Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – III parte

Teoria dell’utilità

 

stemma misesNel corso dell’ultima generazione, la teoria dell’utilità si è scissa in due campi contrapposti: 1) coloro che restano aggrappati al vecchio concetto dell’utilità cardinale, misurabile e 2) coloro che hanno abbandonato il concetto di utilità cardinale, ma hanno proprio fatto a meno del concetto di utilità e lo hanno sostituito con un’analisi basata sulle curve di indifferenza.

Nella sua forma originaria l’approccio cardinalista, a parte una retroguardia, è stato abbandonato da tutti. Sulla base della preferenza dimostrata, la cardinalità dev’essere eliminata. Le grandezze psicologiche non possono essere misurate perché non esiste alcuna unità estensiva oggettiva – un requisito necessario della misurazione. Inoltre, la concreta scelta effettuata ovviamente non può mostrare alcuna forma di utilità misurabile; può solo mostrare che un’alternativa è preferita ad un’altra. 19

Utilità marginale ordinale e “utilità totale”

I ribelli ordinalisti, guidati da Hicks e Allen all’inizio degli anni Trenta del Novecento, ritennero che, insieme alla misurabilità, fosse necessario demolire il concetto stesso di utilità marginale. Nel fare ciò buttarono via il bambino dell’Utilità insieme all’acqua sporca della Cardinalità. Secondo il loro ragionamento l’utilità marginale in sé implica la misurabilità. Perché? La loro idea era basata sulla implicita assunzione neoclassica per cui il “marginale” dell’utilità marginale è equivalente al “marginale” del calcolo differenziale. Poiché in matematica una qualsiasi grandezza totale è l’integrale di grandezze marginali, gli economisti rapidamente supposero che l’“utilità totale” fosse l’integrale matematico di una successione di “utilità marginali”. 20 Forse ritennero che tale assunzione fosse essenziale ai fini di un’illustrazione matematica dell’utilità. Come risultato ipotizzarono che, ad esempio, l’utilità marginale di un bene disponibile in sei unità è uguale all’“utilità totale” di sei unità meno l’“utilità totale” di cinque unità. Se le utilità possono essere sottoposte all’operazione aritmetica della sottrazione, e possono essere differenziate e integrate, allora ovviamente il concetto di utilità marginale deve implicare utilità misurabili cardinalmente. 21

La rappresentazione matematica del calcolo si basa sull’ipotesi di continuità , … Leggi tutto

Il ciclo naturale: III parte

III. Incertezza e aspettative

 

business_economic_cycleL’incertezza è uno degli elementi chiave del processo economico. A ben guardare, non possiamo neanche immaginare il sorgere di occasioni di profitto all’infuori di un contesto di incertezza e disequilibrio[14]. Infatti, senza incertezza, tutte le occasioni di profitto sarebbero già esaurite; in un contesto incerto, invece, l’imprenditore in grado di meglio esercitare previsioni, o colui che, per diverse ragioni, riesce meglio a realizzare le proprie aspettative, i propri piani, gode di un vantaggio creato proprio dal fatto di sapersi muovere meglio in un contesto incerto, di sapere ‘immaginare meglio’ il futuro.

Le caratteristiche principali della vera incertezza, non la sua fittizzia rappresentazione neoclassica, «sono l’inerente impossibilità di elencare tutti i possibili risultati derivanti da una serie di azioni e la completa endogeneità di essa»[15]. Se dunque l’incertezza è un elemento endogeno al sistema, una caratteristica intrinseca, esso non può che originare un sistema in continuo mutamento, in cui l’azione umana è guidata principalmente dalle aspettative: sono le aspettative, determinate dalle preferenze, che generano qualsiasi tipo di azione. Tale azione è intrinsecamente incerta, nel senso che nulla, a priori, garantisce che le aspettative siano realizzate.

In un sistema di tal fatta è chiaro che anche l’acquisizione di nuova informazione non può annullare l’incertezza. L’accumulazione di conoscenza, semplicemente, modifica l’incertezza[16]. Il contenuto informativo non è completo, è solo più ricco. Gli elementi per proseguire nell’azione sono mutati, ma non completi. I contorni dell’orizzonte, e quindi l’incertezza rispetto alla forma completa, sono differenti. È dunque chiaro che il ponte teorico tra le preferenze e l’azione è costituito dalle aspettative: i desideri sul futuro e gli scenari che ci si attende si verifichino determinano la nostra possibilità di azione. Come sottolineato da Lachmann (1979, p. 65), l’evoluzione del concetto di preferenze verso quello di aspettative può essere considerata come una delle maggiori innovazioni prodotte dal soggettivismo metodologico nel secolo scorso.

È chiaro che le aspettative non … Leggi tutto