Perché robot e software non conquisteranno il mondo

REALITY CHECK

Robots@RestaurantsC’è un certo timore causato dall’idea che nei prossimi 30 anni l’automatizzazione produrrà disoccupazione di massa: i computer faranno il lavoro di centinaia di milioni di lavoratori, lasciando senza impiego questi eserciti di licenziati.

Ci viene detto che il governo federale dovrà inserirli in qualche programma di welfare; in caso contrario, moriranno di fame; non saranno in grado di competere con i robot e i software.

Sono curioso: chi pagherà le tasse per questo? I robot?

No, no, no: bisogna tassare i ricchi.

Sono curioso: come faranno ad essere ricchi se non c’è nessuno che può permettersi di acquistare i loro prodotti?

LA BATTUTA DI REUTHER

Oltre 60 anni fa un mio amico mi parlò del seguente scambio.

     Walter Reuther era in visita presso lo stabilimento Ford di Cleveland.

   Un funzionario della compagnia indicò con orgoglio alcune nuove macchine a controllo automatico e chiese a Reuther: “Come si possono raccogliere quote sindacali da questi cosi?”

     Reuther rispose: “Come farete a far comprare loro le Ford?”

Reuther lo disse veramente.

Il mio amico era un democratico e un liberal. Suo padre era membro di un sindacato, lavorava alla catena di montaggio per la produzione di pneumatici.

In quel momento pensai che il commento di Reuther fosse abbastanza buono come risposta rapida, ma ritenevo non fosse applicabile alla situazione descritta nella storiella. Sono ancora convinto della mia posizione: niente impone ad un lavoratore di acquistare i prodotti di una particolare fabbrica. Ci sono artigiani altamente qualificati che sanno come lavorare diamanti raffinati, pur non potendoseli permettere.

IL VALORE DELLA VOSTRA PRODUZIONE

L’economia di libero mercato ci insegna che il valore del contributo di un lavoratore al processo di produzione complessivo sarà pagato in base a tale valore. Il motivo è chiaro: la concorrenza. I datori di lavoro non vogliono che un concorrente sia in grado di trarre profitto dalla produzione dei loro dipendenti, allettandoli con un salario un po’ più … Leggi tutto

La storia d’amore tra Paul Krugman e la Francia

francepig2Negli anni recenti, Paul Krugman ha difeso a spada tratta la Francia ed il suo welfare state, arrivando financo a fingere che l’economia francese fosse in condizioni migliori rispetto a quella britannica. Secondo le sue stesse parole: “In gran parte, ciò che affligge la Francia nel 2014 è l’ipocondria, la convinzione di avere delle malattie che non si possiedono”. In ogni caso, a parte qualche propagandista keynesiano, nessuno può realmente pensare che la Francia non sia in una profonda crisi, e che sia sempre più evidente come Krugman si sbagli.

Il Regno Unito, invece, quest’anno è il paese che sta crescendo più velocemente fra le maggiori economie europee. La crescita è aumentata dal primo trimestre del 2013 fino a toccare il 2.6% nel 2014 – un tasso 7 volte più alto di quello della Francia – e il tasso di occupazione britannico, sia in termini assoluti che come quota della popolazione adulta, non è mai stato così alto. Perfino i salari, costantemente in depressione dopo la crisi del 2008, hanno ricominciato a salire.

Come sono soliti fare, i politici britannici hanno approfittato delle buone performance dell’economia britannica proprio per prendersi gioco della Francia. Il Cancelliere Osborne (il ministro della finanze britannico, ndr.) ha dichiarato: “Quale contea ha creato più posti di lavoro di tutta la Francia? Il grande Yorkshire!”, dopo che gli ultimi dati mostravano un’occupazione a livello record nel Regno Unito. David Cameron ha recentemente affermato che: “I laburisti ci faranno fare la fine della Francia!”. È vero, distruggere verbalmente la Francia è come se fosse parte della cultura britannica, ma attualmente il Regno Unito è senza dubbio in condizioni reali migliori della Francia.

Austerità fiscale vs austerità di spesa

Dal 2009, la Francia ed il Regno Unito hanno adottato politiche economiche opposte. La Francia ha aumentato le tasse senza apportare tagli alla spesa pubblica. Il Regno Unito, al contrario, ha diminuito la spesa senza alzare l’imposizione … Leggi tutto

Riflettore sull’economia keynesiana – II parte

Il Modello criticato

Ricordiakeynesmo che perché il modello keynesiano sia valido, i due fondamentali fattori determinanti il reddito, vale a dire, la funzione del consumo e l’investimento indipendente, devono rimanere costanti abbastanza a lungo per raggiungere e mantenere l’equilibrio del reddito. Come minimo, per queste due variabili deve essere possibile rimanere costanti, anche se, generalmente, non sono tali nella realtà. L’essenza dell’errore di base del sistema keynesiano è, tuttavia, che è impossible che queste variabili rimangano costanti per la durata richiesta.

Ricordiamo che quando reddito = 100, consumo = 90, risparmio = 10 ed investimento = 10, il sistema è supposto essere nell’equilibrio, perché le aspettative aggregate delle imprese e del pubblico sono soddisfatte. Nel complesso, entrambi i gruppi sono perfettamente soddisfatti con la situazione, tanto che non c’è presumibilmente tendenza ad una variazione del livello di reddito. Ma gli aggregati hanno un senso soltanto nel mondo dell’aritmetica, non nel mondo reale. Le imprese possono ricevere in aggregato proprio quanto avevano previsto; ma questo non significa che ogni singola azienda sia necessariamente in una posizione di equilibrio. Le imprese non fanno guadagni in aggregato. Alcune aziende possono fare degli utili eccezionali, mentre altre possono subire perdite inattese. Senza contare che, in aggregato, questi profitti e perdite possono annullarsi e che ogni azienda dovrà procedere agli aggiustamenti relativi alla propria esperienza particolare. Questo aggiustamento varierà ampiamente da azienda e azienda e da industria ad industria. In questa situazione, il livello dell’investimento non può rimanere a 10 e la funzione del consumo non rimarrà fissa, obbligando il livello del reddito a cambiare. Niente nel sistema keynesiano, tuttavia, può dirci quanto lontano o in quale direzione si muoverà una di queste variabili.

Analogamente, nella teoria keynesiana del processo di aggiustamento verso il livello di equilibrio, se l’investimento aggregato è maggiore del risparmio aggregato, si suppone che l’economia si espanderà verso il livello di reddito dove il risparmio aggregato è uguale all’investimento … Leggi tutto

Riflettore sull’economia keynesiana – I parte

  1. Sua Rilevanza
  2. Il Modello Spiegato
  3. Il Modello Criticato
  4. “L’Economia Matura”

Sua Rilevanza

deus_ex_machinaCinquanta anni fa, l’allora esuberante popolo americano poco sapeva e poco si curava dell’economia. Comprendeva, tuttavia, le virtù della libertà economica e questa comprensione era condivisa dagli economisti, che integravano il buonsenso con i più acuti strumenti di analisi.

Attualmente, l’economia sembra essere il primo problema dell’America e del mondo. I giornali sono pieni di discussioni complesse sul preventivo di spesa, su prezzi e stipendi, su prestiti stranieri e produzione. Gli economisti attuali aumentano notevolmente la confusione del pubblico. L’eminente professor X dice che il suo programma è l’unica cura per i mali economici del mondo; l’ugualmente eminente professor Y sostiene che questa è assurdità: così gira la giostra.

Tuttavia, una scuola di pensiero – il keynesismo – è riuscita a catturare la gran maggioranza degli economisti. L’economia keynesiana – che orgogliosamente si auto-proclama come “moderna,” anche se profondamente radicata nel pensiero medievale e mercantilista – si è offerto al mondo come la panacea per le nostre difficoltà economiche. I keynesiani sostengono, con suprema baldanza, di aver “scoperto” cosa determina il livello di occupazione in ogni dato momento. Assericono che la disoccupazione può venir curata prontamente con la spesa governativa di deficit e che l’inflazione può essere controllata per mezzo di eccedenze di imposta del governo.

Con grande arroganza intellettuale, i keynesiani spazzano via ogni opposizione bollandola come “reazionaria,” “antiquata,” ecc. Sono estremamente vanagloriosi per aver guadagnato la devozione di tutti i giovani economisti – un’affermazione che ha, purtroppo, molto di vero. Il pensiero keynesiano è fiorito nel New Deal, nelle dichiarazione del presidente Truman, nel suo Consiglio dei Consulenti Economici, con Henry Wallace, nei sindacati dei lavoratori, nella maggior parte della stampa, in tutti i governi stranieri e nei comitati delle Nazioni Unite e, con qualche sorpresa, fra gli “uomini d’affari illuminati” del genere Comitato per lo Sviluppo Economico.

Contro questo furioso assalto, molti cittadini di idee … Leggi tutto

Interferenze coercitive – V parte

Redistribuzione del reddito

 stemma misesLa redistribuzione del reddito è giustificata con l’argomento che il mercato non protegge da tre fenomeni: povertà, diseguaglianza, insicurezza.[1] La redistribuzione avviene attraverso diversi strumenti: l’imposizione fiscale progressiva (v. supra), gli istituti del Welfare State[2], i controlli dei prezzi (tra cui i salari: salario minimo), gli interventi di sviluppo territoriale.

 Gli istituti del cosiddetto Stato sociale sono costituiti dall’erogazione di beni o servizi in natura come la sanità, l’istruzione, e la casa; dalla previdenza (a ripartizione)[3]; e da tutti i trasferimenti che compongono l’assistenza, cioè le provvidenze in denaro volte ad alleviare condizioni di disagio originate da situazioni diverse quali la disoccupazione, la malattia, l’inabilità, l’invalidità, la povertà, la vedovanza, i figli a carico ecc.[4] Nell’accezione dei redistributivisti, gli istituti dello Stato sociale sono “redistributivi” perché i servizi sono offerti ai beneficiari gratuitamente o semigratuitamente, mentre le risorse necessarie per finanziarli sono prelevate attraverso meccanismi progressivi; dunque perché trasferiscono risorse dai più benestanti ai più disagiati. In termini prasseologici, sono redistributivi per il solo fatto di sottrarre coercitivamente risorse ad alcuni per assegnarle ad altri, indipendentemente dai livelli di ricchezza dei soggetti coinvolti.

 Nella redistribuzione ciò che avviene è che i guadagni di ciascuno vengono determinati separatamente (cioè sono diversi) dai guadagni effettivi ottenuti con la produzione e lo scambio. Dunque si introduce un processo di distribuzione separato dalla produzione.

Il principale argomento accademico a favore della redistribuzione, fornito da A. Pigou, è il seguente: l’utilità marginale (incremento di benessere) derivante da un’unità monetaria in più tende a ridursi all’aumentare del numero di unità monetarie possedute. Poiché le persone hanno la stessa scheda di utilità marginale, i percettori di redditi più bassi traggono dall’ultima unità monetaria un’utilità marginale più alta; cioè, se percepiscono un’unità monetaria in più, aumentano maggiormente il loro benessere rispetto a coloro che possiedono un reddito alto. Quindi, per accrescere il benessere collettivo, bisogna redistribuire reddito dai ricchi ai poveri.

Questo ragionamento, se … Leggi tutto

Una laurea non farà di te un milionario

universityDi questi tempi, sta diventando sostanzialmente meno difficile convincere la gente che l’università non sia un modo sicuro per avere una buona vita. Persino Paul Krugman ha concesso che “non è più vero che l’essere in possesso di una laurea garantisca che tu avrai un buon lavoro”. Si può dire di nuovo: il 53 percento dei neo-laureati è o senza lavoro o sottoutilizzato. Sfortunatamente, i miti sono duri a morire. Molte persone ancora credono a ciò che Hilary Clinton una volta disse, “si stima che i laureati in possesso di una laurea breve guadagnino all’incirca un milione di dollari in più [rispetto a chi ha un diploma di maturità]”. Questo può suonare convincente, ma questa cifra – basata su un resoconto del Census Bureau – è circa tanto vera quanto rilevante.

Dopo tutto, non è vero che le persone più alacri ed intelligenti tendono maggiormente ad andare all’università? Questa non è una discussione che mette in contrapposizione natura e cultura, i fattori dietro a queste qualità non sono correlati con la discussione in questione. Se uno ammette, comunque, che i più ambiziosi e talentuosi vanno all’università in maggior proporzione rispetto ai loro pari, la signora Clinton avrebbe allora dovuto dire che “si stima che i più alacri ed intelligenti guadagnino all’incirca un milione di dollari in più dei loro pari”. Ritengo che i giornalisti non abbiano bisogno di essere fermati.

Per un motivo, la stima del Census Bureau include chi guadagna molto come gli amministratori delegati, che distorcono la media verso l’alto. Sebbene alcuni, come Mark Zuckerberg e Bill Gates, non si siano laureati, molti lo fecero. Questo è il motivo per cui è meglio usare la mediana (il numero centrale del data set) piuttosto che la media. È anche il motivo per cui Hilary Clinton ed altri che ripetono questa notiziola non lo fanno.

Inoltre, solo perché le persone più intelligenti vanno all’università non significa che … Leggi tutto

Cosa spinge in alto il PIL?

Al fine di pilconoscere lo stato di salute di una economia, la maggioranza delle persone si affida ad una statistica chiamata “Prodotto Interno Lordo” (PIL). Il quadro di riferimento del PIL guarda al valore dei beni e servizi finali prodotti in una economia in un certo arco temporale, generalmente un quarto di anno. Questa statistica è costruita in accordo con il punto di vista secondo cui ciò che guida l’economia non è la produzione di ricchezza ma il suo consumo: ciò che importa è la domanda di beni e servizi finali. Dal momento che la spesa per consumi è la parte più grande della domanda nel complesso, si ritiene generalmente che la domanda dei consumatori metta in moto la crescita economica.

Concentrandosi esclusivamente sui beni e servizi finali, il PIL dipinge un mondo fantastico in cui i beni emergono perché gli individui semplicemente li desiderano. Questo è in totale disaccordo con la realtà (che attiene al fatto se sia possibile o meno soddisfare tali desideri). Tutto ciò che importa da questo punto di vista è la domanda di beni, che darà origine immediatamente alla propria offerta. Poiché l’offerta di beni è data per scontata, questo approccio ignora completamente l’intera questione inerente le varie fasi di produzione che precedono l’emergere dei beni.

Nel mondo reale, non è sufficiente che esista la domanda di beni: bisogna anche avere i mezzi per soddisfare i desideri degli individui. I mezzi, vale a dire i beni intermedi necessari alla produzione dei ben i finali, non sono prontamente disponibili; vanno prodotti. Così, se si vuole produrre un’auto, è necessario il carbone che sarà impiegato nella produzione dell’acciaio, che a sua volta sarà impiegato in tutta una serie di altri attrezzi. Questi attrezzi saranno utilizzati per produrre altri attrezzi e macchinari e così via, fino al raggiungere lo stadio finale di produzione di un’auto. L’armoniosa interazione dei vari stadi di produzione si realizza nel prodotto finale.

L’approccio … Leggi tutto

Mezzi: beni, servizi, fattori produttivi | III parte

Determinazione dei prezzi dei fattori produttivi

stemma misesConcetto di prodotto marginale: quantità addizionali di prodotto ottenute aumentando di una unità il fattore produttivo. Il prodotto marginale in valore è dato dal prodotto in termini fisici moltiplicato per il valore monetario.

L’imprenditore impiegherà un fattore produttivo (meglio: il servizio di un fattore) se il suo prezzo è inferiore al prodotto marginale in valore, in modo da conseguire un profitto. Es.: le quantità prodotte in un giorno da un lavoratore (o le quantità prodotte in un giorno da un acro di terra; o da un bene capitale come un macchinario) sono pari a 20 once d’oro, che è dunque il prodotto marginale in valore; allora l’imprenditore sarà disposto a pagare quella unità di fattore produttivo fino a 20 once. Supponiamo che la paghi 15 once. Conseguirà allora un profitto di 5 once. Ma altri imprenditori, vedendo che in quel settore vi sono opportunità di profitto, entreranno, e nel fare ciò incrementeranno la domanda del fattore, fino a che esso non raggiungerà il prezzo (del servizio, rent) di 20 once. Dunque ogni fattore guadagna il suo prodotto marginale in valore, che è anche il suo prezzo.

[In realtà l’analisi dovrebbe tenere conto del tempo, dunque l’esempio corretto dovrebbe essere: il prodotto marginale in valore è scontato al tasso di interesse corrente, che rispecchia il tasso di preferenza temporale della collettività. Dunque il fattore produttivo in questione produce da qui a un anno una quantità in valore che sarà venduta a 20 once. Il valore presente di questo bene futuro è uguale al prodotto marginale in valore scontato al tasso di interesse. Se il tasso di interesse è del 5%, il p.m.v. sarà pari a 19 once (che si chiamerà prodotto marginale in valore scontato, p.m.v.s., o valore attuale del prodotto marginale, v.a.p.m). Dunque l’imprenditore vorrà acquistare il fattore ad un prezzo £ 19 once. È giusto che il lavoratore conceda all’imprenditore l’interesse, … Leggi tutto

Mezzi: beni, servizi, fattori di produzione | II parte

mises_crestFattori della produzione

Beni o servizi necessari per realizzare i prodotti. Possono essere così classificati: fattori originari, cioè disponibili in natura (terra e lavoro umano) e beni a loro volta prodotti (beni capitali).

Terra: vengono definiti con questo termine sintetico tutte le risorse fornite dalla natura, i mezzi di produzione originari: terreno destinato all’agricoltura o alla costruzione di edifici, risorse naturali (combustibili, minerali), acqua, alberi, animali, atmosfera, luce solare.

La terra è un fattore di produzione come gli altri e le leggi che determinano la formazione dei prezzi della terra sono le stesse che determinano la formazione dei prezzi degli altri fattori. La terra differisce dal fattore capitale per il fatto che essa non è riproducibile (con espressione meno precisa, è una risorsa permanente).

Esistono appezzamenti di terra diversi, di differente qualità, non la “terra in generale”. Ciò è vero anche per i minerali.

Il compenso (reddito) di questo fattore si chiama rendita (rent; ma “rendita”, nel senso di affitto, indica il prezzo unitario dei servizi di qualsiasi bene, compreso il lavoro). Essendo un bene non-riproducibile, la terra guadagna una rendita netta, a differenza dei beni capitali, che, dovendo essere prodotti e mantenuti, guadagnano solo un reddito lordo, assorbito dai costi di produzione e manutenzione.

Tale reddito (come anche il reddito del fattore lavoro, v. infra) è pagato in anticipo, cioè temporalmente prima del momento in cui il bene prodotto viene venduto; le risorse sono tratte dal capitale risparmiato dal capitalista.

La terra “submarginale”, cioè quella meno produttiva utilizzata in un dato periodo di tempo, genera una rendita “quasi” vicina allo zero.

Lavoro: energia fisica e mentale profusa dall’individuo per la produzione di beni e servizi.

Nel fattore lavoro sono compresi tutti i tipi di lavoro, sia dipendente, sia diretto, sia imprenditoriale.

Il lavoro alle dipendenze prescinde dalla qualità e dalle mansioni, dunque in esso sono compresi sia quello degli operai sia quello dell’amministratore … Leggi tutto

Mezzi: beni, servizi, fattori produttivi | I parte

stemma misesI mezzi sono i beni. Con il termine bene si intendono sia i beni sia i servizi.

I beni in senso stretto sono cose materiali che arrecano un’utilità. I servizi sono prestazioni, attività, dunque entità immateriali che arrecano un’utilità. Nei servizi la produzione e il consumo sono simultanei.

Beni e servizi, se hanno un prezzo (quindi se non sono disponibili in quantità illimitate), sono chiamati beni economici. Definizione economica di scarsità: un bene è scarso se, a prezzo zero, la domanda eccede l’offerta. Un bene libero (gratuito) non è scarso solo se l’offerta di esso eccede sempre la domanda: un bene siffatto è un bene sovrabbondante. I beni disponibili in quantità illimitate o sovrabbondanti, come l’ossigeno o la gravità, non sono beni in senso economico, perché l’utilizzazione di essi da parte di un individuo in un dato momento non ne riduce la disponibilità per altri nello stesso momento e in quelli successivi; non è necessario economizzarli. Crusoe non ha bisogno di correre più piano per risparmiare ossigeno; e, per far cadere una noce di cocco dall’albero con un bastone, può sempre contare sulla legge di gravità, non è costretto a realizzare alcun trade-off relativamente ad essa. Detto in altro modo, non si trova nella condizione di poter conseguire un maggior numero di obiettivi disponendo di “più ossigeno” o “più gravità”.

Qualunque risorsa è caratterizzata da scarsità, cioè è limitata, non infinita. È il fatto universale della scarsità che dà origine al “problema economico”: quali beni e servizi produrre con le risorse esistenti?

Un oggetto fisico diventa un bene (economico) solo nel momento in cui viene incorporato nei piani di un individuo. Le caratteristiche fisiche di un oggetto non sono sufficienti per qualificarlo come bene. Perché lo sia 1) deve soddisfare un bisogno umano e 2) uno o più individui devono essere consapevoli di ciò. Ad esempio, finché l’evoluzione tecnologica non ha reso consapevole l’umanità che il carbone o … Leggi tutto