrapposti[1].

1) Le scuole classica e neoclassica considerano come soggetto idealtipico l’homo oeconomicus, l’uomo d’affari, il cui obiettivo è la massimizzazione del profitto monetario, o in generale dell’interesse personale inteso in senso strettamente egoistico. Ma questo modello è parziale, e non dà conto ad esempio di una figura centrale come è quella del consumatore, e di un atto fondamentale qual è il consumo; oppure di preferenze diverse dal guadagno monetario, come ad esempio il valore affettivo che un individuo attribuisce ad un determinato bene. L’homo oeconomicus afferra solo una parte dell’uomo, mentre l’uomo agente e la teoria dell’azione umana colgono l’intera dinamica economica.

2) Equilibrio – I neoclassici ritengono che l’economia di mercato sia sempre in uno stato di equilibrio di lungo periodo, senza profitti, perdite e incertezza. La Scuola di Losanna (Walras, Pareto, Schumpeter) si limita a determinare le appropriate grandezze degli elementi del sistema, appunto le condizioni dell’equilibrio.

In fisica “equilibrio” è uno stato in cui un’entità rimane; ma in economia c’è una tendenza verso l’equilibrio, mai uno stato di equilibrio. Gli Austriaci infatti si sono concentrati non sull’equilibrio ma sul processo attraverso il quale il mercato muove verso l’equilibrio; e in questo contesto il tempo diventa un concetto centrale[2]. Gli attori economici, poiché agiscono per uno scopo, per raggiungere un dato stato finale, puntano all’equilibrio; il concetto di azione, di processo, implica lo stato di equilibrio. Ma nel mondo reale questo equilibrio non è mai completamente raggiunto, è sempre modificato, perché cambiano continuamente le determinanti dell’attività economica: … Leggi tutto

La Scuola Austriaca: differenze interne – V parte

4. Teoria della conoscenza: kantismo e aristotelismo

L’approccio prasseologico di Mises è neokantiano, quello di Rothbard tomista.

stemma misesMises cerca di ristabilire i fondamenti filosofici razionalistici, stando dalla parte di Leibniz e Kant contro Locke e Hume. Quando Locke afferma “niente è nell’intelletto che prima non è stato nei sensi” Leibniz risponde “eccetto l’intelletto stesso”.

Sul piano epistemologico, la prasseologia di Mises è influenzata da Kant, ma solo per le classificazioni fra proposizioni analitiche, sintetiche, a priori e a posteriori, e in particolare per l’asserzione che esistono anche proposizioni sintetiche vere a priori[1]. Mises ha risolto il problema del come possiamo conoscere le verità a priori, che Kant aveva lasciato insoluto.

Il problema è il seguente: come si fa a stabilire la verità di tali proposizioni se la logica formale non è sufficiente e le osservazioni non sono necessarie? La risposta di Kant è che la verità deriva da assiomi materiali auto-evidenti. Auto-evidenti significa che non si possono negare senza essere in contraddizione; cioè il tentativo di negarli rappresenta un’ammissione implicita della loro veridicità. Questi assiomi si ricavano non dall’esperienza, ma dalla riflessione su noi stessi in quanto soggetti pensanti; la ragione umana comprende che tali verità devono essere necessariamente nel modo in cui sono. Però per Kant tali proposizioni sintetiche a priori sono solo asserzioni sul funzionamento della mente umana e nient’altro; per Mises molto di più: sono asserzioni sulla realtà esterna. Ed è il concetto di azione a offrire il ponte fra la mente e la realtà esterna.

Le verità di tali proposizioni non sono semplicemente categorie della nostra mente, perché tali categorie sono fondate sulle categorie dell’azione. L’essere categorie dell’azione elimina il rischio che vi sia una distanza fra il mondo mentale e quello reale; cioè la mente non si inganna nel dichiarare alcune verità (proposizioni sintetiche a priori), perché è attraverso l’azione che la mente e la realtà entrano in contatto.

Mises, in accordo con l’epistemologia kantiana, … Leggi tutto