Del perché è inutile che la Federal Reserve si concentri sull’inflazione

Uno dei principali punti di riferimento per le banche centrali e per molti proponenti delle politiche monetarie è, al giorno d’oggi, l’idea di “prendere di mira valore di inflazione”. Alcune principali banche centrali in tutto il mondo, tra cui la Federal Reserve negli Stati Uniti, hanno fissato l’obiettivo dell’inflazione dei prezzi al due per cento. Il problema è che la cosa alla quale i banchieri centrali stanno mirando è un fantasma che non esiste.

Forse possiamo meglio tentare di capire questo attraverso l’apprezzamento di alcuni degli scritti dei membri della Scuola Austriaca di Economia su questioni di teoria e politica monetaria. Carl Menger (1840-1921), fondatore della Scuola Austriaca nel 1870, aveva già spiegato nei suoi Principles of Economics (1871) e nella sua monografia “On the Origins of Money” (1892), che il denaro non è una creazione dello Stato.

Il Denaro emerge dal Mercato, non dallo Stato

Un mezzo di scambio ampiamente utilizzato e generalmente accettato emerse “spontaneamente” – ovvero senza pianificazione o progettazione intenzionali – dalle interazioni di moltitudini di persone nel corso di un lungo periodo di tempo, dal momento in cui hanno provato ad effettuare con successo scambi potenzialmente reciprocamente vantaggiosi .

Ad esempio, Sam ha il prodotto “A” e Bob ha il prodotto “B”. Sam sarebbe felice di vendere un certo quantitativo del suo prodotto “A” per una certa quantità del prodotto “B” di Bob. Ma Bob, d’altro canto, non vuole alcuna quantità del prodotto “A” di Sam, o perché non ne ricava alcuna utilità o perché possiede già abbia abbastanza quantità di “A” per i propri scopi.

Piuttosto che rinunciare ad una desiderabile opportunità di commercio, ci possiamo facilmente immaginare che Sam pensi che Bob potrebbe essere disposto a scambiare qualche altra merce o prodotto per il suo prodotto “B”, nel caso che Sam ne abbia un po’, qualunque cosa esso sia. Così Sam potrebbe decidere di vendere una quantità del suo prodotto “A” per una … Leggi tutto

Copernico e la teoria quantitativa della moneta

4071Tralasciano i Protestanti e gli estremisti Anabattisti, c’erano dei Cattolici che durante il 16° secolo che non erano Scolastici,e non presero parte nelle lotte scaturite dalla Riforma, ma che contribuirono significativamente allo sviluppo del pensiero economico.

Un di questi geni universali la cui nuova visione del mondo lo ha impresso nella storia mondiale: Niccolò Copernico (1473-1543). Copernico nacque a Thorn (torun), parte della Prussia Reale, poi stato sottomesso al regno di Polonia. Proveniva da una distinta e facoltosa famiglia, suo padre mercante mentre suo zio e mentore era Vescovo di Ermerland. Copernico si rivelò essere uno studente “inveterate” e teorico in molti campi: studioso di matematica all Università di Cracovia, talentuoso pittore, esperto di diritto canonico e astronomo presso la famosa Università di Bologna. Divenendo ecclesiastico, Copernico fu nominato canonico della cattedrale di Frauenburg all’età di 24 anni, ma poi lasciò per insegnare a Roma e per studiare altri campi. Si guadagnò una dottorato in diritto canonico all’Università di Ferrara nel 1503 e una aurea in medicina all’Università di Padova due anni dopo. Divenne medico di suo zio, il vescovo, e successivamente servì a tempo pieno come canonico presso la cattedrale.

Nel frattempo, come svago dalla sua vita impegnata, questo meritevole teorico elaborò il nuovo sistema astronomico con la terra e gli altri pianeti che ruotano attorno al sole anziché il contrario.

Copernico volse la sua attenzione agli affari monetari quando Re Sigismondo I di Polonia gli chiese di avanzare proposte di riforma per la sua problematica valuta dell’area. Dagli anni del 1460, la Polonia Prussiana, dove Copernico viveva, era casa di 3 diverse valute : quella della Prussia Reale, quella del Regno di Polonia e quella della Prussia dell’Ordine Teutonico. Nessun governo aveva adottò un unico standard di peso. L’Ordine Teutonico, in particolare, continuò a svilire e a far circolare denaro con un contenuto di metallo prezioso sempre minore. Copernico finì il suo dossier nel 1517, fu consegnato alla … Leggi tutto

Austrografia

Il mio primo approccio con la scuola austriaca di economia risale ai mesi di gennaio e febbraio 2010. Incuriosito dalla crisi in atto e cercando di capire i perché più profondi di questa, smanettavo su internet alla ricerca di qualche spunto interessante. Certo, durante il mio percorso di studi universitari avevo studiato la materia economica, ma quello che avevo appresso mi era apparso da subito lacunoso dinanzi alle problematiche che stavano poco alla volta emergendo.

La lettura di Usemlab di Francesco Carbone ha rappresentato la porta d’ingresso verso un mondo fino ad allora a me sconosciuto: l’università, infatti, non mi aveva accennato nemmeno l’esistenza di una cosiddetta scuola austriaca di economia, ed una volta che ne venni a conoscenza compresi neanche troppo gradualmente il perché.

Dopo Usemlab venne Rischio Calcolato, Ideas Have a Consequences, Freedonia, etc, ma soprattutto i libri dei grandi esponenti di questa scuola.

Con il tempo, i nomi di von Mises, von Hayek, Rothbard, Menger, Bruno Leoni, solo per citarne alcuni, mi divennero familiari ed aprirono i miei occhi sul reale modus operandi del processo economico. Questi stessi nomi, nel contempo, mi aiutarono a comprendere che il testo di riferimento dei miei studi economici, vale a dire Economics di Paul A. Samuelson e William D. Nordhaus, non era, come da più di cinquanta anni asseriva il mondo accademico, perlomeno quello più in vista, una mirabile sintesi di tutte quelle verità che la scienza economica era riuscita ad individuare sino a quel momento, ma un insieme di parole che era bene leggere solamente per sottoporle in seguito ad una devastante critica.

Definire la scuola austriaca meramente come una scuola di pensiero economico è piuttosto riduttivo: essa è più ampiamente una logica ed una epistemologia che si pone a difesa della libertà e della dignità della persona umana. Libertà che si realizza pienamente nel momento in cui ogni individuo può agire in assenza di impedimenti, con … Leggi tutto

Un rallentamento nella crescita dell’offerta di denaro rappresenta una minaccia per le bolle

Nel quarto trimestre il tasso annuo di crescita del prodotto interno lordo reale è sceso all’1.9% rispetto al 2% del trimestre precedente.

Utilizzando il nostro modello econometrico su larga scala, suggeriamo che il tasso annuo di crescita del PIL potrebbe scendere all’1.7% entro il terzo trimestre prima di rimbalzare al 2.4% entro il quarto trimestre. Anche per il quarto trimestre dell’anno prossimo prevediamo un 2.4%.

 

Gli ultimi dati ritraggono un quadro variegato per quanto riguarda l’attività economica. A gennaio il tasso annuo di crescita degli ordini dei beni durevoli è balzato all’1.8% rispetto al -0.1% del mese precedente.

Nel frattempo a febbraio l’indice manifatturiero della FED del Kansas è sceso a -12% rispetto al -9% a gennaio.

Inoltre nel mercato immobiliare ci sono segnali misti, con il tasso annuo di crescita delle vendite di case all’11% a gennaio rispetto al 7.5% di dicembre, mentre il tasso di crescita annuale delle vendite di case nuove è sceso a -5.2% a gennaio rispetto al 9.9% del mese precedente.

Inoltre l’indice di fiducia dei consumatori del Conference Board si è indebolito a febbraio, infatti è sceso a 92.2 rispetto a 97.8 del mese precedente.

Le sole variazioni dei vari indicatori non ci forniscono le informazioni necessarie per capire perché siano avvenuti. Secondo la nostra ottica la chiave per capirli è lo stato del bacino della ricchezza reale.

I forti aumenti del tasso di crescita annuale dell’offerta di moneta prima del suo picco nell’ottobre 2011, quando s’attestava al 14.8%, hanno contribuito ad indebolire il ritmo di creazione della ricchezza reale.

Da allora il tasso di crescita annuale del nostro aggregato monetario, AMS, ha seguito un trend calante. Riteniamo che questo abbia indebolito le varie bolle, le quali sono emerse grazie ai forti aumenti monetari del passato.

Sebbene una diminuzione dell’offerta di moneta rappresenti una cattiva notizia per le bolle, rappresenta una grande notizia per i creatori di ricchezza poiché rallenta … Leggi tutto

Ludwig von MIses: Un ritratto — Parte 3

Screen shot 2012-07-22 at 9.38.22 PMGLOBALIZZAZIONE

Il quinto capitolo parla di globalizzazione, una cosa del XIX secolo spazzata via dallo statalismo nel XX secolo, e venuta nuovamente fuori di recente. Nel mezzo tra le due, c’è stato un Medioevo di protezionismo, di espropriazioni di investimenti esteri, di ostacoli ai movimenti di capitali, persone e merci, di discriminazioni contro gli stranieri.

Questi erano i metodi con cui si cercava di far progredire la società.

Esiste un solo modo per crescere, che è investire. E per investire ci sono due modi: risparmiare, o ottenere prestiti. I movimenti internazionali di capitali, cioè i prestiti tra cittadini ed imprese di diverse nazioni, rappresentano un elemento fondamentale che consente la crescita economica dei Paesi poveri, e dunque la globalizzazione della ricchezza prodotta dal capitalismo. Gli Stati Uniti e l’Europa continentale si sono sviluppati grazie al capitale inglese, ad esempio.

Oggi la battaglia contro l’esportazione di capitale verso i Paesi poveri, cioè a favore della perpetuazione della loro miseria, è portata avanti dalle imprese che cercano protezione, dai contadini che difendono l’”identità nazionale”, dai movimenti no global, dai sindacati che vogliono la legislazione “antidumping”. Di fatto, stanno dicendo “niente benessere per i negri”, anche se giustificano le loro idee con argomenti più etici, e anzi, spesso, parlano di morale con la stessa leggerezza con cui si ingurgitano popcorn al cinema.

Quando la FIAT deve decidere se investire in Polonia o in Italia, si parla della minaccia di non investire in Italia come un danno ai lavoratori. Quali lavoratori? Se si investe da una parte, si investe di meno dall’altra: qualcuno ne verrà danneggiato in ogni caso. Il fatto che non si considerino i lavoratori polacchi non è forse razzismo, ma poco ci manca. La “minaccia” di non investire in Italia non è che la decisione di investire altrove: non è ricatto, ma una scelta su dove impiegare al meglio i propri fondi. E se nessuno straniero investe in Italia, non lamentiamoci … Leggi tutto

Ludwig von Mises: Un ritratto — Parte 1

Screen shot 2012-07-22 at 9.38.22 PMLudwig von Mises è stato un economista, un filosofo, e un pensatore politico. È stato uno dei più grandi liberali del XX secolo, senza il quale le più importanti novità del pensiero liberale, e i più importanti sviluppi del pensiero economico della Scuola austriaca, non sarebbero stati possibili.

Tanto per farsi un’idea, senza Mises non ci sarebbe stato Hayek: il pensiero economico di Hayek (teoria del calcolo economico, teoria del ciclo economico, teoria del processo concorrenziale) nasce con Mises, e Hayek lo espande e lo perfeziona, e anche la filosofia politica e giuridica di Hayek è il risultato delle discussioni di Hayek con uno studioso che cercava di applicare le idee di Mises al diritto, Bruno Leoni.

Ludwig von Mises nacque a Lemberg (Lviv in ucraino, Leopoli in italiano), oggi Ucraina, all’epoca parte dell’Impero Austro-Ungarico, il 29 Settembre 1881 (la canzone di Battisti non credo sia a lui dedicata). Laureatosi in legge, letti gli scritti del fondatore della Scuola austriaca Carl Menger divenne un economista.

Carl Menger fu il fondatore della Scuola austriaca, una delle tre varianti della Scuola economica marginalista sorte negli anni ’70 del XIX secolo. Il contributo fondamentale della Scuola marginalista fu di risolvere il problema del valore, che gli economisti classici non riuscivano a risolvere, data la loro teoria del valore-lavoro. Perché un quadro dipinto da me in mille ore di fatica vale un miliardesimo di un quadro dipinto da Caravaggio in un decimo del tempo? Perché un chilo di grano vale meno di un chilo di diamanti? La Scuola marginalista di Walras (il terzo marginalista fu Jevons) ha dato origine all’economia matematica contemporanea, con la sua analisi dell’equilibrio economico, cioè la condizione “statica” in cui ogni possibile opportunità di profitto è stata sfruttata e non c’è più niente da fare.

La Scuola austriaca è invece sempre stata interessata al processo anziché all’equilibrio, cioè le interazioni di individui che portano allo sfruttamento delle opportunità di profitto, … Leggi tutto

La Banca Centrale Europea è in procinto d’implementare un maggiore pompaggio monetario

Il 21 gennaio 2016 il presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha affermato che il Consiglio Direttivo potrebbe approvare più stimoli nella sua prossima riunione a marzo. Il Presidente della BCE è del parere che lo stimolo monetario intrapreso dalla banca centrale sin dal giugno 2014, abbia rafforzato la resistenza dell’area Euro ai recenti shock economici globali. Il tasso di crescita annuale del bilancio della BCE (pompaggio monetario) è passato da -8.5% a dicembre 2014 al 31.3% a dicembre 2015, mentre il tasso di riferimento della BCE è stato pari ad un minimo record dello 0.05%.

Ciononostante il presidente della BCE sostiene che finora la banca centrale non è riuscita a portare il tasso d’inflazione verso il suo obiettivo del 2%.

Secondo Draghi un fattore importante alla base di ciò, è il forte calo del prezzo del petrolio. Il tasso di crescita annuale dell’IPC è stato pari allo 0.2% a dicembre.

Secondo il nostro modello, il tasso di crescita potrebbe scendere a -0.1% a dicembre di quest’anno. Entro dicembre del prossimo anno prevediamo uno 0.8%. Sulla base di ciò, è molto probabile che la BCE rafforzerà ulteriormente il ritmo del pompaggio monetario.

Un forte rimbalzo nella dinamica di crescita della nostra misura monetaria per l’Eurozona (AMS), fa ben sperare per l’attività economica in termini di produzione industriale nei prossimi mesi (vedi grafico). La posizione monetaria allentata della BCE si manifesta nel rafforzamento del momento di crescita dell’AMS europea, con il tasso di crescita annua passato dal 6.5% a novembre del 2014 al 13% a novembre 2015.

Suggeriamo che un ulteriore rafforzamento del pompaggio monetaria da parte della BCE, non farà altro che rafforzare ulteriormente le varie bolle — attività che consumano ricchezza. La maggior parte degli economisti e commentatori mainstream considera il pompaggio monetario una politica corretta per mantenere “in salute” l’economia. Secondo loro un aumento della massa monetaria significa un aumento della domanda di beni e servizi, … Leggi tutto

L’economia cristiana in una lezione

[La seguente è la “Prefazione all’edizione italiana” dell’ultimo libro di Gary North, Christian Economics in One Lesson. Per acquistare l’ebook completo della traduzione in italiano cliccate su questo link.]

 

L’economia moderna è pregna di quello che potremmo definire “pragmatismo economico”. Ovvero, se qualcosa funziona dal punto di vista empirico, allora funzionerà per sempre. Questa massima viene sostenuta dalla maggior parte della popolazione, nonché dall’establishment accademico e politico. Non esiste alcuna teoria a sostegno di questo punto di vista, solo la praticità di un sistema che riesce a protrarsi tanto a lungo da convincere chicchessia che tutto continuerà ad andare così. Non c’è modo di convincere tali persone della proposizione errata delle loro convinzioni, anche se intorno a loro non ci sarà altro che devastazione economica, continueranno a chiedere penitenti una dose maggiore di quello che credevano fosse un percorso risolutivo “nella pratica”.

Cosa ci vuole affinché cambino idea? Un crollo tonante dell’economia. Una discontinuità talmente monumentale nell’attuale pratica economica, da incitare gli attori di mercato a riconsiderare le loro posizioni riguardo l’economia. Infatti la maggior parte delle persone aderisce all’economia keynesiana anche senza saperlo. Anche se non ha mai letto nulla di teoria economica, ha una propensione a seguire il pensiero keynesiano. Perché? Due parole: pasti gratis.

La promessa di una vita all’insegna di grandi ricchezze guadagnate col minimo sforzo, stimola la maggior parte degli individui a cedere parte delle loro libertà personali a favore di un politburo monetario in grado, presumibilmente, di direzionare l’intera economia verso lidi di maggiore prosperità e nel contempo sganciare una valanga di pasti gratis. Sicurezze in ogni dove, certezze dietro ogni angolo, e più nessuna responsabilità. È questa la promessa del politburo monetario. È una promessa vuota. È la promessa presente in qualsiasi schema di Ponzi.

Non tutti abbandoneranno le vecchie abitudini di cadere vittima di simili promesse, ma di certo staranno più attenti. Dopo essere rimasti scottati una volta, sarà più … Leggi tutto

Gli Stati Uniti si stanno dirigendo verso un bust economico?

Mercoledì 16 dicembre 2015 i funzionari della Federal Reserve Bank hanno innalzato il tasso dei federal funds, dallo 0.25% allo ​​0.5%, per la prima volta sin dal dicembre 2008. L’obiettivo sarebbe quello d’innalzarlo gradualmente al 1.25% entro il dicembre del prossimo anno.

I funzionari della FED hanno giustificato tale aumento dicendo che l’economia è abbastanza forte e può stare in piedi sulle proprie gambe. “La commissione ritiene che quest’anno vi sia stato un notevole miglioramento nelle condizioni del mercato del lavoro, ed è ragionevolmente fiduciosa che l’inflazione salirà nel medio termine al suo obiettivo del 2%”, ha riportato il comunicato stampa post-meeting della FED.

Vari indicatori economici chiave, quali la produzione industriale, non supportano questo ottimismo. Il tasso di crescita annuo della produzione è sceso a -1.2% a novembre, rispetto al 4.5% del novembre dello scorso anno. Secondo il nostro modello, tale tasso di crescita annuo potrebbe scendere a -3.4% entro il prossimo agosto.

Anche se il tasso di crescita annuale dell’IPC è salito allo 0.5% a novembre, rispetto allo 0.2% di ottobre. Secondo il nostro modello, è probabile che il tasso di crescita dell’IPC s’indebolirà visibilmente.

Il tasso di crescita annuo dovrebbe scendere a -0.1% ad aprile, prima di stabilizzarsi allo 0.1% a dicembre del prossimo anno.

Quindi, da questo punto di vista, i funzionari della FED non hanno le basi per restringere la loro posizione.

I funzionari della FED sono del parere che il tasso quasi a zero dei federal funds e il loro massiccia pompaggio monetario abbiano curato l’economia, la quale sembra essere in prossimità di un percorso di crescita economica stabile e di stabilità dei prezzi.

Secondo questo modo di pensare, il ruolo della politica monetaria è quello di fare in modo che l’economia sia indirizzata verso il “percorso corretto”.

Deviazioni dal “percorso corretto” si verificano a causa di vari shock, che sono spesso considerati di natura misteriosa. Suggeriamo che attualmente la FED stia … Leggi tutto

Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – V Parte

  1. Ludwig Lachmann contro la scuola di Cambridge

     ferlito 2 Quanto visto sinora costituisce solo parte della critica più generale che Lachmann avanza contro la scuola di Cambridge ed il pensiero economico mainstream, inclusa la scuola neoclassica[1]. Tale critica è sviluppata soprattutto in Lachmann (1973), ma tracce di essa possono essere trovate in tutti i lavori dell’economista tedesco.

      Lachmann intende dimostrare in particolare che le scuole di Cambrdige e neoclassica, anche se impregnate a combattersi a vicenda, in realtà sono allo stesso modo incapaci di sviluppare teorie economiche in grado di comprendere i complessi processi economici, soprattutto per quel che riguarda le teorie della crescita e del capitale in un contesto di libero mercato. La ragione di tale fallimento è da ricercarsi nel fatto che, lavorando entrambe con macro variabili, ignorano i microfondamenti di tali variabili, in particolare non colgono le implicazioni delle azioni umane guidate dalle aspettative[2]. Al contario, the «significance of the Austrian school in the history of ideas perhaps finds its most pregnant expression in the statement that here man as an actor stands at the center of economic events»[3].

3.1 Il formalismo macroeconomico

      Il primo grande problema delle due scuole consiste nel fatto che entrambe «svolgono la loro discussione nel contesto dell’equilibrio macroeconomico»[4]. Essendo interessate al sistema economico nel suo complesso, esse ignorano sistematicamente l’origine dei movimenti delle forze del sistema economico. Secondo Lachmann (1973, p. 235), però, il mondo reale è un mondo caratterizzato dal disequilibrio, in cui, mentre forze equilibratrici sono all’opera, anche quelle disequilibratrici non smettono mai di operare. Pertanto, mentre è possibile dedicarsi allo studio dell’equilibrio a livello microeconomico[5], diventa difficile riferirsi sensatamente al concetto di equilibrio di tutto il sistema economico; per un tale equilibrio la coerenza relative di tutti i piani individuali diventa una conditio sine qua non[6]. Lachmann (1973, p. 237) definisce formalismo macroeconomico tale tendenza a lavorare esclusivamente … Leggi tutto