Undici miti sulla deflazione

Il timore della deflazione ossessiona l'establishment politico ed economico delle democrazie occidentali. Ma sono giustificate tali paure dal punto di vista economico?

Gli aspetti economici della tassazione: la tassazione pregiudica, sempre e comunque, la produzione

Solo se l'imprenditore si attende che un cambiamento nella domanda possa avvenire contestualmente all’applicazione di un’imposta, egli potrebbe variare il prezzo, senza per questo incorrere in perdite. Se prevede un aumento della domanda, per esempio, in modo tale che vi possa essere ora un tratto anelastico, piuttosto che un tratto elastico della curva di domanda, al di sopra del prezzo attualmente in corso, questi sarà in grado di alzare il prezzo senza pagarne il fio. Ancora una volta, però, non stiamo parlando del fenomeno della traslazione dell’imposta: ma semplicemente di una domanda crescente. Con o senza l’imposta, l'imprenditore avrebbe agito esattamente nello stesso modo. L'imposta non ha nulla a che fare con tali variazioni di prezzo. In ogni caso, l'imposta deve essere pagata esclusivamente e per intero da parte dei fornitori dei beni tassati.

Il troppo stroppia!

Lavorare meno, reddito di cittadinanza per tutti, elevata tassazione sui consumi. Per la famiglia Skidelsky questa è la via per garantire a tutti una "bella vita", per tutti gli altri è l'ennesima follia di chi si sente autorizzato a pianificare la vita altrui.

Autarchia e accumulo di scorte

Più divenne chiaro, nel corso della Guerra, che le Potenze Centrali erano destinate ad essere sconfitte nella battaglia per il nutrimento delle stesse truppe e della popolazione, più si levarono energiche grida a favore della necessità di preparasi meglio a quella successiva. L’economia avrebbe dovuto essere reimpostata in modo tale da rendere la Germania in grado di far fronte ad una guerra pluriennale; avrebbe dovuto essere capace di produrre internamente tutto ciò che era necessario al nutrimento della sua popolazione e all’equipaggiamento del suo esercito, al fine di non essere più dipendente, per questo aspetto, dai Paesi esteri.

Non sono necessarie lunghe argomentazioni per dimostrare come questo programma non possa essere realizzato; non può esserlo perché il Reich Tedesco è troppo densamente popolato per essere nutrito esclusivamente dalla produzione interna, prescindendo da moderni materiali che non esistono in Germania. I teorici dell’economia di guerra commettono un errore quando provano a concepire la possibilità dell’esistenza di un’economia tedesca autarchica facendo riferimento all’utilizzo di materiali sostitutivi. Ciascuno, presumibilmente, non deve utilizzare prodotti stranieri; ci sono prodotti domestici qualitativamente appena inferiori a quelli stranieri. Secondo lo spirito tedesco, che si è già distinto nelle scienze applicate, questo compito può essere risolto alla grande; gli sforzi precedenti, in questo campo, hanno dato risultati favorevoli. Ci viene detto che siamo più ricchi di prima, dal momento che abbiamo imparato a sfruttare meglio i materiali che, in precedenza, erano stati trascurati o usati per scopi meno importanti o addirittura inutilizzati.

L’errore in questa logica è palese. Può anche essere che le scienze applicate siano lontane dall’aver detto l’ultima parola, che si possa fare affidamento su ulteriori miglioramenti tecnologici non meno significativi delle invenzioni del motore a vapore o, successivamente, di quello elettrico. E potrebbe anche accadere che una o l’altra di queste invenzioni troveranno precondizioni favorevoli per l’applicazione proprio sul suolo tedesco, il quale favorirà l’utilizzo di un materiale abbondantemente presente in Germania. Ma allora … Leggi tutto