Cap. 5 – A chi spetti fabbricare la moneta e Cap. 6 – A chi, di per sé, appartenga la moneta

creative-financing_largeE ancora, in antico è stato disposto, anche per prevenire le frodi, che non fosse lecito a chicchessia fabbricare la moneta, o imprimere un emblema o effigie del genere sul proprio argento od oro, ma che la moneta o il conio si facessero tramite un solo soggetto pubblico, o più incaricati all’uopo dalla comunità; poiché, come si è premesso, la moneta, per sua natura, è stata istituita ed escogitata per il bene della comunità. E poiché il principe è il soggetto più pubblico, e ispira la maggior fiducia, è opportuno che egli, a vantaggio della comunità, faccia fabbricare la moneta e coniarla con una stampigliatura adatta; questa poi dev’essere sottile e difficile a imitarsi o contraffarsi. Inoltre, si deve essere vietato con minaccia di sanzione che uno straniero – un principe o un altro – fabbrichi una moneta simile nell’aspetto e di minor valore, in modo che il volgo non saprebbe distinguerle; questo sarebbe un illecito, né alcuno potrebbe vantare un privilegio contrario, perché si tratta di un falso e di una giusta causa di guerra contro tale straniero.

Cap. 6 – A chi, di per sé, appartenga la moneta

Sebbene, in vista del comune vantaggio, il principe abbia il compito di contrassegnare i pezzi monetari, tuttavia egli non è il signore o proprietario della moneta che ha corso nei suoi domini. Dal momento che la moneta è il mezzo equivalente per scambiare le ricchezze naturali, come risulta dal primo capitolo, essa è possesso di coloro a cui appartengono tali ricchezze. Infatti, se qualcuno dà il proprio pane, o la fatica del proprio corpo, in cambio di denaro, quando riceve laa moneta, questa è sua, così come lo erano il pane o la fatica del corpo, che prima erano nel suo libero dominio (posto che non si tratti di un servo). Dio, infatti, fin dal principio, non ha concesso la libertà di possedere beni solo ai principi, ma ai Progenitori Leggi tutto