Cap. 10 – L’alterazione dei rapporti di valore tra monete

CassiodoroLa proporzione è il paragone o la relazione di una cosa con un’altra; e nel nostro caso, la moneta d’oro e quella d’argento debbono stare in un rapporto certo nel valore e nel prezzo. Infatti, nella misura in cui l’oro è, per sua natura, più prezioso e raro dell’argento, e più difficile a trovarsi od ottenersi, esso, a parità di peso, deve prevalere sull’argento in una certa proporzione; quale potrebbe magari essere un rapporto 20:1, e così una libbra di oro ne varrebbe venti d’argento, u marco venti marchi, un’oncia venti once, e così sempre in conformità; ed è possibile che vi sia un altro rapporto, ad es. 25:3, o qualunque altro; ma esso deve seguire la relazione naturale del pregio dell’oro rispetto all’argento e va stabilito di conseguenza; né è lecito sostituirlo con un altro a volontà, né si può cambiarlo giustamente, se non per una causa reale e un cambiamento da parte della materia stessa, che tuttavia si verifica di rado: ad es., se putacaso si trovasse molto meno oro di prima, allora sarebbe opportuno che fosse più caro in paragone all’argento e che venisse alterato in prezzo e in valore. Se poco o nulla sia mutato nella materia, allora quest’alterazione non può in alcun modo essere lecita al principe. Infatti, se siffatto rapporto venisse cambiato a capriccio, per questa via egli potrebbe attrarre a sé, indebitamente, il denaro dei sudditi, ad es. se stabilisse un prezzo basso per l’oro e lo comprasse in cambio di argento, e quindi, aumentato il prezzo, rivendesse l’oro o la moneta aurea ( e così per l’argento); sarebbe come se stabilisse il prezzo per tutto il frumento del reame, lo comprasse e poi lo rivendesse a prezzo maggiorato. Ciascuno può vedere con certezza e chiarezza che questa sarebbe un’esazione ingiusta e una vera tirannide; anzi, sembrerebbe più violenta e peggiore di quella esercitata dal Faraone in Egitto. Riguardo ad essa, Cassiodoro dice: Leggi tutto

Libero mercato: lavorare “meno” per avere sempre “di più”!

Il motto del titolo è uno di quelli che, di rado, si sente pronunciare a sostegno di un sistema di libero scambio basato sulla proprietà privata.
Infatti, pare che se le risorse fossero a disposizione di tutti (maledetta proprietà privata!), magicamente, ognuno si vedrebbe recapitare a casa propria i beni di cui ha bisogno (i beni che desidera).
Bellissimo, d’accordo. Ma come dovrebbe avvenire tutto ciò?
A sentire alcuni, ciascuno dovrebbe produrre per sè ciò che gli serve, avendo ormai a disposizione tutto il necessario; a sentire altri, dovrebbero sorgere piccole comunità locali in grado di produrre direttamente quanto i propri componenti desiderano; a sentire altri ancora, un governo democraticamente eletto dovrebbe adoperarsi per produrre ciò di cui ciascun cittadino necessita.

Benissimo! Cosa aspettiamo ad entrare in questo fantastico mondo? Viva la rivoluzione contro i capitalisti sfruttatori di manodopera! Abbasso la proprietà privata! nota 1
Ok… ehm… sì… un momento… un po’ di calma, cari rivoluzionari. Proviamo a guardare oltre la superficie del sistema che più disprezzate.

Cosa significa in fondo sistema di libero scambio basato sulla proprietà privata? nota 2
Proprietà privata, per farla breve, significa che ciascuno di noi ha il pieno controllo sul prodotto del proprio lavoro, cioè su ciò che produce mischiando il proprio lavoro con le risorse naturali a disposizione. nota 2
In questo modo, la “ricchezza” di una persona viene a dipendere solo da ciò che essa stessa produce: Pippo può disporre di beni per soddisfare i suoi desideri nella misura in cui li produce. Se vuole averne il doppio, deve produrne il doppio.

Insomma, per chiarirci: immaginiamo, da un lato, che Pippo adori mangiare pesce, sia bravo a suonare musica metal alla chitarra (si allena 3 ore alla settimana per essere così bravo) e desideri una casa confortevole per la propria famiglia, e, dall’altro lato, che egli sia bravo a pescare … Leggi tutto

Riflettore sull’economia keynesiana – I parte

  1. Sua Rilevanza
  2. Il Modello Spiegato
  3. Il Modello Criticato
  4. “L’Economia Matura”

Sua Rilevanza

deus_ex_machinaCinquanta anni fa, l’allora esuberante popolo americano poco sapeva e poco si curava dell’economia. Comprendeva, tuttavia, le virtù della libertà economica e questa comprensione era condivisa dagli economisti, che integravano il buonsenso con i più acuti strumenti di analisi.

Attualmente, l’economia sembra essere il primo problema dell’America e del mondo. I giornali sono pieni di discussioni complesse sul preventivo di spesa, su prezzi e stipendi, su prestiti stranieri e produzione. Gli economisti attuali aumentano notevolmente la confusione del pubblico. L’eminente professor X dice che il suo programma è l’unica cura per i mali economici del mondo; l’ugualmente eminente professor Y sostiene che questa è assurdità: così gira la giostra.

Tuttavia, una scuola di pensiero – il keynesismo – è riuscita a catturare la gran maggioranza degli economisti. L’economia keynesiana – che orgogliosamente si auto-proclama come “moderna,” anche se profondamente radicata nel pensiero medievale e mercantilista – si è offerto al mondo come la panacea per le nostre difficoltà economiche. I keynesiani sostengono, con suprema baldanza, di aver “scoperto” cosa determina il livello di occupazione in ogni dato momento. Assericono che la disoccupazione può venir curata prontamente con la spesa governativa di deficit e che l’inflazione può essere controllata per mezzo di eccedenze di imposta del governo.

Con grande arroganza intellettuale, i keynesiani spazzano via ogni opposizione bollandola come “reazionaria,” “antiquata,” ecc. Sono estremamente vanagloriosi per aver guadagnato la devozione di tutti i giovani economisti – un’affermazione che ha, purtroppo, molto di vero. Il pensiero keynesiano è fiorito nel New Deal, nelle dichiarazione del presidente Truman, nel suo Consiglio dei Consulenti Economici, con Henry Wallace, nei sindacati dei lavoratori, nella maggior parte della stampa, in tutti i governi stranieri e nei comitati delle Nazioni Unite e, con qualche sorpresa, fra gli “uomini d’affari illuminati” del genere Comitato per lo Sviluppo Economico.

Contro questo furioso assalto, molti cittadini di idee … Leggi tutto

Determinazione del prezzo e quantità scambiate – Scambio indiretto. I Parte

stemma misesSi rimuove l’ipotesi del baratto, cioè si introduce la moneta; ogni bene o servizio viene scambiato con la moneta, e viceversa. I prezzi dunque diventano prezzi monetari, calcolati in numero di unità del bene-moneta che vengono date in cambio di una unità del bene.

L’acquirente domanda il bene per l’uso diretto, cioè per l’utilità che gli arreca, o per la speculazione. Il venditore vende per l’utilità che gli arreca la moneta che riceve in cambio.

La moneta è l’oro.

Domanda

Comportamento del consumatore

L’acquirente A dispone di un dato reddito monetario. La sua scala, o scheda, di preferenze in un dato momento t è la seguente:

          non più di

1a unità  <   5 once d’oro

2a unità  <   4 oz

3a unità  <   3 oz

4a unità  <   2 oz

ciò dipende dalla legge dell’utilità marginale: ogni unità successiva apporta al consumatore un’utilità via via minore perché è utilizzata per soddisfare un bisogno necessariamente meno urgente del bisogno soddisfatto con l’unità precedente; e contemporaneamente, poiché si priva di moneta, ogni unità monetaria che gli resta ha per lui un’utilità via via maggiore. A sarà disposto ad acquistare unità del bene fino a che l’utilità (soggettivamente da lui percepita) derivante da una unità in più consumata è superiore all’utilità che gli possono apportare le unità monetarie cedute in cambio; nell’esempio ciò avviene fino alla quarta unità.

Dalla scala possiamo ricavare la tabella della domanda di A, che indica l’ammontare di unità che A consumerebbe ad ogni singolo prezzo:

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Legge della domanda: al ridursi del prezzo aumentano le quantità domandate del bene, e viceversa, all’aumentare del prezzo si riducono le quantità acquistate.

Infatti, se il prezzo di un bene si riduce, il bene diventa relativamente meno costoso rispetto agli altri beni che il consumatore può acquistare con il proprio reddito, e dunque egli ne aumenterà le quantità acquistate. Il contrario se il prezzo aumenta: il bene diventerà

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L’inflazione è l’aumento del livello generale dei prezzi?

C’è una quasi completa unanimità tra gli economisti e i vari cronisti riguardo il fatto che l’inflazione consista in un generale aumento dei prezzi dei beni e dei servizi. Partendo da ciò è assodato che qualsiasi cosa che contribuisca all’aumento dei prezzi metta in moto l’inflazione. Una caduta della disoccupazione o una crescita nell’attività economica sono viste come un potenziale innesco inflazionistico. Altri inneschi, come l’aumento nel prezzo dei beni o nei salari dei lavoratori, sono considerati allo stesso modo come potenziali minacce. Se l’inflazione consiste nel semplice aumento nei prezzi, come sostenuto dal pensiero popolare, perché quindi è vista come una brutta notizia? Che genere di danni causa?

Gli economisti mainstream sostengono che l’inflazione causi speculazioni, che generano sprechi. L’inflazione, si sostiene, consuma anche i reali guadagni dei pensionati e dei dipendenti con un basso stipendio e causa una cattiva allocazione delle risorse. L’inflazione, si argomenta, mina anche la reale crescita economica. Perché un aumento generale dei prezzi colpisce solo alcuni gruppi di persone e non gli altri? In che modo l’inflazione porta alla cattiva allocazione delle risorse? Perché un aumento generale dei prezzi indebolirebbe la reale crescita economica? Se l’inflazione è innescata da fattori diversi, come la disoccupazione o l’attività economica, allora è certamente solo un sintomo e quindi non è la causa di un bel niente. Per scoprire cosa sia realmente l’inflazione dobbiamo stabilire la sua definizione. Ora, per stabilire la definizione di inflazione, dobbiamo stabilire come questo fenomeno è emerso. Dobbiamo tornare alle sue origini storiche.

L’Essenza dell’Inflazione

L’inflazione si è originata quando il regnante di una nazione, ad esempio un re, ha forzato i suoi cittadini a consegnargli le loro monete in oro con il pretesto di rimpiazzare con una nuova moneta d’oro quella esistente. Durante il processo, il re avrebbe poi falsificato il contenuto delle monete d’oro mescolandolo con qualche altro metallo per poi restituire le monete d’oro diluite ai cittadini. A proposito di … Leggi tutto

Trading ad alta frequenza: Menger contro Walras

Nonostante Carl Menger e Léon Walras abbiano scoperto contemporaneamente il principio di utilità marginale, le loro idee sulla natura dei prezzi di mercato sono molto distanti. Walras era maggiormente interessato all’equilibrio finale dei prezzi a cui arrivano i commercianti piuttosto che alla formazione di questi prezzi. Quindi semplificò radicalmente il processo di formazione dei prezzi immaginandolo come se fosse governato da un meccanismo d’asta in grado di calcolare istantaneamente tutti i prezzi del sistema economico.

Da parte sua Menger era affascinato dal processo reale secondo cui i prezzi si formano. Piuttosto che cercare di astrarli dal caotico processo di contrattazione mettendo a punto un meccanismo artificiale d’asta, Menger lavorò su un numero di scenari di formazione dei prezzi nella vita reale, comprese contrattazioni isolate, monopoli e scambi concorrenziali. Come risultato di questi diversi approcci, i prezzi nell’universo walrasiano hanno caratteristiche diverse rispetto ai prezzi dell’universo mengeriano. Piuttosto che registrare un singolo e determinato prezzo di equilibrio, come nel caso dei prezzi walrasiani, i prezzi mengeriani tendono a disperdersi in un intervallo non determinato. Nei mercati finanziari chiamiamo questo intervallo differenza tra la quotazione d’acquisto e di vendita  (bid ask spread). Forse il miglior modo per illustrare le diversità nel significato dei prezzi tra questi due pensatori è quello di ricorrere all’esempio di un fenomeno dei giorni nostri noto come scambio commerciale ad alta frequenza (HTF) e le tracce digitali che i trader lasciano, operando nel mercato azionario elettronico.

Trading ad alta frequenza

Il trading ad alta frequenza consiste nell’utilizzo di algoritmi al computer per guidare le decisioni commerciali nel mercato mobiliare [*]. Gli HTF mantengono i titoli per non più di pochi secondi, e anche per alcuni microsecondi. Si stima che al momento essi costituiscano dal 50 al 70 per cento di tutti gli scambi di azioni nel Nord America.

I grafici Nanex

Nanex, un’azienda che studia i dati di mercato, fornisce un’ossessionante … Leggi tutto

Il mistero delle coppie marginali – seconda parte

Continuiamo nella lettura del pezzo di Daniel James Sanchez e vediamo come viene stabilito, in un mercato in cui ci sono contemporaneamente tanti compratori e tanti venditori, il prezzo di mercato di beni e servizi. Infine viene presentata la risposta a una domanda molto comune:”perchè abbiamo bisogno di un sistema di prezzi di mercato?”. Non si possono distribuire i beni prodotti secondo un altro sistema?

Concorrenza bilaterale

Ovviamente le dinamiche di mercato reali hanno diversi compratori e venditori. Quindi è importante comprendere come funziona la concorrenza bilaterale.

Con così tanti fattori implicati, la concorrenza bilaterale potrebbe sembrare troppo complicata per essere compresa. Ma non preoccupiamoci; non è così difficile una volta che viene spiegata. Dobbiamo però lasciar perdere i nomi divertenti. I compratori si chiameranno B1, B2, etc. mentre i venditori saranno S1, S2, etc.

Dieci compratori, tutti alla ricerca di un cavallo incontrano 8 venditori, ognuno con l’intenzione di vendere un cavallo.

Questi sono i dieci compratori , con il loro massimo prezzo d’acquisto:

Compratori Massimo prezzo d’acquisto
B1 $30
B2 $28
B3 $26
B4 $24
B5 $22
B6 $21
B7 $20
B8 $18
B9 $17
B10 $15

E questi i venditori, con il loro minimo prezzo di vendita:

Venditori Minimo prezzo di vendita
S1 $10
S2 $11
S3 $15
S4 $17
S5 $20
S6 $21.10
S7 $25
S8 $26

Prima di tutto possiamo dire che, al massimo, solo otto scambi potranno avvenire, perchè ci sono solo otto cavalli da vendere. Quindi solo otto dei dieci compratori potranno acquistare il cavallo.

Inoltre, sappiamo che saranno gli 8 compratori disposti a pagare di più, se ci riusciranno, a comprare i cavalli, perchè possono superare le offerte degli altri due compratori.

Supponiamo che B5  inizi l’asta annunciando che è disposto a pagare $13 per un cavallo. … Leggi tutto

Il mistero delle coppie marginali – prima parte

Secondo Ludwig Von Mises, la cosa clamorosa riguardo l’avvento dalla scienza economica, fu la sua scoperta che vi fosse una certa regolarità nel mondo sociale. Così come Keplero, Galileo e Newton avevano scoperto che esistevano leggi immutabili a regolare il movimento dei corpi fisici, così i primi economisti scoprirono che esistevano leggi immutabili a regolare i processi di mercato.

La più importante tra queste scoperte fu la comprensione che i prezzi non sono numeri arbitrari che la gente assegna ai beni. Esistono leggi causali che regolano la loro formazione.

Una di queste leggi è addirittura diventata un termine comune. Tutti hanno sentito almeno una volta parlare di “domanda e offerta”, anche se non tutti sanno davvero che cosa significhi. Chi ha frequentato un corso introduttivo di economia può aver sentito dire che il prezzo si stabilizza ad un livello dove “l’offerta è uguale alla domanda”.

Il grande economista austriaco Eugen  von Böhm-Bawerk, che reputava la legge della domanda e dell’offerta  corretta, scoprì però che i prezzi vengono determinati in maniera diretta da qualcos’altro.

In ogni dato mercato di un bene, ci sono sempre quattro persone le cui valutazioni fanno sì che abbiauno una posizione speciale.  Böhm-Bawerk chiamò queste quattro persone “coppie marginali.” Sono loro a determinare i prezzi.

In questo articolo, spiegherò al lettore come tutto questo avviene. Gli esempi che userò di seguito sono in gran parte tratti dal libro 4 de La teoria positiva del Capitale, di Böhm-Bawerk, e aggiornati per il lettore moderno.

Scambio isolato

Una delle caratteritiche del metodo scientifico/educativo della Scuola Austriaca è quella di iniziare con fenomeni semplici e poi aggiungere via via complessità. Così Böhm-Bawerk iniziò la sua analisi sulla formazione dei prezzi partendo dal più piccolo numero di partecipanti allo scambio possibile: due. In questa condizione si parla di “scambio isolato”.

Per esempio si può considerare, da una parte, una persona che ha dell’argento e vuole un cavallo. Diamole un … Leggi tutto