Galbraith aveva ragione sulla pubblicità

war_advertisingOra che ho la vostra attenzione, state tranquilli che anche quando John Kenneth Galbraith è arrivato a qualcosa di giusto, ci è arrivato nel modo sbagliato. Una delle idee caratteristiche per cui Galbraith è noto è l’Effetto Dipendenza, che asserisce quanto segue: la pubblicità convince le persone del fatto che esse abbiano bisogno di cose di cui in realtà non hanno bisogno. Usando le esatte parole di Galbraith, “Se i voleri dell’individuo fossero necessari, essi scaturirebbero direttamente dall’individuo stesso. Essi non possono essere necessari se devono essere indotti in lui. […] Uno non può difendere la produzione intesa come soddisfacimento dei desideri se è quella stessa produzione a creare i desideri. […] Il collegamento ancor più diretto tra produzione e desideri è fornito dalle istituzioni delle moderne pubblicità e arte del vendere.” [1] Galbraith usa questo concetto per minare le fondamenta del ruolo della microeconomia nelle preferenze personali degli individui.

Galbraith ha ragione quando dice che tale arte del vendere fa di fatto in modo che le persone domandino cose che non sono per loro di maggiore interesse. Egli è invece profondamente in errore nell’identificare nei produttori presenti sul mercato i principali perpetratori di questo effetto. Infatti, è lo Stato che fa il più grande uso dell’arte del vendere per ottenere il consenso delle persone per cose che non solo non le fanno stare meglio, ma, di solito, le danneggiano. Ciò che rende il comportamento dello Stato ancora peggiore è che quando la sua arte imbonitoria fallisce, lo Stato può ripiegare sull’uso della forza per collocare persone a soddisfare i desideri “che la produzione crea”. Le aziende private, a meno che non siano al livello dello Stato, non hanno tale possibilità.

Sono abbondanti gli esempi in cui l’Effetto Dipendenza è stato implementato dallo Stato. Prendiamone appena tre.

Il primo esempio riguarda l’ingresso degli USA nella Prima Guerra Mondiale. Che la maggioranza degli americani non volesse che i loro figli venissero … Leggi tutto

L’equilibrio in assenza di Stato

6339La società di mercato in assenza di Stato — un’organizzazione pacifica basata su rapporti volontari tra gli individui, in cui lo Stato è assente — non è un’idea molto popolare. La stragrande maggioranza delle persone crede che questo tipo di formazione sociale non riuscirebbe a definire ed a far rispettare i diritti di proprietà, piombando nel caos, nella tirannia dei ricchi o in un ritorno allo Stato. Questa convinzione ha portato ad un rifiuto diffuso del paradigma di una società funzionante senza Stato.

Murray Rothbard è considerato da molti il campione della dottrina di una società in assenza di Stato. Tuttavia, anch’egli ammise che “non esiste alcuna garanzia assoluta che una società di mercato non possa cadere preda della criminalità organizzata.”[1]

Per quanto immaginare “garanzie assolute” per una qualsiasi organizzazione sociale sia, generalmente, inappropriato, sostengo altresì che vi siano buone ragioni per credere che esiti negativi come il caos, la tirannia dei ricchi, o financo la “criminalità organizzata” siano alquanto improbabili in assenza di uno Stato.

Per dimostrarlo, valuterò le forze economiche che governano lo sviluppo di ogni organizzazione umana e che la tengono unita. Vi mostrerò come le caratteristiche economiche di una società senza Stato promuovano la non-violenza e la cooperazione, disincentivando la coercizione, il furto e l’estorsione. Questo viaggio analitico ci porterà anche a capire come il collante che salda società e Stato, nella loro forma attuale, non è altro che la paura di un nemico immaginario. Coloro che si riveleranno essere capaci di superare tale timore possono gettare le basi di una società senza Stato.

Né caos, né tirannia

La tipica storia che si sente, allorquando viene messa in discussione la necessità dello Stato, ripropone il classico antagonismo di ogni individuo verso l’altro e la razzia delle rispettive risorse; inoltre, dal momento che non ci sarebbe lo Stato a “regolare” questa situazione, ne deriverebbe il caos. Tutti trarrebbero, presumibilmente, vantaggio dal derubarsi a vicenda. … Leggi tutto