Perfino le tecnologie più avanzate non possono predire l’azione umana

Per più di un secolo, il mondo è stato tenuto in pugno da ingegneri sociali e paternalisti politici, determinati a rimodellare radicalmente la società lungo linee collettiviste o a modificare la società esistente con politiche regolatorie e redistributive che sono conformi alla “giustizia sociale “. Entrambe queste intenzioni sono basate su false concezioni dell’uomo e della società.

Una delle voci principali che ha contestato gli ingegneri sociali e statisti del Novecento nel XX secolo è stato l’economista austriaco Ludwig von Mises. In tali opere importanti come “Il Socialismo” (1922), Il Liberalismo: la tradizione classica (1927), “Critica dell’interventismo” (1929), “La pianificazione della libertà (1952) e nel suo monumentale trattato, “L’Azione umana (1949; 1966), Mises ha dimostrato l’inattuabilità economica e le impreviste conseguenze negative che scaturiscono dai tentativi di imporre una qualsiasi pianificazione centrale sulla società, così come pure il pantano sociale che si verrebbe a creare introducendo normative frammentarie e interventiste nell’economia di mercato.

Ma era nel suo lavoro spesso trascurato, Teoria e storia: un’interpretazione dell’evoluzione sociale ed economica“, che Ludwig von Mises ha sistematicamente contestato i sottostanti principi filosofici dietro molte delle presunzioni socialiste e interventiste degli ultimi cento anni. Quest’anno segna il sessantesimo anniversario della pubblicazione di Teoria e storia nel 1957, quindi sembra utile valorizzare gli argomenti di Mises e la loro continua rilevanza per il nostro tempo.

La ricerca elusiva del significato e l’avvento della scienza moderna

Il mondo è un luogo confusionale e incerto. Tutti viviamo in una comunità con valori, tradizioni, abitudini e routine per la vita quotidiana. Siamo cresciuti abituandoci ad essi e tendiamo a dare per scontato certi aspetti. Le nostre comunità ci permettono di avere una sorta di certezza e di prevedibilità nei nostri affari quotidiani. Però, ancora non riescono a rispondere a varie “grandi domande”.

Una tra queste grandi domande, è “perché sono qui”? “Qual è il significato della vita?” “Che Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – I parte

stemma misesLa valutazione individuale è la chiave di volta della teoria economica. Perché sostanzialmente l’economia non ha a che fare con le cose o gli oggetti materiali. L’economia analizza gli attributi logici e le conseguenze dell’esistenza delle valutazioni individuali. Le “cose” entrano a far parte de l quadro, ovviamente, perché non vi può essere valutazione senza che vi siano cose da valutare. Ma l’essenza e la forza trainante dell’azione umana, e quindi dell’economia di mercato umana, sono le valutazioni degli individui. L’azione è il risultato di una scelta fra alternative, e la scelta riflette le valutazioni, cioè le preferenze individuali fra tali alternative.

 Le valutazioni individuali sono l’oggetto diretto delle teorie dell’utilità e del benessere. La teoria dell’utilità analizza le leggi inerenti i valori e le scelte di un individuo; la teoria del benessere discute la relazione fra i valori di molti individui e le conseguenti possibilità di una conclusione scientifica sulla desiderabilità “sociale” delle va rie alternative.

 Negli ultimi anni entrambe le teorie hanno navigato in mari tempestosi. La teoria dell’utilità sta rapidamente prendendo molte direzioni diverse; la teoria del benessere, dopo aver raggiunto i vertici di popolarità fra gli economisti teorici, rischia d i cadere nell’oblio, sterile e abbandonata.

 La tesi di questo saggio è che entrambe tali branche della teoria economica possono essere salvate e ricostruite, usando come principio guida di entrambi i campi il concetto di “preferenza dimostrata”.

Preferenza dimostrata

Definizione del concetto

 L’azione umana è l’uso di mezzi per pervenire ai fini preferiti. Tale azione contrasta con il comportamento osservato delle pietre e dei pianeti, perché implica uno scopo da parte dell’attore. L’azione implica la scelta fra alternative. L’esser e umano possiede mezzi, o risorse, che usa per conseguire vari fini; queste risorse possono essere il tempo, la moneta, l’energia lavorativa, la terra, i beni capitali e così via. Egli usa queste risorse per conseguire i fini da lui preferiti. Dalla sua azione possiamo dedurre che … Leggi tutto

La scienza non è solo matematica

scienza matematicaAll’inizio di quest’anno, Edward O. Wilson, l’illustre biologo di Harvard, ha scritto dei limiti della matematica nell’ambito delle scienze sul Wall Street Journal. Questo figlio nativo di Mobile, Alabama – meglio noto altrove come il Padre della Sociobiologia – sostiene che la capacità di formulare contributi concettuali alla scienza non richiede competenza matematica, né tantomeno una componente matematica. Chiosando: “[f]ortunatamente, l’eccezionale fluidità matematica è richiesta solo per poche discipline, quali la fisica delle particelle, l’astrofisica e la teoria informatica. Molto più importante per tutto il resto della scienza è la capacità di delineare concetti, che permette al ricercatore di evocare immagini e processi mediante l’intuizione.” Wilson stesso ha candidamente ammesso di non aver mai appreso l’analisi matematica prima dei suoi trent’anni – vale a dire, dopo aver guadagnato la cattedra ad Harward –, lamentando la perdita di conoscenza scientifica che si verifica allorquando i suoi aspiranti collaboratori scelgono altre carriere a causa di carente formazione matematica.

Ancorché questo non rappresenti un problema per gli economisti austriaci, i quali utilizzano una logica aprioristica e deduttiva nello sviluppo della teoria e dei concetti economici, l’approccio economico tradizionale resta affezionato all’idea di utilizzare i dati come fini a sé stessi, cosicché la disponibilità dei soli dati determina la misura dell’indagine economica. Di conseguenza, concetti quali il capitale, che non si prestano ad analisi matematica, sono spesso ignorati dal mainstream o assunti come costanti (in modo da semplificarne l’utilizzo nelle tecniche di modellazione). Questa lacuna costituisce uno dei motivi per l’infausta diagnosi errata compiuta circa la bolla immobiliare, innescata una decina d’anni fa, nonché una delle principali ragioni alla base della generale ignoranza dell’approccio tradizionale sui cattivi investimenti derivanti dalla creazione di moneta da parte dello Stato.

I commenti di Wilson sono interessanti poiché pongono l’accento sulla modellizzazione statistica operata dall’economia mainstream e da altre scienze sociali, basandosi sul desiderio di raggiungere il medesimo rigore scientifico delle scienze dure. Siffatto desiderio esprime … Leggi tutto

La tossicità dell’ambientalismo | II parte

PollutionIl principio anti-umano del valore intrinseco della natura risale, nel mondo occidentale, a San Francesco d’Assisi, il quale credeva nell’uguaglianza fra tutte le creature viventi: uomini, bovini, uccelli, pesci e rettili. Infatti, precisamente grazie a questa affinità filosofica e alla volontà della propaggine ambientalista “mainstream”, San Francesco d’Assisi è stato ufficialmente dichiarato santo patrono dell’ecologia dalla Chiesa Cattolica Romana[1].

La nozione del “valore intrinseco della natura” finisce, ovviamente, per attribuire lo stesso tipo di “qualità” essenziale anche a foreste, fiumi, colline e canyon – in pratica, a tutto ciò che non sia umano. L’influenza di questa idea si può riscontrare persino nel Congresso degli Stati Uniti e in alcune dichiarazioni, come quelle recenti del Rappresentante dell’Arizona Morris Udall, secondo cui un arido e gelido deserto nel nord dell’Alaska, presso il quale sarebbero localizzati alcuni depositi di petrolio, deterrebbe tutte le caratterstiche di “un luogo sacro”, che non dovrebbe essere “intaccato”, tantomeno da piattaforme e oledototti. Dalla dichiarazione di supporto di un rappresentante della Wilderness Society, si evince che “vi è l’urgenza di salvaguardare il luogo, non tanto per via della fauna selvatica o dell’attività umana, ma poiché ivi è necessario.” Si è deciso, inoltre, di sacrificarne i possibili interessi umani finanche per il bene di lumache e gufi maculati.

L’idea del valore intrinseco della natura implica, inevitabilmente, il desiderio di distruggere l’uomo e il suo lavoro, poiché essa alimenta continuamente la percezione dell’uomo come “devastatore” sistematico del bene e che, di conseguenza, agirà altrettanto sistematicamente per realizzare il male. Allo stesso modo in cui l’uomo percepisce lupi, coyote e serpenti a sonagli come il “male”, poiché questi divorano regolarmente il bestiame e le pecore che egli qualifica come fonte di cibo e indumenti, così, tenendo fede al dogma del valore intrinseco della natura, gli ambientalisti vedono nell’uomo il “male”; nondimeno, nel perseguimento del proprio benessere, egli distrugge regolarmente quella fauna, quelle foreste e quelle formazioni rocciose che gli ambientalisti giudicano

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La pretesa di sapere – discorso di accettazione del Nobel di Friedrich Hayek

In occasione del ventunesimo anniversario dalla scomparsa di Friedrich Hayek (Vienna, 8 maggio 1899 – Friburgo, 23 marzo 1992), riproponiamo il discorso del grande economista austriaco in occasione della consegna del Premio Nobel per l’Economia (1974).

In un momento storico in cui l’ossessione scientista, mirante, nel campo economico, a racchiudere la complessità sociale in modelli matematici aventi finalità predittive e di controllo, sembra più viva che mai, le parole di Hayek risuonano incredibilmente attuali.

Mises Italia

L’occasione particolare di questa conferenza, insieme al principale problema pratico che gli economisti devono affrontare oggi, ha reso la scelta del suo soggetto quasi inevitabile. Da una parte, l’ancora recente istituzione del premio Nobel per la Scienza Economica segna un passo significativo nel processo tramite cui, nell’opinione del grande pubblico, all’economia è stata concessa parte della dignità e del prestigio delle scienze fisiche. Dall’altra parte, gli economisti sono, in questo momento, chiamati a spiegare come districare il mondo libero dalla grave minaccia dell’inflazione in crescita determinata, bisogna ammetterlo, dalle politiche che la maggior parte degli economisti ha suggerito e perfino invitato i governi a perseguire. Abbiamo effettivamente, al momento, pochi motivi per essere orgogliosi: come professione abbiamo combinato un gran pasticcio.

Mi pare che questo fallimento degli economisti nel guidare positivamente la politica sia strettamente collegato alla loro tendenza a imitare quanto più rigorosamente possibile le procedure, che così tanto successo hanno riscosso, delle scienze fisiche  – un tentativo che, nel nostro campo, può condurre ad un errore fatale. È un approccio descritto come attitudine “scientista” – un’attitudine che, come la definii circa trent’anni fa,

“è decisamente non scientifica nel senso vero della parola, poiché prevede un’applicazione meccanica e non critica di abiti mentali a campi differenti da quelli in cui si sono formati” [1].

Vorrei iniziare citando alcuni degli errori più gravi della recente politica economica quali conseguenze dirette di questo paradigma.

La teoria che ha guidato la politica monetaria e finanziaria … Leggi tutto

A cosa servono gli economisti?

Pare che la maggioranza degli economisti sia fortemente convinta della propria superiore intelligenza e si prenda troppo sul serio. In una lettera aperta del 22 luglio 2001 diretta a Joseph Stiglitz, Kenneth Rogoff ha messo la questione in chiaro. “Uno dei miei racconti preferiti di quel tempo è quel pranzo insieme a te e al tuo ex collega, Carl Shapiro, in cui voi due discutevate e se Paul Volcker meritasse il vostro voto per ottenere una cattedra a Princeton. A un certo punto, ti sei girato verso di me e mi hai chiesto, “Ken, tu hai lavorato per Volcker alla Fed. Dimmi, è davvero intelligente?” Ho risposto una cosa del tipo, “Beh, è sicuramente il più grande Presidente della Federal Reserve del XX secolo.” Al che tu hai replicato, “Ma è intelligente come noi?”

– Satyajit Das.

A che servono i giorni, si chiedeva Philip Larkin. La sua risposta è: i giorni sono dove viviamo. Dove possiamo vivere se non nei giorni?

Ah, per sciogliere questo indovinello
il prete e il dottore
nei loro sottanoni
corrono come pazzi.

A cosa serve l’economia? Potremmo allora chiederci noi, dato lo spettacolare fallimento di questa professione nell’avvertirci prima dell’incombente crisi finanziaria e nell’identificare una qualche sensata soluzione pratica per uscirne. J.K. Galbraith ha dato una delle migliori risposte:

L’economia è estremamente utile come forma di impiego per gli economisti.

Ma la definizione di P.J.O’Rourke è probabilmente migliore: l’economia è la disciplina scientifica del non avere la più pallida idea di quello di cui stai parlando. E c’è un grande dibattito sull’uso dell’aggettivo “scientifica.”

È proprio quell’aggettivo che dà origine al problema principe di questa disciplina. Non è una scienza o almeno non è una scienza che verrebbe ritenuta tale da un qualsiasi scienziato con un minimo di amor proprio. Eric Beinhocker, nel suo eccellente libro “The Origin of Wealth” ci dice che l’economia moderna è nata dal fatto che il francese Leon Walras … Leggi tutto