Inflazione | Lezione IV – Parte II

La musica inflazionisticaMisesPoster continuò esattamente fino al 20 novembre 1923. La massa aveva creduto che la moneta iniettata fosse vera moneta, ma scoprì che era avvenuto un cambiamento. Alla fine dell’inflazione tedesca, nell’autunno del 1923, le fabbriche pagavano il per diem agli operai ogni mattina. E l’operaio che andava in fabbrica con la moglie le consegnava la paga, milioni di marchi, immediatamente. La donna si recava immediatamente a fare compere, qualunque compera. Sapeva quello che la maggior parte della gente sapeva, cioè che di giorno in giorno il marco perdeva il 50% del suo potere d’acquisto. La moneta si scioglieva nelle tasche come cioccolato nel forno. Questa ultima fase dell’inflazione tedesca non durò a lungo. Dopo alcuni giorni l’incubo finì. Il marco non aveva più alcun valore e una nuova valuta dovette essere installata.

Lord Keynes, da cui è spuntato l’adagio “nel lungo periodo siamo tutti morti”, appartiene a una lunga lista di autori inflazionisti del secolo XX. Tutti questi autori contrastarono il sistema aureo. Quando Keynes attaccò il sistema aureo, lo definì «barbara reliquia». E la maggior parte delle persone ritiene sia ridicolo ipotizzare un ritorno al sistema aureo. Negli Stati Uniti, per esempio, un uomo è visto come sognatore se è dell’avviso che, prima o poi, gli Stati Uniti dovranno ripristinare il sistema aureo.

Eppure, il sistema aureo ha una qualità meravigliosa: la quantità di moneta in un regime aureo è indipendente da politiche governative e partiti politici. Questo è il vantaggio dell’installazione dell’oro come moneta. La moneta aurea costituisce una protezione dalle condotte dissipatrici del governo. In un sistema aureo, alla richiesta di spendere, il ministro del Tesoro replicherà domandando dove troverà il denaro. Egli vorrà sapere come troverà il denaro per effettuare la spesa richiesta.

In un sistema inflazionistico, non c’è niente di più facile per un politico che inviare l’ordine di fabbricazione monetaria alla stamperia governativa. In un sistema aureo, un governo sano è molto … Leggi tutto

Inflazione | Lezione IV – Parte I

Se l’offerta di caviale fosse MisesPosterabbondante come quella di patate, il prezzo del caviale, cioè il rapporto di cambio tra caviale e moneta o caviale e altre commodities, cambierebbe considerevolmente. Nel caso di un aumento dell’offerta di caviale, sarebbe possibile avere caviale a un prezzo inferiore rispetto a quello pagato attualmente. Similmente, se la quantità di moneta aumenta, il potere d’acquisto dell’unità monetaria diminuisce e anche la quantità di beni ottenibili in cambio di un’unità di tale moneta decresce.

Quando nel secolo XVI furono scoperti in America oro e argento, enormi quantità di tali metalli preziosi furono trasportate in Europa. Il risultato dell’incremento della quantità di moneta fu un incremento dei prezzi europei. Parimenti oggi, quando un governo aumenta la quantità di cartamoneta, il risultato è il declino del potere d’acquisto dell’unità monetaria. E i prezzi aumentano di conseguenza. Questo stato di cose è chiamato inflazione.

Purtroppo negli Stati Uniti, e in altri Paesi, alcuni preferiscono attribuire la causa dell’inflazione non all’incremento della massa monetaria, ma all’incremento dei prezzi.

Ad ogni modo, non c’è mai stata una seria argomentazione contro la connessione tra prezzi e massa monetaria, o il rapporto di cambio tra moneta e altri beni, commodity e servizi. Nello stato tecnologico corrente non c’è niente di più facile che fabbricare pezzi di carta inchiostrati con determinate denominazioni di importo. Negli Stati Uniti, dove tutte le note hanno le medesime dimensioni, al governo la stampa di un biglietto da mille dollari o di un biglietto da un dollaro costa la stessa cifra. È una procedura di stampa che richiede la medesima quantità di carta e inchiostro.

Nel secolo XVIII, quando furono fatti i primi tentativi di emettere banconote, conferendo a queste banconote la qualità di valuta legale, cioè il diritto di essere onorate nello stesso modo in cui monete d’oro e d’argento erano onorate, i governi e le nazioni ritenevano che i banchieri disponessero di una scienza segreta … Leggi tutto

Ecco la scelta: libero mercato o tassazione più banche centrali?

Pubblichiamo di seguito un brano del Prof. Ubiratan Jorge Iorio, inizialmente inteso per la rivista Liber@mente e gentilmente licenziato dall’autore per una riproposizione su questo sito.

Mises Italia

Cento anni fa, esattamente nel 1913,liberamente accaddero due eventi apparentemente scollegati tra loro ma che, oltre ad essere strettamente correlati, hanno causato ingenti perdite di libertà di scelta e, conseguentemente, hanno impedito allo sviluppo economico e sociale di seguire il suo naturale corso guidato dall’azione umana individuale. Il primo fu la creazione della banca centrale degli Stati Uniti, la Fed, e il secondo l’istituzione dell’imposta sul reddito.

Infatti la tassazione e i controlli sulla moneta, il credito ed il tasso di interesse sono fattori di maggiore potere politico, quest’ultimo sempre artificiale e oggetto di decisioni burocratiche su mercati che invece sono ordini spontanei, come enfaticamente hanno sottolineato i grandi economisti della Scuola Austriaca, specialmente Mises, Hayek, Rothbard e Kirzner. Purtroppo quasi tutti i politici e gli economisti non la pensano così, soprattutto dopo gli anni ’30 del XX secolo con l’avvento di uno dei più grandi mali che la sana teoria economica abbia sofferto: il keynesismo, sicuramente una malattia non solo della scienza economica, ma anche dei principi morali fondamentali e della vita stessa dei cittadini.

L’economia nel mondo reale è costituita dall’azione umana individuale e volontaria nel corso del tempo e in condizioni di reale incertezza. Così gira il mondo da tempo immemorabile, quando gli uomini hanno scoperto quali vantaggi si possano ricavare dalla divisione del lavoro e dalla libera interazione sui mercati. Questi ultimi sono processi dinamici di scoperta, di tentativo ed errore, di imprenditorialità, perdite, profitti e, in sintesi, di ricerca permanente di una maggiore soddisfazione personale. Quando lo Stato interviene in questo processo, necessariamente provoca deviazioni dal suo corso spontaneo, distraendo le scarse risorse in attività scelte dai politici o dai “tecnici” e non da soggetti volti al perseguimento della propria felicità, essenza questa della vita stessa. Come … Leggi tutto

Hayek: il ruolo della conoscenza nell’economia | IV parte

La teoria della concorrenza perfetta

La teoria della concorrenzaDom-off_Cmg perfetta analizza la determinazione dei prezzi e delle quantità nell’ambito di un certo numero di “forme di mercato” alternative.

La concorrenza perfetta è antitetica rispetto alla concorrenza reale in quanto, mentre in quest’ultima gli imprenditori cercano di “superarsi” migliorando continuamente il modo di produrre, vendere, commercializzare, nella prima è perfettamente inutile tentare di realizzare qualcosa in modo migliore, in quanto l’unica scelta possibile è quella di accettare il verdetto del mercato.

La differenza tra le accezioni di concorrenza come “stato” e concorrenza come “processo” risale a quella tra lo Smith interessato alla concorrenza come processo attivo e il Cournot interessato agli effetti della concorrenza.

Il modello della concorrenza perfetta viene, difatti, definito inizialmente da Cournot, nel suo lavoro del 1838, “Mathematical Principles of the theory of wealth”. La definizione che Cournot dà della concorrenza è quella di “una situazione in cui il prezzo non varia con la quantità, in cui la curva di domanda che si trova davanti l’impresa è orizzontale”. Da questa definizione risulta come Cournot fosse interessato all’effetto finale del processo concorrenziale, ossia il fatto che ogni impresa alla fine di questo processo non potesse esercitare la benché minima influenza sul prezzo del prodotto, essendo il numero di imprese produttrici dello stesso praticamente illimitato; ogni impresa è price-taker. Questa è la descrizione di una situazione, di uno stato appunto; non di un processo.

Il secondo aspetto centrale della concorrenza perfetta viene definito da Jevons nel 1871, nel suo “The theory of Political Economy”, come il possesso da parte di ogni attore del mercato di informazione perfetta. Ciò significa che ogni produttore conosce il prezzo minimo a cui è venduto il dato bene.

E’ di Frank H. Knight (“Risk, Uncertainty and Profit”, 1921) la definizione canonica delle condizioni necessarie alla concorrenza perfetta:

  1. numero infinito di venditori e compratori;
  2. mobilità totale delle risorse (affinché sia garantita l’equalizzazione del rendimento di ogni
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Bitcoin: Moneta del futuro o cara vecchia bolla?

I Bitcoin sono mengerbitdiventati estremamente popolari ultimamente; si smobilizzano attraverso una tecnologia peer-to-peer,  completamente decentralizzata, senza brevetti ed open-source. Al momento, vi sono quasi 11 milioni di unità di bitcoin esistenti e la massima quantità di bitcoin che verrà mai creata, secondo le logiche strutturali, conterà 21 milioni di unità.

Il problema

Nonostante i bitcoin siano stati strutturati in modo tale da non potere essere soggetti ad iperinflazione (in teoria), indubbiamente essi possono subire tale dinamica nella sostanza. Sul mercato, è già possibile trovare numerose imitazioni, come i litecoin, i namecoin e i freicoin. Questo è un punto di particolare rilevanza, perché i bitcoin rappresentano una sorta di “stella marina”, ossia sono pienamente decentralizzati. Come sostenuto da Ori Brafman e da Rod Beckstrom,

“Una stella marina non ha una testa. Il suo corpo non cambia. Infatti, la maggior parte dei suoi organi vengono replicati attraverso ciascuna delle sue “braccia”. Se si tagliasse una stella marina a metà, si rimarrebbe sorpresi: l’anima non muore e, in poco tempo, dovrai vedertela con due stelle marine”.

Quando il sistema di condivisione dei file musicali Napster fallì, Niklas Zennstrom (il creatore di Skype), entrò in quel mercato creando Kaaza, un sistema privo di server centrale che poteva essere spento.

Questi programmi peer-to-peer divennero progressivamente più numerosi, includendo Kazaa Lite, eDonkey, eMule, BitTorrent, etc. Sebbene questa notizia possa sembrare buona per coloro che scaricano e condividono contenuti gratuitamente, non lo è di certo per chi ha  l’impressione che i bitcoin rappresentino una strategia di hedging contro l’inflazione. Chi paragona i bitcoin a una lingua, dimentica il fatto che la maggior parte delle persone  non ha alcun incentivo a creare una lingua dal nulla. D’altro canto, parte della storia dell’umanità è rappresentata da persone alla ricerca della pietra filosofale per produrre magicamente oro. Non vi è alcun dubbio che il bitcoin sia basato  un meccanismo simile alla corsa all’oro, già esteso ai litcoin e che, sicuramente, … Leggi tutto

Finestre rotte e “risorse inattive”

krugman-interna-nuovaOrmai da un certo tempo, Fabrizio Galimberti pubblica, su Il Sole-24 Ore della Domenica, la rubrica Il Sole Junior – L’economia spiegata ai ragazzi, rimarchevole per la chiarezza delle spiegazioni e, spesso, anche per le posizioni assunte. Che non sono Austriache, purtroppo, ma restano ben al di qua di Krugman. Prova ne sia, inter cetera, il recente articolo Un “ghostbuster” per il Pil [1], che ha attratto la mia attenzione per il favore mostrato nei confronti di Bastiat – definito «geniale economista francese dell’Ottocento», nientemeno! – e del racconto della finestra rotta.

Purtroppo, però, Galimberti, pur pienamente concorde sulla necessità di computare i costi nascosti di un evento (e convinto che vi riesca bene la c.d. “green economy“), ritiene che ci sia

«una circostanza in cui Bastiat non avrebbe avuto ragione. Supponiamo che il commerciante che tira fuori i 6 franchi per riparare il vetro non voglia restringere la sua spesa in altre cose. Quei 6 franchi di maggiore spesa li toglie da ciò che avrebbe risparmiato. In questo caso la sua propensione alla spesa (cioè quanto spende del proprio reddito) sarà aumentata e il reddito della nazione ne beneficierà. Se il vetraio non era pienamente occupato quando gli fu chiesto di riparare il vetro, ecco che il reddito del Paese – il famoso Pil – sarà più alto di prima.».

Ho aggiunto le sottolineature per rimarcare quelli che sono, secondo me, gli errori centrali del ragionamento.

Anzitutto, sembra proprio che Galimberti sposi la definizione keynesiana del risparmio come mera eccedenza rispetto al consumo, “reddito non consumato”. Questo è un ottimo esempio di come si possa adottare la prospettiva soggettivista soltanto a metà; e, devo dire, mi stupisco sempre della facilità con cui gli economisti mainstream riescono a cadere in queste fallacie. Il concetto di “propensione”, al consumo o al risparmio, implica un riferimento ineludibile alla sfera delle motivazioni soggettiveLeggi tutto

Intervista a Philipp Bagus

Mises Italia, in collaborazione con l’associazione culturale Ora libera(le) Torino, intervista Philipp Bagus, prof. associato di economia applicata all’Universidad Rey Juan Carlos di Madrid nonché allievo di Jesus Huerta de Soto, in occasione dell’incontro tenutosi presso la Facoltà di Economia dell’Università di Torino il 02 marzo 2013, promosso dall’Assemblea di Economia nell’ambito della seconda edizione di “Tesoro Parliamone”.

Grazie a Chiara Garibotto.

Mises Italia

 

 

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La grande rapina alla Banca di Cipro

I recenti drammatici Ciproeventi di Cipro hanno evidenziato la fondamentale debolezza del sistema bancario europeo e l’estrema fragilità dell’istituzione della riserva frazionaria. Le banche cipriote hanno pesantemente investito in titoli del debito sovrano greco e la ristrutturazione di quest’ultimo, durante l’estate scorsa, ha prodotto ingenti perdite – equivalenti a più del 25 percento del PIL nazionale. Come se ciò non bastasse, queste banche hanno, poi, rigirato tali cattivi investimenti al governo, sollecitando un piano di salvataggio ad un ministero del Tesoro già sotto assedio. A sua volta, l’esecutivo di Cipro ha passato la patata bollente all’Unione Europea, affinché accorresse in suo aiuto.

Le condizioni inizialmente imposte dalla Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) allo scopo di finanziare il piano di salvataggio equivalevano ad una rapina. Benché  i depositanti delle banche fossero stati, tradizionalmente, protetti in caso di fallimento o liquidazione, nella fattispecie la troika ha insistito affinché costoro pagassero una tassa compresa tra il 6,75 e il 10 percento del totale dei depositi per cofinanziare il piano di aiuti.

Mentre si può simpatizzare con i contribuenti europei, avversi a voler finanziare l’ennesimo piano di salvataggio di un sistema bancario pessimamente gestito, allo stesso tempo, costringere il popolo cipriota a pagare per i rischi insensati presi dal suo governo e dai banchieri è semplicemente criminale. Nel desiderare di punire il “paradiso fiscale” – presumibilmente – degli oligarchi russi, le élite europee hanno ritenuto di dover assicurare che i cittadini comuni avrebbero patito le stesse sofferenze dei depositanti stranieri. Immaginate la reazione se, nel settembre 2008, il governo degli Stati Uniti avesse finanziato i 700 miliardi di dollari del piano di aiuti alle banche saccheggiando direttamente i conti dei contribuenti americani!

Nonostante la prima proposta sia stata respinta dal parlamento cipriota, questi non avrà alcuna voce in capitolo circa la soluzione definitiva approvata da Unione Europea e FMI: i depositi oltre i 100 mila euro rischiano di … Leggi tutto

Azione, Tempo e Conoscenza: la Scuola Austriaca di economia – I parte

Prima parte della trascrizione della conferenza tenuta il 10 marzo 2012 in occasione della Austrian Scholars Conference ad Auburn, Stati Uniti, e riassunto del Capitolo 2 del mio ultimo libro Ação, Tempo e Conhecimento: a Escola Austríaca de Economia (Instituto Mises Brasil, São Paulo, 2011).

I. Introduzione

La tradizione iniziatamises_crest da Carl Menger con la pubblicazione nel 1871 dei suoi Principles of Economics spazia su di un campo vasto, affascinante e formidabile della conoscenza umana che trascende l’economia raggiungendo il più ampio spettro delle scienze sociali; costantemente animato dal dibattito filosofico, ha permeato la cultura umanista in modo permanente. Hayek aveva ragione quando affermava che un economista che pensa solo nei ristretti limiti della teoria economica non sarebbe mai stato un economista completo, anche se fornito di competenza tecnica.

La tradizione austriaca richiede infatti non solo quest’ultima, ma anche la capacità di spingersi oltre e cercare di diventare un umanista. Tuttavia, anche quando si tratta di un campo molto ampio della conoscenza umana, la Scuola Austriaca possiede una notevole semplicità derivata dalla logica ineccepibile delle sue proposizioni e postulati. Come ha scritto Mises: “good economics is basic economics”!

I grandi economisti austriaci del XX secolo – in particolare Mises e Hayek – sono esempi di audacia. Infatti, in un momento in cui i colleghi andavano verso la specializzazione in aree sempre più ristrette dell´economia, essi si rifiutarono di scendere a compromessi e rimasero generalisti in quel senso che denota vasta cultura umanista.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo gli economisti iniziarono ad abbandonare la tradizione umanista e progressivamente si concentrarono su una maggiore conoscenza tecnica specifica, diventando così meno informati. Oggi pochi economisti accademici hanno la maestrìa sufficiente a padroneggiare le nozioni contenute nei libri di testo di micro e macroeconomia. Molti purtroppo disdegnano le altre scienze sociali poichè, lungo il cammino verso la “scienza grigia”, sono state loro additate come “non scientifiche”.

Queste osservazioni non significano … Leggi tutto

Un nuovo percorso per Macroeconomisti

Gennaio è quel happy new yearperiodo dell’anno in cui si propongono soluzioni, miglioramenti che guideranno il vostro comportamento nel corso dei prossimi dodici mesi e che, auspicabilmente, vi permetteranno di inaugurare il prossimo anno come una persona migliore di quella che eravate una volta.

Che le soluzioni proposte a Gennaio derivino da un dono di Natale, generalmente significa che abbiamo cibo per le nostre idee, dato che incominciamo un processo di auto-miglioramento. Claudio Borio, economista della Bank International Settlements (BIS), ci ha dato un dono del genere nel suo recente lavoro “The financial cycle and macroeconomist: What we have learnt?”.

Non contento di segnalare meramente gli errori commessi dai macroeconomisti che hanno condotto alla crisi, Borio fa un passo in avanti, sottolineando tre difficoltà che i macroeconomisti incontrano quando collegano le crisi finanziarie ai cicli economici. Inoltre, fornisce al lettore tre direzioni verso cui la moderna macroeconomia dovrebbe andare, al fine di evitare tali problematiche in futuro. Tutti e sei i punti che, come vedremo in seguito, dovrebbero essere accolti dagli economisti della Scuola Austriaca, includono aspetti del ciclo economico che sono fondamentali per la Teoria Austriaca del Ciclo Economico (Austrian Business Cycle Theory – ABCT) in generale, ed in particolare per la teoria austriaca del capitale.

Tre sfide di analisi per Macro Modellisti

In primo luogo, per Borio è del tutto evidente che “il boom finanziario non dovrebbe precedere la crisi, ma ne è la causa”. Secondo Borio, l’anello di congiunzione è che il boom “semina il germe della crisi successiva”, consentendo alle vulnerabilità di accumularsi nell’economia. Una panoramica più concisa della ABCT è difficile da trovare: difatti, per i macroeconomisti aderenti alle tradizioni convenzionali, questo punto di vista è difficile da accettare. La visione dominante moderna, di shocks esogeni provenienti dal lato della domanda che moltiplicano gli effetti economici, non tiene in considerazione che l’economia si destabilizza gradualmente man mano che il boom progredisce. Al contrario, i veri sostenitori … Leggi tutto