Ascesa e declino della società: capitolo V

Quel che si ottiene facilmente,
si perde altrettanto facilmente.

 

Poco dopo essersi stabilito nella propria bottega, uno dei nostri pionieri andò a pescare tornando con più pesce di quanto sarebbe riuscito a mangiare, sorse così il problema di cosa farne. Il suo vicino di casa lo risolse esprimendo il desiderio di poterne entrare in possesso. Anche quest’ultimo disponeva in abbondanza di un qualcosa, a quanto pare patate, di cui il pescatore era a corto. O forse il coltivatore si aspettava un grande raccolto di patate e promise al pescatore che in tempo di raccolto ne avrebbe messe da parte alcune per lui. In ogni caso, era stato deciso uno scambio immediato o potenziale il cui effetto avrebbe arricchito i menu delle persone coinvolte nello scambio. Così, con l’incremento delle loro rispettive soddisfazioni, o salari, venne piantato il seme di Main Street.

Ascesa e Declino della SocietàAlcuni sostengono che la Società debba la propria origine all’istinto umano di socialità ma quest’ultima e la propensione allo scambio sono così strettamente intrecciati che è impossibile determinarne singolarmente il rapporto di causalità; quando poi si considera come la compagnia sia di per sé uno scambio, anche se non di tipo economico, fare una distinzione tra i due diventa privo di significato. Il mercato è l’anima della Società. L’uno non potrebbe esistere senza l’altro, ed entrambi devono la propria origine alla continua ricerca di una vita più piena. E’ il mercato che rende possibile la specializzazione, poiché è l’esercizio attraverso il quale l’abbondanza prodotta dallo specialista, non potendo soddisfare direttamente i suoi desideri, viene tradotta in mezzi capaci di soddisfarla. E non importa quanto sia grande la popolazione, quanto variegata la specializzazione, quanto intricata la tecnica del commercio: il mercato è semplicemente l’attività del cedere quanto si vuole di meno in cambio di ciò che si vuole di più.

Ciò che si vuole di meno per ciò che si vuole di più! Ogni scambio, dunque, ha origine dal … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo IV

La Società sono le persone

 

La Società è un concetto collettivo e nient’altro; si tratta di una convenzione per indicare un certo numero di persone. La stessa cosa vale per la famiglia o le bande, o qualsiasi altro nome diamo ad un conglomerato di persone. La Società è differente rispetto a questi altri nomi collettivi poiché veicola l’idea di uno scopo o un punto di contatto in cui ogni individuo detiene un interesse, pur mantenendo intatta la propria identità e il perseguimento dei propri affari. Una famiglia è tenuta insieme da legami familiari, una folla consiste in un certo numero di persone tenute insieme da un’impresa comune, come ad esempio una partita di baseball o una conferenza. La Società, d’altra parte, abbraccia il padre ed il figlio, il dottore ed il contadino, il finanziere ed il lavoratore — una gamma di persone occupate in tutta una serie di mestieri e professioni e dedicate a una certa varietà di scopi, tutti personali ma allo stesso tempo tenuti insieme da un fine comune. Ma la Società rimane una parola, non un’entità. Non è una “persona”: se un censimento stabilisse l’esistenza di cento milioni di persone, non una di più, non potrebbe aversi alcun accrescimento della Società se non attraverso la procreazione. Il concetto di Società come persona metafisica fa cilecca quando osserviamo come la Società si dissolva allorquando le sue componenti si disperdono, come nel caso delle “città fantasma” o di una civiltà di cui abbiamo appreso l’esistenza solo dai reperti che si è lasciata dietro. Quando scompare l’individuo, scompare anche l’insieme.

Ascesa e Declino della SocietàTale insieme non ha una vita a sé stante.

Usare un nome collettivo con un verbo al singolare ci trae in inganno; siamo propensi a personalizzare la collettività ed a pensare che abbia un corpo ed una psiche indipendenti, per poi trasferire in questa fabbricazione mentale alcune abitudini o caratteristiche degli individui reali; scegliamo dall’eterogeneità di questi ultimi alcuni … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo III

L’unità della vita sociale

 

Cominciando dall’ovvio — ci devono essere gli uomini prima che ci sia una Società, e ci deve essere una Società prima che ci sia un Governo. Le istituzioni sociali devono essere seminate nel terreno di cui è fatto l’individuo. Pertanto, siamo costretti a chiedere all’individuo, l’unità della vita sociale, di dirci perché socializza, perché diventa politico. I metafisici erano sulla strada giusta quando indagarono la natura del singolo per dare una spiegazione allo Stato, anche se erano distratti dalla loro mentalità teologica. Su questa strada non si trova una risposta positiva, né una risposta che non inizi con ipotesi. Se si guarda l’essere umano dall’esterno forse riusciremo a fare luce sulla questione, senza fare riferimento alla sua composizione spirituale.

Ascesa e Declino della SocietàCosa si osserva come una costante nella sua esistenza? A questa domanda non c’è che una risposta: egli è sempre e comunque impegnato a guadagnarsi da vivere. Non possiamo nemmeno pensare ad un essere umano privo di questa preoccupazione. Egli è, fondamentalmente, un ‘”uomo economico” — per usare un termine che viene talvolta usato in modo spregiativo, ma che è più appropriato quando riflettiamo sul fatto che l’attività primordiale dell’uomo è l’esistenza. La sua ricerca economica è radicata in lui come una necessità. Sembra logico supporre, allora, che la Società in cui lo troviamo sempre è o una fase dell’attività, o in relazione con l’attività, da cui non va mai in pensione. Non è allora probabile che, se ci immedesimassimo nei mezzi e nei metodi che impiega per guadagnarsi da vivere, impareremmo che la Società ed il Governo sono escrescenze di questo processo? Forse, dopo tutto, queste istituzioni hanno le loro radici nell’economia. Si tratta di un’ipotesi plausibile, in ogni caso.

L’obiezione che viene sollevata è che l’essere umano sia troppo complesso per essere trattato solo come una creatura vivente. Anche le altre specie che abitano la terra sono a caccia costante dei mezzi per esistere … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo II

Da Dio o dalla spada?

 

Lo Stato è previsto dalla natura delle cose? I teorici classici della scienza politica erano convinti di sì. Osservando come ogni agglomerato di uomini noti alla storia abbia visto la partecipazione in una istituzione politica di qualche tipo, e convinti che in tutte le cose umane la mano di Dio abbia svolto un ruolo, hanno concluso che l’organizzazione politica degli uomini abbia goduto dell’avallo divino. Avevano un sillogismo per sostenere la propria ipotesi: Dio ha fatto uomo; l’uomo ha realizzato lo Stato; quindi, Dio ha fatto lo Stato. Lo Stato ha acquisito così una sorta di alone di divinità. Il ragionamento è stato sostenuto da una analogia: è una certezza che l’organizzazione familiare, con il suo capo, sia nell’ordine naturale delle cose, e ne consegue che un gruppo di famiglie, con lo Stato in qualità di padre di tutte, sia un fenomeno altrettanto naturale. Se si verificano carenze nella famiglia, è a causa dell’ignoranza o della malvagità del padre; parimenti se l’ordine sociale soffre l’ansia o la disarmonia è perché lo Stato ha perso di vista le vie di Dio. In entrambi i casi, il pater familias ha bisogno di istruzioni per quanto riguarda i principi morali. Dunque lo Stato, che è inevitabile e necessario, può essere migliorato ma non abolito.

Ascesa e Declino della SocietàAccettando a priori la naturalezza dello Stato, hanno cercato di trovare la radice dell’istituzione nella natura dell’uomo. Sicuramente, lo Stato appare solo quando gli uomini si riuniscono, e questo fatto potrebbe indicare che la sua origine è insita nella complessità dell’essere umano; gli animali non hanno Stato. Questa linea di indagine ha portato a contraddizioni e incertezze, cosa del tutto comprensibile in quanto le prove della natura dell’uomo si trovano nel suo comportamento morale e questo è ben lungi dall’essere uniforme. Due uomini risponderanno in maniera diversa alla stessa esigenza e almeno uno non seguirà uno schema costante di comportamento in tutte le … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo I

Economia vs. Politica

 

Può essere che le bestie diffidenti della foresta arrivino ad accettare la trappola del cacciatore come un’alternativa alla regolare ricerca di cibo. In ogni caso l’animale umano, presumibilmente razionale, è diventato così assuefatto agli interventi politici che non può pensare di guadagnarsi da vivere senza di essi; in tutti i suoi calcoli economici la sua prima considerazione è: cosa dice la legge a riguardo? O, più probabilmente: come posso fare uso della legge per migliorare la mia sorte nella vita?

Questo può essere descritto come un riflesso condizionato. Non accade quasi mai di pensare di poter fare meglio qualora operassimo in maniera autonoma, entro i limiti posti su di noi dalla natura, e senza vincoli politici, controlli o sovvenzioni. Non pensiamo mai che queste misure interventiste sono messe sul nostro cammino come una trappola, per scopi diametralmente opposti alla nostra ricerca di una vita migliore. Le accettiamo automaticamente come necessarie per quello scopo.

E così accade che coloro che scrivono di economia inizino con il presupposto che sia una branca della scienza politica. I nostri libri di testo, quasi senza eccezione, affrontano l’argomento da un punto di vista giuridico: come gli uomini si guadagnano da vivere secondo le leggi vigenti? Ne consegue, ed alcuni libri lo ammettono, che se la legge cambia, l’economia deve seguire l’esempio. E’ per questo motivo che i nostri curricula universitari sono carichi di una serie di corsi in economia, ognuno dei quali rende omaggio alle leggi che disciplinano le diverse attività umane; così abbiamo l’economia del merchandising, l’economia delle operazioni immobiliari, l’economia bancaria, l’economia agraria e così via.

Ascesa e Declino della SocietàQuasi mai ci si rende conto che esiste una scienza economica, con relativi principi di base, in tutte le nostre occupazioni e soprattutto che non non abbia nulla a che fare con la legislazione. Da questo punto di vista sarebbe opportuno, se è la legge a sancire la pratica, che i curricula inseriscano … Leggi tutto

Albert Jay Nock: una voce della “Old Right” contro il New Deal – Opere principali e pensiero/II

Nel 1930 esce un’altranockenemy raccolta di brevi articoli, questa volta provenienti dal The  New  Freeman:  The  Book  of  Journeyman:  Essays  from  the  “New Freeman”.  All’interno  di  “A  Cruel  and  Infamous  Regime”  vi  si  trova  la disapprovazione per il trattamento riservato agli anarchici Sacco e Vanzetti da  parte del Massachusetts. In “Logic and  Licenses” viene tracciata la sostanziale differenza tra Stati Uniti e Russia, espressa  radicalmente in perfetto stile nockiano:

“In Russia, poche centinaia di uomini  possiedono tutto e comandano tutto, affari e politica; essi sono il governo. Anche in America, poche centinaia di uomini possiedono tutto e comandano tutto. Essi non  sono  il  governo,  ma  possiedono e  controllano  il  governo,  ed operano tramite quest’ultimo” [21].

In “Politics as Sport”, titolo esplicativo, si trova tutta la disillusione verso i politici, professionisti delle elezioni, il sistema elettorale, fatto di promesse e affari personali, e la presunta lotta tra partiti, ben riassunta dalla seguente considerazione:

“Dal punto di vista sociale una sola cosa distingue un partito politico dall’altro; uno è in carica e vuole rimanerci, l’altro non lo è e vuole arrivarci” [22].

Dalle lezioni tenute presso la University of Virginia del 1931 viene ricavato The Theory of Education in the United States. Nock vi riversa tutte le riflessioni relative al sistema scolastico e all’educazione in generale, riprendendo materiale da “Towards a New Quality Product”: la distinzione tra istruzione ed educazione, l’importanza dei classici e della matematica, la necessità di riformare le istituzioni scolastiche. Aggiunge però degli interessanti approfondimenti.

Per prima cosa, non tutti gli individui sono educabili: c’è chi può essere educato e chi può essere solo istruito. L’educabile arriverà ad un pensiero autonomo profondo e maturo, l’istruibile rimarrà limitato alla conoscenza strumentale. Da qui la necessità di eliminare il controproducente  egalitarismo dalle teorie sull’educazione. Teorie che, rispecchiandosi nei valori democratici della società, tendono ad abbassare al minimo comune denominatore il livello di istruzione, per venire incontro alle volontà

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Ascesa e declino della società: Introduzione

Pubblichiamo di seguito l’introduzione all’opera di Frank Chodorov “Ascesa e Declino della Società” i cui capitoli, tradotti da Francesco Simoncelli, saranno qui proposti a cadenza mensile. Per l’efficacia della sua sintesi e la prosa diretta, riteniamo quest’opera di importanza cruciale per chi voglia gettare uno sguardo d’insieme sul processo storico con cui quel sistema parassitario che è lo Stato prima attacchi le società più prospere dopodiché, col proprio crescente interventismo, ne provochi l’indebolimento economico, etico e culturale fino a decretarne la rovina. Non sarà difficile per il lettore riscontrare numerosi e tristi punti di contatto con l’attualità.

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INTRODUZIONE

Ciò che la storia penserà dei nostri tempi è qualcosa che soltanto la storia ci dirà. Ma una buona congettura è che sceglierà il collettivismo come caratteristica che identifica il ventesimo secolo. Perché anche una rapida indagine del modello di sviluppo del pensiero durante gli scorsi cinquant’anni rivela la dominanza di un’idea centrale: che la Società sia un’entità trascendente, qualcosa al di là e maggiore della somma delle sue parti, in possesso di un carattere sovrumano e dotata di simili poteri. Che opera in un campo suo proprio, moralmente e filosoficamente, ed è guidata da stelle sconosciute ai mortali. Quindi l’individuo, l’unità della Società, non può giudicarla per le sue stesse limitazioni né applicare ad essa gli standard con cui misura il proprio pensiero e il proprio comportamento. Le è necessario, naturalmente, ma soltanto come parte sostituibile di una macchina. Segue quindi che la Società, che può interessarsi paternalisticamente agli individui, non dipende in alcun modo da essi.

In un modo o nell’altro questa idea si è insinuata in quasi ogni ramo di pensiero e, come succede spesso con le idee, è stata istituzionalizzata. Forse l’esempio più lampante è l’orientamento moderno della filosofia dell’educazione. Molti dei professionisti in questo campo asseriscono francamente che lo scopo primario dell’educazione non è di sviluppare la capacità dell’individuo di apprendere, come si pensava … Leggi tutto

Responsabilità e proprietà privata

In una recente conversazione riguardo il riscaldamento globale, il mio interlocutore, una vecchia amica che è insegna scienze Nord Americane presso una facoltà tedesca, ha opinato che i climatologi sarebbero degli “irresponsabili” se contraddicessero la versione ufficiale secondo cui il cambiamento climatico sarebbe un disastro per la razza umana se non venissero tirate le redini dell’industria capitalista. Questo mi ha fatto ripensare al significato della parola “responsabilità” e a come viene utilizzata nel linguaggio di tutti i giorni.

Essendo io stesso un insegnante, per prima cosa ho pensato a come questa parola viene utilizzata dai docenti nei confronti degli studenti. Molto spesso acquisisce semplicemente il sinonimo di obbedienza: uno studente è irresponsabile se non segue le direttive dell’insegnante. Mi sembra che sia lo stesso significato con cui la mia amica la stava utilizzando. Secondo il suo punto di vista, la posta in gioco per l’umanità è semplicemente troppo alta perchè la comunità scientifica possa tollerare qualsiasi genere di dissenso riguardo le conseguenze dei cambiamenticlimatici. La questione è stata risolta da un plebiscito di scienziati governativi. I climatologi “responsabili” sono tutti perfettamente d’accordo e chi osa sfidare l’ortodossia è colpevole di una violazione dell’etica professionale.

Webster definisce la responsabilità come la qualità o lo stato d’essere “soggetto ad essere chiamato in causa come la causa primaria, il fine o l’agente” di una particolare azione o circostanza. Quando la identifichiamo con l’obbedienza o la sottomissione, il concetto diventa contraddittorio: uno non può essere la causa primaria, il motivo o l’agente di un’azione che uno è stato costretto a commettere seguendo ordini superiori, come il cliché a discolpa degli ufficiali nazisti (“Stavo solo seguendo gli ordini!”) suggerisce.

La responsabilità significa bisogna dare conto delle proprie azioni, ma ciò è impossibile se l’autorità che prende le decisioni non coincide con l’agente stesso. Nel suo senso completo, la responsabilità significa l’accettazione da parte dell’agente del completo peso delle conseguenze della sua azione, una consapevolezza che … Leggi tutto