Azione umana e mercato, la chiave per capire l’economia moderna

L’importanza della Scuola Austriaca è dovuta principalmente alla facilità con cui presenta al pubblico temi che, all’apparenza, possono risultare ostici o addirittura incomprensibili. Essa concentra nelle sue teorie tutti quei concetti d’economia che ognuno di noi vorrebbe apprendere ma che, purtroppo, vi rinuncia a causa dell’estrema complessità che il mondo accademico conferisce alla materia. Questo perché scompare dai radar quel tassello che invece è al centro del processo economico, ovvero, l’attore di mercato. Per l’economia mainstream, infatti, quest’ultimo è ridotto ad una macchietta, il quale sa tutto e conosce tutto. Il cosiddetto homo oeconomicus è un modello fallace ereditato dalla teoria classica, dove la sua figura viene relegata ai margini della scienza economica visto che la sua unica pulsione sarebbe quella di massimizzare i guadagni e minimizzare i costi.

Ma la Scuola Austriaca dimostra che tutti possono accedere alla comprensione della cosiddetta scienza triste. E lo dimostra senza nemmeno una equazione nei suoi esempi. Questo perché, diversamente dalle altre scuole d’economia, non si rivolge agli accademici bensì alle persone stesse. Ovvero, ai lettori curiosi e vogliosi d’entrare in possesso di nuova conoscenza. La Scuola Austriaca permette di raggiungere tale conoscenza e lo fa annoverando letture agili, proponendo ragionamenti brevi e di facile accessibilità. In realtà, questa scuola di pensiero economico rappresenta un esercizio per diradare quella paura che per tutto questo tempo ha attanagliato le menti della maggior parte delle persone riguardo la teoria economica.

Scrisse Ludwig von Mises nel suo capolavoro, L’Azione Umana:

Fu errore fondamentale della scuola storica tedesca delle wirtschaftlichen Staatswissenschaften e dell’istituzionalismo americano interpretare l’economia come caratterizzazione di un tipo ideale, l’homo oeconomicus. Secondo questa dottrina l’economia tradizionale od ortodossa non tratta dell’uomo quale realmente è e agisce, ma di una immagine fittizia o ipotetica. Descrive un essere determinato esclusivamente da motivi “economici”, cioè soltanto dall’intenzione di fare il maggior profitto materiale o monetario possibile. Tale essere non ha né ha mai

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Ingegneri e pianificatori

2782L’ingegnere

L’ideale di un controllo cosciente dei fenomeni sociali ha fatto sentire al massimo grado la sua influenza in campo economico. Le radici dell’attuale popolarità della “pianificazione economica” sono direttamente rintracciabili nella prevalenza delle idee scientiste di cui abbiamo discusso. Dato che in questo campo tali ideali scientisti si manifestano nelle particolari forme che prendono nelle mani dello scienziato applicato e specialmente dell’ingegnere, sarà conveniente integrare la discussione su questa influenza con un esame degli ideali caratteristici degli ingegneri.

Vedremo che l’influenza del loro metodo tecnologico, del punto di vista ingegneristico, nelle opinioni correnti sui problemi dell’organizzazione sociale, è molto più grande di quanto generalmente si percepisca. La maggior parte degli schemi per una completa trasformazione della società, dalle prime utopie al socialismo moderno, portano effettivamente il segno distintivo di questa influenza.

In anni recenti questo desiderio di applicare la tecnica ingegneristica alla soluzione dei problemi sociali è diventato molto esplicito; [1] “ingegneria politica” e “ingegneria sociale” sono diventati slogan alla moda tanto caratteristici della mentalità della generazione attuale quanto la sua predilezione per il controllo “cosciente”; in Russia persino gli artisti sembrano vantarsi della definizione “ingegneri dell’anima,” imposta loro da Stalin. Queste frasi suggeriscono una tale confusione sulle differenze fondamentali fra il lavoro di un ingegnere e quello di organizzazioni sociali su più vasta scala da spingerci ad analizzare il loro carattere in modo più completo.

Dobbiamo limitarci qui a poche caratteristiche salienti degli specifici problemi che l’esperienza professionale dell’ingegnere fa emergere costantemente e che determinano la sua mentalità. Il primo è che le sue mansioni caratteristiche sono solitamente in se stesse complete: si preoccuperà di un singolo fine, controllerà tutti gli sforzi orientati verso questo fine e disporrà delle risorse comprese in una scorta definitivamente data. È come conseguenza di questo che la principale caratteristica della sua procedura diventa possibile, vale a dire che, almeno in linea di principio, tutte le parti del complesso delle operazioni è preformata … Leggi tutto

L’Arte della pubblicità

pubblictà
Il consumatore non è onnisciente. Non sa dove ottenere al miglior prezzo ciò che cerca. Molto spesso non sa nemmeno che tipo di merce o servizio sia adatto per rimuovere nel modo più efficace lo specifico disagio che vuole eliminare. Al massimo è familiare con le condizioni del mercato del passato più recente e mette insieme un piano sulla base di queste informazioni. Il compito della propaganda commerciale è di trasmettergli informazioni sullo stato reale del mercato.

La propaganda commerciale deve essere importuna e sfacciata. Il suo scopo è di attrarre l’attenzione delle persone lente, di risvegliare i desideri latenti, di allettare le persone a sostituire con l’innovazione l’inerte adesione alla routine tradizionale. Per avere successo, la pubblicità deve venire adeguata alla mentalità delle persone corteggiate. Deve adattarsi ai loro gusti e parlare la loro lingua. La pubblicità è stridula, rumorosa, grossolana, eccessiva perché il pubblico non reagisce a dignitose allusioni. È il cattivo gusto del pubblico che forza gli inserzionisti a mostrare cattivo gusto nelle loro campagne pubblicitarie. L’arte pubblicitaria si è evoluta in una branca della psicologia applicata, una disciplina sorella della pedagogia.

Come tutte le cose pensate per soddisfare il gusto delle masse, la pubblicità è repellente alla gente di sentimenti delicati. Questa ripugnanza influenza la valutazione della propaganda commerciale. La pubblicità e tutti gli altri metodi di propaganda commerciale sono condannati come uno dei più oltraggiosi sottoprodotti della competizione senza limiti. Dovrebbe essere proibita. I consumatori dovrebbero venire istruiti da esperti imparziali; le scuole pubbliche, la stampa “imparziale” e le cooperative dovrebbero svolgere questo compito.

La restrizione del diritto degli uomini d’affari di pubblicizzare i propri prodotti restringerebbe la libertà dei consumatori di spendere i propri guadagni secondo la propria volontà e desideri. Renderebbe impossibile per loro imparare per quanto possono e vogliono lo stato del mercato e le condizioni per loro rilevanti nello scegliere cosa vogliono o non vogliono comprare. Non sarebbero più nella posizione … Leggi tutto

Perché i peggiori comandano

Una delle affermazioni più largamente accettate dagli economisti politici è la seguente: qualunque monopolio è dannoso dal punto di vista dei consumatori. Il monopolio, nella sua accezione classica, è concepito come un privilegio esclusivo garantito ad un singolo produttore di un determinato bene o servizio, cioè come assenza di libero accesso ad un determinato settore della produzione. In altre parole, una sola azienda, A, può produrre un determinato bene, x. Ogni monopolista di questo tipo è dannoso per i consumatori poiché, essendo protetto dall’ingresso di potenziali nuovi concorrenti nel suo settore di produzione, il prezzo del prodotto di monopolio x risulterà più alto e la qualità di x più bassa che nel caso contrario.

Questa elementare verità è stata spesso invocata come argomento in favore dei governi democratici in opposizione al governo classico, monarchico o del principe. Questo perché in democrazia l’accesso alle strutture di governo è libero – chiunque può diventare primo ministro o presidente – mentre in una monarchia esso è ristretto al re e ai suoi eredi.

Tuttavia questo argomento in favore della democrazia ha una pecca fatale. Il libero accesso non è sempre una cosa positiva. Il libero accesso e la competizione nella produzione di beni sono un bene, ma la libera competizione nella produzione di mali non lo è. Il libero accesso al business della tortura e dell’assassinio di innocenti, oppure la libera competizione nel settore della contraffazione e della frode, ad esempio, non sono cose positive; sono il peggiore dei mali. Perciò che tipo di “business” è quello di un governo? Risposta: non è un ordinario produttore di beni venduti a consumatori volontari. E’ invece un “business” che si occupa di furto e di espropriazione – per mezzo di tasse e falsificazioni – e di recinzione di beni rubati. Dunque, il libero accesso al governo non produce risultati positivi. Al contrario, esso peggiora i problemi, cioè incrementa la malvagità.
Finché l’uomo è quel che … Leggi tutto

Perché votare?

Nel mio articolo “Come Vincere un’Elezione” ho fatto notare come “il vostro voto non conta”. Date alcune risposte a questa frase, vorrei fornire un’ulteriore spiegazione.

Si consideri cosa significa dire “il vostro voto non conta”. Il vostro voto conta se influenza il risultato dell’elezione in questione. Come ciò possa avvenire dipende dal numero dei voti conteggiati. Se c’è un numero pari di elettori in un’elezione, il vostro voto conta solo se crea un pareggio ed il vostro candidato prosegue per vincere l’elezione. Se non aveste votato, il vostro candidato avrebbe perso per un voto. In un caso simile, a causa del vostro voto, le probabilità di vincita del vostro candidato sono aumentate dallo 0% a circa il 50%.

Dall’altro lato se c’è un numero dispari di elettori, il vostro voto conta se rompe il pareggio che avrebbe avuto luogo in assenza del vostro voto. In un caso simile le probabilità del vostro candidato di vincere aumentano da circa il 50% al 100%.[1] La possibilità che possa avvenire uno di questi avvenimenti dipende dal numero di elettori nell’elezione, tra le altre cose. Sommando il tutto, le probabilità che il vostro voto faccia la differenza sono approssimativamente 1/N, dove N è il numero di elettori nell’elezione.[2] Secondo questa stima in un’elezione con 100 milioni di elettori, la possibilità che un singolo voto influenzi il risultato dell’elezione sarebbe circa un milionesino del 1%.

Nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, le cose si fanno complicate a causa del nostro Collegio Elettorale. Tuttavia uno studio delle elezioni del 2008, un’elezione con circa 130 milioni di elettori, mostra che questa stima di 1/N sembra rimanere corretta per un ordine di grandezza. Poco prima l’elezione presidenziale del 2008, Andrew Gelman, Nate Silver e Aaron Edlin (GSE), hanno proiettato le probabilità che un singolo voto aveva nell’influenzare quell’elezione.[3] Basando le loro previsioni sui sondaggi immediatamente prima l’elezione del 2008, il GSE ha stimato … Leggi tutto

Brevetti e diritti d’autore

man economy stateVenendo ora a parlare di brevetti e diritti d’autore, ci chiediamo: quale dei due, se ce ne è uno, è in accordo con il puro libero mercato, e qual è un privilegiato monopolio concesso dallo Stato? In questo capitolo abbiamo analizzato gli aspetti economici del puro libero mercato, dove un individuo e la sua proprietà non sono soggetti a molestie. È dunque importante decidere se i brevetti o i diritti d’autore persisterebbero in una società puramente libera e non invasiva, o se piuttosto essi siano una funzione dell’ingerenza governativa.

Circa tutti gli scrittori hanno trattato come appartenenti allo stesso gruppo i brevetti e i diritti d’autore. I più hanno considerato entrambi come concessioni di un privilegio monopolistico esclusivo conferito dallo Stato; alcuni hanno considerato entrambi come parte o pacchetto annesso ai diritti di proprietà in un libero mercato. Ma all’incirca tutti hanno considerato i brevetti e i diritti d’autore come equivalenti: i primi conferirebbero un diritto di proprietà esclusivo nel campo delle invenzioni meccaniche, gli altri in quello delle creazioni letterarie. [93] Tuttavia, questo raggruppamento dei brevetti e dei diritti d’autore è completamente fallace: i due sono completamente diversi in relazione al libero mercato.

È vero che un brevetto e un diritto d’autore sono entrambi diritti di proprietà esclusiva, ed è anche vero che entrambi sono diritti di proprietà nel campo delle innovazioni. Ma c’è una differenza cruciale nella loro applicazione legale. Se un autore o un compositore crede che il suo diritto d’autore sia stato violato e se prende un provvedimento legale, egli deve “provare che l’accusato abbia avuto ‘accesso’ al lavoro che si dice essere stato plagiato. Se l’accusato produce qualcosa di identico al lavoro del querelante per pura coincidenza, allora non c’è plagio.” [94] In altre parole, i diritti d’autore sono fondati sulla persecuzione del furto implicito. Il querelante deve provare che l’accusato abbia rubato la creazione del primo riproducendola e vendendola egli stesso, violando il suo … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo VI

L’umanità del commercio.

 

Qualunque posto ove due ragazzi si trovino a scambiare dei tappi per delle biglie, può considerarsi un mercato. Il semplice baratto, in termini di felicità umana, non è diverso da una transazione commerciale che coinvolge operazioni bancarie, assicurazioni, navi, ferrovie, stabilimenti all’ingrosso ed al dettaglio, poiché in ogni caso l’effetto e lo scopo del commercio è quello di soddisfare un certo bisogno. Il ragazzo con una manciata di biglie ha un deficit di felicità a causa della mancanza di tappi, mentre l’altro è altrettanto insoddisfatto a causa del suo bisogno di biglie; entrambi stanno meglio dopo lo scambio.

Allo stesso modo, l’operaio di Detroit che ha contribuito a costruire un inventario di automobili ora in magazzino non sta meglio grazie ai suoi sforzi fino a quando il prodotto non viene spedito in Brasile in cambio della sua tazza giornaliera di caffè. Il commercio non è altro che la cessione di ciò che si ha in abbondanza per ottenere qualcos’altro che si desidera. Vale la pena di ringraziare (per lo scambio – ndr) sia l’acquirente che il venditore. Il mercato non consiste necessariamente di un luogo specifico, anche se ogni operazione deve avvenire da qualche parte. Si tratta più precisamente di un sistema di canalizzazione di beni o servizi da un operatore ad un altro, dal produttore al consumatore, da dove esiste una sovrabbondanza a dove c’è un bisogno. E’ un metodo ideato dall’uomo nella sua ricerca della felicità, del benessere, ed operante solo con l’istinto umano nel riconoscere il valore. La sua funzione non è solo di trasferire la proprietà da una persona all’altra, ma anche di indirizzare lo sforzo umano; l’indicatore grafico dei prezzi di mercato registra i desideri delle persone, nonché l’intensità di questi desideri, in modo che altre persone (in cerca di giovamento) possano conoscere il modo migliore per impiegare se stesse.

Ascesa e Declino della SocietàVivere senza il commercio sarebbe possibile, seppur complicato; nella migliore delle … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo V

Quel che si ottiene facilmente,
si perde altrettanto facilmente.

 

Poco dopo essersi stabilito nella propria bottega, uno dei nostri pionieri andò a pescare tornando con più pesce di quanto sarebbe riuscito a mangiare, sorse così il problema di cosa farne. Il suo vicino di casa lo risolse esprimendo il desiderio di poterne entrare in possesso. Anche quest’ultimo disponeva in abbondanza di un qualcosa, a quanto pare patate, di cui il pescatore era a corto. O forse il coltivatore si aspettava un grande raccolto di patate e promise al pescatore che in tempo di raccolto ne avrebbe messe da parte alcune per lui. In ogni caso, era stato deciso uno scambio immediato o potenziale il cui effetto avrebbe arricchito i menu delle persone coinvolte nello scambio. Così, con l’incremento delle loro rispettive soddisfazioni, o salari, venne piantato il seme di Main Street.

Ascesa e Declino della SocietàAlcuni sostengono che la Società debba la propria origine all’istinto umano di socialità ma quest’ultima e la propensione allo scambio sono così strettamente intrecciati che è impossibile determinarne singolarmente il rapporto di causalità; quando poi si considera come la compagnia sia di per sé uno scambio, anche se non di tipo economico, fare una distinzione tra i due diventa privo di significato. Il mercato è l’anima della Società. L’uno non potrebbe esistere senza l’altro, ed entrambi devono la propria origine alla continua ricerca di una vita più piena. E’ il mercato che rende possibile la specializzazione, poiché è l’esercizio attraverso il quale l’abbondanza prodotta dallo specialista, non potendo soddisfare direttamente i suoi desideri, viene tradotta in mezzi capaci di soddisfarla. E non importa quanto sia grande la popolazione, quanto variegata la specializzazione, quanto intricata la tecnica del commercio: il mercato è semplicemente l’attività del cedere quanto si vuole di meno in cambio di ciò che si vuole di più.

Ciò che si vuole di meno per ciò che si vuole di più! Ogni scambio, dunque, ha origine dal … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo IV

La Società sono le persone

 

La Società è un concetto collettivo e nient’altro; si tratta di una convenzione per indicare un certo numero di persone. La stessa cosa vale per la famiglia o le bande, o qualsiasi altro nome diamo ad un conglomerato di persone. La Società è differente rispetto a questi altri nomi collettivi poiché veicola l’idea di uno scopo o un punto di contatto in cui ogni individuo detiene un interesse, pur mantenendo intatta la propria identità e il perseguimento dei propri affari. Una famiglia è tenuta insieme da legami familiari, una folla consiste in un certo numero di persone tenute insieme da un’impresa comune, come ad esempio una partita di baseball o una conferenza. La Società, d’altra parte, abbraccia il padre ed il figlio, il dottore ed il contadino, il finanziere ed il lavoratore — una gamma di persone occupate in tutta una serie di mestieri e professioni e dedicate a una certa varietà di scopi, tutti personali ma allo stesso tempo tenuti insieme da un fine comune. Ma la Società rimane una parola, non un’entità. Non è una “persona”: se un censimento stabilisse l’esistenza di cento milioni di persone, non una di più, non potrebbe aversi alcun accrescimento della Società se non attraverso la procreazione. Il concetto di Società come persona metafisica fa cilecca quando osserviamo come la Società si dissolva allorquando le sue componenti si disperdono, come nel caso delle “città fantasma” o di una civiltà di cui abbiamo appreso l’esistenza solo dai reperti che si è lasciata dietro. Quando scompare l’individuo, scompare anche l’insieme.

Ascesa e Declino della SocietàTale insieme non ha una vita a sé stante.

Usare un nome collettivo con un verbo al singolare ci trae in inganno; siamo propensi a personalizzare la collettività ed a pensare che abbia un corpo ed una psiche indipendenti, per poi trasferire in questa fabbricazione mentale alcune abitudini o caratteristiche degli individui reali; scegliamo dall’eterogeneità di questi ultimi alcuni … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo III

L’unità della vita sociale

 

Cominciando dall’ovvio — ci devono essere gli uomini prima che ci sia una Società, e ci deve essere una Società prima che ci sia un Governo. Le istituzioni sociali devono essere seminate nel terreno di cui è fatto l’individuo. Pertanto, siamo costretti a chiedere all’individuo, l’unità della vita sociale, di dirci perché socializza, perché diventa politico. I metafisici erano sulla strada giusta quando indagarono la natura del singolo per dare una spiegazione allo Stato, anche se erano distratti dalla loro mentalità teologica. Su questa strada non si trova una risposta positiva, né una risposta che non inizi con ipotesi. Se si guarda l’essere umano dall’esterno forse riusciremo a fare luce sulla questione, senza fare riferimento alla sua composizione spirituale.

Ascesa e Declino della SocietàCosa si osserva come una costante nella sua esistenza? A questa domanda non c’è che una risposta: egli è sempre e comunque impegnato a guadagnarsi da vivere. Non possiamo nemmeno pensare ad un essere umano privo di questa preoccupazione. Egli è, fondamentalmente, un ‘”uomo economico” — per usare un termine che viene talvolta usato in modo spregiativo, ma che è più appropriato quando riflettiamo sul fatto che l’attività primordiale dell’uomo è l’esistenza. La sua ricerca economica è radicata in lui come una necessità. Sembra logico supporre, allora, che la Società in cui lo troviamo sempre è o una fase dell’attività, o in relazione con l’attività, da cui non va mai in pensione. Non è allora probabile che, se ci immedesimassimo nei mezzi e nei metodi che impiega per guadagnarsi da vivere, impareremmo che la Società ed il Governo sono escrescenze di questo processo? Forse, dopo tutto, queste istituzioni hanno le loro radici nell’economia. Si tratta di un’ipotesi plausibile, in ogni caso.

L’obiezione che viene sollevata è che l’essere umano sia troppo complesso per essere trattato solo come una creatura vivente. Anche le altre specie che abitano la terra sono a caccia costante dei mezzi per esistere … Leggi tutto