Perché dar retta a Keynes?

La domanda interessante non dovrebbe essere "cosa farebbe Keynes?" ma piuttosto "perché dare retta a qualcuno così pomposo e nichilista in primo luogo?". Proprio come Keynes non vide arrivare la Grande Depressione, i Keynesiani moderni non hanno visto la bolla immobiliare ed il crollo finanziario. Dal suo disprezzo per i principi morali al suo entusiastico sostegno per l'eugenetica, Keynes vedeva il mondo come qualcosa di separato dalla bolla dei suoi compagni elitari. Era un ciarlatano che convinse una generazione di economisti che il bacino dei risparmi reali per ogni dato paese poteva essere reso infinito, se solo lo stato avesse pienamente abbracciato la stampante come un dittatore abbraccia il gulag.

Perché siamo lontanissimi dalla soluzione alla crisi

Non si può trovare una vera soluzione alla crisi partendo da una falsa premessa, cioè che possiamo aumentare la ricchezza indebitandoci e consumando, invece di produrre e risparmiare. Questa roba è stata venduta alle persone per più di una generazione: fa parte del DNA sociale ormai.

La Cortina Fumogena accademica

Gli accademici rappresentano un curioso caso di studio. Nei libri scolastici gli argomenti vengono presentati in modo che gli studenti possano percorrere un determinato percorso: lo studente non fa caso all'ordine dei capitoli e nemmeno se ne preoccupa a posteriori, l'importante è il risultato; i concetti vengono assorbiti passivamente, le contraddizioni vengono soprassedute. Bisogna andare avanti, perché se lo dice il libro ufficiale allora "è vero."

L’essenza del ciclo economico Misesiano

All’approssimarsi del bust, le imprese prima fiorenti iniziano a soffrire e ad incontrare difficoltà. Questo non accade a causa di specifici errori imprenditoriali, piuttosto insieme ad interi settori economici. Persone in perfetta saluta economica fino a ieri, diventano povere. Industrie che lavoravano a pieno regime vengono chiuse, lasciando i lavoratori disoccupati.

Gli stessi imprenditori sono confusi. Non capiscono perché alcune attività, fino a ieri fiorenti, divengono oggi non lucrative. Le condizioni peggiorano improvvisamente e nel momento meno probabile – proprio quando le imprese sono convinte del prossimo arrivo di un nuovo momento di costante e veloce progresso.

Nei suoi scritti, Ludwig von Mises si scagliò contro la spiegazione data dalle teorie della sovrapproduzione e del sottoconsumo del ciclo economico, criticando altresì varie teorie basate su nozioni incerte di psicologia di massa e shock irregolari.

Nella spiegazione psicologica, un aumento della fiducia pubblica nelle condizioni economiche future innesca un boom economico. Al contrario, un’improvvisa sfiducia avvia una stagnazione economica. Ora, non può esservi dubbio sul fatto che, durante una recessione, le persone siano meno fiduciose nel futuro che in tempi prosperi. Ma osservare ciò non basta a spiegarlo. Allo stesso modo, le teorie che parlano di vari shock e disfunzioni come causa centrale dietro ai cicli di boom e bust non ci spiegano le ragioni del fenomeno.

Né ci spiegano come il boom e bust si sono formati o perché ricorrano costantemente nel medesimo modo. Al fine di giungere ad una corretta spiegazione, Mises sosteneva, abbiamo bisogno di tracciare il cambiamento nelle condizioni economiche, tornando a fenomeni precedenti ben definiti ed identificati, ciò che queste teorie non fanno. Mises concluse, quindi, che tutte queste teorie non forniscono una spiegazione ma descrivono il fenomeno in modo diverso.

Mises credeva anche che i metodi statistici e matematici fossero un altro modo di descrivere, ma non spiegare, gli eventi; i metodi statistici ci permettono di generare grafici delle fluttuazioni dei dati ma non migliorano … Leggi tutto

La parabola dei semafori rotti

Supponiamo che in un pomeriggio di sole in una grande città in qualche parte del mondo occidentale, un uomo scopra, al suo risveglio da un pisolino di due ore, che mentre dormiva sono avvenuti diverse centinaia di incidenti stradali in città. Si chiede il perché. In primo luogo considera la possibilità che la causa sia il tempo, ma un sole splendente allontana questo pensiero. Le probabilità che molte centinaia di automobili abbiano problemi meccanici simultanei sembra infinitamente piccola, quindi scarta anche questa ipotesi. Riflette ulteriormente sulla questione e alla fine si chiede se gli automobilisti in quella bella città abbiano appena avuto un attacco di psicosi di gruppo o di delirio di massa. Anche qui probabilità sembrano piuttosto basse.

Mentre il suo cervello si risveglia lentamente, si imbatte nel probabile colpevole: ci deve essere qualcosa di sbagliato con i semafori. Conclude che le luci non funzionano, il che lascia agli automobilisti libera interpretazione della precedenza agli incroci. Ciò, si chiede, causerebbe molti incidenti? Si gira verso la moglie e suggerisce questa spiegazione. Lei risponde: «Se arrivi a un semaforo e vedi che non funziona, non rallenti e procedi con cautela? Infatti, dopo l’Uragano Katrina, le persone a New Orleans non trattarono i semafori rotti come uno stop per tutte e quattro le vie, senza che nessuno suggerisse esplicitamente questa soluzione?» Il nostro collega riconosce la perspicacia della moglie e continua a riflettere.

Presto lo colpisce un pensiero: Forse i semafori non erano del tutto rotti, ma tutti segnalavano il verde. Se tutte le luci fossero state verdi, i conducenti non avrebbero avuto alcun motivo di pensare che le luci non funzionavano e quindi avrebbero potuto procedere in ogni incrocio — con il risultato di centinaia di incidenti. Al nostro collega colpisce anche il fatto che le luci verdi non solo sono un sinonimo di via libera, ma indicano pure che il traffico sulle altre strade si è fermato. Questo è … Leggi tutto

La teoria austriaca del ciclo economico

Perché l’economia reale risente le conseguenze delle follie finanziarie? E’ una domanda non banale a cui cercherò di dare risposta utilizzando la teoria economica proposta per la prima volta da Ludwig Von Mises [1] e Friedrich Hayek [2] negli anni ‘20. Dal momento però che il tutto potrebbe risultare non semplicissimo da comprendere, voglio illustrarvi a grandi linee ciò di cui andrò a parlare utilizzando una storiella che coinvolge un criceto, una ruota e delle anfetamine (!).

Criceti austriaci

Possiamo immaginare il sistema economico come un criceto che sta correndo all’interno di una ruota girevole. Difficilmente il nostro roditore conoscerà sin da subito il suo “ritmo aerobico” di corsa per cui dovrà arrivarci per tentativi, aumentando la sua velocità e poi rallentando per riposare. Man mano che corre, poi, allenerà il fisico e questo gli consentirà di aumentare gradualmente le sue prestazioni.

A un certo però punto interveniamo noi e decidiamo, quando il criceto inizia a rallentare, di stimolare il suo metabolismo somministrandogli dei farmaci (ad esempio delle anfetamine) in modo da migliorare le sue prestazioni.

Ciò che osserviamo è che il criceto riprende a correre più velocemente di prima, almeno sino a quando, esausto, non rallenta nuovamente e si ferma per riposare. Durante lo sprint il criceto ha mantenuto un ritmo insostenibile per il suo metabolismo e così facendo ha consumato ulteriormente le sue energie, riempiendo inoltre i muscoli di acido lattico. Senza contare che i farmaci sicuramente non gli hanno fatto bene!

Se ora il criceto è fermo ed esausto, è forse colpa del suo cattivo metabolismo oppure una conseguenza del precedente stimolo?

Può darsi che una nuova somministrazione di farmaco faccia ripartire il criceto ma il rischio è che proseguendo con le anfetamine e dovendo ogni volta aumentare le dosi per ottenere l’effetto desiderato, si rovini definitivamente la salute del roditore, provocandone la morte.

C’è chi sostiene che regolamentando le somministrazioni possiamo risolvere i problemi del nostro … Leggi tutto