Come non si cura la povertà

Dall’inizio della storia, tanto riformatori in buona fede che demagoghi hanno cercato di eliminare od almeno ridurre la povertà tramite l’intervento dello stato. Nella maggior parte dei casi, i rimedi proposti sono tuttavia serviti soltanto ad aggravare il problema.

Il più frequente e diffuso tra questi rimedi proposti è stato semplicemente quello di togliere al ricco per dare al povero. Il rimedio ha avuto un migliaio di varianti differenti, ma in definitiva tutte giungono a questo punto. La ricchezza deve essere “condivisa”, “redistribuita”, “eguagliata”. Infatti nelle menti di molti riformatori il male principale non è la povertà, ma la disuguaglianza.

Questi schemi di redistribuzione diretta (inclusa la “riforma agraria” ed il “reddito garantito”) sono così immediatamente rilevanti per il problema della povertà che necessitano di un approfondimento distinto. Qui devo accontentarmi di ricordare al lettore che tutti gli schemi finalizzati a redistribuire od eguagliare i redditi o la ricchezza con forza minano o distruggono gli incentivi da entrambi i lati dell‘azione economica.
Devono ridurre od eliminare gli incentivi tanto all‘indiviuduo senza abilità od incapace di migliorare la propria condizione con le proprie forze, quanto all’individuo abile ed operoso che considererà poco sensato guadagnare oltre ciò che gli è permesso tenere. Questi schemi redistributivi devono inevitabilmente ridurre la dimensione della torta che sarà redistribuita. Possono solo livellare al ribasso. L’effetto di lungo termine che provocano è di ridurre la produzione e condurre all’imporìverimento della nazione.

Il problema che affrontiamo qui è che i falsi rimedi alla povertà sono quasi infiniti di numero. Un tentativo di esporre approfonditamente la confutazione di ognuno di essi sarebbe un dispendio sproporzionato in termini di tempo. Alcuni di questi rimedi errati, tuttavia, sono così largamente considerati come cure efficaci o riduzioni della povertà che se io non mi riferissi ad essi potrei essere accusato di aver intrapreso un’ampia analisi dei rimedi per la povertà ignorando alcuni dei più ovvi. Ciò che farò, come compromesso, sarà di Leggi tutto

Inflazione | Lezione IV – Parte II

La musica inflazionisticaMisesPoster continuò esattamente fino al 20 novembre 1923. La massa aveva creduto che la moneta iniettata fosse vera moneta, ma scoprì che era avvenuto un cambiamento. Alla fine dell’inflazione tedesca, nell’autunno del 1923, le fabbriche pagavano il per diem agli operai ogni mattina. E l’operaio che andava in fabbrica con la moglie le consegnava la paga, milioni di marchi, immediatamente. La donna si recava immediatamente a fare compere, qualunque compera. Sapeva quello che la maggior parte della gente sapeva, cioè che di giorno in giorno il marco perdeva il 50% del suo potere d’acquisto. La moneta si scioglieva nelle tasche come cioccolato nel forno. Questa ultima fase dell’inflazione tedesca non durò a lungo. Dopo alcuni giorni l’incubo finì. Il marco non aveva più alcun valore e una nuova valuta dovette essere installata.

Lord Keynes, da cui è spuntato l’adagio “nel lungo periodo siamo tutti morti”, appartiene a una lunga lista di autori inflazionisti del secolo XX. Tutti questi autori contrastarono il sistema aureo. Quando Keynes attaccò il sistema aureo, lo definì «barbara reliquia». E la maggior parte delle persone ritiene sia ridicolo ipotizzare un ritorno al sistema aureo. Negli Stati Uniti, per esempio, un uomo è visto come sognatore se è dell’avviso che, prima o poi, gli Stati Uniti dovranno ripristinare il sistema aureo.

Eppure, il sistema aureo ha una qualità meravigliosa: la quantità di moneta in un regime aureo è indipendente da politiche governative e partiti politici. Questo è il vantaggio dell’installazione dell’oro come moneta. La moneta aurea costituisce una protezione dalle condotte dissipatrici del governo. In un sistema aureo, alla richiesta di spendere, il ministro del Tesoro replicherà domandando dove troverà il denaro. Egli vorrà sapere come troverà il denaro per effettuare la spesa richiesta.

In un sistema inflazionistico, non c’è niente di più facile per un politico che inviare l’ordine di fabbricazione monetaria alla stamperia governativa. In un sistema aureo, un governo sano è molto … Leggi tutto

Monopoli

Un monopolio è etimologicamente l’unica entità venditrice di un dato prodotto o dati prodotti. Sebbene possano esistere molteplici imprese, nominalmente diverse, venditrici di uno specifico bene, rendendo, da un punto di vista squisitamente etimologico, la nozione di monopolio inappropriata, tuttavia, anche esistendo molteplici attori, questi attori, tendendo all’acquisizione di quote di mercato in conseguenza di legislazioni a loro favorevoli e quindi espandendo progressivamente la loro azione di presenza nel mercato, possono essere chiamati senza reticenze monopoli. Altre denominazioni che esprimono lo stesso significato veicolato dalla parola monopolio sono: agglomerazione, conglomerato, trust, cartello.

Genealogia del criptosocialismo italiano

E' interessante notare che, in Italia, Paese che non ha mai conosciuto (ufficialmente) l'esperienza del c.d. "Socialismo reale", dibattito politico e linguaggio comune sono arroventati da due etichette brandite con spregio, "fascismo" e "comunismo", mentre nessuna connotazione negativa si riscontra per il termine "socialismo". Me ne sono reso conto un pomeriggio in cui spiegavo ad un amico americano la necessit di prendere lo scontrino al bar e il rischio di multe: il suo commento sdegnato fu "Che sistema socialista!".

I sindacati e “gli altri” Piccolo Tim

Tornando a casa dal lavoro l’altro giorno, sono passato davanti a una macchina parcheggiata davanti al Dipartimento di Inglese che mi ha strappato un sorriso. Si tratta di una berlina grigia con un adesivo verde sul paraurti che recita che dovremmo ringraziare i sindacati per le 40 ore settimanali di lavoro. Le mie risate sarebbero rivolte al proprietario della macchina, che alla Facoltà di Inglese è ritenuto un tipo intelligente e qualcuno che, rispetto al cittadino medio, se ne intende parecchio di movimenti sociali e politici di oggi, ma che, incollando quell’adesivo da paraurti sulla sua macchina,  si è tuttavia dato a uno dei passatempi preferiti del cittadino medio – cioè pubblicizzare disinformati pareri economici.

Questi professori inglesi. Molti ritengono che siano sottopagati perché, quando si tratta dei loro stipendi, viene applicata la teoria del valore-lavoro. Molti hanno letto Upton Sinclair e ritengono che siano stati i sindacati a forzare gli standard qualitativi nella produzione. Leggono Charles Dickens e ritengono che i sindacati abbiano salvato i lavoratori occidentali da indicibili orrori, anche se il lavoro minorile non è stato abolito legalmente negli Stati Uniti fino a quasi 100 anni dopo la pubblicazione di Oliver Twist. Se i Bob Cratchit ( il sottopagato, sfruttato e maltrattato impiegato di Ebenezer Scrooge, ndt) dell’Era Vittoriana inglese avesse avuto accesso al Sindacato dei Lavoratori, non solo avrebbero potuto opporsi alle pratiche di gestione di Scroogie ma i Piccoli Tim (il figliolo invalido di Bob Cratchit nel racconto di Dickens, ndt) nel mondo avrebbero dormito sonni più tranquilli.

 Come Mises ha opinato più volte, se la teoria è assente, non si può dare nulla per scontato. Ciò vale anche per Dickens quando ha scritto i suoi racconti o per i miei colleghi quando attaccano adesivi alle loro macchine. Lo confesso: da studente universitario interessato nelle materie economiche, ero abituato a guardare tali professori con un disprezzo che spesso diventava mutuo alla fine … Leggi tutto