L’Arte della pubblicità

pubblictà
Il consumatore non è onnisciente. Non sa dove ottenere al miglior prezzo ciò che cerca. Molto spesso non sa nemmeno che tipo di merce o servizio sia adatto per rimuovere nel modo più efficace lo specifico disagio che vuole eliminare. Al massimo è familiare con le condizioni del mercato del passato più recente e mette insieme un piano sulla base di queste informazioni. Il compito della propaganda commerciale è di trasmettergli informazioni sullo stato reale del mercato.

La propaganda commerciale deve essere importuna e sfacciata. Il suo scopo è di attrarre l’attenzione delle persone lente, di risvegliare i desideri latenti, di allettare le persone a sostituire con l’innovazione l’inerte adesione alla routine tradizionale. Per avere successo, la pubblicità deve venire adeguata alla mentalità delle persone corteggiate. Deve adattarsi ai loro gusti e parlare la loro lingua. La pubblicità è stridula, rumorosa, grossolana, eccessiva perché il pubblico non reagisce a dignitose allusioni. È il cattivo gusto del pubblico che forza gli inserzionisti a mostrare cattivo gusto nelle loro campagne pubblicitarie. L’arte pubblicitaria si è evoluta in una branca della psicologia applicata, una disciplina sorella della pedagogia.

Come tutte le cose pensate per soddisfare il gusto delle masse, la pubblicità è repellente alla gente di sentimenti delicati. Questa ripugnanza influenza la valutazione della propaganda commerciale. La pubblicità e tutti gli altri metodi di propaganda commerciale sono condannati come uno dei più oltraggiosi sottoprodotti della competizione senza limiti. Dovrebbe essere proibita. I consumatori dovrebbero venire istruiti da esperti imparziali; le scuole pubbliche, la stampa “imparziale” e le cooperative dovrebbero svolgere questo compito.

La restrizione del diritto degli uomini d’affari di pubblicizzare i propri prodotti restringerebbe la libertà dei consumatori di spendere i propri guadagni secondo la propria volontà e desideri. Renderebbe impossibile per loro imparare per quanto possono e vogliono lo stato del mercato e le condizioni per loro rilevanti nello scegliere cosa vogliono o non vogliono comprare. Non sarebbero più nella posizione … Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – VII parte

Economia del benessere: una ricostruzione

 

Preferenza dimostrata e libero mercato

stemma misesLa tesi di questo saggio è che la veglia funebre di tutta l’economia del benessere è prematura, e che questa può essere ricostruita con l’aiuto del concetto di preferenza dimostrata. Questa ricostruzione non avrà comunque alcuna somiglianza con gli edifici “vecchio” e “nuovo” che l’hanno preceduta. In realtà, se la tesi di Reder è corretta, il tipo di resurrezione del paziente da noi proposta potrebbe essere considerata da molti più infausta del suo decesso.56

Si rammenta che la preferenza dimostrata elimina le fantasie ipotetiche sulle scale di valori individuali. L’economia del benessere finora ha sempre considerato i valori come valutazioni ipotetiche di “stati sociali” ipotetici. Invece la preferenza dimostrata considera i valori solo in quanto rivelati dall’azione scelta.

Consideriamo ora eventuali cambiamenti che si verifichino nel libero mercato. In tale contesto un cambiamento è intrapreso volontariamente da entrambe le parti. Quindi, il fatto stesso che uno scambio ha luogo, dimostra che entrambe le parti beneficiano (o, più correttamente, si aspettano di beneficiare) dallo scambio. Il fatto che entrambe le parti abbiano scelto lo scambio dimostra che entrambe ottengono un beneficio. Libero mercato è l’espressione che indica l’insieme di tutti gli scambi volontari che si svolgono nel mondo. Poiché ogni scambio dimostra un beneficio unanime per entrambe le parti coinvolte, dobbiamo concludere che il libero mercato beneficia tutti i partecipanti. In altri termini, l’economia del benessere può affermare che il libero mercato aumenta l’utilità sociale, attenendosi ancora all’impostazione della Regola dell’Unanimità. 57

Ma che dire dello spauracchio di Reder: l’invidioso che odia il maggior benessere degli altri? Nella misura in cui egli ha partecipato al mercato, rivela che gli piace e beneficia dal mercato. Per il resto a noi non interessano le sue opinioni sugli scambi effettuati dagli altri, dal momento che le sue preferenze non sono dimostrate attraverso l’azione e sono quindi irrilevanti. Come sappiamo che … Leggi tutto

Libero mercato: lavorare “meno” per avere sempre “di più”!

Il motto del titolo è uno di quelli che, di rado, si sente pronunciare a sostegno di un sistema di libero scambio basato sulla proprietà privata.
Infatti, pare che se le risorse fossero a disposizione di tutti (maledetta proprietà privata!), magicamente, ognuno si vedrebbe recapitare a casa propria i beni di cui ha bisogno (i beni che desidera).
Bellissimo, d’accordo. Ma come dovrebbe avvenire tutto ciò?
A sentire alcuni, ciascuno dovrebbe produrre per sè ciò che gli serve, avendo ormai a disposizione tutto il necessario; a sentire altri, dovrebbero sorgere piccole comunità locali in grado di produrre direttamente quanto i propri componenti desiderano; a sentire altri ancora, un governo democraticamente eletto dovrebbe adoperarsi per produrre ciò di cui ciascun cittadino necessita.

Benissimo! Cosa aspettiamo ad entrare in questo fantastico mondo? Viva la rivoluzione contro i capitalisti sfruttatori di manodopera! Abbasso la proprietà privata! nota 1
Ok… ehm… sì… un momento… un po’ di calma, cari rivoluzionari. Proviamo a guardare oltre la superficie del sistema che più disprezzate.

Cosa significa in fondo sistema di libero scambio basato sulla proprietà privata? nota 2
Proprietà privata, per farla breve, significa che ciascuno di noi ha il pieno controllo sul prodotto del proprio lavoro, cioè su ciò che produce mischiando il proprio lavoro con le risorse naturali a disposizione. nota 2
In questo modo, la “ricchezza” di una persona viene a dipendere solo da ciò che essa stessa produce: Pippo può disporre di beni per soddisfare i suoi desideri nella misura in cui li produce. Se vuole averne il doppio, deve produrne il doppio.

Insomma, per chiarirci: immaginiamo, da un lato, che Pippo adori mangiare pesce, sia bravo a suonare musica metal alla chitarra (si allena 3 ore alla settimana per essere così bravo) e desideri una casa confortevole per la propria famiglia, e, dall’altro lato, che egli sia bravo a pescare … Leggi tutto

La chimera della concorrenza spietata

dogs2Quando le persone vogliono aggiungere ancor più “vigore” al ritratto negativo con cui dipingono la sovranità individuale, per la quale si agisce senza coercizione – ovvero, nelle condizioni di competizione di mercato in un sistema capitalista – iniziano ad usare nomignoli. Una delle forme più efficaci consiste nel descrivere tale concorrenza come “cane-mangia-cane”. Quando si accetta questa rappresentazione, l’enorme quantità di evidenze in favore della coordinazione sociale volontaria può essere messa da parte sulla base del fatto che essa implica un processo vizioso e sgradevole, così dannoso per le persone da soverchiarne qualsiasi beneficio.

Sfortunatamente, l’immagine del “cane-mangia-cane” per caratterizzare la competizione di mercato è completamente fuorviante: non solo la rappresenta scorrettamente, attribuendole peculiarità che non si addicono ad accordi veramente liberi, ma queste ultime rappresentano caratteristiche essenziali dello stato, ovvero di quella che comunemente viene proposta come “soluzione” ai mali della competizione che rende gli uomini lupi gli uni verso gli altri. Inoltre, tale immagine inquadra il problema in un modo che preclude ai più la possibilità di riconoscere la fallacia dell’analogia.

Tanto per cominciare, “cane-mangia-cane” è uno strano modo di descrivere qualsiasi cosa. Non ho mai visto alcun cane mangiarne un altro, né conosco nessuno che abbia visto qualcosa di simile. Infatti, alcuni fanno derivare l’origine della locuzione da quella latina, canis canem not est,  o “cane non mangia cane” che dice l’opposto (ed ha più senso, dato che un animale può provare a proteggere il suo terreno di caccia contro altri predatori in competizione, ma non mangia tali competitori). È insensato usare come premessa centrale per la condanna del sistema di mercato, tacciato di essere spietato e crudele, un’analogia che si basa su qualcosa che in realtà non accade nel comportamento animale.

Lo scambio di mercato è puramente volontario

La caratterizzazione del sistema capitalistico secondo il detto cane-mangia-cane è diametralmente opposta alla realtà. La proprietà privata su cui si basa il capitalismo impone esclusivamente accordi volontari: … Leggi tutto

La bolla che ha fatto scoppiare il mondo. Cosmologia

The Bubble That Broke The World (Boston, 1932) è, in larga misura, il frutto della rielaborazione di una serie di articoli di Garet Garrett sul Sunday Evening Post, dedicati, ovviamente, al tema della Grande Depressione. Ai miei occhi, la traduzione delle pagine iniziali del volume – parte del capitolo Cosmology of the Bubble – si è imposta quasi come un imperativo categorico, tanto forti, eloquenti ed istruttive suonavano le analogie con il presente. Ma debbo confessare il mio timore che la storia della bolla che non si volle lasciar scoppiare, alla fine, si rivelerà più brutta ancora.

Il Signore dona la crescita, ma l’uomo ha inventato il credito

Le illusioni di massa non sono rare. Insaporiscono la storia dell’umanità. Le caratteristiche dell’allucinazione sono ben note; e così pure la variante improvvisa che prende il nome di “mania” e, generalmente, colpisce un luogo preciso, come la mania dei tulipani in Olanda molti anni fa, o la mania per le azioni ordinarie in un’epoca recente a Wall Street. Ma un’illusione che influenza la mentalità del mondo intero nello stesso momento era, fin qui, sconosciuta. La nostra esperienza in proposito è originale.

Questa è un’illusione che riguarda il credito. E sebbene, data la natura stessa del credito, ci si debba aspettare che una sorta di linea separi le prospettive del creditore e del debitore, in questo caso il fatto assurdo è che, per più di dieci anni, creditori e debitori, insieme, si sono lanciati negli stessi tranelli. Sotto molti aspetti, come si vedrà, la follia di chi prestava ha superato la leggerezza di chi prendeva in prestito.

I contorni di quest’illusione universale possono essere indicati da tre dei suoi tratti caratteristici.

Primo, l’idea che la panacea per il debito sia il credito.

Il debito, nell’ordine di grandezza attuale, è nato con la [Prima] Guerra Mondiale. Senza il credito, la guerra non sarebbe potuta proseguire per più di quattro mesi; con l’aiuto … Leggi tutto

Economia internazionale

stemma misesGli economisti hanno dedicato alla “teoria del commercio internazionale” un’attenzione superiore alla sua effettiva importanza analitica; infatti essa non è altro che l’analisi del libero mercato applicata ad un’area geograficamente più vasta. Si commercia perché esiste, ed è conveniente, la divisione del lavoro, e di conseguenza lo scambio.

 Cause del commercio internazionale: 1) diverse condizioni di produzione: i paesi hanno dotazioni di risorse naturali diverse; 2) economie di scala: è conveniente estendere il volume della produzione, e dunque conquistare mercati esteri, per ridurre i costi; 3) differenze di gusti: anche se le condizioni di produzione fossero uguali ovunque, i gusti delle popolazioni sono diversi.

Dal ‘500 al ‘700 il mercantilismo è la dottrina economica dominante: sostiene politiche protezionistiche per conseguire avanzi nella bilancia dei pagamenti, che si traducono in aumenti degli stock di oro e argento. A partire dalla seconda metà del ‘700 inizia la reazione teorica a tale dottrina, per merito di David Hume ed Adam Smith.

  1. Smith: ogni paese deve specializzarsi nelle produzioni in cui ha costi assoluti minori rispetto agli altri paesi.
  2. Ricardo-Torrens, “teorema dei costi comparati”: anche se un paese è svantaggiato in tutte le produzioni, è conveniente che si specializzi nella produzione in cui ha un vantaggio comparativamente maggiore o anche uno svantaggio comparativamente minore, e scambiare. [1]
  3. Marshall, introducendo le curve di comportamento, determina anche la ragione di scambio.
  4. Teoria di Hecksher-Ohlin: importanza delle differenze nella dotazione dei fattori produttivi.
  5. Teoria del ciclo del prodotto (Vernon, Hirsch).

Bilancia dei pagamenti: registrazione di tutte le transazioni effettuate in un dato periodo di tempo fra i residenti del paese che compie la rilevazione e i residenti degli altri paesi. È divisa in 4 sezioni: 1) partite correnti, che comprende: esportazioni e importazioni di beni (bilancia commerciale); partite invisibili (perché non passano materialmente la frontiera) comprendenti esportazioni e importazioni di servizi (es. proventi del turismo, noli marittimi per merci e passeggeri, premi di … Leggi tutto

Azione interpersonale: violenza.

Estratto da: Man, Economy and State, with Power and Market, cap. II, par 1.

* * *

L’analisi nel capitolo 1 si è basata sulle implicazioni logiche dell’azione ed i suoi risultati valgono per tutte le azioni umane. L’applicazione di tali principi è stata limitata, invece, “all’economia di Crusoe” dove le azioni degli individui isolati sono considerate come a sé stanti poiché non vi è interazione tra le persone. Così l’analisi potrebbe essere facilmente e direttamente applicata al numero n di Crusoe isolati su n isole o altre aree isolate. Il compito successivo è quello di applicare ed estendere l’analisi per considerare le interazioni tra i singoli esseri umani.

6292Supponiamo che Crusoe alla fine scopra che un altro individuo, diciamo Jackson, ha vissuto un’esistenza isolata all’altra estremità dell’isola. Che tipo di interazione potrà mai avvenire tra loro? Un tipo di azione è la violenza: Crusoe può sentire un odio vigoroso verso Jackson e decidere di ucciderlo o altrimenti ferirlo. In questo caso Crusoe porrebbe fine alla sua esistenza, cioè assassinare Jackson, commettendo violenza; oppure potrebbe decidere di voler espropriare la casa di Jackson e la sua collezione di pellicce, uccidendo quindi Jackson per raggiungere questo fine. In entrambi i casi il risultato è un guadagno di Crusoe in soddisfazione, a spese di Jackson che, a dir poco, subisce una grande perdita psichica. Ciò è fondamentalmente  simile all’azione basata su una minaccia di violenza o intimidazione: Crusoe potrebbe infatti minacciare Jackson con un coltello e derubarlo delle pellicce e  scorte accumulate. Entrambi gli esempi sono casi di azione violenta e coinvolgono il guadagno di uno a danno dell’altro.

I seguenti fattori, singolarmente o in combinazione, potrebbero operare per indurre Crusoe (o Jackson) ad astenersi da qualsiasi azione violenta contro l’altro:

1. il ritenere che l’uso della violenza nei confronti di qualsiasi altro essere umano sia immorale, cioè che l’astenenersi dalla violenza contro un’altra persona sia uno scopo esso stesso, il … Leggi tutto

Il socialismo distrugge la civiltà: I parte

huertaiasAlle pagine 33-35 del mio libro Socialism, Economic Calculation, and Entrepreneurship*, esamino il processo mediante il quale la divisione della conoscenza imprenditoriale si approfondisce in senso “verticale” e si espande in senso “orizzontale“, consentendo (e richiedendo al tempo stesso) un aumento della popolazione, favorendo la prosperità e il benessere generale, e determinando il progresso della civiltà. Come ho avuto modo di esporre, questo processo fa leva:

 1. sulla specializzazione della creatività imprenditoriale in settori sempre più limitati e specifici, caratterizzati da un dettaglio sempre maggiore e da una più marcata profondità di analisi;

 2. sul riconoscimento dei diritti di proprietà privata dell’imprenditore creativo sui frutti della propria attività di creazione, in ciascuno di questi ambiti;

 3. sul libero e volontario scambio dei frutti della specializzazione di ogni agente economico; scambio che, per definizione, risulta essere sempre reciprocamente vantaggioso per tutti i partecipanti al processo di mercato; e

 4. sulla crescita costante della popolazione umana, che rende possibile “occupare” imprenditorialmente e coltivare un numero crescente di nuovi ambiti di conoscenza imprenditoriale creativa, recando valore nella vita di tutti.

Sulla scorta di questa analisi, tutto ciò (i) che garantisce la proprietà privata dei frutti generati da ogni individuo, in virtù del suo contributo al processo produttivo; (ii) che presidia il pacifico possesso di quanto ogni individuo inventa o scopre; (iii) e che facilita (o quantomeno non ostacola) gli scambi volontari (i quali, come detto, sono sempre apportatori di reciproci benefici, nel senso che implicano un miglioramento per ciascuna parte partecipante allo scambio) genera prosperità, aumenta la popolazione, nonché promuove lo sviluppo in termini quantitativi e qualitativi della civiltà.

Parimenti, qualsiasi attacco al possesso pacifico delle risorse e ai diritti di proprietà che ad esse afferiscono, come qualsiasi manipolazione coercitiva del libero processo di scambio volontario, ed, in breve, qualsiasi intervento dello Stato in un’economia di libero mercato, arreca invariabilmente degli effetti indesiderati, soffoca l’iniziativa individuale, corrompe la morale e le … Leggi tutto

Problema del voto e la soluzione del boicottaggio individuale

votoMurray Rothbard avrebbe cominciato così: “Io vengo a seppellire le elezioni, certo non a rendere loro omaggio”. Come un nano sulle spalle di un gigante, rivolgo la mia critica alla “scoperta” del millennio: il cosiddetto procedimento del “voto democratico” o, horribile dictu, “libere elezioni”.  Voglio mettere in chiaro fin dall’inizio che con questo voglio mettere in discussione il più grande dei più grandi idoli del presente: lo Stato. Infatti, non considero il “voto democratico ” un problema autonomo e non lo tratterò pragmaticamente, sperando di fornire soluzioni “puntuali”. Partendo dalla riflessione riguardante la natura delle elezioni, vorrei evidenziare che questo è solo l’inizio di una lunga serie di rivelazioni sul fatto che “il re è nudo” non solo in materia di voto, ma anche nelle questioni attinenti all’istruzione, alla produzione di moneta e al settore bancario , alla giustizia, all’integrazione europea,  allo “sviluppo” sostenibile, alla tassazione, ai  servizi di  interesse pubblico e a tutte le altre scuse per intervenire negli affari privati dei cittadini in base alle quali lo Stato (democratico o meno) ha ritenuto necessario intraprendere qualche tipo di attività.

Una piccola deviazione

Prima di iniziare ad esaminare il sopravvalutato meccanismo democratico del voto, è raccomandato un passo indietro per prendere le distanze – così come fanno i filosofi con le domande ritenute degne di considerazione – allo scopo di ottenere una migliore comprensione del contesto generale nel quale tutti noi (o tanti di noi, comunque troppi), come degli animali da circo ben addestrati, passiamo dalle urne.

Insomma, dove andiamo quando ci rechiamo a votare? Qual è il contesto? A cosa si partecipa? E che significato può avere la nostra azione?

Il contesto generale del voto è lo stato, l’apparato statale e l’ideologia statalista, ed il voto equivale ad un incursione attraverso i “corridoi” di questo. Vi chiederete a questo punto: perché uso un’espressione metaforica? A causa della stranezza della situazione. Perché votare non significa impegnarsi effettivamente nell’apparato … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte II

Seconda parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

* * *

I cattolici e l’economia austriaca

Inutile dire che in tutto ciò si ravvisano molti elementi che i cattolici dovrebbero trovare congeniali. L’approccio austriaco all’economia rifiuta lo scientismo che si è insinuato in tante discipline e, a dire il vero, praticamente in tutta l’economia; invece, gli esponenti di questa Scuola insistono su una metodologia che rispetti l’unicità dell’uomo come creatura dotata di libero arbitrio. Inoltre essi postulano l’esistenza di un universo ordinato che la ragione, correttamente esercitata, è in grado di comprendere. E rifiutano l’argomentazione secondo cui l’unico tipo di conoscenza significativa è quella derivata dall’induzione e dalla ricerca empirica proprie del metodo scientifico.

Purtroppo capita spesso che quanti proclamano a gran voce la loro opposizione all’Economia austriaca e sostengono con più insistenza la sua incompatibilità con il Cattolicesimo sono proprio coloro che ne sanno di meno. Non molto tempo fa, ad esempio, John Sharpe, direttore di una casa editrice specializzata in libri sulla dottrina sociale cattolica, ha descritto «questa infatuazione per l’Economia austriaca» come «uno strano fenomeno fra i cattolici». È quasi certo che quando fece tale affermazione non aveva letto praticamente niente di Mises o di Rothbard. Tuttavia, si è sentito qualificato a concludere:

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriMolti critici del distributismo citano ripetutamente le parole di Murray Rothbard, di Ludwig von Mises e di altri esponenti della Scuola austriaca a difesa della loro posizione […] Gli economisti austriaci non erano altro che dei liberali che seguivano da vicino i Fisiocrati francesi e gli Economisti politici liberali inglesi. Si opponevano al socialismo non perché esso viola la legge naturale come viene insegnata dalla vera filosofia e confermata dalla Rivelazione, ma perché è meno efficace nel produrre la ricchezza materiale di quanto non sia il libero mercato.22

Nessuno che avesse … Leggi tutto