Il denaro sarà digitale, ma sarà libero?

Il Bitcoin ci offre uno sguardo sul futuro del denaro – una forma di denaro puramente digitale che è individuale, privato, globale, e libero (non nel senso di gratuito). Il Bitcoin spesso è confrontato con il sistema bancario esistente, contrapponendo le sue proprietà futuristiche con il mondo lento, antiquato e obsoleto dei bonifici, degli assegni, degli “orari bancari” e delle limitazioni.

Ma il futuro non sarà una scelta tra il “denaro tradizionale” e la criptomoneta. Sarà invece una scelta tra due visioni in competizione della moneta digitale: una basata sulla libertà e sulla scelta, l’altra basata sul controllo e sulla sorveglianza, un sistema totalitario distopico di controllo cui nessuno può sfuggire.

Ora siamo al bivio tra queste due opzioni e siamo chiamati a scegliere il futuro del denaro con saggezza.

Il contante, gli assegni e altre forme di moneta tangibile gradualmente sono andati svanendo negli ultimi decenni. Ora ci stiamo spostando rapidamente verso una società senza contante dove tutto il denaro è solo digitale. Nel passato i pagamenti in contanti erano abituali e graditi; le transazioni a credito erano viste con sospetto. Ma da quando siamo entrati in una società basata sul debito, l‘anomalia è diventato il contante. La scritta ‘per tutti i debiti pubblici o privati’ (Ndt: si riferisce alle due frasi stampate sul dollaro, ‘noi confidiamo in dio’ e ‘questa banconota è mezzo legale di pagamento per tutti i debiti pubblici o privati’) non suona più vera. Oggi, se provi a comprare un’automobile in contanti, sarai trattato con estremo sospetto. Grandi quantità di contante vengono associate ad attività criminali e la dimensione di ‘grandi’ diventa ogni giorno più piccola. Questa è la maniera con cui arrivare ad una società senza contanti: rendere il contante sospetto in sé, quindi criminale.

La transizione dal contante al denaro digitale non è solo un cambiamento di forma. È un passaggio da transazioni che sono private, da persona a persona e … Leggi tutto

Contanti vietati, libertà sparita

Alcuni politici vogliono bandire i contanti, poiché a detta loro stanno aiutando i criminali. Questi sono i primi passi verso il ritiro delle banconote di grosso taglio e limiti ai pagamenti in contanti.

I fautori di tale divieto sostengono che ciò aiuterà a combattere le operazioni criminali — riciclaggio di denaro sporco, terrorismo, evasione fiscale. Queste promesse di salvezza vengono utilizzate per sensibilizzare l’opinione pubblica ad accettare una società senza contanti. Ma non vi è alcuna prova convincente che il mondo senza contanti sarebbe un posto migliore. Anche se il comportamento sbagliato è alimentato dai contanti, c’è ancora bisogno di rispondere alla seguente domanda: senza i contanti scomparirà anche il comportamento sbagliato? O coloro che si comportano in modo sbagliato troveranno nuovi modi e mezzi per raggiungere il loro obiettivo?

Prendiamo in considerazione la banconota da 500 Euro. Se la togliessimo, non si farebbe ricorso alla banconota da 100 euro? O a quella da 50 euro? E per quanto riguarda i costi imposti alla grande maggioranza delle persone rispettabili? Usando la stessa logica, non dovremmo vietare l’alcol perché alcuni non sono in grado di gestirlo in modo corretto?

 

Si tratta delle banche centrali

Il piano per limitare l’uso del contante, o di abolirlo un passo alla volta, non ha nulla a che fare con la lotta contro il crimine. La vera ragione è che gli stati (e le loro banche centrali) vogliono introdurre tassi d’interesse negativi.

Anche se le banche centrali hanno a lungo perseguito politiche inflazionistiche che svalutano il debito degli stati, i tassi d’interesse negativi offrono un nuovo e potente strumento per raggiungere questo obiettivo. Ma, per far funzionare bene i tassi d’interesse negativi, è necessario sbarazzarsi del denaro contante.

In caso contrario, i clienti nel breve o lungo termine cercheranno di evitare i costi che i tassi negativi rappresenteranno per i loro depositi bancari. Quindi i depositanti, in molti casi, accumuleranno denaro contante. Per bloccare … Leggi tutto

La bolla dei prestiti per automobili è pronta a scoppiare?

Martedì scorso abbiamo appreso che nel 2015 sono stati venduti oltre diciassette milioni di veicoli, un record nella storia degli Stati Uniti.

Mentre i media mainstream sostengono che questo record sia stato raggiunto grazie ad un miglioramento dell’economia degli Stati Uniti, ancora una volta non sono riusciti a capire una questione fondamentale: l’espansione del credito.

Quando i tassi d’interesse sono mantenuti artificialmente bassi, gli individui sono indotti in errore e spendono più di quanto nelle loro reali possibilità. Col senno di poi, scoprono che i loro errori di giudizio hanno sconvolto il loro benessere finanziario.

Questa è una lezione che il paese avrebbe dovuto imparare sin dalla crisi dei mutui subprime nel 2008. L’eccessiva creazione di credito ha portato troppi individui a comprare case, costruire case e investire nel settore immobiliare. Questo aumento artificiale della domanda ha portato ad un’impennata temporanea dei prezzi, con conseguenti pignoramenti di oltre quattro milioni di case e la scomparsa di oltre nove milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.

Invece di imparare dagli errori del passato, la Federal Reserve ha incrementato le sue politiche espansionistiche. Dal 2009 l’offerta di moneta è aumentata di quattro mila miliardi, mentre il tasso dei fondi federali è rimasto pari o vicino allo zero per cento. Di conseguenza la bolla immobiliare è stata sostituita con diverse altre bolle, compresa quella nell’industria automobilistica.

Sin dal 2009 le case automobilistiche hanno approfittato degli oneri finanziari a buon mercato per aumentare la produzione dei veicoli di oltre il 100 per cento:

 

Fonte: OICA

 

Al fine di maggiorare gli acquisti di veicoli, sin dalla recessione del 2008 queste aziende hanno incentivato i consumatori con offerte difficili da rifiutare, come ad esempio i famigerati “liar loan” e i “no-money down loan”. Solo lo scorso anno le concessionarie hanno aumentato del 14 per cento la spesa per gli incentivi sulle vendite, e ora gli avvisi nei loro esercizi … Leggi tutto

Rothbard e il denaro

I contributi culturali cosa ha fatto il governodi Murray N. Rothbard spaziano su numerose discipline e sono disseminati su dozzine di libri e migliaia di articoli. Anche limitatamente al solo tema del denaro, che è l’oggetto di questo volume, i suoi contributi rimangono copiosi e significativi.

Come storico della politica monetaria americana, Rothbard tracciò il quadro delle politiche di partito, dei gruppi di pressione e del supporto accademico dietro ai vari schemi bancari nazionali, lungo tutto il corso della storia americana. Come divulgatore di teoria e storia monetaria, egli mostrò al pubblico qual era il reale obiettivo del governo nell’assumere sempre maggior controllo sul denaro. Come esperto sul ciclo economico, scrisse libri di grande spessore sul Panico del 1819 e sulla Grande Depressione, mostrando come alle radici di entrambi ci fu l’espansione artificiale del credito. Se il testo di riferimento per la teoria monetaria nella tradizione della Scuola Austriaca è The Theory of Money and Credit di Ludwig von Mises (1912), il più esaustivo compendio breve della teoria monetaria austriaca è certamente il capitolo 10 del trattato di Rothbard, Man, Economy and State.

Rothbard diede grande rilievo all’intuizione centrale dell’economia classica in ambito monetario: la quantità di denaro è ininfluente per il progresso economico. Non c’è alcun bisogno di espandere artificialmente la quantità di denaro per tenere il passo con la crescita della popolazione, la crescita dell’economia o altri fattori. Fintanto che i prezzi sono liberi di fluttuare, il potere d’acquisto del denaro è in grado di adattarsi agli aumenti di produzione, agli aumenti della domanda di denaro, alle variazioni di popolazione o a qualsiasi altra variazione. Se la produzione aumenta, per esempio, i prezzi semplicemente calano, quindi la stessa quantità di denaro può ora servire ad un numero maggiore di transazioni, commisurato alla maggiore abbondanza di beni. Ogni tentativo da parte della “gestione monetaria” di impedire ai prezzi di calare, o di adattarsi ad un aumento della domanda di denaro, o di … Leggi tutto

Abbiamo bisogno di un prestatore di ultima istanza?

vault2Il referendum scozzese per l’indipendenza si è concluso con esito negativo. Non ci saranno, per ora, ulteriori discussioni su cosa dovrebbe fare la Scozia con le proprie istituzioni monetarie. Comunque, c’è ancora una questione che mi piacerebbe venisse discussa dato che trascende il caso particolare della Scozia, indipendentemente dal voto in favore dell’indipendenza o meno.

Esiste, infatti, una diffusa convinzione secondo cui un solido sistema bancario necessiti di una banca centrale che agisca come prestatore di ultima istanza. In breve, la questione è la seguente: esistono delle potenziali instabilità intrinseche al sistema bancario e per evitare una crisi che metta a repentaglio i metodi di pagamento, una banca centrale “esterna” alle forze del mercato dovrebbe agire come prestatore ultimo.

Ci sono due problemi con questa linea di ragionamento. Innanzitutto, viene si premette un sistema bancario strutturalmente instabile. Ciò non è così ovvio come, talvolta, si crede. Inoltre, si assume come avere un prestatore “di ultima istanza” equivalga ad avere una banca centrale.

Ipotizziamo che la Scozia avesse votato in favore dell’indipendenza, decidendo unilateralmente di continuare ad usare la sterlina inglese (è opportuno tener presente che – rispetto ad un accordo bilaterale – una decisione unilaterale dà al paese più flessibilità nel caso in futuro si voglia cambiare la valuta, ad esempio nel caso in cui la sterlina inglese si rivelasse una scelta sbagliata). Nel caso di una scelta unilaterale di questo tipo, in linea di principio le banche scozzesi non potrebbero rivolgersi alla Banca d’Inghilterra come prestatore di ultima istanza.

Non è che le banche che non abbiano accesso al credito manchino di una banca centrale. La questione è se il “prestatore di ultima istanza” debba fornire credito alle banche in ogni circostanza, oppure soltanto alle banche che non hanno liquidità ma che sono comunque solventi (perché possiedono asset di valore, ad esempio, ndr.). Ma se la banca centrale, nella sua funzione di prestatore finale, deve imitare il mercato, che … Leggi tutto

La leggenda dell’austerità

Molti politici e KrugmanEuroAusteritycommentatori, tra cui Paul Krugman, sostengono che il problema dell’Europa sia l’austerità, cioè un livello insufficiente di spesa pubblica.

Di solito l’argomento è il seguente: a causa di una riduzione della spesa pubblica, c’è una domanda insufficiente; questo produce disoccupazione. La disoccupazione rende la situazione ancora peggiore, poiché la domanda aggregata diminuisce ulteriormente, provocando minori entrate statali e un aumento del deficit. I governi europei, spinti dalla Germania (che non ha imparato nulla dalle politiche asseritamente disastrose del Cancelliere Heinrich Brüning) riducono ancora la spesa pubblica, tramite il licenziamento di dipendenti pubblici e la riduzione dei trasferimenti statali. Ciò comprime, a sua volta, la domanda, in un circolo vizioso di miseria senza fine. Cosa si può fare per rompere la spirale? La risposta data dai commentatori: porre fine all’austerità, dare impulso alla spesa pubblica e alla domanda aggregata. Paul Krugman arriva perfino a sostenere l’utilità della prepararazione ad un’invasione aliena, il che indurrebbe lo stato a spendere di più. Così la vulgata. Ma è vero tutto questo?

Prima di tutto, c’è davvero austerità nell’eurozona? Una persona è austera quando risparmia, cioè spende meno di ciò che guadagna. Bene, non esiste neppure un Paese nell’eurozona che sia austero. Spendono tutti più di quanto ricevono dalle entrate.

In realtà, i deficit pubblici sono estremamente alti, a livelli insostenibili, come si può vedere nel seguente grafico (deficit pubblici in percentuale del PIL). Notare: le cifre del 2012 sono quelle che i governi si augurano.

Figure1

Le cifre in valore assoluto dei deficit pubblici in miliardi di euro sono ancora più significative:

Figure2

Una buona immagine dell'”austerità” è data anche dal confronto tra spese e entrate statali (relazione tra spese e entrate pubbliche in percentuale).

Figure3Immaginate: una persona di vostra conoscenza spende il 12% in più del suo reddito nel 2008, il 31% in più del suo reddito l’anno successivo, il 25% nel 2010 e il 26% nel 2011. Considerereste … Leggi tutto

Cattivi consigli per i Greci

Questa estate Roger Bootle ha vinto il premio Lord Wolfson (£250,000) per il miglior consiglio ad un paese che lascia l'Unione Monetaria Europea (si può supporre che questo consiglio sia rivolto alla Grecia). Una politica più statalista ed anti-liberale non poteva essere scelta (questo indica bene la mentalità della giuria). La sua posizione era in netto contrasto con quella del Dr. Philipp Bagus, il cui consiglio liberale, trasparente e di libero mercato è stato respinto a favore di quello di Mr. Bootle, che include la segretezza e la coercizione di stato come ricetta.

Bernanke, cui prodest?

Perché un terzo round di quantitative easing? Certo, Ben Bernanke ci racconta che è tutto destinato ad aumantre crescita e occupazione, come dimostrato dalle varie teorie propugnate per 60 anni da Lord Keynes. Davvero? Siamo seri. Questo approccio non ha concluso nulla; invece ha prolungato la sofferenza. Un altro giro garantisce la continuazione della stagnazione economica. Il QE è veleno per la prosperità Americana futura.

QE: verso l’infinito e oltre

Il QE non è più non convenzionale; è la normalità. La banca centrale non solo manipola – sistematicamente e persistentemente – i tassi di interesse a breve e l’offerta di riserve bancarie in modo da mantere basso il costo del credito, ora manipola anche la forma della curva dei rendimenti dei titoli di stato, il costo dell’indebitamento e i premi nel mercato dei mutui. Tutto questo richiede un’espansione continua dello stato patrimoniale della Fed e un pompaggio monetario senza fine. E non c’è strategia d’uscita.

Ezra Klein sul gold standard: non distingue il piromane dal pompiere

Ezra Klein cerca di screditare il gold standard usando le obiezioni standard che vengono sempre fatte. Ma sono obiezioni legittime, oppure si risolvono con il fare un falso confronto tra un gold standard imperfetto, da una parte, e una Federal Reserve mitizzata e divina, dall'altra?