Dio è un libertario

Grazie di essere qui oggi (Fondazione Rafael del Pino, Madrid 17 maggio 2017). Ancora una volta con grande gioia e soddisfazione mi è concesso di portare il mio contributo a tutti voi, a quello che credo sia la decima conferenza spagnola sulla scuola Austriaca di Economia. Normalmente la mia lettura verte sulla teoria economica o sulla filosofia libertaria. Lo scorso anno ho fatto una eccezione, proponendo un dettagliato approfondimento, concentrando il mio breve intervento su tematiche inerenti le prospettive politiche del nostro tempo. Credo che la situazione lo meritasse. Quest’anno, sono in procinto di fare un’altra eccezione, e ho intenzione di proporvi una breve digressione nel campo della teologia.

Alcuni anni fa, la Prof.ssa Maria Blanco, che potrebbe essere tra noi oggi, mi consultò per un libro riguardante i maggiori economisti di Spagna, a tal proposito io enfatizzai il concetto che con un approccio multidisciplinare verso la scuola austriaca, diventa molto importante non trascurare la teologia. Filosofia e diritto sono senz’altro necessarie, ma anche la teologia è una buona chiave di lettura, ed è un campo che dobbiamo esplorare. Oggi, ho intenzione di esporre alcune ricerche, o per lo meno condividere una serie di riflessioni sulla sfera teologica e le relazioni che questa intrattiene con il movimento libertario. Le mie prime parole sono di gratitudine verso Papa Francesco, perché ha ispirato il contenuto di queste riflessioni. Mi riferisco in particolare al commento di Papa Francesco sul movimento libertario, contenute nel messaggio del 28 aprile rivolto ai partecipanti della sessione plenaria dell’Accademia Pontificia delle Scienze Sociali. Pertanto, grazie a Papa Francesco per avermi ispirato gli argomenti che sorreggono quanto sto per dirvi oggi.

Vorrei aggiungere che ho preparato questa lettura all’ombra dei pini marini, sulla sponda del mare Mediterraneo, nei pressi della mia casa di Majorca proprio sabato 13 maggio 2017, esattamente cento anni dopo che la nostra Madonna di Fatima apparse per la prima volta ai tre giovani pastorali portoghesi, Leggi tutto

Breve lettera a Papa Francesco

Io Gerardo Gaita, come singolo individuo ed agnostico ma consapevole dell’importanza che ancora ha l’istituzione papale ai nostri tempi nel formare la morale corrente, provo dispiacere:

Per il tuo disinteresse o scarso interesse verso coloro che ogni mattina si alzano dal letto e, volente o nolente, sono chiamati a sostenere il peso di una struttura istituzionale dell’ordine economico che nel complesso ha ormai abbondantemente raggiunto il limite dell’opprimente.

Per il tuo non capire che il sistema di libero mercato basato sul rispetto tendenzialmente pieno dei diritti di proprietà di ogni singolo individuo, ricco o povero che sia, anche se non potrà mai riprodurre l’Eden o il Regno di Dio “è quanto di meno peggio si possa attuare”.

Per il tuo non capire che la crisi attuale non è causata da eccessi di libero mercato, bensì da insufficiente presenza di libero mercato. Le gestioni statali e parastatali o sono passive o quando sono attive costano comunque di più delle libere gestioni private. La mancanza percepita di rischio economico individuale, infatti, attenua, più o meno ampiamente, il senso di responsabilità.

Per il tuo uso di una ragione astratta svincolata cioè da ogni concretezza delle cose e dei fatti umani: un conto è esaltare il tradizionale dovere del singolo cristiano di fare elemosine, un conto invece è spingere i governi a forzare tendenzialmente all’infinito i diritti di proprietà altrui per imporre con abuso di autorità legale di fare elemosine. In nome della carità non si può presumere di superare le leggi universali dell’economia.

Per il tuo non capire chiaramente che occorre diffidare da chi sostiene una concezione anti-individualistica della società: l’odio contro l’individualismo ha prodotto nel corso della storia praticamente tutte le dottrine reazionarie. Senza una buona dose di liberalismo, gli individui finiscono per essere isolati e contemporaneamente addensati in masse confluendo così inevitabilmente verso un socialismo burocratico o verso un nazionalismo demagogico.

Per il tuo non capire chiaramente che l’essere Leggi tutto

La promessa dell’economia cristiana — Parte 2

L’Economia è Vera?

Alcuni economisti sembrano riguardare alla fisica come la regina delle Scienze, e l’Economia, scimmiottando la fisica, viene reputata la regina delle scienze sociali, dato che solo l’Economia può (1) prevedere il comportamento umano, previsioni che possono essere testate empiricamente, e (2) usare calcoli e formule matematiche, allo stesso modo dei fisici. Secondo questi economisti, l’Economia è predittiva, testabile e precisa, soddisfacendo pertanto i criteri generalmente accettati per farne una scienza legittima.

Ora a me non interessa disputare se l’Economia sia una scienza o meno. A me pare che sia dopotutto una questione di come si definisca scienza, e comunque questo ha poche importanti implicazioni, sempre che ne abbia. Certo è difficile sfuggire all’impressione che gran parte delle dotte discussioni sulla scienza e l’economia del ventesimo secolo siano state solo un cavillare intorno alle parole.

Ma la questione molto più importante, la questione fondamentale è se l’economia è vera. Virtualmente ignorata nelle erudite disquisizioni eppure molto più significativa della questione se l’economia sia una scienza o meno.

Come conclusione in una mia precedente lezione ho suggerito che sono stati i razionalisti in economia, gli economisti Austriaci, e in particolare Ludwig von Mises, nonostante il loro fallimento nel fornici di conoscenza economica, ad aver avuto il maggior potenziale per dare un contributo alla nostra comprensione dell’Economia Cristiana, perché quantomeno il loro metodo è valido, nonostante loro stessi, sulla base dei loro stessi princìpi, non hanno saputo render conto del metodo o del contenuto della disciplina.

Giunto alle questioni intorno la verità, uno degli economisti Austriaci ha affrontato con realismo la questione, quello che è stato in un certo modo il più umile di tutti gli economisti. Mises scrisse in uno dei suoi ultimi libri Theory and History:

Avevano ragione quei teologi che ritenevano che soltanto la Rivelazione avrebbe potuto fornire all’uomo una certezza perfetta. La ricerca scientifica umana non può andare al di là dei limiti tracciati

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La promessa dell’economia cristiana — Parte 1

Prima di discutere della promessa dell’Economia Cristiana, è bene definire i termini principali. Molte persone pensano di conoscere il significato delle parole Cristianesimo ed Economia, ma ad un esame più ravvicinato scoprono presto di non avere alcuna chiara idea di cosa sia l’uno o l’altra. Ovviamente, per poter discutere della relazione tra Cristianesimo ed Economia, e giungere a fruttuosi risultati, è essenziale adottare delle chiare definizioni. Senza di queste, tutta la discussione sarà solo un confuso cicaleccio.

Entrambi i termini sono stati usati in svariate e fuorvianti maniere da sé dicenti Cristiani e sé dicenti economisti.

 

DEFINIZIONI

Col termine Cristianesimo qui intendo tutte le proposizioni della Bibbia e le loro implicazioni logiche. Il miglior sommario ad oggi scritto di questo sistema logico di verità è la Confessione di Fede di Westminster. Con Cristianesimo non intenderò quindi quello che le chiese contemporanee insegnano, né pure quello che i predicatori contemporanei predicano, e tanto meno uno stile di vita o un codice di moralità o usanze. Con ciò né anche intendo quella che è stata da alcuni chiamata Cristianità. Col termine Cristianesimo io intendo il sistema di proposizioni vere riposte nei 66 libri della Bibbia con le loro implicazioni logiche.

Questo, voglio sperare, sarà sufficiente per una onesta e chiara definizione della parola Cristianesimo.

Riguardo il termine Economia, la disputa non è così facilmente risolta. Come è stato illustrato un una precedente lezione, tra gli economisti di professione non c’è consenso su cosa sia l’Economia. Le vecchie barzellette sugli Economisti, sulla loro incapacità di giungere a una conclusione sono valide tanto per le loro definizioni dell’Economia quanto per le loro raccomandazioni di intervento politico.

Ma lasciatemi dire come definisco io il termine, e che cosa l’Economia non significa.

Primo, Economia non significa “sistema economico” in generale, o ogni altro specifico sistema economico, come il Capitalismo o il Socialismo. L’Economia non deve essere confusa con i tipi di Economia.… Leggi tutto

Date a Cesare ciò che è di Cesare: Gesù era un socialista?

Il 16 giugno 1992 il Daily Telegraph di Londra riportava questa osservazione sorprendentemente audace dell’ex leader sovietico Mikhail Gorbachev: “Gesù fu il primo socialista, il primo a cercare una vita migliore per l’umanità”.[1]

Forse dovremmo essere comprensivi nei confronti di Gorbachev per le sue varie lacune in questo caso. Un uomo che scalò fin sulla cima di un impero stridentemente ateo, con una storia spiacevole dal punto di vista dei diritti umani, probabilmente non era uno studioso della Bibbia. Ma sicuramente sapeva che se il socialismo non è altro che la ricerca di “una vita migliore per l’umanità”, allora Gesù non avrebbe potuto essere il suo primo sostenitore; sarebbe, infatti, solo uno dei diversi miliardi di loro.

Non è necessario essere cristiani per accorgersi degli errori nell’affermazione di Gorbachev. Si può essere una persona di fede o non averne per niente. Basta solo conoscere i fatti, la storia e la logica. Puoi anche essere un socialista – ma avere gli occhi aperti – e renderti conto che Gesù non era dalla tua parte.
Definiamo prima la parola socialismo, che la frase di Gorbachev offusca soltanto. Il socialismo non è pensieri felici, fantasie nebulose, mere buone intenzioni, o dei bambini che dividono le loro caramelle di halloween l’uno con l’altro. In un moderno contesto politico economico e sociale, il socialismo non è volontario come le ragazze Scout. La sua caratteristica centrale è la concentrazione di potere per realizzare forzatamente uno o più (o più spesso tutti) di questi obiettivi: pianificazione centrale dell’economia, proprietà dei beni attribuita al governo e redistribuzione della ricchezza. Nessuna quantità di retorici “facciamo tutto per voi” o “è per il tuo bene” o “noi stiamo aiutando le persone” può cancellare questo. Ciò che rende il socialismo vero socialismo è il fatto che tu non possa scegliere, un punto questo reso chiaro da David Boaz del Cato Institute:

“Una differenza tra libertarianismo [un sistema basato sulla scelta

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Posizioni dei liberali riguardo alla religione

Scritto come introduzione a R. Raico, The Place of Religion in the Liberal Philosophy of Constant, Tocqueville and Lord Acton, Ludwig von Mises Institute, Auburn (AL) 2010, questo breve pezzo affronta un tema ricorrente nelle discussioni sul liberalismo e i suoi aspetti valoriali. E’ importante notare che il concetto di “libertà” che l’A. ha in mente è quello politico, precisamente il nucleo della filosofia politica libertaria; temi come la libertà di pensiero non vengono immediatamente in rilievo. Credo, comunque, che egli sia riuscito nell’impresa, a prima vista pressoché impossibile, di presentare con passione la propria tesi senza perdere in obiettività riguardo alle altre; e comunque – fatto forse ancor più importante – di mostrare la varietà di posizioni esistente all’interno del liberalismo stesso.

Guido_hulsmannReligione e libertà: pochi argomenti sono più controversi tra i libertari d’oggigiorno. In proposito, si possono individuare almeno quattro posizioni. Una molto nota sostiene che religione e libertà sono sfere separate, isolate l’una dall’altra in modo pressoché ermetico, mentre ogni punto di contatto sul piano storico è meramente accidentale. Secondo un’altra posizione molto diffusa, religione e libertà sono antagoniste dirette. I fautori di questa tesi vedono nella religione il nemico più letale per la libertà dell’individuo, un nemico dell’umanità addirittura più grande dello Stato. Una terza posizione ribatte che religione e libertà sono complementari: da una parte, gli uomini pii agevolano le operazioni di una società con un governo minimo o inesistente e, dall’altra, la libertà politica agevola la vita religiosa, quale meglio aggrada a ciascuno. Infine, alcuni pensatori difendono una quarta posizione, cioè che la religione – e in particolare la fede cristiana – è fondamentale per la libertà dell’individuo, sia sul piano delle esperienze storiche sia a livello concettuale.

Nella nostra società, profondamente secolarizzata, la terza posizione è ritenuta azzardata e la quarta arrogante. Tuttavia, oggi, io credo proprio che siano entrambe vere e che la terza sia un’affermazione della verità a livello … Leggi tutto

Hegel ed il Romanticismo

[Questo articolo è un estratto dal secondo volume, capitolo 11, di An Austrian Perspective on the History of Economic Thought (1995). Un file audio MP3 di questo capitolo, letto (in inglese) da Jeff Riggenbach, è disponibile a questo indirizzo.]

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G.W.F. Hegel, purtroppo, non fu un’aberrante e bizzarra forza nel pensiero europeo, ma soltanto  il contorto e ipertrofico esempio, forse il più influente, di ciò che deve essere considerato il paradigma dominante della sua epoca: il tanto celebrato Romanticismo. In diverse varianti ed in modi differenti gli scrittori romantici della prima metà del XIX secolo, specialmente in Germania e Gran Bretagna, tanto i poeti e  romanzieri quanto i filosofi, erano dominati da un simile creazionismo e da una simile escatologia. Potremmo appellarci ad essa come al mito “dell’alienazione e del ritorno” o “del riassorbimento”.

Dio creò l’universo dall’imperfezione e dalla necessità, separando così l’uomo e le specie organiche dalla precedente unità con sè. Mentre questa trascendenza della creazione, questo Aufhebung [a], ha permesso a Dio e all’uomo, o Dio-uomo, di sviluppare le loro (sue?) capacità e di progredire, una tragica alienazione continuerà fino al giorno in cui, in modo inevitabile e risoluto, Dio e l’uomo si fonderanno in un’unica cosmica massa informe. O piuttosto, se fossimo panteisti come era Hegel, fino a che l’uomo non scoprirà che egli stesso è l’uomo-Dio e l’alienazione dell’uomo dall’uomo, dell’uomo dalla natura e dell’uomo da Dio finiranno mentre tutto viene fuso in un unico grande ammasso senza forma: la scoperta della realtà dell’Armonia cosmica e dunque l’unione con essa. La Storia, che in modo predeterminato  tende verso questo fine, giungerà quindi ad un termine. Nella metafora romantica l’uomo, ovviamente inteso come generico “organismo” e non come individuo, tornerà infine “a casa”. La Storia è quindi una “spirale verso l’alto” che punta alla meta stabilita per l’Uomo, un viaggio di ritorno verso casa ma ad un livello di gran lunga … Leggi tutto

La visione pagana

Il pagano ha Tarocchi misesuna visione fatalistica della vita. Crede che l’individuo sia indifeso; che sia facile preda di implacabili “forze” esterne; che non ci sia nulla che egli possa fare per migliorare la sua esistenza.

La grande maggioranza delle persone è sempre stata pagana. Una grossa fetta lo è ancora. E’ una credenza ben radicata, le cui origini si perdono nell’antichità.

La mitologia narra di come gli Dei governino tutto ciò che riguarda la vita umana. Alcuni governano i tuoni; altri i fulmini; altri la pioggia. Altri ancora le stagioni, l’abbondanza del raccolto, la moltiplicazione del gregge e la nascita dei bambini.

Vi erano Dei del sole, dell’amore, dell’invidia, dell’odio e della guerra. Dei capricciosi e mattacchioni vegliavano su tutto. Tutto quello che l’uomo poteva fare era convivere in pace con loro compiendo sacrifici, umani e di ogni genere, dettati dalle usanze tribali.

In tempi antichi, le divinità pagane erano conosciute con nomi diversi – Zeus, Iside, Osiride, Eros, Giove, Giunone, Apollo, Venere, Mercurio, Diana, Nettuno, Plutone, Marte. In seguito, hanno ricevuto nomi moderni, ma l’idea di fondo rimane la stessa.

Secondo la visione pagana, l’uomo non ha controllo di sé, non è responsabile delle sue azioni. L’universo pagano è privo di tempo, di cambiamento, è statico: non c’è nulla di simile a un progresso. Qualsiasi apparente cambiamento è una mera illusione: l’uomo è passivo, il suo ruolo è fisso; non ha libero arbitrio e il suo destino è immutabile. Se prova a desistere, i suoi sforzi saranno futili.

La concezione pagana dell’essere umano è simile a quella di un bambino. Il neonato non ha ancora imparato a controllare sé stesso. Dev’essere sgridato prima che possa anche solo respirare e, per un po’ di tempo, si farà male da solo quando proverà a usare i suoi giochi. Non riesce ad alimentarsi; dev’essere nutrito. Si accanisce continuamente. Calore, affetto, cure – tutto gli è garantito da qualcun altro, più capace di … Leggi tutto

Lo Stato e il comportamento antisociale

Il Liberalismo limita il suo interesse interamente ed esclusivamente alla vita e agli sforzi terreni. Il regno della religione, d’altro canto, non è di questo mondo. Così, liberalismo e religione possono coesistere fianco a fianco senza che i loro settori si tocchino. Non è stato a causa del liberalismo se i due sono entrati in rotta di collisione. Questo non ha violato il suo campo d’azione; non ha sconfinato nel dominio della fede religiosa o della dottrina metafisica. Tuttavia, ha incontrato la chiesa come potere politico che rivendicava il diritto di regolamentare conformemente al suo giudizio non solo la relazione dell’uomo con il mondo a venire ma anche gli affari di questo mondo. Fu a questo punto che il campo di battaglia venne delineato.