L’individuo isolato. Produzione

stemma misesAnche se nella realtà l’uomo vive in società, gli elementi di base dell’economia emergono nella maniera più chiara se si esaminano le condizioni di un individuo isolato.

La produzione

L’attività volta a soddisfare i bisogni si traduce nella produzione di beni e servizi.

La produzione non è un atto di creazione, ma di trasformazione. La produzione è un fenomeno intellettuale, non materiale, nel senso che è governata dalla mente umana; 10000 anni fa gli uomini avevano a disposizione le stesse risorse di oggi, ma non producevano i beni di cui disponiamo oggi. Sono le scoperte tecnologiche (cioè una nuova combinazione dei fattori esistenti), frutto della ragione, che hanno consentito di produrre beni nuovi. Dunque l’affermazione spesso ripetuta secondo cui l’economia si occupa delle condizioni materiali dell’esistenza umana è errata.

Il Crusoe sull’isola deserta ha degli scopi da conseguire (mangiare, bere, ripararsi, dormire) e dovrà eseguire delle azioni con le risorse disponibili (mezzi) per conseguirli. Poiché egli, sulla base delle sue personali preferenze, attribuisce determinati valori agli scopi in questione (un altro individuo nelle stesse condizioni vi attribuirebbe valori diversi), agirà in modo da conseguire la massima utilità.

Innanzi tutto, ripartirà il proprio tempo fra lavoro e riposo. I beni apportano utilità, mentre il lavoro genera disutilità[1]. In generale, dunque, egli lavorerà fino a che l’utilità marginale dei prodotti ottenuti supera la disutilità marginale del lavoro (o l’utilità marginale del riposo); appena utilità e disutilità marginali si uguagliano, smette di lavorare.

Per quanto riguarda poi il tempo dedicato al lavoro, cioè alla produzione dei beni, egli lavorerà su una certa attività fino a che il benessere che si aspetta da un’unità temporale di lavoro in più (dai beni che con essa consegue) è superiore al benessere che si aspetta applicandosi ad un’altra attività. Ad esempio, in un dato momento Crusoe si dedica alla pesca: egli pesca tre pesci in successione; quindi cambia attività e si dedica alla caccia di conigli, perché, … Leggi tutto

Ma lo Stato è in grado di produrre ricchezza?

burocratiIn una delle sue ultime gaffe pubbliche, il presidente Obama ha dimostrato, per l’ennesima volta, la sua totale incapacità di comprendere le questioni economiche, dichiarando, in una conferenza tenutasi presso la Casa Bianca, che <<il settore privato si sta comportando bene>>.

Il Presidente, il quale non ha mancato di puntualizzare, nuovamente, come gli sportelli automatici dei bancomat stiano in realtà soppiantando il lavoro umano,  ha fortemente accusato, per lo stato dell’economia stagnante, la politica dei licenziamenti che si è registrata nel settore pubblico, tanto a livello statale che a livello locale:

Dove stiamo riscontrando delle debolezze nella nostra economia, ciò ha a che vedere con i governi statali e locali, settori in cui, spesso, sono stati intrapresi dei tagli agli organici, da parte di governatori o sindaci, che non hanno adottato lo stesso tipo di misure di cui essi stessi hanno beneficiato, in passato, da parte del governo federale; e che non hanno avuto la medesima flessibilità, se comparata a quella del governo federale, nel gestire una situazione caratterizzata da una costante contrazione degli introiti per far fronte ai fabbisogni.

Per tutti quegli statali lasciati a casa, mi si permetta di essere il primo a dichiarare con orgoglio: “finalmente ce ne siamo liberati!”. Al taglio di ogni dipendente pubblico, corrisponde un allentamento dei carichi e degli oneri fiscali che i contribuenti devono sostenere per essere coercitivamente obbligati a mantenere tali scellerate sanguisughe. Di primo acchito, ciò potrebbe sembrare anche spietato e potrei essere bollato come una persona senza cuore: ma basta soffermarsi un attimo ad analizzare cosa significhi realmente il concetto di “creare ricchezza”, per rendersi conto che le cose non stanno proprio così.

Secondo lo stesso campione del liberalismo compassionevole, Paul Krugman, se i governi statali e locali non avessero tagliato i loro organici:

il tasso di disoccupazione sarebbe molto più basso di quello attuale – assestandosi al 7,3 per cento anziché all’odierno 8,2 per cento. Pare

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Cosa spinge in alto il PIL?

Al fine di pilconoscere lo stato di salute di una economia, la maggioranza delle persone si affida ad una statistica chiamata “Prodotto Interno Lordo” (PIL). Il quadro di riferimento del PIL guarda al valore dei beni e servizi finali prodotti in una economia in un certo arco temporale, generalmente un quarto di anno. Questa statistica è costruita in accordo con il punto di vista secondo cui ciò che guida l’economia non è la produzione di ricchezza ma il suo consumo: ciò che importa è la domanda di beni e servizi finali. Dal momento che la spesa per consumi è la parte più grande della domanda nel complesso, si ritiene generalmente che la domanda dei consumatori metta in moto la crescita economica.

Concentrandosi esclusivamente sui beni e servizi finali, il PIL dipinge un mondo fantastico in cui i beni emergono perché gli individui semplicemente li desiderano. Questo è in totale disaccordo con la realtà (che attiene al fatto se sia possibile o meno soddisfare tali desideri). Tutto ciò che importa da questo punto di vista è la domanda di beni, che darà origine immediatamente alla propria offerta. Poiché l’offerta di beni è data per scontata, questo approccio ignora completamente l’intera questione inerente le varie fasi di produzione che precedono l’emergere dei beni.

Nel mondo reale, non è sufficiente che esista la domanda di beni: bisogna anche avere i mezzi per soddisfare i desideri degli individui. I mezzi, vale a dire i beni intermedi necessari alla produzione dei ben i finali, non sono prontamente disponibili; vanno prodotti. Così, se si vuole produrre un’auto, è necessario il carbone che sarà impiegato nella produzione dell’acciaio, che a sua volta sarà impiegato in tutta una serie di altri attrezzi. Questi attrezzi saranno utilizzati per produrre altri attrezzi e macchinari e così via, fino al raggiungere lo stadio finale di produzione di un’auto. L’armoniosa interazione dei vari stadi di produzione si realizza nel prodotto finale.

L’approccio … Leggi tutto

Hayek: il ruolo della conoscenza nell’economia | V parte

La pubblicità

Gli imprenditori competonohayek l’uno con l’altro, nel senso del processo, cercando di offrire sul mercato opportunità migliori. Ma offrire opportunità migliori non significa solo prezzi più bassi, bensì significa anche offrire qualcosa che i consumatori cercano più intensamente.

Ciò significa che la teoria dell’economia positiva non può fornire alcuno strumento utile per distinguere tra i cosiddetti costi di vendita e i costi di produzione in quanto entrambi si riferiscono a costi che l’imprenditore deve sostenere, nel momento in cui tenta di offrire opportunità che i partecipanti al mercato considerano più allettanti rispetto a quelle disponibili. Il produttore deve non solo vendere il prodotto disponibile al consumatore ma deve anche allertare lo stesso della disponibilità del prodotto.

La differenziazione del prodotto non è più quindi una caratteristica di un mercato non perfettamente concorrenziale in stato di equilibrio, bensì è il tratto distintivo del dispiegarsi della concorrenza in un mercato in disequilibrio. Così come un prezzo può essere spinto in alto o in basso verso il suo livello di equilibrio, altrettanto la qualità del prodotto può essere spinta verso il “prodotto di equilibrio”: il prodotto non è un dato conosciuto a priori.

E’ la giusta identificazione dei fini e dei mezzi rilevanti (piuttosto che l’utilizzazione efficiente dei mezzi attraverso cui si raggiungono i fini) che fa “buona” la decisione circa la qualità del prodotto.

La pretesa incompatibilità tra gli sforzi di vendita (specialmente la pubblicità) e la concorrenza è stata accettata, per molti anni, quasi unanimemente. Due erano le circostanze che venivano generalmente addotte a sostegno di questa posizione. Da un lato, mettendosi all’interno del framework teorico della concorrenza perfetta, le condizioni caratterizzanti la stessa rendono inutile gli sforzi di vendita: anche in assenza di pubblicità il mercato di concorrenza assorbe, al prezzo di mercato, qualunque quantità le imprese vogliano vendere. Ciò significa che, se nel mercato reale si fa pubblicità, ciò deve essere attribuito alla presenza di … Leggi tutto

Hayek: il ruolo della conoscenza nell’economia | III parte

Il nucleo teoricoFriedrich-August-von-Hayek di Hayek è ormai ben delineato, e di lì a un anno gli permetterà di pubblicare un saggio in cui, partendo dalle considerazioni fin qui sviluppate, è lo stesso modello di concorrenza perfetta, in tutte le sue ipotesi e le sue “necessità logiche”, ad essere implacabilmente sezionato e criticato.

Il lavoro di cui parliamo è “Il significato della concorrenza”, del 1946, in apertura del quale Hayek punta il dito contro la pratica, che si era venuta diffondendo tra gli economisti, di giudicare i risultati prodotti dalla concorrenza nel mondo reale con i risultati prodotti dalla costruzione genuinamente teorica della concorrenza perfetta.

Il grave difetto della teoria della concorrenza perfetta, ci viene spiegato, è che essa descrive uno stato di cose che si verrebbe a creare quando fossero rispettate certe ipotesi, e che tuttavia ha ben poco da spartire con la concorrenza reale. Il paradosso, così come formulato da Hayek, è che in presenza di “concorrenza perfetta” la concorrenza reale diverrebbe inutile. Scrive il Nostro:

“La teoria moderna della concorrenza si occupa in maniera quasi esclusiva di uno stato, detto di <equilibrio concorrenziale>, in cui si suppone che i dati dei diversi individui si siano già tutti pienamente aggiustati gli uni agli altri, mentre il problema che richiede una spiegazione è quello relativo alla natura del processo attraverso il quale si realizza questo aggiustamento reciproco dei dati” (Hayek, 1946/1948, 1).

La concorrenza è per sua natura un processo dinamico le cui caratteristiche essenziali vengono eliminate dalle ipotesi sottese all’analisi statica.

Vediamo quali sono le condizioni necessarie richieste dalla teoria dell’equilibrio concorrenziale per avere concorrenza perfetta:

  1. che una merce omogenea venga offerta e domandata da un grande numero di venditori e compratori relativamente piccoli, ossia che siano price-taker;
  2. che vi sia libertà di entrata nel mercato e che non siano presenti altri vincoli al movimento dei prezzi e delle risorse;
  3. che tutti coloro che operano nel mercato abbiano
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Lo spauracchio della spirale deflazionistica

deflationCos’è la deflazione? Secondo dictionary.com, si tratta di “una riduzione del livello generale dei prezzi o una contrazione del credito e del denaro disponibile”.

Caduta dei prezzi; suona bene, specialmente se si è risparmiato qualcosa o si sta pensando ad un acquisto importante.

Tuttavia, come dimostrerebbero alcune ulteriori ricerche con Google, questa sarebbe una conclusione ingenua e da sempliciotti. Ad ascoltare chi è ammantato da estrema saggezza, la deflazione è una grave malattia economica. Come la Fed di St. Louis vorrebbe farci credere:

Nonostante l’idea di una riduzione dei prezzi possa sembrare attraente, la deflazione rappresenta una preoccupazione reale per svariati motivi: scoraggia la spesa e gli investimenti, poiché i consumatori, attendendo la caduta dei prezzi, ritardano gli acquisti preferendo, invece, risparmiare e aspettare prezzi ancor più ridotti. La diminuzione della spesa, a sua volta, riduce le vendite e i profitti delle imprese, incrementando la disoccupazione.

Il problema con la deflazione, quindi, consiste nel fatto che si nutre di se stessa, distruggendo l’economia durante il suo cammino. È l’equivalente di una trappola per insetti: pericolosamente facile entrarci, ma impossibile uscirne. La questione è che la deflazione riduce il consumo, che limita la produzione e, infine, porta alla chiusura di tutte le attività economiche.

Wikipedia lo spiega così:

Poiché il prezzo delle merci è in calo, i consumatori risultano incentivati a ritardare gli acquisti e i consumi fino ad un ulteriore calo dei prezzi, il quale, a sua volta, riduce l’attività economica complessiva. Dal momento che questa gira a vuoto, anche l’investimento crolla, portando ad un’ennesima riduzione della domanda aggregata; questa è la spirale deflazionistica.

La deflazione è persino peggiore della sua controparte – l’inflazione – che può essere efficacemente combattuta dalla Fed aumentando i tassi di interesse. Risulta quasi impossibile da arrestare, una volta che questa si è innescata, poiché i tassi di interesse non possono essere tagliati sotto lo zero. Per questo motivo “Il Ben BernankLeggi tutto

La Giustizia dell’Efficienza

Il problema centrale hoppe puzzledell’economia politica è quello di organizzare la società in modo da promuovere la produzione di ricchezza; la filosofia politica, invece, si occupa della “giustizia” dell’ordine sociale.

La prima questione concerne problemi di efficienza: quali mezzi sono appropriati per ottenere uno specifico risultato, in questo caso la ricchezza?

La seconda questione esce dal regno delle cosiddette scienze sociali. Si chiede se il fine che l’economia politica assume possa essere giustificato come tale e, di conseguenza, se i mezzi che l’economia politica raccomanda possano essere intesi come mezzi efficienti per giusti fini.

Di seguito presenterò una giustificazione a priori per la risposta positiva: i mezzi raccomandati dall’economia politica sono mezzi efficienti per giusti fini.

Inizierò descrivendo i mezzi raccomandati dall’economia politica e spiegherò. sistematicamente, come tutta la produzione di ricchezza ottenuta dall’adottarli sia più grande di quella prodotta scegliendo altri mezzi. Poiché il mio primo obiettivo è quello di dimostrare la giustizia dell’uso dei mezzi per la produzione di ricchezza, la mia descrizione e spiegazione dell’efficienza economica sarà estremamente breve.

L’economia politica inizia dal riconoscimento della scarsità: è solo perché non viviamo nel Giardino dell’Eden che abbiamo a che fare con problemi di efficienza economica. Secondo l’economia politica, il mezzo più efficiente, quantomeno per alleviare, se non superare, la scarsità, è l’istituzione della proprietà privata. Le regole sottostanti questa istituzione sono state correttamente identificate, in gran parte, da John Locke. Esse sono le seguenti: ogni persona possiede il proprio corpo così come i beni scarsi che utilizza con l’aiuto delle proprie facoltà fisiche prima di chiunque altro. Questa proprietà implica il diritto di impiegare i beni scarsi in qualunque modo si reputi adatto fintanto che, così facendo, non si aggrediscano le proprietà altrui, vale a dire fintanto che non si cambi senza invito l’integrità fisica della proprietà di un’altra persona o si determini un altro controllo su quella proprietà senza il suo consenso. In particolare, quando un … Leggi tutto

La teoria della scuola austriaca | II parte

Human ActionCategorie dell’azione

L’azione umana è inevitabilmente racchiusa in categorie. Esse sono: fini, preferenza, mezzi, scelta, costo, profitto, perdita, causalità, tempo, incertezza.

I fini sono gli scopi che ciascuno vuole perseguire, i bisogni da soddisfare sulla base delle proprie preferenze, orientate da valori e interessi che, come detto, sono soggettivi[1]. I fini sono tendenzialmente infiniti; sono i mezzi, come si vedrà fra breve, ad essere scarsi, e a costringere ad una selezione dei fini. Ciascuno possiede una propria scala di preferenze, in cui ordina le utilità ricavate in un dato momento da beni diversi e/o da unità successive dello stesso bene.

In funzione dei fini ogni individuo predispone dei mezzi. I mezzi sono i beni e i servizi. La caratteristica fondamentale è che i mezzi sono necessariamente sempre limitati. Le risorse che gli individui hanno a disposizione sono scarse, nel senso che sono limitate, finite, non infinite. Definizione economica di scarsità: un bene è scarso se, a prezzo zero, la domanda eccede l’offerta. Un bene libero (gratuito) non è scarso solo se l’offerta di esso eccede sempre la domanda: un bene siffatto è un bene sovrabbondante (es. l’aria). I beni sovrabbondanti non sono mezzi, bensì “precondizioni generali del benessere umano”, perché l’utilizzazione di essi da parte di un individuo in un dato momento non ne riduce la disponibilità per altri nello stesso momento e in quelli successivi; non è necessario economizzarli[2]. Ad esempio, appena l’aria cessa di essere sovrabbondante, come accade quando è desiderata come aria condizionata, diventa oggetto di azione[3]. È il fatto universale della scarsità che dà origine al “problema economico”: quali beni e servizi produrre con le risorse esistenti? Dunque i mezzi devono essere economizzati, cioè destinati ai fini a cui si attribuisce più valore. Mentre per i fini, come si è visto, non si può parlare di razionalità o irrazionalità, per i mezzi si può parlare di adeguatezza o inadeguatezza (nel conseguire il fine).

In … Leggi tutto

Lontano dai collettori di tasse | Parte II

Una tassa nuoce alle condizioni economiche dei produttori e pertanto inibisce la loro capacità di consumare e investire. Decurtando gli introiti contro gli investimenti effettuati, una tassa riduce l’utilità marginale dell’investire e aumenta l’utilità marginale dello svagarsi. Una tassa fa in modo che molti contribuenti preferiscano lo svago al lavoro.

Prezzi nominali

Avete voglia di trovarvi in una situazione in cui decidere voi stessi tra libertà e protezione? Avete voglia di valutare l'impatto di un fenomeno economico? Di indagare gli effetti dell’abbondanza o della scarsità di materie prime e non solo sull'aumento o diminuzione dei prezzi. Allora diffidate dei prezzi nominali, essi vi condurranno invariabilmente in un labirinto inestricabile.