Teoria e metodologia di studio dell’azione umana

teoria praticaCos’è la teoria? Esistono più definizioni, in base al campo di ricerca. Per quel che riguarda lo studio dell’azione umana, la teoria deve spiegare il comportamento umano. A differenza di altre scuole di pensiero, che nel processo di ricerca adottano in gran parte la metodologia specifica delle scienze naturali, la scuola austriaca la rigetta, perché nel campo dell’azione umana questa metodologia non può che essere costruita su ipotesi e presupposti che non corrispondono perfettamente alla realtà. Le prime scuole di pensiero considerano corretta una forma limitata della teoria, in base alla quale la teoria va accettata in funzione della capacità di predire fenomeni e comportamenti economici oppure della capacità di spiegare la realtà sulla base di esperimenti condotti dopo aver formulato alcune ipotesi astratte (il modello della concorrenza perfetta né è un esempio). Gli austriaci invece, sviluppano un corpo teoretico basato sull’assioma dell’azione umana, il quale riflette perfettamente la natura reale dell’uomo. Le metodologie quindi differiscono sostanzialmente e conducono, laddove applicate alla ricerca, a conclusioni anche molto diverse (talvolta diametralmente opposte). Queste differenze sono maggiormente evidenti nel campo delle scienze sociali.

Le teorie della scuola austriaca sono sviluppate con la precisione dei teoremi matematici, nel senso che partono da assiomi, cioè da proposizioni vere ammesse senza la necessità di una dimostrazione, in quanto gli assiomi sono indimostrabili, perché di per sé evidenti.

Quindi, nella visione della Scuola Austriaca la scienza economica ha come oggetto di studio il comportamento umano, così com’è nell’ordine reale, mentre l’economista si dedica semplicemente alla descrizione e alla rappresentazione concettuale della realtà obiettiva (del comportamento umano).

Le metodologie applicate nell’indagine del “teorema” dell’azione umana

  • Secondo la metodologia della Scuola Austriaca, la teoria (o forse sarebbe più appropriato dire “il teorema dell’azione umana”) formulata da Ludwig von Mises è la seguente:

L’azione umana è comportamento intenzionale e deliberato volto al raggiungimento di uno scopo. Il teorema in questo non è altro che una logica evoluzione … Leggi tutto

“E’ gratuito!” – I parte

Costo opportunità

P.J. O’ Rourke disse:

“Se ritieni che il Servizio sanitario oggfreei sia costoso, aspetta di vedere il suo prezzo quando diventerà gratuito”.

Il significato nascosto dalla battuta di O’Rourke è definito dal costo-opportunità che emerge dall’implementazione di “politiche sociali gratuite”.

Persino alcune persone che non hanno mai studiato economia comprendono come dietro la redistribuzione di ricchezza dello Stato ci siano enormi costi opportunità a carico sia dei cittadini che pagano per i “lasciti” che per quelli che li ricevono.

“Le risorse sono scarse e può esserci qualcosa di gratuito solo se non c’è opportunità diversa per gli utenti” (LEE 1999).

Quando una persona povera decide di avere figli sfruttando il welfare, questa persona restringe o cancella la possibilità di fare qualcosa di più produttivo: lavorare, migliorare se stessa, scongiurando così disperazione e dipendenza che, inevitabilmente, giungono nella sua vita con l’assistenzialismo.

Ad uno degli autori è capitato di sedersi in un ufficio della Previdenza Sociale per correggere una data di nascita errata su un documento.  Si è recato in una stanza piena di gente pronta a riscuotere l’assegno mensile di Stato; era affascinante e triste vedere quanto fossero depresse queste persone, nonostante attendessero un assegno per il loro mantenimento. Non avrebbero mai voluto trovarsi lì, essendo costretti ad aspettare e dovendo affrontare l’indifferenza degli impiegati della Previdenza Sociale. Una volta che l’assegno veniva monetizzato, il sollievo e la gioia sarebbero durati solo finché i soldi non sarebbero finiti. Sospetto che lo Stato, sicuramente non i destinatari del welfare, non registri la perdita di tempo e l’umiliazione personale come costo opportunità del salvataggio finanziario.

Lo Stato che cerca di salvare persone incapaci di prendersi cura di sé stesse: un paradosso. Il termine “salvare” arriva dalla letteratura medica, nella quale il medico salva il paziente che è in pericolo. Spesso emerge un altro problema: le persone salvate non tollerano il fatto che il soccorritore sia in grado di … Leggi tutto

In difesa dell’apriorismo estremo

Murray Rothbard scrisse questo articolo nel 1956. Pubblicato originariamente sul Southern Economic Journal, January 1957, pp. 314-320 e ristampato in M. Rothbard, The Logic of Action One (Edward Elgar, 1997, p. 100-108. Edizione on line pubblicata col permesso de “the Rothbard Estate”, Copyright © 2002).

La stimolante diatriba metodologicaepistemologia tra il Professor Machlup e il Professor Hutchinson dimostra che, talora, vi sono più di due schieramenti in risposta ad una determinata questione. In diversi modi, i due dibattono finalità incrociate: Hutchinson si scaglia contro la visione metodologica (e politica) di Ludwig von Mises; l’accusa più seria mossa consiste nel ritenere l’intera posizione di Machlup un tentativo di ammantare l’eresia Misesiana di dignità epistemologica. La risposta di Machlup, correttamente, menziona a malapena Mises; infatti, le visioni dei due sono agli antipodi (il primo è vicino alla tradizione “positivista” della metodologia economica). Ma, nel frattempo, troviamo l’“apriorismo estremo” indifeso nel dibattito. Forse, un apporto “apriorista estremo” al discorso potrebbe rivelarsi utile.

Primo: dovrebbe essere chiaro che né il Professor Machlup né il Professor Hutchinson rappresentano ciò che Mises chiama “prasseologo”, cioè, nessuno dei due ritiene che (a) gli assiomi fondamentali e le premesse dell’economia siano assolutamente vere; (b) che i teoremi e le conclusioni dedotte dalle leggi della logica derivino da questi postulati e siano, quindi, assolutamente veri; (c) che non vi sia, di conseguenza, bisogno di “test” empirici e (d) che i teoremi dedotti non possano essere testati neanche se lo volessimo. Entrambi, invece, sono desiderosi di testare empiricamente le leggi economiche.

La differenza cruciale consiste nell’adesione del Professor Machlup alla posizione positivista ortodossa, per cui le assunzioni non hanno bisogno di essere verificate finché le conseguenze dedotte siano provate come vere – la posizione del Professor Milton Friedman – mentre il Professor Hutchinson sposa l’approccio più empirico – istituzionalista – della necessità di verifica, altresì, delle premesse.

Per quanto strano possa sembrare per un ultra-apriorista, la posizione di Hutchinson mi … Leggi tutto

Prasseologia vs Positivismo

Nel suo nuovo libro intitolato: Modelli che si comportano malamente: perché confondere un’illusione con la realtà può portare al disastro, a Wall Street così come nella vita, il fisico Emanuel Derman argomenta che gli economisti contemporanei fanno troppo affidamento su modelli statistici, che portano a risultati disastrosi. La relazione che l’economia, come disciplina, ha nei confronti della matematica o della fisica, scrive Derman, non è così intima come il pensiero mainstream vorrebbe farci credere, tutto intento ad analizzare i suoi grafici e le sue complicate tabelle.

Derman cita Friedrich Hayek e la sua affermazione per cui l’establishment economico, in realtà, ha capito le cose esattamente al contrario, considerando l’economia nei suoi elementi macroscopici come meno astratta degli agenti individuali che la compongono. “Se il metodo corretto di procedere è dal concreto all’astratto” allora è la metodologia Austriaca, la prasseologia, ad affrontare le questioni economiche nel modo corretto. Murray Rothbard ha spesso esaminato questa distinzione tra l’economia e, per esempio, la fisica. In Prasseologia come metodo per le Scienze Sociali, ha fatto per esempio notare che “l’economista è nella posizione opposta” rispetto a quella del fisico, in quanto il primo può procedere deduttivamente da premesse assiomatiche che possono essere conosciute con certezza. L’approccio e la metodologia della Scuola Austriaca quindi dimostrano di essere, nelle loro caratteristiche distintive e fondamentali superiori al sistema neoclassico.

L’errore del metodo empirico, positivistico, non è quello di enfatizzare l’importanza degli aspetti concreti della realtà fisica, quanto piuttosto quello di sovrastimare le inferenze sulla realtà che si possono ricavare dalla raccolta di dati discreti. È abbastanza vero che studi e statistiche, opportunamente contestualizzati, sono in grado di rivelare o mettere in rilievo verità e principi generali. Troppo spesso, però, si commette un’evidente negligenza rispetto al contesto generale, e questo fa sì che gli economisti cerchino di ricavare più sostanza di quella fornita dai dati empirici che maneggiano. Costruire modelli predittivi basati su dati frammentari e … Leggi tutto

La pretesa di sapere – discorso di accettazione del Nobel di Friedrich Hayek

In occasione del ventunesimo anniversario dalla scomparsa di Friedrich Hayek (Vienna, 8 maggio 1899 – Friburgo, 23 marzo 1992), riproponiamo il discorso del grande economista austriaco in occasione della consegna del Premio Nobel per l’Economia (1974).

In un momento storico in cui l’ossessione scientista, mirante, nel campo economico, a racchiudere la complessità sociale in modelli matematici aventi finalità predittive e di controllo, sembra più viva che mai, le parole di Hayek risuonano incredibilmente attuali.

Mises Italia

L’occasione particolare di questa conferenza, insieme al principale problema pratico che gli economisti devono affrontare oggi, ha reso la scelta del suo soggetto quasi inevitabile. Da una parte, l’ancora recente istituzione del premio Nobel per la Scienza Economica segna un passo significativo nel processo tramite cui, nell’opinione del grande pubblico, all’economia è stata concessa parte della dignità e del prestigio delle scienze fisiche. Dall’altra parte, gli economisti sono, in questo momento, chiamati a spiegare come districare il mondo libero dalla grave minaccia dell’inflazione in crescita determinata, bisogna ammetterlo, dalle politiche che la maggior parte degli economisti ha suggerito e perfino invitato i governi a perseguire. Abbiamo effettivamente, al momento, pochi motivi per essere orgogliosi: come professione abbiamo combinato un gran pasticcio.

Mi pare che questo fallimento degli economisti nel guidare positivamente la politica sia strettamente collegato alla loro tendenza a imitare quanto più rigorosamente possibile le procedure, che così tanto successo hanno riscosso, delle scienze fisiche  – un tentativo che, nel nostro campo, può condurre ad un errore fatale. È un approccio descritto come attitudine “scientista” – un’attitudine che, come la definii circa trent’anni fa,

“è decisamente non scientifica nel senso vero della parola, poiché prevede un’applicazione meccanica e non critica di abiti mentali a campi differenti da quelli in cui si sono formati” [1].

Vorrei iniziare citando alcuni degli errori più gravi della recente politica economica quali conseguenze dirette di questo paradigma.

La teoria che ha guidato la politica monetaria e finanziaria … Leggi tutto

La teoria della scuola austriaca | I parte

La Scuola prende stemma misesil nome dalla circostanza che il fondatore, Carl Menger (1840-1921), e i primi due discepoli, Friedrich von Wieser (1851-1926) e Eugen von Bohm-Bawerk (1851-1914), erano austriaci [1], così come, nel Novecento, due grandi esponenti come Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek[2].

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo l’economia classica giunge a un punto morto. L’analisi in termini di “classi” anziché di azioni individuali e la sottovalutazione del fondamentale ruolo dei consumatori impediscono una coerente e convincente spiegazione dei valori e dei prezzi relativi dei beni. La soluzione dei paradossi generati dall’analisi classica è offerta nel 1871 da Carl Menger[3], sulla base di un’epistemologia completamente diversa, incentrata sull’individuo, che compie scelte in base alle proprie preferenze e interagisce col mondo reale. In tale contesto diventa centrale la figura del consumatore, elemento di orientamento di tutta l’attività produttiva.

Nelle semplificazioni che spesso accompagnano le classificazioni dottrinali, la Scuola Austriaca viene spesso incorporata nel pensiero neoclassico, e confusa con esso[4]. Quando la si riconosce come tradizione di pensiero autonoma – identificata nella sequenza di autori Menger–Wieser–Bohm-Bawerk–Mises–Hayek–Popper–Kirzner – le si attribuisce in genere anche un elevato grado di compattezza teorica[5]. Tuttavia all’interno della scuola si sono sviluppati paradigmi interpretativi diversi: in particolare, le differenze maggiormente rilevanti riguardano il filone che fa capo a Mises e quello che origina in Hayek. La descrizione della teoria che qui ci si appresta a svolgere segue l’impostazione Mises-Rothbard[6].

La prasseologia

La prasseologia[7] è la scienza[8] dell’azione umana, e studia le implicazioni formali dell’Assioma Fondamentale dell’azione. L’esistenza dell’uomo implica l’azione; l’uomo non può non agire.

L’economia è la branca della prasseologia che si occupa dell’individuo isolato e dello scambio (catallassi [9]). Vi sono settori della prasseologia non appartenenti all’economia, come ad esempio l’analisi dell’azione violenta o l’analisi del voto, finora meno esplorati.

La prasseologia (e l’economia) non conseguono le loro verità dall’esperienza, ma attraverso il metodo assiomatico-deduttivo, dunque aprioristico, come la logica … Leggi tutto

Una nota sulla Matematica in Economia

Il metodo matematico, come tante altre fallacie, si è impossessato dell'attuale pensiero economico a causa dell'epistemologia pervasiva del positivismo. Il positivismo è, essenzialmente, l'interpretazione della metodologia della fisica condensata in una teoria generale della conoscenza in tutti i campi.