Chi era Gottfried Dietze?

Gottfried Dietze è morto nel luglio del 2006 dopo aver insegnato per 50 anni alla Johns Hopkins University, a Baltimora, negli Stati Uniti d’America. Nella maggior parte del suo lavoro si era concentrato sul principio di legalità, sulla divisione dei poteri, sul sindacato giurisdizionale di legittimità, sui diritti di proprietà. Era autore di uno studio classico dei Federalist Papers.

Gottfried Dietze era nato in Germania, in Prussia, all’inizio degli anni Venti. Venuto alla luce nel periodo immediatamente successivo alla Grande Guerra, Dietze fu testimone del collasso della Repubblica di Weimar, dell’ascesa al potere di Hitler, della II° Guerra mondiale e della tragedia dell’Olocausto.

Dopo la guerra gli fu assegnata una borsa di studio per iscriversi al dottorato ad Harvard, ma trascorso un anno lasciò l’ateneo per trasferirsi all’università di Princeton, dove alla fine ricevette il dottorato per una dissertazione che sarebbe diventata più tardi The Federalist – il più autorevole scritto di Dietze.

The Federalist fu accolto estremamente bene quando venne pubblicato per la prima volta nel 1960. Fairfield, in una recensione apparsa nel Journal of Politics, lodò Dietze per la sua lucidità, ed elogiò l’opera per la sua “simmetria, precisione e profondità” (1961:152). Più tardi Scalan recensì il libro di Dietze per la Review of Politics e, oltre a lodarlo per i suoi meriti di studioso, aggiunse che «le sue conclusioni qui, dichiaratamente “non democratiche”, “non-popolari” e anche “pessimistiche”, dovrebbero essere lette da chiunque abbia interesse per il futuro della democrazia costituzionale negli Stati Uniti d’America» (1961:431). Quarant’anni dopo la sua pubblicazione, e dopo sette fortunate ristampe, la monografia di Dietze è ancora ampiamente letta, discussa e citata.

Gli altri libri di Dietze sono stati accolti con varia fortuna. Il suo Ueber die Formulierung der Menchsrechte(1956) – il titolo potrebbe essere tradotto “Riguardo alla formulazione dei diritti umani” – o il suo Two Concepts of the Rule of Law (1973) hanno ricevuto magnifiche recensioni. Altre opere, come … Leggi tutto

Lo Stato come impresa: il caso del Liechtenstein

(L’articolo è una sintesi del saggio “Il caso del Liechtenstein: un nuovo paradigma dell’ordine?” pubblicato sul periodico “Tradizione e Cultura”, settembre 2012).

 L’odierna crisi degli Stati Sociali occidentalivaduz, impossibilitati a mantenere i costi di un generoso welfare ed alle prese con una serissima crisi fiscale e monetaria sovranazionale[1] che ne mina le fondamenta, impone una riflessione approfondita sul ruolo che, nel futuro, lo Stato dovrà occupare nell’economia e, più in generale, nella sfera privata dell’individuo.

A questo proposito, vi è una parte crescente della dottrina giuridica[2] ed economica, nonché dell’opinione pubblica[3], che propone il superamento della stessa concezione moderna della “sovranità”[4] e quindi un ripensamento dell’intero diritto pubblico, attraverso una trasformazione in senso “privatistico” ed autenticamente federale e concorrenziale dell’odierno Stato nazione.

HANS ADAM II: Cenni biografici

Hans Adam II, nato a Zurigo il 14 febbraio 1945, è il primogenito del Principe Franz Josef II del Liechtenstein e della Principessa Giorgina di Wilczek.

Fin da piccolo mostra grande interesse per le materie umanistiche e la fisica, ma viene spinto, a seguito della necessità del Casato di riorganizzare e ricostruire il proprio patrimonio (riorganizzazione che avrà luogo nel 1970), a studiare economia: si forma, quindi, prima a Vienna e poi nella Scuola di Scienze Economiche e Sociali di San Gallo.

L’interesse per le vicende politiche rimane vivissimo. Le trasformazioni politico-statuali europee del XX secolo lo portano ad elaborare una Teoria dello Stato affatto particolare, che segnerà il suo Regno e l’attività politico-imprenditoriale dello stesso Casato;  un ruolo importante ebbe l’autodeterminazione democratica e pacifica del cantone del Giura (1979)[5], a seguito della quale Hans abbraccia il diritto di autodeterminazione locale, pilastro del suo pensiero politico.

La dottrina localistica del  giovane Principe è ulteriormente corroborata dagli sconquassi verificatisi nei grandi sistemi socialisti dell’Est Europa, contrapposti ai successi economici di piccoli e ben organizzati stati, quale quello del Liechtenstein: egli si convince, dopo un’accurata analisi … Leggi tutto

Bruno Leoni, un “austriaco” di adozione

B_Leoni[Questo saggio breve vuole essere un omaggio ad uno dei giganti della libertà di questo sventurato Paese, in occasione del centenario della sua nascita].

Nemo propheta in patria. E tanto più se le idee professate sono come quelle di Bruno Leoni, troppo scomode e raggelanti, nella loro cruda ovvietà, per i detentori del potere, oltre che per i tanti, troppi cosiddetti “intellettuali”, che di quel sistema di potere sono, spesso, la diretta emanazione e al contempo le più solide cariatidi. E allora non bisogna di certo meravigliarsi se di colui <<che negli anni Sessanta, prima ancora di Sartori e di Bobbio, era il politologo italiano più conosciuto nel mondo>> [1], non vi sia sostanzialmente la benché minima traccia sino alla metà degli anni novanta [2]. Così come non bisogna meravigliarsi se le parole pronunciate da F.A.Hayek, nel discorso commemorativo tenutosi a Pavia nel 1967, all’indomani della tragica morte di Leoni, siano, per certi versi e purtroppo, ancora vividamente attuali: <<…mi pare tuttavia che quel suo libro Freedom and the Law che si trova solo in inglese e spagnolo, sia di gran lunga il più importante dei suoi lavori, …[e] nel suo tema centrale quel libro è così anticonformista e anche direttamente opposto a molte delle cose che oggi sono quasi universalmente accettate che c’è il pericolo che possa non essere considerato seriamente come merita o liquidato come capricciosa speculazione di un uomo in contrasto con il suo tempo>>[3].

Bruno Leoni nacque ad Ancona il 26 aprile 1913, da padre sardo e madre veneta, anche se si trasferì, sin da giovanissimo, a Torino; ed è qui che si formò intellettualmente, laureandosi talaltro in Giurisprudenza nel novembre 1935, con una tesi in filosofia del diritto discussa con Gioele Solari. Come sostenuto da Raimondo Cubeddu, Leoni <<appartiene, quindi, per genealogia, all’aristocrazia della cultura politica italiana>>[4].

Chiamato alle armi, partecipò alla guerra di liberazione non da “azionista”, … Leggi tutto