In difesa dell’euro: una prospettiva austriaca

L'attuale sistema monetario e bancario è incompatibile con una vera economia di libera impresa, che contiene tutti i difetti individuati dal teorema dell'impossibilità del socialismo e che rappresenta una continua fonte di instabilità finanziaria e di perturbazioni economiche. Pertanto, diventa indispensabile ridisegnare profondamente il sistema finanziario e monetario mondiale, per arrivare alla radice dei problemi che ci affliggono e risolverli.

La Scuola Austriaca e la Scuola di Chicago

Spesso mi si chiede: "In che modo sono differenti gli Austriaci dagli economisti della Scuola di Chicago? Non siete tutti fan del libero mercato che si oppongono ai Keynesiani del big-government?" In questo articolo evidenzierò alcune delle principali differenze. Sebbene sia vero che gli Austriaci concordino con gli economisti della Scuola di Chicago su molte questioni di strategia, ciò nonostante il loro approccio alla scienza economica può essere abbastanza differente. E' importante spiegare queste differenze, almeno per respingere la lamentela comune che l'economia Austriaca sia semplicemente una religione che serve a giustificare le conclusioni libertarie.

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A scuola di economia

Ripensando ai miei trascorsi universitari, mi domando spesso come sarebbe stato bello e stimolante poter frequentare un corso introduttivo di economia tenuto da un professore con approccio “austriaco.” Avrei potuto affrontare l’economia come studio dell’azione umana, della funzione imprenditoriale e dei risultati non intenzionali della coordinazione sociale. Avrei compreso come l’ordine di mercato, in modo spontaneo, nasca dall’interazione dei diversi agenti economici e sociali. Avrei studiato le sue caratteristiche principali, confrontandole con quelle tipiche delle organizzazioni coercitive di tipo statale; lo avrei relazionato con le norme, le leggi e le istituzioni di tipo giuridico, economico e sociale che vi sorgono e lo rendono possibile. Avrei infine esaminato i processi di mercato, quella rete complessissima di interazioni umane al cui centro è protagonista l’entrepreneur.

 Oggi tutto questo è possibile, grazie al lavoro del professor Jesus Huerta de Soto che ha reso disponibili i video delle sue lezioni e soprattutto di Francesco Carbone, Presidente dell’associazione Usemlab, che le ha trascritte ed organizzate in un libro, A scuola di economia.

È un libro rivolto a tutti: ai risparmiatori, agli imprenditori sempre più confusi, e spesso anche traditi, dalle caotiche evoluzioni economico-finanziarie, al cittadino disorientato dalla politica, allo studente ancora alla ricerca di consapevolezza e principi, al politico onesto e coraggioso.

 Perché, come scriveva Mises,

L’economia non deve essere relegata alle lezioni scolastiche e agli uffici di statistica, né deve essere lasciata ai circoli esoterici. Essa rappresenta la filosofia della vita e dell’azione umana, tratta dei fondamentali problemi della società, e per questo concerne tutto, tutti quanti, e appartiene a tutti noi.

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Perchè studiare la Scuola Austriaca è importante (parte seconda)

Gli economisti mainstream insegnano che, in caso di benefici o costi sopportati da persona diversa rispetto all’agente economico, esiste un’esternalità, che deve essere corretta dal governo attraverso la redistribuzione. Ma, definite ampiamente, le esternalità sono presenti in ogni transazione economica poiché i costi e i benefici sono, in ultima analisi, soggettivi. Potrei compiacermi nel vedere fabbriche gettare fumo perché amo l’industria. Ma questo non significa che dovrei essere tassato per questo privilegio. Analogamente, potrei essere infastidito dall’assenza di barba nella maggior parte degli uomini, ma questo non implica che gli sbarbati debbano essere tassati per compensare il mio dispiacere.

La Scuola Austriaca ridefinisce le esternalità, ritenendole presenti solo in caso d’invasioni fisiche della proprietà (es.: il vicino che getta spazzatura nel mio giardino); quindi il fatto costituisce illecito. Non vi possono essere costi o benefici soggettivi determinati dalla sommatoria di attività non economiche e gratuite. Invece, il criterio rilevante dovrebbe essere quello della modalità dell’azione; in altri termini, se essa è stata pacifica o meno.

Un’altra area nella quale gli Austriaci differiscono dagli economisti mainstream è quella riguardo gli interventi del governo in caso di fallimenti del mercato. Ammesso che il governo, in qualche modo, possa individuare un fallimento di mercato, l’onere della prova è ancora a suo carico: deve dimostrare di saper raggiungere il compito in maniera più efficiente rispetto al mercato. Gli Austriaci vorrebbero utilizzare le energie impiegate nella ricerca dei fallimenti del mercato nell’analisi e comprensione dei fallimenti dell’intervento pubblico.

Ma il fallimento dello stato nel compiere ciò che l’economia convenzionale moderna gli affida non è oggetto di dibattito. Al di fuori della Public Choice, è solitamente ritenuto valido l’argomento che il governo sia capace di fare qualsiasi cosa voglia, e di farlo bene. La natura dello stato come istituzione con propri perniciosi disegni sulla società, viene del tutto dimenticata. Uno dei contributi di Rothbard fu proprio quello di analizzare questo punto, concentrandosi sull’elaborazione e sulle conseguenze … Leggi tutto

Perchè studiare la Scuola Austriaca è importante (parte prima)

L’economia, scriveva Joseph Schumpeter, è “una grande carrozza che trasporta passeggeri di incommensurabile interesse e abilità”. Vale a dire, gli economisti sono incoerenti e inefficaci, la loro reputazione lo conferma. Eppure non dovrebbe essere così per ciò che concerne i tentativi economici di dare risposta alle questioni più importanti del mondo materiale. Supponete di non conoscere nulla riguardo al mercato, e chiedetevi: come può l’intera summa di conoscenza intellettuale e risorse scarse della società essere assemblata al fine di ridurre al minimo i costi; utilizzare il talento di ciascuno; rispondere ai bisogni e gusti di ogni consumatore; incoraggiare innovazione, creatività e sviluppo sociale; come può darsi tutto questo in maniera sostenibile?

La domanda è molto importante, coloro i quali cercato di rispondervi meritano sicuramente rispetto. Il problema è questo: il metodo usato da molti economisti mainstream ha poco a che vedere con l’azione umana, quindi porta a conclusioni errate.

Le questioni centrali dell’economia hanno impegnato i più grandi pensatori sin dall’antica Grecia. E oggi, il pensiero economico, si articola in diverse scuole teoriche: i Keynesiani, i Post Keynesiani, i Neokeynesiani, i Classici, i Neoclassici (o Scuola delle Aspettative Razionali), i Monetaristi, la Scuola di Chicago, la Public Choice della Virginia, gli Sperimentalisti, i Game Theorists, le varie correnti della Supply Side e via dicendo.

La Scuola Austriaca

Tra queste, ma in maniera diversa, troviamo la Scuola Austriaca. Non è una scuola all’interno dell’economia “ortodossa”, ma un modo alternativo di guardare a essa. Dove le altre scuole si focalizzano su modelli matematici ideali in economia, suggerendo i modi in cui il governo potrebbe influenzarli in caso di necessità, la teoria Austriaca è più realistica e quindi più scientifica.

Gli Austriaci considerano, invece, l’economia uno strumento utile a comprendere come le persone interagiscono e competono nel processo di soddisfacimento dei relativi bisogni e nell’allocazione delle risorse, in modo da costruire un florido ordine sociale. Essi considerano l’imprenditorialità una forza critica nello sviluppo … Leggi tutto

Che cosa è la Scuola Austriaca di Economia?

La storia della Scuola Austriaca comincia nel quindicesimo secolo, quando i seguaci di San Tommaso d’Aquino, scrivendo e insegnando all’Università di Salamanca in Spagna, cercano di spiegare l’intera gamma dell’azione umana e dell’organizzazione sociale. Questi tardo Scolastici notarono l’esistenza di leggi economiche, di inesorabili forze di causa – effetto che operavano proprio come le altre leggi naturali. Per diverse generazioni, essi scoprirono e spiegarono le leggi della domanda e dell’offerta, le cause dell’inflazione, il funzionamento dei tassi di cambio e la natura soggettiva del valore economico – tutte ragioni per cui Joseph Schumpeter li definì come i primi veri economisti.

Gli Scolastici di Salamanca erano sostenitori dei diritti di proprietà e della libertà commerciale e contrattuale. Celebrarono il contributo del mercato alla società, opponendosi ostinatamente all’imposizione fiscale, al controllo dei prezzi e alle regolamentazioni che inibivano l’attività imprenditoriale. Come teologi morali, essi invitarono i governi ad obbedire ad un’etica rigorosa, che si opponeva al furto e all’assassinio. Ed essi vissero seguendo la regola di Ludwig von Mises: il primo compito di un economista è quello di dire ai governi ciò che non possono fare.

Il primo trattato generale sull’economia, Saggio sulla natura del Commercio in generale, fu scritto nel 1730 da Richard Cantillon, un uomo istruitosi secondo la tradizione scolastica. Nato in Irlanda, emigrò poi in Francia. Egli considerava l’economia un’area di ricerca indipendente e spiegò la formazione dei prezzi usando l’”esperimento mentale”, cioè il metodo dell’astrazione; capì il mercato come processo imprenditoriale e aderiva ad una visione Austriaca della creazione di moneta: il denaro entra nell’economia reale gradualmente, distorcendo i prezzi lungo la via.

Cantillon fu seguito da Anne Robert Jacques Turgot, l’aristocratico pro mercato francese e ministro delle finanze durante l’ancien régime. I suoi scritti economici furono pochi ma profondi. Il suo saggio “Valore e moneta” enunciò le origini della moneta e la natura delle scelte economiche: esse riflettono la posizione soggettiva delle preferenze individuali. Turgot risolse … Leggi tutto