Il ciclo naturale: IV parte

IV. Le aspettative come ponte ‘austriaco’: imprenditorialità e imitazione in Schumpeter

 

business_economic_cycleIl percorso intellettuale ed umano di Joseph A. Schumpeter è sicuramente tra i più interessanti nell’ambito della storia del pensiero economico. Gli studiosi si sono soffermati, non certo a torto, soprattutto sugli elementi di discountinuità tra il suo pensiero e la tradizione austriaca[24], enfatizzando invece le sue affinità con la riflessione tedesca. Noi invece cercheremo di far emergere alcuni elementi dell’analisi schumpeteriana in grado di completare, piuttosto che di contraddire, la teoria austriaca del ciclo economico. Per far ciò non possiamo tenere conto semplicemente dell’analisi ciclica sviluppata in Schumpeter (1939, 1964); è invece necessario risalire ad alcuni punti chiavi evidenziati in Schumpeter (1911).

L’elaborazione di una compiuta analisi del ciclo economico è un processo che si compie in Schumpeter in trent’anni di riflessione teorica. Sin dalla giovinezza egli ha a cuore la preoccupazione di sviluppare una teoria in grado di interpretare i processi economici reali tipici della dinamica capitalistica. Ma nella sua opera centrale della giovinezza, Theorie (1911)[25], l’accento non è ancora sulla dinamica ciclica. Egli si concentra sugli elementi in grado di generare sviluppo[26], ovvero «lo spontaneo ed improvviso mutamento nei canali del flusso, la perturbazione dell’equilibrio che altera e sposta lo stato di equilibrio precedentemente esistente»[27]. Ed egli individua nella funzione imprenditoriale, generatrice di innovazione, l’elemento chiave per lo sviluppo. Lo sviluppo generato da innovazioni sarà poi il fulcro della sua analisi ciclica nel 1939[28].

Lo sviluppo è il fatto essenziale della realtà capitalistica; ma da cosa esso è messo in moto? Da un’innovazione, intesa in senso più ampio di quello che generalmente noi attribuiamo a questo termine; l’innovazione è l’introduzione, discontinua, di «nuove combinazioni»[29]. L’innovazione non implica un cambiamento tecnologico in senso stretto, così come non implica necessariamente lo sfruttamento di risorse inutilizzate. Ma, se l’innovazione è il fattore che permette lo scaturire dello sviluppo, due soggetti fondamentali permettono all’innovazione stessa di divenire … Leggi tutto

Il cibo e l’arte del commercio

arte_commercioUna delle mie attività preferite per occupare il tempo libero è quella di navigare sulla pagina internet della galleria d’arte, che fornisce splendide copie di “antichi maestri” d’arte dall’XI al XIX secolo. Non sono un critico d’arte, ma mi piace ciò che queste opere dicono riguardo alle epoche e alla società in cui esse apparvero. I dipinti presentati in questo sito sono di santi, peccatori, nobili e contadini – e la maggior parte delle scene sono prese dalla mitologia antica e dalla Bibbia.

I dipinti in passato erano beni di lusso, quindi non sorprende che la maggior parte di essi rappresenti scene che non hanno nulla a che fare con la vita dell’80-90 percento della popolazione. Solo in rari casi vediamo scene che caratterizzarono la vita di chiunque. Tra queste, ci sono quelle molte dozzine che raffigurano ambientazioni commerciali, come quella usata nell’intestazione dei Libertarian Papers.

Ci sono diversi tipi generali di scene di commercio: navi che trasportano pesci nel porto, le nature morte di beni che vengono commerciati, le scene di grandi mercati e le dispense. Essi offrono una speciale emozione a qualsiasi amante del commercio. Questa è la vita in condizioni normali. Questi sono i mezzi di sostentamento. Questo – e non il lusso dei re e degli aristocratici privilegiati – è il modo in cui le persone comuni si sono create il loro spazio nel corso della loro vita.

Il principale soggetto è, ovviamente, il cibo. È il primo livello che riguarda ogni società di ogni periodo storico in qualsiasi luogo. Poi vengono i vestiti e le dimore. Infine, giunge nuovamente il cibo.

Mises, in Liberty and Property, descrisse correttamente lo stato della persona comune dell’era precapitalistica:

Il numero di persone per cui c’erano lavori regolari nell’agricoltura, nelle arti e nell’artigianato era limitato. A queste condizioni, più di un uomo, per usare le parole di Malthus, doveva scoprire che “al poderoso banchetto della natura

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Non possiamo predire i molti modi in cui la libertà migliorerà le nostre vite

schiavi_cotoneI difensori della libertà sono spesso sfidati a fornire descrizioni esaustive di cosa succederebbe se un qualche aspetto delle nostre vite, sempre più dirette dal governo, fosse di nuovo lasciato alla libera scelta delle persone. Cosa accadrebbe se il governo non educasse i nostri figli? Cosa avverrebbe se il sistema previdenziale non forzasse la gente a “tenere da parte” per la pensione o se l’assistenza sanitaria pubblica non fornisse supporto medico? Cosa accadrebbe se la Fed non controllasse la liquidità monetaria e la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) non controllasse i depositi bancari? Cosa accadrebbe se la Food and Drug Administration (FDA) non assicurasse che il cibo è sano e l’Environmental Protection Agency (EPA) non ci proteggesse dall’inquinamento? Cosa accadrebbe se la Securities and Exchange Commission (SEC) non tenesse sotto controllo Wall Street e la Federal Trade Commission (FTC) e le leggi antitrust non ci proteggessero da monopoli e collusioni? Queste domande, e molte altre come queste, formano una lista quasi senza fine.

A fronte di questi interrogativi, è tuttavia importante riconoscere che tali domande sono trappole retoriche disegnate per porre un insormontabile onere della prova su organizzazioni volontarie, cortocircuitando il bisogno di avere a che fare con i molti criticismi validi di politiche coercitive.

La trappola funziona perché le risposte a tali domande sono al di là delle nostre competenze. Ma questo non significa che lo statalismo vinca a tavolino. Significa solo che una predizione dettagliata di ciò che accadrebbe in un futuro in cui alcuni vincoli imposti dal governo alla libertà fossero rilassati è oltre la conoscenza di chiunque.

Dunque, una risposta precisa alla domanda “Cosa, precisamente, produrrebbe la libertà?” è “Non lo so; nessuno lo sa”. Tuttavia, fallire nel rispondere in modo soddisfacente ad una domanda senza risposta, non riduce in alcun modo la giustificata confidenza nel fatto che accordi volontari farebbero funzionare meglio le cose. Infatti, l’incapacità di rispondere aiuta a spiegare perché la libertà funzioni … Leggi tutto

Il 99 e l’un percento

Noi siamo il 99%! Questo slogan dei manifestanti di Occupy Wall Street. È stata definita la citazione più memorabile dello scorso anno. Costoro si organizzano dietro questo moto, lo fanno  per opporsi al malvagio 1%.

Per una manciata di manifestanti, essere  un membro del 1% significa essere un ricco destinatario di un salvataggio governativo, o qualche altra forma di welfare aziendale. Ma per i sostenitori radicali dell’eguaglianza economica, presenti nel movimento, significa semplicemente essere troppo ricchi. Si sostiene che l’1% più ricco del paese abbia accumulato ricchezze oltre un limite socialmente accettabile, a spese del 99%.

Qualunque cosa si pensi della situazione attuale del 99%, in quasi tutta la storia, le cose erano molto peggio per la stragrande maggioranza della popolazione. In età pre-capitalistica, il componente medio del 99% , era fortunato se riusciva a sopravvivere all’infanzia, ed era destinato ad una vita di la voro massacrante e povertà, costantemente sull’orlo della carestia, della malattia e della morte.

Gli unici individui che non avevano una vita miserabile erano l’”1%” dei tempi antichi. Questo 1% al vertice, in pratica, era lo stato. Era composto dai re francesi, i signori inglesi, i senatori romani, i visir egiziani, e tra i sumeri, dai sacerdoti del tempio. I membri di questa élite vissero nello splendore di Olimpia: servitori ai loro ordini, tanto cibo quanto ne potevano desiderare, case spaziose, abbondanza di gioielli, e una quantità enorme di tempo libero.

Naturalmente, questo stile di vita era condotto vivendo sulle spalle delle masse. E ‘stato il 99% che ha prodotto il pane che sfamato le bocche dell’1%, che ha abbattuto gli alberi per costruire i loro palazzi e che ha estratto i  metalli preziosi e le pietre per ornare i loro corpi.

Tutto quello che i manifestanti di Occupy Wall Street dicono oggi sul 99% e l’1%, all’epoca sarebbe stato perfettamente giusto. La ricchezza nella società era come una torta di dimensione fissa. Più grande era … Leggi tutto