La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte II

Seconda parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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I cattolici e l’economia austriaca

Inutile dire che in tutto ciò si ravvisano molti elementi che i cattolici dovrebbero trovare congeniali. L’approccio austriaco all’economia rifiuta lo scientismo che si è insinuato in tante discipline e, a dire il vero, praticamente in tutta l’economia; invece, gli esponenti di questa Scuola insistono su una metodologia che rispetti l’unicità dell’uomo come creatura dotata di libero arbitrio. Inoltre essi postulano l’esistenza di un universo ordinato che la ragione, correttamente esercitata, è in grado di comprendere. E rifiutano l’argomentazione secondo cui l’unico tipo di conoscenza significativa è quella derivata dall’induzione e dalla ricerca empirica proprie del metodo scientifico.

Purtroppo capita spesso che quanti proclamano a gran voce la loro opposizione all’Economia austriaca e sostengono con più insistenza la sua incompatibilità con il Cattolicesimo sono proprio coloro che ne sanno di meno. Non molto tempo fa, ad esempio, John Sharpe, direttore di una casa editrice specializzata in libri sulla dottrina sociale cattolica, ha descritto «questa infatuazione per l’Economia austriaca» come «uno strano fenomeno fra i cattolici». È quasi certo che quando fece tale affermazione non aveva letto praticamente niente di Mises o di Rothbard. Tuttavia, si è sentito qualificato a concludere:

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriMolti critici del distributismo citano ripetutamente le parole di Murray Rothbard, di Ludwig von Mises e di altri esponenti della Scuola austriaca a difesa della loro posizione […] Gli economisti austriaci non erano altro che dei liberali che seguivano da vicino i Fisiocrati francesi e gli Economisti politici liberali inglesi. Si opponevano al socialismo non perché esso viola la legge naturale come viene insegnata dalla vera filosofia e confermata dalla Rivelazione, ma perché è meno efficace nel produrre la ricchezza materiale di quanto non sia il libero mercato.22

Nessuno che avesse … Leggi tutto

Una difesa cattolica della proprietà privata: Padre Tomas Tyn e l’etica economica

Le parole di Papa Francesco hanno sottolineato, ancora una volta, il rapporto problematico tra una certa visione “egoistico – razionale” del mercato e la Chiesa Cattolica o, almeno, una parte di essa, nonché le strumentalizzazioni, da parte di certa stampa ideologica,  della dottrina cattolica e della storia stessa del Cattolicesimo.

Se è vero (come è vero) che l’assolutizzazione della ragione individuale, in quel processo di deificazione edonistica, risultato dell’ideologia rivoluzionaria – illuminista, è inaccettabile per il Cattolicesimo, non meno importante è la strenua difesa della proprietà privata da parte del Magistero stesso.

Un interprete eccezionale, nonché autentico martire comunista, della prospettivatyn “proprietaristica” cattolica, fondata nel tomismo coerente, fu Padre Tomas Tyn, O.P. (Ordine dei Predicatori: è attraverso questo acronimo che vengono identificati gli appartenenti all’ordine domenicano).

Qualche annotazione biografica è necessaria:

Tomas nacque a Brno, in Cecoslovacchia, oggi Repubblica Ceca, il 3 maggio 1950 da genitori entrambi medici, primo di tre figli: la sorella Helena e il fratello Pavel. Fu battezzato nello stesso giorno, nella cappella della clinica ostetrica regionale di Brno. Il padrino, dott.Josef Konupcik fu suo nonno, dentista, attivo cattolico, persona colta, che nutriva grande venerazione per i santi Agostino e Tommaso d’Aquino.

Dall’ambiente familiare il piccolo Tomas assorbì quei princìpi cristiani, dei quali il regime comunista di allora ostacolava la pubblica professione. 

[…]

Da ragazzo Tomas si appassionò per gli ideali cavallereschi medioevali. Questo spirito cavalleresco riemergerà in qualche modo, trasfigurato da una robusta fede, nel Tomas ormai Predicatore domenicano, in occasione delle sue frequenti predicazioni, spesso caratterizzate da un’energica ma sempre leale combattività per il bene delle anime e della Chiesa.

[…]

Disgustato per le deviazioni morali e dottrinali presenti in quegli anni in Germania a causa di un’interpretazione modernistica degli insegnamenti del Concilio e desideroso di vivere la sua vita domenicana in piena comunione con la Chiesa, Tomas venne a sapere che i Domenicani bolognesi, sotto la saggia guida dell’allora priore provinciale Enrico Rossetti, Leggi tutto

In difesa dell’apriorismo estremo

Murray Rothbard scrisse questo articolo nel 1956. Pubblicato originariamente sul Southern Economic Journal, January 1957, pp. 314-320 e ristampato in M. Rothbard, The Logic of Action One (Edward Elgar, 1997, p. 100-108. Edizione on line pubblicata col permesso de “the Rothbard Estate”, Copyright © 2002).

La stimolante diatriba metodologicaepistemologia tra il Professor Machlup e il Professor Hutchinson dimostra che, talora, vi sono più di due schieramenti in risposta ad una determinata questione. In diversi modi, i due dibattono finalità incrociate: Hutchinson si scaglia contro la visione metodologica (e politica) di Ludwig von Mises; l’accusa più seria mossa consiste nel ritenere l’intera posizione di Machlup un tentativo di ammantare l’eresia Misesiana di dignità epistemologica. La risposta di Machlup, correttamente, menziona a malapena Mises; infatti, le visioni dei due sono agli antipodi (il primo è vicino alla tradizione “positivista” della metodologia economica). Ma, nel frattempo, troviamo l’“apriorismo estremo” indifeso nel dibattito. Forse, un apporto “apriorista estremo” al discorso potrebbe rivelarsi utile.

Primo: dovrebbe essere chiaro che né il Professor Machlup né il Professor Hutchinson rappresentano ciò che Mises chiama “prasseologo”, cioè, nessuno dei due ritiene che (a) gli assiomi fondamentali e le premesse dell’economia siano assolutamente vere; (b) che i teoremi e le conclusioni dedotte dalle leggi della logica derivino da questi postulati e siano, quindi, assolutamente veri; (c) che non vi sia, di conseguenza, bisogno di “test” empirici e (d) che i teoremi dedotti non possano essere testati neanche se lo volessimo. Entrambi, invece, sono desiderosi di testare empiricamente le leggi economiche.

La differenza cruciale consiste nell’adesione del Professor Machlup alla posizione positivista ortodossa, per cui le assunzioni non hanno bisogno di essere verificate finché le conseguenze dedotte siano provate come vere – la posizione del Professor Milton Friedman – mentre il Professor Hutchinson sposa l’approccio più empirico – istituzionalista – della necessità di verifica, altresì, delle premesse.

Per quanto strano possa sembrare per un ultra-apriorista, la posizione di Hutchinson mi … Leggi tutto

Il filosofo – teologo: San Tommaso d’Aquino

San Tommaso d’tommasoAquino (1225-1274) fu la personalità intellettuale di maggior spicco del pieno Medioevo, colui che edificò sul sistema filosofico aristotelico, sul concetto di Legge Naturale e sulla Teologia Cristiana ispiratrice del “Tomismo”, una poderosa sintesi di filosofia, teologia e scienze umane.

Tommaso nacque aristocratico, figlio di Landolfo conte d’Aquino a Roccasecca, nel Regno di Napoli. Intraprese gli studi in età infantile con i Benedettini e, più tardi, proseguì all’Università di Napoli.  All’età di 15 anni tentò l’ingresso nel nuovo Ordine dei Domenicani, luogo per studenti e intellettuali cristiani ma ciò gli fu impedito drasticamente dai suoi genitori, che lo tennero confinato per due anni. In seguito, Tommaso si diede alla fuga per entrare nei Domenicani, proseguendo gli studi a Colonia e, infine, a Parigi, sotto il suo rinomato insegnante, Alberto il Grande. Conseguì il dottorato all’Università di Parigi e qui, e in altri importanti centri accademici europei, insegnò.

Si dice che egli fosse talmente robusto che, per prendere posto al tavolo della cena, una grossa sezione di questo dovesse essere rimossa.

Pubblicò numerosi lavori, a cominciare dal “Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo” del 1250, fino ad arrivare alla magistrale e influentissima trilogia della “Summa Teologica”, completata fra il 1265 e il 1273. Fu proprio la Summa, più di ogni altra opera, a consacrare il Tomismo come corrente principale della Teologia cattolica nei secoli a venire.

Fino a poco tempo fa, tutti gli studi di rilevanza sul tredicesimo secolo facevano riferimento a San Tommaso d’Aquino, come se l’intero secolo ruotasse attorno alla figura del frate domenicano. Oggi, del resto, sappiamo che egli fu l’artefice dello sviluppo di una lunga e prospera tradizione canonica e teologico – romana.

Non sorprende che Tommaso, così come il suo maestro Alberto Magno e gli altri teologi del secolo precedente, insistettero su una ridefinizione di “scambio”, in contrasto col sistema giuridico della libera contrattazione (fino alla presunta “laesio enormis”) e in accordo … Leggi tutto

L’annosa questione del valore: alle origini del problema

Non v’è dubbio alcuno che, fra i diversi concetti affrontati dall'analisi economica, quello del valore dei beni rappresenti un’imprescindibile pietra miliare. In effetti, nulla sembra più proprio della scienza economica che rispondere ad una domanda tanto semplice quanto insidiosa: come determinare il valore di un bene economico? Detto altrimenti: di fronte ad una “merce” - termine scientificamente inesatto, ma adorato dalla vulgata marxista -, è possibile individuare un metodo, il più accurato possibile, per capire quanto vale? A ciò si aggiunga il fatto che, come si vedrà, dalla risposta a questa domanda derivano diversissime prese di posizione su cardini stessi dell’economia politica, nonché molteplici e contrastanti opinioni politiche.