Vivere è scegliere: alcune considerazioni di ordine economico

1895Il libertarismo si fonda integralmente sulla validità dell’assioma della proprietà di se stessi. Ma perché questo assioma non solo è legittimo, ma anche  giusto? E come può essere giustificato?

Rothbard lo ha definito in questa maniera:. <<… l’assioma fondamentale della teoria politica libertaria sostiene che ogni individuo è proprietario di se stesso, avendo giurisdizione assoluta sul proprio corpo. In pratica, ciò postula che nessuno ha un valido titolo per ledere, o aggredire, un altro soggetto>>.

Block declina così l’assioma di non aggressione: <<È da considerarsi illecita l’intrapresa, o financo la minaccia,  di un’azione invasiva violenta,  nei confronti di un uomo o dei suoi legittimi titoli di proprietà>>.  Più latamente, Thomas Jefferson sosteneva che tutti gli uomini, per loro natura, godono dei medesimi diritti alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità.

Queste enunciazioni alludono allo stesso concetto. Per concretizzare la nozione di “proprietà di se stessi” è necessario che ognuno sia messo nelle condizioni di effettuare le proprie scelte in ogni ambito della propria esistenza. La proprietà di se stessi rimanda a un diritto pieno a vivere la propria vita, nonché ad una completa libertà di perseguire la propria felicità. Se un soggetto dispone di un completo diritto alla proprietà di se stessi, ne consegue che non può essere sottoposto ad alcuna coercizione. E se egli (o la sua proprietà) non può essere aggredito, ergo è libero di andare in cerca dei propri interessi e, di conseguenza, ha il possesso di se stesso. Pertanto, come ha puntualizzato Rothbard, l’assioma di non aggressione è equivalente a quello della proprietà di se stessi.

Il contenuto economico di un (integrale) rispetto dell’assioma universale di auto-proprietà implica che un individuo può porre in essere tutte le scelte desiderate, a condizione che egli non dia avvio o non minacci di dare avvio ad un atto di violenza contro un’altra persona, o contro le sue legittime proprietà.
L’economia, come scienza, deve assolvere ad un … Leggi tutto

Perché piccolo è bello e anche efficiente

Ad un certosecessione punto di Oltre la Democraziabellissimo volume di cui non posso far altro che caldeggiarne la lettura – Frank Kastern, uno dei  coautori del libro, quasi utilizzando un metodo socratico d’indagine, invita i lettori a riflettere circa la bontà di uno dei dogmi costitutivi ed incontestabili, che, da secoli ormai, plasmerebbero l’immaginario collettivo, l’identità e la stessa dimensione morale della stragrande maggioranza delle persone che vivono e operano nei moderni Stati democratici.

È evidente, come esordisce lo studioso libertario olandese, che

Possibilità alternative di scelta e di competizione in un regime democratico sono invero assai scarse.

La gente considera fondamentale la concorrenza nel settore privato e in tale ambito desidera avere un mercato flessibile caratterizzato dalla presenza di diversi fornitori. Allora, perché mai non si dovrebbe avere un mercato libero e concorrenziale anche in ambito politico- amministrativo, ovvero un sistema con differenti governi locali in reale competizione tra loro in cui i cittadini si possano facilmente spostare, per vivere e lavorare, in quelle aree che ritengono essere meglio gestite? [1]

Detto altrimenti, quali benefici apporterebbe una reale concorrenza politico-amministrativa ai cittadini che se ne potessero avvalere? E quali sono i legami che sussistono tra le dimensioni di uno Stato e la sua attitudine ad avvicinarsi al modello ideale, come sopra descritto?

Posto che gli Stati di piccole dimensioni, come le ricerche teoriche tendono a dimostrare e i riscontri empirici, invariabilmente, a suffragare, sono sicuramente meno esposti ad una serie di esiziali conseguenze, che affliggerebbero invece i Paesi di più grandi dimensioni: e ciò anche in virtù della loro omogeneità e della spiccata sensibilità con cui i loro cittadini si sentono parte integrante di una ben individuata comunità.

Senza ovviamente la pretesa della completezza e della esaustività, cerchiamo di sintetizzare questo nostro ragionamento in poche battute.

 1) Le piccole dimensioni inducono alla moderazione

 Lo Stato di piccole dimensioni deve far fronte a costi gestionali ed organizzativi minori, … Leggi tutto