Cap. 9 – L’alterazione della moneta nello stampo

OresmeL’immagine impressa o stampo della moneta si può cambiare in due modi. 1) Senza proibire il corso della moneta anteriore, ad es. se il principe iscrive il proprio nome sulla moneta che viene coniata nel suo tempo, permettendo sempre il corso della precedente; e questa non è un’alterazione in senso proprio, né è di molta importanza se avvenga, purché non vi si mischi un’alterazione ulteriore. 2) Lo stampo si può cambiare battendo una moneta nuova e proibendo il corso dell’antica; ed è un’alterazione in senso proprio; e si può fare giustamente per una di due cause: la prima, se un principe straniero o alcuni falsari abbiano maliziosamente imitato o contraffatto gli stampi, e si scopra nel regno una moneta d’emulazione, falsa e simile alla buona nel colore e nello stampo: allora chi non potesse porvi altro rimedio farebbe bene a cambiare gli stampi e l’immagine. La seconda causa può essere, se per caso la moneta antica, per eccesso di vetustà, fosse peggiorata, o scaduta nel peso: allora se ne dovrebbe proibire il corso e nella nuova migliore dovrebbe imprimersi un’immagine diversa, perché il volgo, così, sappia distinguerle l’una dall’altra. Ma non mi sembra che il principe possa vietare il corso della moneta anteriore senza che ricorra una di queste due cause; diversamente, infatti, tale alterazione sarebbe eccessiva rispetto alla necessità, scandalosa e dannosa per la comunità; e pare che il principe vi si possa indurre per altro motivo che uno di questi due: o vuole che in ciascun pezzo monetario si scriva il suo nome e nessun altro – e questo sarebbe recare offesa ai suoi predecessori, e un’ambizione vana – o vuole fabbricare più moneta per trarne un profitto maggiore, nei termini spiegati sopra, nel Cap. 7; e questa è un’avidità malvagia, in pregiudizio e danno dell’intera comunità.Leggi tutto

Cap. 5 – A chi spetti fabbricare la moneta e Cap. 6 – A chi, di per sé, appartenga la moneta

creative-financing_largeE ancora, in antico è stato disposto, anche per prevenire le frodi, che non fosse lecito a chicchessia fabbricare la moneta, o imprimere un emblema o effigie del genere sul proprio argento od oro, ma che la moneta o il conio si facessero tramite un solo soggetto pubblico, o più incaricati all’uopo dalla comunità; poiché, come si è premesso, la moneta, per sua natura, è stata istituita ed escogitata per il bene della comunità. E poiché il principe è il soggetto più pubblico, e ispira la maggior fiducia, è opportuno che egli, a vantaggio della comunità, faccia fabbricare la moneta e coniarla con una stampigliatura adatta; questa poi dev’essere sottile e difficile a imitarsi o contraffarsi. Inoltre, si deve essere vietato con minaccia di sanzione che uno straniero – un principe o un altro – fabbrichi una moneta simile nell’aspetto e di minor valore, in modo che il volgo non saprebbe distinguerle; questo sarebbe un illecito, né alcuno potrebbe vantare un privilegio contrario, perché si tratta di un falso e di una giusta causa di guerra contro tale straniero.

Cap. 6 – A chi, di per sé, appartenga la moneta

Sebbene, in vista del comune vantaggio, il principe abbia il compito di contrassegnare i pezzi monetari, tuttavia egli non è il signore o proprietario della moneta che ha corso nei suoi domini. Dal momento che la moneta è il mezzo equivalente per scambiare le ricchezze naturali, come risulta dal primo capitolo, essa è possesso di coloro a cui appartengono tali ricchezze. Infatti, se qualcuno dà il proprio pane, o la fatica del proprio corpo, in cambio di denaro, quando riceve laa moneta, questa è sua, così come lo erano il pane o la fatica del corpo, che prima erano nel suo libero dominio (posto che non si tratti di un servo). Dio, infatti, fin dal principio, non ha concesso la libertà di possedere beni solo ai principi, ma ai Progenitori Leggi tutto