“Finanzcapitalismo”: Disamina di un testo, Improprietà di un concetto | II parte

8544485-illustrazione-di-una-lavagna-con-grafico-e-testo-dell-economia-in-direzione-positivaUn problema di metodo

Gallino contesta l’integrale calcolabilità dei rischi, l’impropria recezione, per gestirli, di modelli desunti dalla fisica e dalla matematica e il fatto che detti modelli hanno, in realtà, plasmato quell’economia che avrebbero dovuto descrivere, funzionando come “profezie che si autoavverano”. Rileva anche l’eccessiva semplicità degli assunti su cui si fondano gli studi dell’economia “neoclassica”, nonché l’antichità di un’impostazione metodologica che privilegia la matematica, ma non per questo è riuscita a rendere più accurate le previsioni economiche, fors’anche perché impone «drastiche semplificazioni» [pag. 95]. Eppure, di nuovo, quest’esordio brillante cade nel vuoto più desolante.

Certo, sarebbe troppo attendersi la distinzione – pur cruciale – tra “rischio” (calcolabile) e “incertezza” (non calcolabile, tipica dell’azione umana);[1]  tuttavia, la critica al modello del mercato azionario fondato sul moto browniano – il celebre Black-Scholes-Merton, BSM – potrebbe almeno includere l’osservazione che gli esseri umani non sono particelle e che la loro interazione non può in alcun modo assimilarsi ad un insieme di urti casuali. Invece, Gallino lo biasima soltanto per la “performatività effettiva”: «l’uso del modello che dovrebbe rappresentarlo finisce per modificare la struttura stessa di quell’elemento» [pag. 99]. Critica in sé esatta, dato che il modello ha cominciato a funzionare quando la sua diffusione ha portato gli operatori di Borsa a includerne le previsioni nelle loro scelte; ma incompleta, vista  l’incomprensione del problema di fondo, l’azione umana e il suo studio.

E infatti, l’Autore non si perita di scrivere: «L’economia è un sistema fisico, implicante flussi di beni, informazioni ed energia, per cui potrebbe essere utile modellizzare un’economia come un sistema, così come fa la fisica»;[2] per lui, nuovi apporti dalle scienze naturali potrebbero aiutare gli economisti a riscoprir la distinzione tra realtà e modello, sempre nell’intento di costruire l’economia “positiva” auspicata da Milton Friedman; arriva bensì ad affermare che i modelli si basavano su ipotesi erronee, ma si riferisce ai postulati di quello che … Leggi tutto

Un nuovo percorso per Macroeconomisti

Gennaio è quel happy new yearperiodo dell’anno in cui si propongono soluzioni, miglioramenti che guideranno il vostro comportamento nel corso dei prossimi dodici mesi e che, auspicabilmente, vi permetteranno di inaugurare il prossimo anno come una persona migliore di quella che eravate una volta.

Che le soluzioni proposte a Gennaio derivino da un dono di Natale, generalmente significa che abbiamo cibo per le nostre idee, dato che incominciamo un processo di auto-miglioramento. Claudio Borio, economista della Bank International Settlements (BIS), ci ha dato un dono del genere nel suo recente lavoro “The financial cycle and macroeconomist: What we have learnt?”.

Non contento di segnalare meramente gli errori commessi dai macroeconomisti che hanno condotto alla crisi, Borio fa un passo in avanti, sottolineando tre difficoltà che i macroeconomisti incontrano quando collegano le crisi finanziarie ai cicli economici. Inoltre, fornisce al lettore tre direzioni verso cui la moderna macroeconomia dovrebbe andare, al fine di evitare tali problematiche in futuro. Tutti e sei i punti che, come vedremo in seguito, dovrebbero essere accolti dagli economisti della Scuola Austriaca, includono aspetti del ciclo economico che sono fondamentali per la Teoria Austriaca del Ciclo Economico (Austrian Business Cycle Theory – ABCT) in generale, ed in particolare per la teoria austriaca del capitale.

Tre sfide di analisi per Macro Modellisti

In primo luogo, per Borio è del tutto evidente che “il boom finanziario non dovrebbe precedere la crisi, ma ne è la causa”. Secondo Borio, l’anello di congiunzione è che il boom “semina il germe della crisi successiva”, consentendo alle vulnerabilità di accumularsi nell’economia. Una panoramica più concisa della ABCT è difficile da trovare: difatti, per i macroeconomisti aderenti alle tradizioni convenzionali, questo punto di vista è difficile da accettare. La visione dominante moderna, di shocks esogeni provenienti dal lato della domanda che moltiplicano gli effetti economici, non tiene in considerazione che l’economia si destabilizza gradualmente man mano che il boom progredisce. Al contrario, i veri sostenitori … Leggi tutto