Albert Jay Nock: la Old Right ed il conservatorismo statunitense

 3. La “Old Right” ed il conservatorismo statunitense

Non è LibertarianOldRightmia intenzione ripercorrere globalmente le vicissitudini dei movimenti conservatori statunitensi, dalle loro origini ottocentesche fino ai giorni nostri.

Ne presenterò un significativo periodo, quello relativo agli anni Venti e Trenta, nel quale vide la luce e operò il movimento che verrà in seguito denominato “Old Right”. Mostrerò in seguito come Nock ebbe un ruolo di prim’ordine al suo interno.

3.1. Nascita della “Old Right” 31

La “Old Right” statunitense non nacque con atto esplicito, non elaborò alcun programma politico predefinito, non nominò alcun leader. Non si diede nemmeno un nome; venne così definita a posteriori per distinguerla dalla “New Right” che si formò negli anni Cinquanta.

Fu sostanzialmente un movimento che riunì diverse ideologie preesistenti attorno ad un fulcro comune: l’opposizione all’ascesa del Big Government lanciato dal presidente Calvin Coolidge (1923 – 1929), sostenuto da Herbert Hoover (1929 – 1933) e poi definitivamente implementato da Franklin Delano Roosevelt (1933 – 1945) attraverso le riforme del New Deal.

Avendo il suo asse portante in connotati fortemente libertari, la genesi della “Old Right” può essere ideologicamente ricondotta al pensiero di quegli intellettuali Leftist (progressisti) che diffusero, nel primo dopoguerra, la dottrina del laissez-faire e l’approccio individualista: uomini come Henry Louis Mencken, Francis Neilson, il medesimo Nock, Oswald Garrison Villard, furono solo alcuni dei protagonisti di maggior rilievo.

Tra di essi vi era un buon numero di radicali [32], Nock in testa, che non vedevano nel processo politico alcuna soluzione alla tendenza statalista degli anni Venti.

Nonostante ciò, vi fu comunque un riorientamento all’interno della geografia politica: il nemico principale divenne il partito Repubblicano, colpevole di aver supportato l’introduzione di nuovi sussidi, maggiori tariffe e l’inasprimento delle leggi proibizioniste; reo soprattutto di aver creato i presupposti per quella che diverrà l’alleanza corporativa tra Big Government e Big Business.

Il sostegno si fondò sull’adesione a tre principi fondamentali: la volontà di … Leggi tutto

Sullo Stato Onnipotente

“Lo Stato Onnipotente”omni mises è un libro di difficile classificazione. Scritto nel 1944, quando Mises si era ormai stabilito negli Stati Uniti da qualche anno, appare come il tentativo da parte dell’autore di ricostruire il processo che ha portato la Germania, solo un secolo prima culla della cultura europea, a diventare la protagonista assoluta di un conflitto (la Seconda Guerra Mondiale) che per barbarie e violenza non ha forse precedenti nella storia. Ai capitoli più “storiografici” si alternano poi alcune pagine che potremmo definire di filosofia politica, che hanno per oggetto un tentativo di comparazione delle ideologie nazionalsocialista e marxista, e del risultato della loro applicazione rispettivamente in Germania e nell’Unione Sovietica.

Il fallimento del liberalismo tedesco e l’ascesa del nazionalsocialismo

Nella prima metà del XIX secolo, in tutti gli stati tedeschi non v’era pensatore, filosofo o scrittore che non fosse stato contagiato dal pensiero liberale di derivazione francese ed illuminista o da quello “scozzese” di Hume, Smith e Ferguson. Unici a resistere a questa moda filosofica erano illetterati ed analfabeti. Per Mises, il declino dell’egemonia liberale a cavallo tra la prima la seconda metà dell’Ottocento nell’area di lingua tedesca, si dovette  in parte ad alcuni errori politici commessi dagli stessi liberali, ed alla concomitante ascesa della Prussia quale cuore politico ed amministrativo della Germania.

Unificati gli stati tedeschi, Bismarck inaugurò poi la stagione della sozialpolitik allo scopo di “superare i social-democratici nelle misure favorevoli agli interessi dei lavoratori”, sì che una legislazione sostanzialmente socialista si accompagnò alla persecuzione dei maggiori esponenti del partito Social-Democratico tedesco, persecuzione che fu però abbandonata dai successori del Duca di Lauenburg, permettendo al PSD di diventare, nei decenni successivi, il partito politico più influente del Paese. L’intero settimo capitolo de “Lo Stato Onnipotente” è proprio dedicato al PSD, ed in particolare al tentativo di smontare “la leggenda” che lo vede quale unico oppositore al processo di militarizzazione della Germania portato avanti dalla … Leggi tutto

A.E.I.O.U.

«Una nuova verità scientifica non trionfa convincendo i suoi avversari e facendo sì che essi vedano la luce, ma piuttosto perché i suoi avversari alla fine muoiono, e una nuova generazione cresce avendo familiarità con la novità.»

Max Planck

«Un uomo che, insieme a Friedrich von Hayek, ha mostrato come, attraverso un ragionamento sufficientemente rigoroso, l’irrilevante possa essere convertito nell’assurdo.»

John Kenneth Galbraith su Ludwig von Mises

Il 4 febbraio 1936stemma mises, compare nelle librerie l’opus magnum di John Maynard Keynes, la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.  L’Italia littoria si è lanciata alla conquista del “posto al sole” e, se un impero che si avvia a risorgere “sui colli fatali di Roma”, un altro, ben più minaccioso, muove i suoi primi passi, cadenzati e marziali, avviandosi a rimilitarizzare la Renania. La Grande Depressione è entrata nel suo settimo anno e i Governi, somministrate varie terapie, stanno cedendo alla tentazione dello stimolo più efficace, la rottura di finestre su scala massima: la guerra. Eppure, quella che andrebbe, invero, chiamata Apologia e teoria generale dell’intervento pubblico fa ben più che scalar le classifiche delle vendite: con la rapidità dell’incendio in una prateria, nel mondo accademico prende a diffondersi la “rivoluzione keynesiana”.

E’ un caso eclatante di rivoluzione scientifica, ossia di sostituzione di una teoria dominante con un’altra, e conseguente revisione dell’intero corpus di acquisizioni. Com’è usuale in circostanze simili, non è affatto necessario che la nuova teoria sia “più vera” della precedente – che spieghi tutto ciò che questa spiegava e ne risolva qualche difetto – ma basta che lo sembri. La Grande Depressione, ripeto, è entrata nel suo settimo anno, la legge di Say si sta dimostrando non vera, quindi una teoria che si fonda sulla sua sovversione ha ottime possibilità di imporsi; il che sarebbe vero anche per l’alternativa “offertista”, rappresentata da von Hayek, se non fosse per le masse di … Leggi tutto